Showing posts with label Pittura. Show all posts
Showing posts with label Pittura. Show all posts

Friday, March 11, 2022

Incontrare la propria anima - Intervista a Federico Pinto Schmid, Pittore - di Maria Teresa De Donato

 Incontrare la propria anima

Intervista a Federico Pinto Schmid, Pittore

di Maria Teresa De Donato

 

 


Amici carissimi oggi ho il piacere di presentarvi un amico che considero anche uno straordinario Artista ed un grande Uomo: Federico Pinto Schmid.

Qualcuno ha definito giustamente Federico “uno spirito libero, irrequieto e ribelle” (Gloria Laura Ricciardi – Biografia). A questa descrizione, che gli calza a pennello, io aggiungerei gli aggettivi ‘passionale’ e ‘coraggioso’. ‘Passionali’ sono, infatti, a mio avviso, sia la sua personalità sia la sua pittura piena di colori dalle tinte spesso forti e contrastanti; ‘coraggioso’ in quanto ci vuole coraggio ed anche grande fede per fare ‘un salto nel vuoto’ per così dire, seguendo i propri sogni e, senza alcuna certezza, avere assoluta fiducia nella riuscita grazie al proprio incessante e totale impegno.

Avrei molto altro da aggiungere per descriverlo, ma, come al solito, preferisco che sia il mio ospite a farlo personalmente.

 

MTDD: Ciao Federico e benvenuto in questo mio Blog e Salotto Culturale Virtuale. È un piacere averti oggi qui con noi.

FPS: Ciao Maria Teresa, ti ringrazio per avermi invitato, il piacere è mio!

 

MTDD: Nella tua Biografia leggiamo che sei nato ad Orbetello (GR) il 6 maggio 1988 e che, benché di origini maremmane, hai trascorso la tua infanzia tra Porto Ercole ed Eschenlohe in Germania, terra di tuo padre, che, guarda caso, è anche lui un artista e, precisamente, pittore e scultore.

In che modo queste due culture hanno influenzato la tua personalità e la tua arte?

FPS: La Germania l’ho vissuta attraverso gli occhi dell’arte. Ricordo che costruivo piccole sculture assieme a mio padre, ero affascinato da quell’ambiente, soprattutto perchè passavo molto tempo immerso nel suo studio, tra forme e oggetti diversi. Porto Ercole è il paese dove da sempre vivo, che sicuramente, in quanto la mia base, ha contribuito tanto nella mia personalità e nelle mie scelte. Sono due realtà sicuramente diverse, ma entrambe fanno parte di me e, di conseguenza, della mia arte.

 

MTDD: Secondo te, questo incontro tra queste due culture così diverse tra loro, nella tua vita così come nella tua arte, crea più armonia o contrasto?

FPS: Nei due paesi vi sono delle visioni dell’arte molto diverse: mentre in Italia si è ancora a mio parere piuttosto legati alla pittura figurativa, in Germania i nuovi generi sono più apprezzati e sicuramente più presenti. Il contrasto tra i due paesi è quindi presente, ma credo che siano proprio queste differenze a creare armonia nelle mie opere. Due opposti che si incontrano e creano qualcosa di unico.

 

MTDD: Essendo tu ‘figlio d’arte’ è chiaro che il tuo lato artistico l’hai ereditato proprio da tuo padre, anche se so che per anni ti sei occupato di tutt’altro, soffocando quasi quella che è da sempre la tua natura e cercando di farti andare bene qualsiasi lavoro che ti permettesse di sopravvivere economicamente. Facciamo un viaggio introspettivo negli anni … Dal tuo tormento interiore un bel giorno sei approdato alla piena consapevolezza del tuo vero essere e ti sei di nuovo connesso alla tua anima.

Come è avvenuto questo e come hai dato vita a questo “cambiamento rivoluzionario alla [tua] abitudinaria esistenza”?

FPS: Ad un certo punto ho iniziato a rendermi conto che il luogo in cui lavoravo non mi dava nessuna soddisfazione, compiere sempre gli stessi gesti, tutti i giorni, ci rende tristi, ci toglie la passione. Ho deciso che volevo stare bene, che volevo essere soddisfatto, a prescindere da quanti soldi guadagnassi. La strada verso l’arte non è stata facile, ma sicuramente è stata una rivoluzione di energie buone.

