Thursday, May 28, 2026

In Francia tra stupendi paesaggi e castelli - di Maria Teresa De Donato

 Affascinante Mondo


In Francia tra stupendi paesaggi e castelli 

con Isabella Galeotti

 

di Maria Teresa De Donato



 

Amici carissimi,

per la Rubrica Affascinante Mondo oggi voglio presentarvi questo appassionante viaggio in Francia effettuato dall’amica e collega autrice Isabella Galeotti e da suo marito.

Si tratta di un viaggio compiuto in macchina da questa straordinaria coppia dal 1° al 17 luglio del 1998 in cui sono stati percorsi complessivamente Km. 4828.

Do, quindi, la benvenuta a Isabella e invito voi tutti a seguirci anche nei prossimi viaggi che, grazie a lei, faremo insieme.

 

MTDD: Ciao Isabella e grazie per aver accettato questo mio invito.  È un piacere averti mia ospite.

IG: Grazie a te, Maria Teresa, per l’invito. Il piacere è anche il mio.

 

MTDD: Isabella, avendoti conosciuta qualche tempo fa, so del tuo amore per la Francia e anche per la lingua francese e del tuo desiderio di utilizzarla quanto più possibile.  Non mi sono meravigliata, quindi, quando ho visto che come primo itinerario ne hai scelto uno in questo bellissimo Paese.

Vuoi parlarci di questo viaggio che hai fatto insieme a tuo marito?

IG: Volentieri. Era il 1° luglio del 1998: l'autostrada ci aspettava. Siamo usciti con la macchina a Genova e abbiamo proseguito verso Savona e percorso tutta la corniche fino a Mentone (Francia). È sempre emozionante passare da uno stato all'altro senza esibire alcun documento. Dopo una frugale cena in una pizzeria francese, abbiamo cercato il campeggio. Per me era la prima volta. Abbiamo trovato posto al Camping de la Lune a Eze. Abbiamo appena fatto in tempo a montare la tenda che è iniziato un bruttissimo temporale. Sentivo l'acqua ovunque. Per essere il mio battesimo del campeggio non era male.

 

MTDD: Certamente essere in tenda sotto un temporale non è proprio l’ideale, ma dal tuo entusiasmo penso che l’esperienza sia stata comunque positiva, o sbaglio?

IG: No, non ti sbagli affatto. Avremmo preferito che fosse bel tempo, ma il viaggio è andato bene lo stesso.

 


MTDD: Cosa avete fatto il giorno dopo?

IG: La mattina dopo abbiamo smontato tutto per scendere in città, a Montecarlo. Abbiamo iniziato la visita di questa località dai meravigliosi giardini con la passeggiata e aspettato il cambio della guardia, un evento molto suggestivo. Ci siamo soffermati ancora una decina di minuti nella speranza di vedere qualche principe o principessa uscire, cosa che non è accaduta.

 

MTDD: Cosa ti aveva fatto ipotizzare che avreste potuto vederli?

IG: Il fatto che avessi letto che si possono incrociare anche semplicemente facendo una passeggiata in città ed è quello che abbiamo fatto, ma di loro nemmeno l'ombra.

 

MTDD: Il vederli, anche solo a distanza, sarebbe stato di sicuro un evento memorabile e da tesoreggiare tra i ricordi.

Cos’altro avete visitato a Monaco?

IG: Da lì abbiamo proseguito verso la Cathédrale, Notre-Dame-Immaculée, dove in fondo, dietro l'altare, si trova la tomba di Grace Kelly. Un particolare che abbiamo scoperto è che Grace Kelly aveva un secondo nome: Patrizia. Per concludere il nostro passaggio al Principato, siamo andati all' Oceanographic Museum of Monaco. È stata un’esperienza unica. Indimenticabile.

 

MTDD: Il Principato di Monaco, essendo una città-stato, non è molto grande, ma oltre alla straordinaria posizione geografica con la sua stupenda veduta panoramica della Riviera francese offre sicuramente molte attrattive di interesse turistico.  Sono felice che tu e tuo marito abbiate avuto la possibilità di vederle e apprezzarle.

IG: Sì, Maria Teresa, concordo appieno con te.

 

MTDD: Dove siete andati dopo aver lasciato Monaco? 

IG: Dopo aver salutato Monaco abbiamo proseguito, sempre sulla corniche, fino a Nizza, dove ci siamo fermati a mangiare in uno dei locali che ci sono sulla Promenade des Anglais. Poi abbiamo fatto una passeggiata per poter dire "l'abbiamo fatto anche noi". Abbiamo scelto poi un campeggio in città per stare più comodi. La scelta è ricaduta sull'Ippodrome. Dopo esserci svegliati per il caldo, ho consultato il nostro programma e la nostra prossima meta era la Camargue, una regione selvaggia e umida nel sud della Francia, nel delta del fiume Rodano, descritta da molti come un vero Paradiso. Continuando poi il nostro viaggio in autostrada e superato il tunnel, siamo finalmente arrivati sulla Route des Saintes Maries de la Mer, che ci avrebbe portati nell’omonimo paesino dove finisce il mondo.

 

MTDD: Molto interessante, Isabella. Hai qualche consiglio da dare a chi volesse seguire lo stesso itinerario che tu e tuo marito avete percorso?

IG: Volentieri.  In base alla nostra esperienza, posso avvisare i nostri lettori – quantomeno coloro che non fossero a conoscenza di questo e a meno che le cose nel frattempo non siano cambiate – che percorrendo la strada che abbiamo percorso noi si incrociano moltissime carovane di zingari. Questo accade tutti i fine maggio, precisamente il 24 e il 25 in occasione della celebrazione di Santa Sara, la patrona dei gitani e delle Sante Jacobe e Salome a Saintes Maries de la Mer. Si tratta di milioni di Rom che vi prendono parte e che, nonostante i divieti delle varie città, festeggiano ugualmente tutti insieme tale evento.  Pur trovandoci mio marito ed io a visitare quella zona ai primi di luglio, abbiamo riscontrato che tanti Rom erano ancora in giro per le strade della Camargue.

 

MTDD: Isabella, vogliamo sottolineare che diamo queste informazioni ai lettori e potenziali viaggiatori solo per avvertirli della possibilità esistente che, nel caso seguissero il tuo itinerario, potrebbero imbattersi in eventi religiosi, tradizionali e culturali, che prevedono situazioni di affollamento e, quindi, di traffico che si viene a creare ed eventuali e conseguenti ritardi negli spostamenti.

IG: Sì, Maria Teresa. Questo era, infatti, il motivo nel dare queste informazioni ai nostri lettori.

 

MTDD: Benissimo. Continuiamo, dunque, con il vostro viaggio...

IG: Dopo ciò, abbiamo percorso la D570 per molti km tra saline e fattorie con cavalli della Camargue legati alle staccionate, pronti per le promenade e siamo arrivati in città. Era un bel paese con tutte case basse, bianche, persiane celesti. Il sole ci abbagliava e il caldo umido ci ha obbligati ad aumentare l'aria condizionata in auto. Una volta sistematici in campeggio al Camping le Clos Du Rhône (sempre a Saintes Maries de la Mer) abbiamo deciso di rimanerci qualche giorno per poterne assaporare l'anima... e purtroppo anche le zanzare. Il giorno dopo abbiamo fatto una piccola crociera sul le Petit Rhoane con il Tiki III. La gita è stata gradevole; sulle sponde del fiume i mandriani mostravano il loro lavoro, mentre dei tori scalpitavano davanti ai nostri occhi. Naturalmente il posto era, già al tempo, turistico fino al midollo, ma comunque grazioso. Il mattino dopo ci siamo alzati disperati per il ronzio e le punture di quei maledetti animaletti sanguisughe. Anche quella sarebbe stata una giornata calda. Siamo poi andati a visitare il Museo storico della Camargue. Abbiamo camminato per chilometri e chilometri nel nulla, fuori da un campo, dentro in un altro. Un percorso dove tramite ponti si poteva ammirare la fauna del posto e i bellissimi panorami rurali.

 

MTDD: Hai dei suggerimenti da dare a chi volesse cimentarsi in questo tipo di escursioni?

IG: Volentieri. Consiglio questo tipo di escursioni in questi luoghi solo a chi non soffre il caldo perché è tutto sotto il sole.

 


MTDD: Consiglio molto utile. Una volta lasciata quest’area, dove vi siete diretti?

IG: Dopo esserci lasciati alle spalle il clima torrido della Camargue con il suo fascino, la sua immensa pianura, le sue saline, i suoi viali senza pali elettrici ci abbiamo puntato verso Aigues Mortes, cittadella fortificata immersa nelle paludi. La leggenda racconta che a causa di questo deriva il suo nome.

Ci siamo fermati per la notte a Castries. I grilli per tutta la notte non hanno smesso di frinire.  Un particolare che vorrei condividere: si dice che un grillo femmina sia in grado di capire quanto sia grande un maschio semplicemente ascoltando il volume del suo frinire.

 


MTDD:  Davvero interessante.  Cosa avete fatto il mattino dopo?

IG: Dopo aver fatto colazione, siamo andati via proseguendo verso Nimes e i suoi giardini, le Fontane. Un posto meraviglioso.  Poi abbiamo raggiunto Avignone e il suo palazzo dei Papi. Altro posto stupendo e super organizzato. Abbiamo deciso di andare a visitare il Museo della lavanda a Coustellet. Affascinante! Un aspetto particolarmente interessante è che, durante la visita a questo Museo, la guida spieghi prima di tutto la differenza tra la lavanda vera e quella falsa, poi, con dei video e delle ambientazioni costruite appositamente, anche il procedimento per renderla liquida. Al termine del percorso c'è stata la solita boutique, accogliente e profumatissima, con colori che tendevano al lilla. Insomma la carta di credito girava facilmente.

Abbiamo trascorso la notte a Villes sur Auzon, in un campeggio comunale, con poche tende, pulito e abbastanza centrale. La vita da campeggiatore ti porta a fare amicizia facilmente. Eravamo vicini a dei signori, era quasi l'ora di pranzo e noi stavamo montando la tenda. Dopo averlo fatto eravamo un po’ affaticati e, anche se il posto era ombreggiato, il caldo era forte. I signori del caravan accanto, vedendoci così spossati ci hanno invitato a prendere l'aperitivo con loro. Sono stati carinissimi. Erano francesi. Per cena abbiamo deciso di mangiare la pizza e ci siamo fermati da Le Don Camillo.

 

MTDD: Un aspetto che trovo particolarmente toccante del viaggiare è che spesso si fanno incontri veramente interessanti e, forse, proprio perché si è in vacanza e la gente è più distesa è anche più facile trovare un clima di ospitalità e solidarietà e quando questo accade non possiamo che esserne grati e gioirne di tutto cuore.

IG: Sono assolutamente d’accordo con te, Maria Teresa. Sono esperienze indimenticabili e da tesoreggiare.

 

MTDD: Cosa avete fatto il mattino seguente?

IG: Abbiamo smontato di nuovo la tenda e proseguito prima verso Sault e poi verso le Gorges de la Nesque. La strada era tortuosa e le vertigini non sono mancate. Per fortuna hanno costruito dei punti per ammirare i panorami a picco, delle piccole gallerie che, con le loro bocche spalancate, sembravano inghiottirci. L'interno era roccioso e grondava acqua. Non siamo riusciti a vedere bene le loro particolarità perché l'attenzione doveva essere sulla la guida e sulle curve che si susseguivano una dopo l'altra.

Siamo scesi tranquillamente a Senanque e per fortuna abbiamo trovato ancora dei campi di lavanda fioriti. Percorrendo la strada, agli incroci abbiamo visto carretti addobbati con tulle, fiocchi, paglia e lavanda, sia sciolta sia confezionata in ciuffetti, legata con ogni materiale, cuscinetti immacolati che non puoi evitare di comperare.  Alcune ragazze indossavano costumi locali. Eravamo circondati da campi viola.  Nel frattempo, la giornata si era un pochino incupita e noi abbiamo sperato solo che non piovesse. Abbiamo girovagato tra queste meraviglie, spento il motore e siamo scesi dalla nostra auto.