 

MTTD: “…quando per la prima volta ho dipinto ho toccato la mia anima, non l’ho fatto volontariamente, eppure è successo. Da quel giorno è tornata a parlarmi… diceva cose piene di significato. …”

Puoi elaborare questa tua affermazione e spiegarci che rapporto hai avuto da quel momento in poi con la tua anima?

FPS: Questo testo non l’ho scritto personalmente, ma è stato scritto per me, quindi descrive sicuramente quello che è stato il mio cambiamento a livello interiore. Quando lavoravo come dipendente sentivo questa pressione continua, una spinta a dover stare meglio, a poter migliorare, ma per molto tempo ho evitato il pensiero, l’ho respinto. Quando ad un certo punto ho, invece, iniziato ad ascoltarmi non mi sono sentito più oppresso, mi sono finalmente sentito libero di essere me stesso e di esprimermi, nel bene e nel male, ma solo e unicamente come volevo io.

 

MTDD: Viaggiando tra Toscana e Germania, ad un certo punto della tua vita ti sei trasferito a Zurigo, in Svizzera, dove sei rimasto vari anni. A Zurigo hai dedicato sempre più tempo alla Pittura facendola diventare una carriera a tempo pieno, aprendo un tuo studio, esponendo i tuoi dipinti in una galleria d’arte, e vendendo le tue tele in tutto il mondo.

Vorresti parlarci di questa tua esperienza e spiegarci se ritieni che il tuo soggiorno in quel Paese ti abbia ulteriormente arricchito culturalmente, raffinando o comunque impattando in qualche modo la tua produzione artistica?

FPS: Penso che ogni luogo sia importante, ogni posto ha energie diverse e per questo ci cambia, anche involontariamente. In Svizzera ho conosciuto Arnaldo, quello che considero il mio grande maestro, una persona che per me è stata molto importante a livello artistico, mi ha insegnato tante cose. Con lui ho imparato la parte meno simpatica della burocrazia, ma anche quella della spinta verso l’arte, della fiducia e del valore che le opere hanno, portandomi a vivere qualcosa che credevo fosse per me irraggiungibile.

 

MTDD: Dalla Svizzera ti sei trasferito in anni recenti nuovamente in Italia.

Percepisci una differenza – e se sì quale – tra l’ispirazione ‘svizzera’ e quella ‘italiana’ in termini di forme, colori, atmosfere, e quant’altro?

FPS: Come ho già detto prima, ogni luogo è unico e mi lascia sensazioni differenti; la Toscana è la mia terra, una terra di colori, di natura, di forme sinuose. La Svizzera è da questo punto di vista più grigia, ma più stimolante per il tipo di arte che faccio io.

 

MTDD: Vorresti presentarci qualche tua opera pittorica, conducendoci attraverso il processo creativo che ne ha permesso la realizzazione in termini di ispirazione, forme, colori e significato?

FPS: A questa domanda rispondo nel modo più sincero possibile: nella mia arte non esistono bozzetti, non esistono pensieri precisamente costruiti. Io dipingo quando sento di doverlo fare, sicuramente esprimo delle emozioni attraverso la pittura, che variano in base a come mi sento in quel momento. Mi piace molto pensare che in un mio quadro ognuno possa vedere e quindi sentire qualcosa di diverso; se fossi io a dare e a raccontare la mia interpretazione personale limiterei ciò che gli altri possono vedere. Ognuno di noi prova in momenti diversi sensazioni diverse, ed è giusto che interpreti la realtà su base soggettiva. L’arte è la massima espressione interiore sia per chi la fa, sia per chi la guarda e le dà un significato.

 

MTDD: Benissimo. Lasciamo allora che siano i nostri lettori a dare il loro personale significato alle tue opere.  Eccone alcune:

 

 







MTDD: Cosa è importante riconoscere in se stessi per riuscire a fare il salto nel vuoto come lo hai fatto tu e quale consiglio daresti a chi sente di non appartenere al mondo che si è costruito – o che gli si è delineato – e vorrebbe fare altro nella vita, di qualunque cosa si tratti?

FPS: Penso che sia molto importante affiancarsi alle persone giuste, quelle che non ci limitano, ma ci spronano a continuare e a credere in noi stessi. La determinazione e il coraggio sono fondamentali, non si sa mai come andrà a finire, ma è solo provandoci che ho ottenuto dei risultati. Non c’è niente di più vero di ciò che sentiamo di essere, a volte dobbiamo solo fidarci delle nostre passioni.