 


MTDD: Descrivici ciò che avete visto e, soprattutto, le sensazioni che avete provato.

IG: Volentieri. L'occhio si perdeva nel lilla intenso, quasi blu e tra il ronzio delle api e il frinire delle cicale abbiamo cercato la giusta inquadratura per la foto perfetta. Volevamo che fosse a tutti costi bella e penetrante come quel paesaggio fiabesco.

 

MTDD: Cosa avete fatto dopo esservi persi nello splendore di quel panorama?

IG: Abbiamo proseguito sull'unica strada che scendeva. Gli occhi non vedevano alcun confine... Lo sguardo si perdeva in quella distesa immensa in cui, finalmente, è apparsa l'abbazia.

Appena siamo arrivati, abbiamo subito scattato delle foto ai bordi dei campi.  A causa della folla presente, abbiamo dovuto aspettare un attimo per fare la classica inquadratura. La visita all'interno del chiostro, è stata meravigliosa. Infine abbiamo trovato il negozietto dove i frati vendono tutto quello che producono. Abbiamo poi ripreso il nostro vagabondare per la Francia. La nostra successiva tappa era Orange. Nel frattempo il tempo stava peggiorando. Qui ci siamo fermati per una notte. Al mattino ci siamo alzati presto perché la tappa successiva sarebbe stata Bourges. Oltre alla maestosa Cattedrale di Sainte Etienne, che con la sua presenza annienta tutto il resto, ci sono anche dei gradevoli giardini: Le Jardin de l'Archeveche. Praticamente una volta usciti e andati dietro la cattedrale, siamo entrati in questo giardino, dove, assaporando il profumo delle rose, si possono ammirare, oltre che l'imponente cattedrale, anche i suoi archi rampanti e la tranquillità assoluta. Dopo ciò, Orleans ci aspettava.

Siamo arrivati ad Orleans nel tardo pomeriggio; abbiamo cercato un campeggio e la scelta è ricaduta su quello comunale. Il passaggio di turisti lo ha reso caotico e disordinato, ma tanto sarebbe stato solo per una notte.

 


MTDD: Siete riusciti ad andare a visitare gli Chateaux de la Loire?

IG: Assolutamente! Finalmente anche noi siamo riusciti a visitare questi tanto sognati castelli! Abbiamo iniziato con quello di Chambord. Non svelo nulla di quello che già potreste aver letto in giro. Nel primo pomeriggio verso Blois e poi Chaumont-sur-Loire. Merita una visita anche l'immenso parco del castello di Chenonceaux, per me il migliore tra tutti quelli visitati: sembrava di essere in una fiaba. Ci siamo fermati a dormire lì, non nel castello, ma in uno dei molti campeggi. Il giorno seguente abbiamo proseguito il nostro viaggio andando a visitare Amboise, che ci ha accolti con il suo Castello, in cui sono presenti anche tracce italiane, ossia quelle di Leonardo da Vinci. Ci siamo fermati la sera: è stato uno spettacolo meraviglioso. Abbiamo visitato anche il castello di Azay le Rideau, in stile rinascimentale, con cui abbiamo terminato il giro dei castelli. Siamo andati anche a vedere  Villandray, non tanto per lo chateau, ma per i suoi giardini con orto, una veduta suggestiva che fino in questo momento non avevo mai visto. Sono rimasta abbagliata. Una tavolozza di colori ben assortita.

 

MTDD: Quali sono, Isabella i ricordi e le sensazioni che hai riportato a casa di questo vostro viaggio, se dovessi fare una sintesi?

IG: Ci siamo lasciati alle spalle tutta questa opulenza, questo sfarzo e abbiamo imboccato di nuovo l’autostrada verso l'oceano Autoroute dell'Oceane, verso la tranquillità. C’erano più italiani nella valle della Loira che in tutto il resto di Francia. Siamo arrivati a Saint Nazaire in un paesino vicino e ci siamo fermati per un paio di giorni per riprendere fiato e fare mente locale: le vacanze erano finite e dovevamo programmare il viaggio per il rientro.

 

MTDD: Grazie, Isabella, per aver condiviso con noi questo tuo interessantissimo viaggio in Francia. Mi farà molto piacere averti ancora mia ospite e condividere con i nostri lettori altre avventure in giro per il mondo.

IG: Grazie a te, Maria Teresa, per avermi invitata. Sarò ben lieta di continuare a partecipare a questa tua Rubrica nel prossimo futuro. Grazie anche a tutti gli amici che ci hanno seguito.




In Frankreich, inmitten atemberaubender Landschaften und Schlösser - von Maria Teresa De Donato

 

Faszinierende Welt

 

In Frankreich, inmitten atemberaubender Landschaften und Schlösser 

mit Isabella Galeotti

  

Von Maria Teresa De Donato

 


Liebe Freunde,

 

für die Kolumne Faszinierende Welt möchte ich Euch heute die faszinierende Reise meiner Freundin und Autorenkollegin Isabella Galeotti und ihres Mannes nach Frankreich vorstellen.

Dieses außergewöhnliche Paar unternahm vom 1. bis 17. Juli 1998 eine Autoreise und legte dabei insgesamt 4.828 Kilometer zurück.

Ich heiße Isabella herzlich willkommen und lade Euch alle ein, uns auf zukünftigen Reisen zu begleiten, die wir dank ihr gemeinsam unternehmen werden.

 

 

MTDD: Hallo Isabella, und vielen Dank, dass Du meine Einladung angenommen hast. Es ist mir eine Freude, Dich als meinen Gast zu haben.

IG: Vielen Dank, Maria Teresa, für die Einladung. Es freut mich auch sehr, mit Dir hier zu sein.

 

MTDD: Isabella, da wir uns vor einiger Zeit kennengelernt haben, weiß ich um Deine Liebe zu Frankreich und zur französischen Sprache und Deinen Wunsch, sie so oft wie möglich anzuwenden. Daher war ich nicht überrascht, als ich sah, dass Du dieses wunderschöne Land für Deine erste Reiseroute gewählt hast.

Möchtest Du uns von dieser Reise mit Deinem Mann erzählen?

IG: Natürlich. Es war der 1. Juli 1998: Die Autobahn erwartete uns. Wir fuhren aus Genua hinaus und weiter Richtung Savona, entlang der Corniche nach Menton (Frankreich). Es ist immer aufregend, ohne Papiere von einem Land ins andere zu reisen. Nach einem einfachen Abendessen in einer französischen Pizzeria suchten wir einen Campingplatz. Es war mein erstes Mal. Wir fanden einen Platz auf dem Campingplatz „Camping de la Lune“ in Èze. Wir hatten kaum Zeit, unser Zelt aufzubauen, als ein heftiges Gewitter losbrach. Überall roch es nach Regen. Für mein erstes Campingerlebnis war es gar nicht so schlecht.

 

MTDD: Natürlich ist es nicht ideal, bei einem Gewitter im Zelt zu sein, aber Ihrer Begeisterung nach zu urteilen, war es trotzdem ein positives Erlebnis, oder?

IG: Ja, da hast Du völlig recht. Schönes Wetter wäre uns zwar lieber gewesen, aber die Reise verlief trotzdem gut.

 


MTDD: Was habt Ihr am nächsten Tag gemacht?

IG: Am nächsten Morgen packten wir alles zusammen und fuhren nach Monte Carlo. Wir begannen unseren Besuch in dieser Stadt mit ihren wunderschönen Gärten mit einem Spaziergang und warteten auf die Wachablösung, ein sehr eindrucksvolles Ereignis. Wir blieben noch zehn Minuten, in der Hoffnung, einen Prinzen oder eine Prinzessin zu sehen, was aber nicht geschah.

 

MTDD: Was hat Dich denn glauben lassen, dass Du sie sehen könntest?

IG: Ich hatte gelesen, dass man ihnen beim Bummeln durch die Stadt begegnen kann, und genau das haben wir getan, aber von ihnen war keine Spur.

 

MTDD: Sie zu sehen, selbst nur aus der Ferne, wäre sicherlich ein unvergessliches Erlebnis gewesen, eine Erinnerung, die man für immer in Ehren hält.

Was habt Ihr sonst noch in Monaco besucht?

IG: Von dort aus ging es weiter zur Kathedrale Notre-Dame-Immaculée, wo sich hinter dem Altar das Grab von Grace Kelly befindet. Wir entdeckten dabei, dass Grace Kelly einen zweiten Vornamen hatte: Patrizia. Zum Abschluss unseres Besuchs im Fürstentum besuchten wir das Ozeanographische Museum von Monaco. Es war ein einzigartiges, unvergessliches Erlebnis.

 

MTDD: Das Fürstentum Monaco ist als Stadtstaat nicht sehr groß, bietet aber neben seiner außergewöhnlichen Lage mit dem atemberaubenden Panoramablick auf die Côte d’Azur zahlreiche touristische Attraktionen. Ich freue mich, dass Du und Dein Mann die Gelegenheit hattet, diese zu sehen und zu genießen.

IG: Ja, Maria Teresa, da stimme ich Dir vollkommen zu.

 

MTDD: Wohin seid Ihr nach Eurem Aufenthalt in Monaco gereist?

IG: Nach dem Abschied von Monaco fuhren wir weiter entlang der Corniche nach Nizza, wo wir in einem der Restaurants an der Promenade des Anglais zu Mittag aßen. Anschließend schlenderten wir noch ein wenig umher, um zu sagen: „Wir haben es auch geschafft!“ Für mehr Komfort suchten wir uns dann einen Campingplatz in der Stadt aus: den Hippodrome. Als ich wegen der Hitze aufwachte, sah ich in unserem Reiseplan nach und entdeckte, dass unser nächstes Ziel die Camargue war, eine wilde und feuchte Region in Südfrankreich, im Rhônedelta, die von vielen als wahres Paradies beschrieben wird. Wir setzten unsere Reise auf der Autobahn fort, durchquerten den Tunnel und erreichten schließlich die Route des Saintes-Maries-de-la-Mer, die uns in das gleichnamige Dorf führen sollte – wo die Welt endet.

 

MTDD: Sehr interessant, Isabella. Hast Du Tipps für alle, die die gleiche Route fahren möchten wie Du und Dein Mann?

IG: Sehr gerne. Aufgrund unserer Erfahrung kann ich unsere Leser – zumindest diejenigen, die es noch nicht wissen und sofern sich die Lage nicht geändert hat – warnen, dass man auf unserer Route zahlreichen Roma-Karawanen begegnet. Dies geschieht jedes Jahr Ende Mai, genauer gesagt am 24. und 25. Mai, während der Feierlichkeiten zu Ehren der Heiligen Sarah, der Schutzpatronin der Roma, sowie der Heiligen Jakobus und Salome in Saintes-Maries-de-la-Mer. Millionen von Roma nehmen daran teil und feiern dieses Fest trotz der Verbote in verschiedenen Städten gemeinsam. Obwohl mein Mann und ich Anfang Juli in der Gegend waren, trafen wir immer noch viele Roma auf den Straßen der Camargue an.

 

MTDD: Isabella, wir möchten betonen, dass wir diese Information unseren Lesern und potenziellen Reisenden nur geben, um sie darauf hinzuweisen, dass sie auf Ihrer Reiseroute möglicherweise auf religiöse, traditionelle und kulturelle Veranstaltungen stoßen, was zu Menschenmassen und damit zu Verkehrsbehinderungen und möglichen Verzögerungen führen kann.

IG: Stimmt, Maria Teresa. Das war tatsächlich der Grund, warum wir unseren Lesern diese Informationen zukommen ließen.