 

MTDD: Grazie Federico per aver partecipato a questa nostra intervista. Spero di averti ancora mio ospite in futuro.

FPS: Grazie a te, è stato un vero piacere. Spero anche io di poterti incontrare!

 

MTDD: Federico, nel caso ci fossero potenziali clienti che volessero mettersi in contatto con te e/o acquistare una tua tela come potranno farlo?

FPS: https://www.singulart.com/it/artista/federico-pinto-schmid-5023 https://www.dipinto.website/ pintofederico@me.com




Wednesday, October 6, 2021

Dalla Scrittura alla Pittura su Porcellana - Intervista ad Elisabetta Fioritti - di Maria Teresa De Donato

 

Dalla Scrittura alla Pittura su Porcellana

Intervista ad Elisabetta Fioritti

di Maria Teresa De Donato



 


Oggi sono molto felice di ospitare un’amica e collega-autrice, Elisabetta Fioritti, artista tanto creativa quanto poliedrica.

Molto ci sarebbe da dire su di lei, ma, come al solito, preferisco che sia il mio ospite a rivelarsi a voi lettori.

 

MTDD: Ciao, Elisabetta, e benvenuta nel mio Salotto Culturale Virtuale.

EF: Buongiorno a te, Maria Teresa, e grazie per offrirmi questa finestra sul tuo mondo.

 

MTDD: Grazie a te. È un piacere. Elisabetta, come faccio con tutti i miei ospiti, preferisco che sia tu stessa a presentarti ai nostri lettori condividendo tutte le informazioni che vorrai su chi sei, la tua vita, i tuoi studi, il tuo lavoro e quant’altro vorrai raccontarci.

EF: Sono una persona come tante, con i suoi conflitti e le sue incertezze. Sono un misto di pensieri, aspirazioni, sogni, inclinazioni, che non hanno mai trovato un vero punto di equilibrio. Credo che questo accada un po’ a tutti, ma la Società ci impone dei ruoli, ci assegna delle etichette. Allora forse mi definirei un po’ scrittrice, un po’ pittrice, un po’ sognatrice. Ho sempre avuto, fin da piccola, una doppia propensione verso la scrittura e il disegno. Il liceo classico mi ha spalancato il mondo della letteratura e me ne sono innamorata. Ero quella che correggeva i  temi sottobanco, magari in cambio di una traduzione di latino. Però dentro avevo sempre quel desiderio inespresso di dedicarmi all’arte, di creare. Poi l’iscrizione a Lettere, all’Università di Torino, il trasferimento a Casale Monferrato, il matrimonio, giovanissima. Potrei dire che mi sono formata strada facendo. Ho studiato Pittura su porcellana con la tecnica del terzo fuoco, trovando in quel materiale, puro, candido, lucente, la materia ideale per le mie creazioni. La scrittura era lì, come in un limbo inespresso, mi faceva compagnia, si scontrava con la mia timidezza e con quella formazione tipica del mio tempo, secondo la quale bisognava tenere per sé le proprie emozioni. Poi è esplosa, questa voglia di raccontare, con la pubblicazione del mio primo libro, L’odore dei giorni, in parte autobiografico.

 

MTDD: Benché nata in Puglia ti sei trasferita prima a Torino ed in altre località piemontesi e poi a Roma, la mia città natale, dove ti sei stabilita definitivamente e vivi tuttora.

Ti è stato difficile adattarti a tanti posti diversi e quali sono stati i principali ostacoli che eventualmente hai dovuto affrontare?

EF: Io credo di essere dentro un po’ nomade, perchè mi è sempre piaciuto conoscere nuovi luoghi, persone diverse, tradizioni, usi, punti di vista differenti. Sono nata in un paesino in provincia di Foggia, Carlantino, dove mio padre era vicedirettore nella costruzione di una diga, la Diga di Occhito. Ne parlo nel primo libro, quella fu la mia formazione autentica, tre anni della mia infanzia completamente immersi nella natura e nel sogno. Come Pavese, autore che ho molto amato, mi porto dentro quell’essere nata in un paese e che ha formato la mia anima. In una città come Roma, che pure mi ha accolta con calore e che rimane una delle più belle città del mondo, io mi sento spaesata, non è la mia dimensione autentica. Nel mio peregrinare attraverso l’Italia ho costruito un mio piccolo tesoro intimo, ineguagliabile. Non comprensibile a quanti siano nati e vissuti nella stessa città di origine per una vita intera. Si rinuncia a una parte importante, il collegamento alle proprie radici, e questo manca, tutta la vita. Però si conquista un punto di vista più ampio sulle cose. I miei luoghi del cuore sono dentro di me, non li ho mai abbandonati, formano la mia persona, i miei ricordi, i miei pensieri più intimi e confluiscono nella scrittura. Infine, ritengo che casa sia dove sono le persone che ami.