 

MTDD: Sehr gut. Dann erzählen wir Ihnen doch weiter von Ihrer Reise…

IG: Danach fuhren wir viele Kilometer auf der D570 entlang, vorbei an Salzwiesen und Bauernhöfen mit Camargue-Pferden, die an Zäunen angebunden waren und auf ihren Spaziergang warteten, bis wir in der Stadt ankamen. Es war ein wunderschönes Dorf mit niedrigen, weißen Häusern und blauen Fensterläden. Die Sonne blendete uns, und die schwüle Hitze zwang uns, die Klimaanlage im Auto aufzudrehen. Nachdem wir uns auf unserem Campingplatz „Camping le Clos du Rhône“ (ebenfalls in Saintes-Maries-de-la-Mer) eingerichtet hatten, beschlossen wir, ein paar Tage zu bleiben, um die Atmosphäre des Ortes aufzusaugen… und leider auch die Mücken. Am nächsten Tag unternahmen wir eine kurze Schifffahrt auf der Petit Rhoane an Bord der „Tiki III“. Die Fahrt war angenehm; am Flussufer zeigten Hirten ihre Arbeit, während Stiere vor unseren Augen stampften. Natürlich war der Ort zu dieser Zeit schon touristisch, aber immer noch charmant. Am nächsten Morgen wachten wir völlig erschöpft auf, geplagt vom Summen und Stechen dieser verdammten kleinen Blutegel. Auch dieser Tag sollte heiß werden. Wir besuchten anschließend das Historische Museum der Camargue. Kilometerweit wanderten wir durch die Einöde, von einem Feld ins nächste. Auf diesem Weg konnten wir über Brücken die einheimische Tierwelt und die wunderschöne Landschaft bewundern.

 

MTDD: Hast du Tipps für alle, die so einen Ausflug machen möchten?

IG: Sehr gerne. Ich empfehle diese Art von Ausflug in dieser Gegend nur denen, die die Hitze nicht scheuen, da alles in der prallen Sonne stattfindet.



 

MTDD: Ein sehr hilfreicher Tipp. Wohin ging es dann, nachdem ihr diese Gegend verlassen hattet?

IG: Nachdem wir das heiße Klima der Camargue mit ihrem Charme, ihren weiten Ebenen, ihren Salzwiesen und ihren Alleen ohne Strommasten hinter uns gelassen hatten, fuhren wir nach Aigues-Mortes, einer befestigten Zitadelle inmitten der Sümpfe. Einer Legende zufolge stammt der Name daher.

Wir übernachteten in Castries. Die Grillen zirpten die ganze Nacht. Eine interessante Tatsache möchte ich noch erwähnen: Man sagt, dass ein Grillenweibchen die Größe eines Männchens allein an der Lautstärke seines Zirpens erkennen kann.

 



MTDD: Sehr interessant. Was habt Ihr am nächsten Morgen gemacht?

IG: Nach dem Frühstück ging es nach Nîmes mit seinen Gärten und Brunnen. Ein wunderschöner Ort! Anschließend erreichten wir Avignon mit seinem Papstpalast. Ein weiterer beeindruckender und perfekt organisierter Ort. Wir beschlossen, das Lavendelmuseum in Coustellet zu besuchen. Faszinierend! Besonders interessant war, dass der Museumsführer zunächst den Unterschied zwischen echtem und künstlichem Lavendel erklärte und anschließend anhand von Videos und eigens aufgebauten Kulissen die Herstellung von flüssigem Lavendel veranschaulichte. Am Ende der Tour gab es die übliche Boutique – einladend und duftend, mit Farben in Flieder. Kurz gesagt: Die Kreditkarte ließ sich problemlos benutzen.

Wir verbrachten die Nacht in Villes-sur-Auzon auf einem städtischen Campingplatz mit wenigen Zelten. Er war sauber und recht zentral gelegen. Auf dem Campingplatz lernt man schnell neue Leute kennen. Wir standen neben anderen Campern; es war fast Mittag, und wir bauten gerade unser Zelt auf. Danach waren wir etwas müde, und obwohl der Platz schattig war, war es sehr heiß. Die Leute im Wohnwagen nebenan sahen, wie erschöpft wir waren, und luden uns auf einen Aperitif ein. Sie waren sehr freundlich. Sie waren Franzosen. Zum Abendessen entschieden wir uns für Pizza und kehrten im Le Don Camillo ein.

 

MTDD: Ein Aspekt des Reisens, der mich besonders berührt, ist, dass man oft wirklich interessante Begegnungen macht. Vielleicht gerade weil man im Urlaub ist und die Menschen entspannter sind, findet man auch leichter eine Atmosphäre der Gastfreundschaft und Solidarität. Wenn das passiert, können wir nur dankbar sein und uns von ganzem Herzen freuen.

IG: Da stimme ich Dir vollkommen zu, Maria Teresa. Das sind unvergessliche Erlebnisse, die man in Ehren halten sollte.

 

MTDD: Was habt Ihr am nächsten Morgen gemacht?

IG: Wir packten das Zelt wieder zusammen und fuhren weiter, zuerst Richtung Sault und dann zur Gorges de la Nesque. Die Straße war kurvenreich und schwindelerregend. Zum Glück gab es Aussichtspunkte, von denen aus man die atemberaubenden Panoramen bewundern konnte, kleine Tunnel, deren klaffende Schluchten uns zu verschlucken schienen. Das Innere war felsig und tropfnass. Wir konnten die Landschaft kaum erkennen, da wir uns auf die Fahrt und die endlosen Kurven konzentrieren mussten.

Wir fuhren gemächlich hinunter nach Sénanque und fanden glücklicherweise noch blühende Lavendelfelder vor. Entlang der Straße, an Kreuzungen, sahen wir mit Tüll, Schleifen, Stroh und Lavendel geschmückte Karren – lose oder in Bündeln, mit allerlei Stoffen zusammengebunden – und makellose Kissen, die man einfach kaufen musste. Einige Mädchen trugen Trachten. Wir waren von violetten Feldern umgeben. Inzwischen war es etwas dunkel geworden, und wir hofften nur, dass es nicht regnen würde. Wir schlenderten durch diese Wunderwelt, stellten den Motor ab und stiegen aus dem Auto.

 


MTDD: Beschreibe, bitte, was Du gesehen und vor allem, welche Eindrücke Du dabei gewonnen hast.

IG: Sehr gerne. Unsere Blicke schweiften durch das intensive, fast blaue Lila, und zwischen dem Summen der Bienen und dem Zirpen der Zikaden suchten wir nach dem perfekten Fotomotiv. Wir wollten, dass es genauso schön und ergreifend wird wie diese märchenhafte Landschaft.