 


MTDD: Tua passione è da sempre la scrittura che, per tua stessa ammissione, ti porti dentro sin dall’adolescenza. Nel 2017, hai pubblicato il tuo primo romanzo, L’Odore dei Giorni (Tekeditori).

Partendo dal suo titolo, vorresti parlarci del suo contenuto e del suo messaggio al pubblico?

EF: L’odore dei giorni è un romanzo di formazione, intimistico. Racconta la vita di Barbara, il suo cercare un posto nel mondo, il suo mondo eroico e consueto al tempo stesso. In fondo costituisce una sfida, quella di raccontare il quotidiano, l’ordinario, mostrandone la straordinarietà. Siamo tutti pezzi unici, protagonisti ed eroi della nostra vita e chiunque può ritrovarsi nelle vicende di Barbara, perché l’esistenza, quella vera, è un viaggio, a volte più appassionante e spiazzante di un romanzo. Più del romanzo, sicuramente richiede molto coraggio e tanta passione. Il titolo del libro nasce dalla consapevolezza, di memoria Proustiana, che gli odori scatenino il ricordo, al pari o forse più della musica. Io mi ritrovai a camminare in un parco, in una città dove non andavo da tempo, e riavvertii in un soffio di vento tutti gli odori di quel luogo, dalla nebbia, al sentore di muschio, alla fragranza di terra bagnata, di funghi, di legna bruciata. L’odore dei miei inverni giovani, dei primi baci, un odore da ricordare e raccontare. Così è nato il titolo ed è nato il romanzo, da una passeggiata in un parco torinese. Lo stupore è venuto dopo. Quella che credevo essere la mia personale esperienza si è rivelata comune a quella di tanti lettori che, a loro dire, si sono ritrovati nelle mie pagine. Allora ho compreso che quando pubblichi una storia, quella non è più solo tua, diventa di tutti, interpreta e incanala esperienze, in un certo senso si arricchisce dell’occhio di chi legge, creando un filo di unione, una sorta di amicizia immaginaria.

 

MTDD: Condivido pienamente il tuo pensiero. A Marzo del 2021 hai pubblicato il tuo secondo romanzo, Vite Convergenti (Bertoni Editore), per il quale hai già conseguito un riconoscimento.

Raccontaci di questo tuo lavoro, dal titolo, alle tematiche che affronta e al messaggio che vuoi comunicare al lettore e qualsiasi altro dettaglio tu voglia aggiungere.

EF: Vite convergenti racconta la storia di due giovani del nostro tempo, inseriti in un contesto difficile e in un tempo avaro, che offre poco e chiede molto ai nostri ragazzi. Questa generazione si trova sulle spalle il peso di problemi non risolti di cui noi, padri, madri, nonni, siamo in larga parte fautori e colpevoli. Dario e Chiara tentano molte strade per riuscire a realizzarsi professionalmente, in un percorso complicato, irto di ostacoli, ma disseminato, qua e là, di quelle piccole grandi gioie e soddisfazioni che rendono la vita degna di essere vissuta, combattuta e assaporata. In questo percorso intricato, spesso in salita, disseminato di imprevisti, convergono altri personaggi, che si incontrano, generando amicizie, scambi di esperienze, fino a costruire il mosaico della storia. Vite convergenti vuole ricordarci che da soli non andiamo da nessuna parte, siamo esseri sociali e ognuno di noi è il frutto degli incontri e degli eventi che lo hanno plasmato. Ma suggerisce anche, tra le righe, un forte invito alla speranza e alla gratitudine verso la vita, quale dono inestimabile e unico, da apprezzare sempre in ogni condizione, anche quando si colora di grigio, nascondendo i suoi magnifici colori. 