 

MTDD: Was habt Ihr gemacht, nachdem Ihr Euch in der Pracht dieses Panoramas verloren hattet?

IG: Wir folgten der einzigen Straße weiter. Unsere Augen sahen kein Ende … Unser Blick verlor sich in dieser unermesslichen Weite, wo schließlich die Abtei auftauchte. Gleich nach unserer Ankunft machten wir Fotos am Feldrand. Wegen des Andrangs mussten wir kurz warten, um das traditionelle Foto zu schießen. Der Besuch im Kreuzgang war wunderschön. Schließlich fanden wir den kleinen Laden, in dem die Mönche ihre Erzeugnisse verkaufen. Danach setzten wir unsere Reise durch Frankreich fort. Unser nächstes Ziel war Orange. Inzwischen verschlechterte sich das Wetter. Wir übernachteten dort. Am nächsten Morgen brachen wir früh auf, denn unser nächstes Ziel war Bourges. Neben der majestätischen Kathedrale Sainte-Étienne, die alles andere in den Schatten stellt, gibt es dort auch einige wunderschöne Gärten: den Jardin de l'Archevèche. Sobald wir also hinausgingen und hinter die Kathedrale gelangten, fanden wir uns in diesem Garten. Dort konnten wir, den Duft von Rosen einatmend, nicht nur die imposante Kathedrale, sondern auch ihre Strebepfeiler und die absolute Stille bewundern. Danach erwartete uns Orléans.

Wir kamen am späten Nachmittag in Orléans an, suchten uns einen Campingplatz und entschieden uns für den städtischen. Der Touristenandrang sorgte für Chaos und Unordnung, aber es würde ja nur für eine Nacht sein.




MTDD: Könntet Ihr die Schlösser der Loire besuchen?

IG: Absolut! Endlich konnten wir diese lang ersehnten Schlösser besichtigen! Wir begannen mit Chambord. Ich werde nichts verraten, was Ihr vielleicht schon gelesen habt. Am frühen Nachmittag fuhren wir Richtung Blois und dann nach Chaumont-sur-Loire. Der riesige Park des Schlosses Chenonceaux ist ebenfalls einen Besuch wert; für mich war es das schönste aller Schlösser, die wir besucht haben: Es wirkte wie ein Märchen. Wir übernachteten dort, nicht im Schloss selbst, sondern auf einem der vielen Campingplätze. Am nächsten Tag setzten wir unsere Reise fort und besuchten Amboise, das uns mit seinem Schloss empfing, das ebenfalls italienische Einflüsse aufweist, insbesondere die von Leonardo da Vinci. Wir verbrachten den Abend dort: Es war ein herrlicher Anblick. Wir besuchten auch das Schloss Azay-le-Rideau im Renaissancestil, wo wir unsere Schlosstour abschlossen. Wir besuchten auch Villandray, weniger wegen des Schlosses selbst, sondern vielmehr wegen der Gärten und des Gemüsegartens – ein beeindruckender Anblick, den ich so noch nie gesehen hatte. Ich war überwältigt. Eine wunderschön harmonische Farbpalette.

 

MTDD: Isabella, welche Erinnerungen und Gefühle hast Du von Deiner Reise mitgenommen, wenn Du sie kurz zusammenfassen müsstest?

IG: Wir ließen all den Prunk und Pomp hinter uns und fuhren wieder auf die Autoroute de l'Océan, dem Ort der Ruhe, entgegen. Im Loiretal gab es mehr Italiener als im Rest Frankreichs. Wir erreichten Saint-Nazaire, ein nahegelegenes Dorf, und machten dort ein paar Tage Pause, um durchzuatmen und unsere Gedanken zu ordnen: Der Urlaub war vorbei, und wir mussten unsere Rückreise planen.

 

MTDD: Vielen Dank, Isabella, dass Du Deine sehr interessante Reise nach Frankreich mit uns geteilt hast. Ich würde mich freuen, Dich wieder als Gast begrüßen zu dürfen und weitere Abenteuer aus aller Welt mit unseren Lesern zu teilen.

IG: Vielen Dank, Maria Teresa, für die Einladung. Ich freue mich darauf, auch in Zukunft wieder in Deiner Kolumne mitzuwirken. Vielen Dank auch an alle Freunde, die uns gefolgt sind.




 

 

Wednesday, May 20, 2026

Riccardo Parigi / Massimo Sozzi: Il guanto di volpe




Scrivo queste righe mentre cala la sera e la malinconia entra nella mia camera, per tormentarmi. Sarà la calura di questa estate opprimente, saranno i fatti convulsi che funestano la Patria, ma davvero non riesco a prender sonno. Ho letto e riletto sul “Corriere” la notizia ferale ed ancora non mi capacito. Il nostro Sovrano, l’amato “Re Buono”, Umberto I, è morto per mano di un abbietto, di un anarchico! Gabriele D’Annunzio ha intinto nell’inchiostro la sua penna straordinaria e ha scritto, sulla “Tribuna”, un epicedio che rimarrà nella storia. Ancora fremo pensando a quelle parole vibranti e le vorrei fissare qui, in modo che rimanessero, indelebili, sul mio diario, ma la troppa emozione non mi permette di farlo.
Purtroppo non sono solo questi fatti orribili che mi opprimono. È dal mattino che sperimento una sorta di inquietudine sottile, un filo che mi trapassa il petto… Forse sarà stata la visita inaspettata di Giacomo, in fondo erano tre anni che non lo incontravo.
Certo, sapevo che era tornato a Parma da qualche tempo (così mi aveva riferito mamma), ma vedermelo davanti all’improvviso…
Elegante come sempre, indossava un completo di lino bianco: col pizzo e qualche filo d’argento tra i capelli è ancor più charmant di quanto non fosse ai tempi in cui frequentava – da studente modello – la facoltà d’ingegneria.
«Qual buon vento vi mena tra di noi» gli ho detto «vi ricordate ancora del vostro paese, dei vostri amici affezionati? So che ormai la carriera vi ha condotto lontano. Avete responsabilità grandi, dovete sempre viaggiare… Fate venire alla mente qualche personaggio del Verne, affetto da moto perpetuo!» Lui ha riso. «Avete ragione, Rachele» mi ha risposto «il lavoro è un grande tiranno ma ormai sembra che in Europa costruire ferrovie sia diventata questione di vita o di morte. La locomotiva deve inoltrarsi ovunque e ci vogliono gli ingegneri per farle toccare anche i luoghi più negletti. Così sono stato inviato ai quattro angoli del mondo: ho seguito lavori a Budapest, a

Monday, May 18, 2026

Adolphe Biarent

(Frasnes-lez-Gosselies, 16 October 1871 – Mont-sur-Marchienne, 4 February 1916)


Adolphe Biarent era un compositore, direttore d'orchestra, violoncellista e insegnante di musica belga.