 


MTDD: A questi due romanzi, si sono affiancati poesie e racconti che sono stati pubblicati su antologie, riviste e calendari e per i quali hai ottenuto diversi riconoscimenti.

Vorresti parlarcene?

EF: Ho scritto e pubblicato in diverse antologie racconti e poesie, che scrivo tuttora. Sono un modo più immediato di trasmettere emozioni e incanalare esperienze e suggestioni. Le mie poesie sono libere da metrica e da rima, forse potrei definirle semplicemente dei pensieri, emozioni su carta. La scrittura, specialmente la poesia, ha una funzione catartica molto intensa. Ma  per ora non sento l’esigenza di pubblicarle. Forse in futuro, chissà! I premi hanno valore in quanto riconoscono in modo oggettivo quel che dentro di me è soggettivo. Non amo la competizione, ho partecipato ad alcuni concorsi letterari seri, perché sentivo il bisogno di vedermi con gli occhi di chi legge, di trovare un riscontro competente esterno, estraneo al mio personale incanto verso le parole.

 

MTDD: Nell’introduzione ti ho definita “un’artista …poliedrica” perché, oltre alla tua intensa attività letteraria, sei anche una pittrice su porcellana.

Quando e come è nata questa tua passione?

EF: Io mi definirei un’artigiana, più che un’artista. Ma dell’artista ho la confusione, il magma interiore, l’insoddisfazione. Ecco, in questo sono un’artista. Ho studiato la “Tecnica del terzo Fuoco in Porcellana” prima a Torino, dove ho imparato l’uso dei colori e la tecnica di base, poi a Roma con una brava insegnante, cara amica, Anna Salvatori, nel suggestivo laboratorio della Famiglia Paolelli. Tuttora dipingo, a volte, per passione o per amicizia.

 




MTDD: Pur essendo evidenti nelle tue creazioni il tuo talento artistico e senso estetico, come hai raffinato queste tue doti?

EF: Ti ringrazio per il complimento. Sia nella scrittura, che nella pittura, l’esercizio è, a mio avviso, di prioritaria importanza. Quindi direi scrivendo e dipingendo, sempre.

 

MTDD: Elisabetta, c’è qualche altra informazione che vorresti condividere e che non abbiamo menzionato?

EF: Voglio ringraziarti, perchè, a causa delle mie pubblicazioni, ho conosciuto, tramite Facebook, persone speciali, che mi hanno aiutato nel mio percorso e alle quali sono grata. Tu sei tra queste persone e possiedi una gentilezza rara, che io apprezzo e considero una virtù, niente affatto scontata. Allo stesso modo voglio ringraziare i miei due editori, Tekeditori e Bertoni, perché mi hanno accordato fiducia. Grazie a chi è arrivato fin qui nella lettura, spero di non averlo annoiato troppo. Trovo difficile parlare di me stessa e della mia vita, ma è stato bello essere qui, con te, in questo salotto virtuale, in amicizia, a distanza eppure in presenza.

 

MTDD: Grazie di cuore, Elisabetta, per le tue parole con cui concordo totalmente. È vero, anche io ho conosciuto proprio tramite social come Facebook persone davvero speciali e verso cui provo non solo stima ma anche profondo affetto, e tu sei tra queste. Non le elenco, ma loro – leggendoci – si riconosceranno.

Nel caso ci fossero lettori o amanti della porcellana che volessero contattarti e/o persino acquistare i tuoi lavori, in che modo potranno farlo?

EF: I miei libri si trovano su tutte le maggiori piattaforme online, sono acquistabili in libreria, anche su prenotazione. Il mio profilo FB è pubblico, chiunque può contattarmi, anche su messenger.

 

MTDD: Grazie, Elisabetta, per aver partecipato a questa intervista. È stato un grande piacere ospitarti. Ti aspetto in futuro per altri tuoi lavori, qualunque essi siano. Nel frattempo, ti auguro un grande successo in tutte le tue attività.

EF: Grazie a te, cara Maria Teresa, è stata per me una gioia interloquire con te e con i tuoi lettori. Ricambio con calore l’augurio che mi fai. Per me, il successo è godere di quello che faccio e ritrovare un riscontro nelle persone, alle quali spero di regalare, attraverso i miei scritti, qualche ora di evasione, un sorriso, una lacrima, un piccolo sogno.