Il compositore belga Adolphe Biarent, di breve vita, nacque a Fresnes-les-Gosselies, nei pressi del centro industriale e minerario di Charleroi, che considerava la sua città natale. Biarent entrò al Conservatorio di Bruxelles intorno al 1890 e vi studiò per oltre un decennio, passando attraverso numerosi professori. Dopo aver vinto il Prix de Rome belga nel 1901 con la sua cantata Edipo a Colonno, Biarent viaggiò in Italia, Germania e Austria prima di decidere di stabilirsi come direttore d'orchestra e insegnante a Charleroi, e in seguito lasciò raramente la città. Biarent costruì un'orchestra di prim'ordine a Charleroi ed era considerato in tutta Europa un eccellente insegnante di armonia; il compositore e direttore d'orchestra belga Fernand Quinet fu tra i suoi studenti. La morte prematura di Biarent, all'età di 44 anni, fu una perdita considerevole per la sua comunità; il fatto che si verificasse durante gli orrori della Prima Guerra Mondiale contribuì a garantire l'oscurità della sua carriera di compositore.

Adolphe Biarent ha lasciato circa 20 opere, di cui metà orchestrali, tra cui la sua imponente Sinfonia in Re minore (1908; riv. 1911-12) che, come la sinfonia di Franck nella stessa tonalità, è ciclica nella forma, ma diversa per quasi tutto il resto. Biarent era relativamente raro tra i musicisti belgi del suo tempo in quanto non fu influenzato in modo preponderante dall'esempio di Franck e la sua musica non mostra alcun contatto proficuo con l'impressionismo fino alla fine della sua carriera. Biarent fu influenzato da Wagner, d'Indy e dal "Maniero di Potenti" russo; fuse queste influenze in uno stile unico e ben riflettente della regione in cui visse. Violoncellista, Biarent compose una splendida Sonata per violoncello e pianoforte (1915) e Due Sonetti per violoncello e orchestra (1913); anche il suo Poème heroïque orchestrale (1911) è stato ampiamente elogiato, insieme al suo Quartetto per pianoforte in Si minore. Alcuni critici hanno citato Biarent come una delle figure potenzialmente più importanti del periodo post-romantico, sebbene la sua figura rimanga poco nota; tuttavia, le riprese della sua opera per pianoforte e orchestra Rapsodie Wallonne e della saporita suite orchestrale Contes d'Orient hanno fatto sì che la reputazione di Biarent godesse di un certo favore nel suo paese d'origine.

Sebbene ancora poco conosciuto, Biarent compose musica che combina con successo "la solidità strutturale" di César Franck e Vincent d'Indy con "qualcosa del brillante e chiaro orchestrale" di Emmanuel Chabrier.


La sinfonia è molto ben bilanciata ed economica in un modo simile alla quinta sinfonia di Parry. Il primo movimento è scuro e minaccioso, e il tema corale è ascoltato in minore. I due movimenti centrali sono molto brevi, e il terzo movimento è orchestrato in modo particolarmente colorato. Il finale è quasi lungo la metà dell'intera sinfonia e inizia con un tema minaccioso simile a Notte sul Monte Calvo. Durante il corso del movimento, i cieli si schiariscono gradualmente. Dopo diversi episodi con il tema corale, veniamo finalmente portati in re maggiore e, ma non prima di aver ascoltato alcuni abbellimenti straussiani, siamo premiati con una conclusione molto grandiosa e bella.

 

Sunday, May 10, 2026

Paola Mordiglia: L'omino di Mojacar




Non so dove l’ho perso, e non so neppure se l’ho perso o me lo hanno rubato.
Dove l’ho smarrito?
In casa, me lo hanno fregato in casa.
Non so, forse qualcuno che non conoscevo, me lo ha preso, in casa, sì, può essere.
Come, ma con che gente vive?
Con la Vale e Paolone, guardi, loro sono proprio tranquilli, lasci stare.
E allora chi cosa?
Senta, facciamo così, ho perso il portafoglio nel corridoio di casa.
Niente di grave, faccio la denuncia e poi vediamo, magari lo ritrovo.

Scriva pure: portafoglio di colore blu con fiorellini – vabbè, tipo fiorellini – contenente scriva, scriva: la mia patente di guida categoria B rilasciata dalla prefettura ecc…, la mia carta di credito bancomat carta si N° ecc…, denaro contante per circa L. 10.000; ancora avevo la tessera Arci, tessera dell’Hiroshima e la tessera dello studente, mi sembra nient’altro a parte tutte quelle cose che non si sanno buttare, scontrini e… no merda, avevo messo nella taschina del portafoglio l’omino di Mojacar che regge l’arcobaleno… no, cazzo, che idiota a tenerlo lì, per non perderlo… Sì, mi scusi, non importa che scriva anche dell’omino, non è una cosa di valore, credo…
Uscendo il maresciallo mi disse di cambiare compagnie, me lo disse con viscidume paterno da carabiniere, e non lo sopportai.
Ma come si permetteva di pensar male dei miei amici? Certo, proprio tutti quelli che passavano da casa non li conoscevo, ma ero a Torino solo da un po’ e che ci fossero facce nuove cui offrire un bicchierino mi faceva piacere. E poi erano gente tranquilla, più o meno li riconosci quelli che ti faranno saltare i cd o la giacca o il salame che hai appeso in cucina da tempo e che aspetti di mangiare una volta, tutti assieme, magari…
Sono ragazzi, un portafoglio non lo fregano a casa di amici. Certo, Giangi non lo si era mai visto prima, ma veniva con Aie, e allora non ci pensi proprio, a mettere via il portafoglio perché Aie porta a casa un amico.
Giangi non se lo era cagato nessuno, quella sera. Era un tipo silenzioso e addirittura mi convinsi fosse timido.
Commentò solo che non pensava di uscire, ma poi Aie lo aveva persuaso, e
Valentina di vista la conosceva, e allora eccolo lì a bersi un bicchiere di vino, intorno al tavolo della nostra cucina, a integrarsi con le cazzate che volavano come grandi concetti, da un bicchiere all’altro, incontrollabili. C’era anche la Nico, che mi era venuta a trovare da Mila no, e c’erano Hector e Cristina, che però si sbaciucchiavano sul divano e solo ogni tanto riemergevano, tutti ammortizzati: dopo che si fa? – chiedevano.

Ma io quella sera ero proprio un cadavere, e anche la Nico non sembrava

Monday, May 4, 2026

Luciano Berio

  

(Imperia, 24 ottobre 1925 – Roma, 27 maggio 2003)


Nato in una famiglia di tradizioni musicali ad Oneglia, in Liguria nel 1925, Luciano Berio ha iniziato gli studi musicali col padre Ernesto. Nel 1945 si è trasferito a Milano dove ha studiato composizione con Paribeni e Ghedini e direzione d'orchestra con Giulini e Votto, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi, formandosi sulla musica radicale della prima metà del secolo non meno che sui classici. Nel 1951 Berio segue i corsi di Dallapiccola negli Stati Uniti: il talento del compositore s'affina, orientandosi verso la creazione di strutture musicali ipercomplesse, secondo i dettami di una polifonia totale, privilegiando le qualità plastiche della materia sonora e dando vita ad opere in cui si intrecciano con grande abilità innumerevoli linee orchestrali e vocali. A questo periodo risalgono le prime composizioni elettro-acustiche in cui Berio sperimenta le potenzialità del rapporto suono-parola. Seguono le ricerche sulle combinazioni ritmico-agogiche complesse, per passare poi alle esplorazioni della vocalità femminile nella sua dimensione fonetica, semantica e psicologica, per approdare a una concezione della musica intesa come drammaturgia musicale. L'indagine sulla materia sonora intesa come suono, timbro e movimento nutre la serie delle Sequenze, ciascuna per un diverso solista, che Berio ha composto dagli anni 50 ad oggi. Le Sequenze rivelano la vocazione del Maestro a rimettersi continuamente in gioco, a non considerare mai una creazione veramente finita. 
La ricerca di Berio si è svolta nel segno di una continuità tra passato e presente, nutrendo la propria musica da fonti eterogenee: musica, letteratura, linguistica, antropologia strutturale, etnomusicologia. La necessità di sperimentare nuovi linguaggi, scoprendo il potenziale nascosto in ogni forma sonora, conduce Berio a rivisitare i canti popolari, si ispira alle grida dei venditori ambulanti, reinterpreta i Beatles, ripensa i materiali classici da Monteverdi a Puccini. Tale atteggiamento trova in Sinfonia la sua espressione più piena. 

La produzione degli anni 70 e 80 si distingue per l'importanza crescente attribuita dal Maestro alla musica vocale. Il percorso artistico trova il suo sbocco naturale nel teatro musicale, in forme che presuppongono e negano al tempo stesso la grande tradizione operistica. La curiosità per ogni categoria musicale si è manifestata in ogni aspetto della sua molteplice attività. Nel 1954 ha fondato e diretto con Bruno Maderna lo Studio di Fonologia Musicale presso la RAI di Milano. Nel 1956 ha fondato la rivista Incontri Musicali. Didatta carismatico, Berio ha insegnato dal 1965 al 1972. Dal 1973 al 1980 ha diretto il dipartimento elettroacustico dell'IRCAM di Parigi e nel 1987 ha fondato il Centro Tempo Reale di Firenze. 
Nel 2000 è stato eletto presidente dell'Accademia di Santa Cecilia. 
Si è spento a Roma il 27 maggio 2003.


Epifanie
per mezzosoprano e orchestra (1959-1961; 1965)

Epifanie, composto dal 1959 al 1961 e rivisto nel 1965, è costituito da un ciclo di sette pezzi strumentali che viene interpolato da un ciclo di cinque brani vocali. I testi dei brani vocali (un montaggio di citazioni proposto da Umberto Eco) sono tratti da Proust, Joyce, Antonio de Machado, Claude Simon e Brecht. C’è però un testo che è legato all’inizio di un pezzo orchestrale: è una breve poesia di Sanguineti tratta da Triperuno.
I due cicli possono combinarsi tra loro in vari modi. I brani orchestrali possono essere eseguiti da soli seguendo ordini diversi (Quaderni per orchestra). I pezzi vocali possono essere invece eseguiti solo come epifanie nel flusso variabile del percorso orchestrale. I nessi e i contenuti dei testi potranno quindi apparire in una luce diversa a seconda della loro posizione nel ciclo strumentale. L’ordine scelto metterà in evidenza la loro diversità o la loro latente continuità (l’immagine dell’albero, per esempio, è un tema ricorrente). In maniera analoga, un certo ordine di successione dei brani orchestrali potrà evidenziare le costanti strutturali (per esempio le «rime» armoniche), mentre un altro ordine farà risaltare le divergenze. Io preferisco una distribuzione dei pezzi orchestrali che metta in rilievo le divergenze, e una distribuzione dei brani vocali che suggerisca invece un passaggio graduale da una situazione poetica orientata verso la trasfigurazione della realtà a una registrazione pressante dei ricordi e alla descrizione disincantata delle cose. Ultimi, i versi di Brecht, che non hanno nulla dell’epifania, sono il grido di rimpianto e di angoscia con cui Brecht avverte che talvolta bisogna rinunciare al fascino della parola poetica: quando essa, con la contemplazione, comporti il rischio del silenzio e quando suoni come un invito a isolare l’evento nella visione, dimenticando i nessi che quell’evento legano al mondo che i nostri atti costruiscono.