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Thursday, September 24, 2026

Donna e Salute: Come prepararsi alla perimenopausa, menopausa e post-menopausa - con Maria Teresa De Donato, Naturopata ed Elisa Rubini

 

Donna e Salute:

Come prepararsi alla perimenopausa, menopausa e post-menopausa

 

Brainstorming tra

Maria Teresa De Donato, Naturopata ed Elisa Rubini

 



Così come un’atleta si allena prima di una gara importante, perché è fondamentale che una donna si prepari alla perimenopausa invece di aspettare che arrivi all’improvviso?

Gli atleti sono persone molto disciplinate. Sanno esattamente cosa fare, cosa non fare e quando, il che implica cosa, quanto e come mangiare, quante ore dormire ogni notte, e quando concedersi tempo per lo svago o per qualche eccezione.   Questo accade perché vengono addestrati, educati a farlo sin dall’inizio e a mantenere le buone abitudini apprese.

Per la donna, nel caso della monopausa, e quindi sia del periodo che la precede (perimenopausa) sia di quello che la segue (post-menopausa), questo avviene raramente, perché spesso si ignora che la perimenopausa (o persino la stessa menopausa) possa iniziare dai 30 in su.  Tra l’altro, nessuno può prevedere esattamente a quale età si manifesterà.

Comprendere questi aspetti può aiutare la donna ad ‘allenarsi’ adottando quanto prima possibile sane abitudini alimentari e di stile di vita (sonno, regolare esercizio fisico, etc.) evitando di farsi cogliere impreparata quando tale momento arriverà.  Maturare questa conoscenza e questa consapevolezza quanto prima aiuta a essere pronte ad abbracciare la nuova situazione con serenità e in salute psicofisica e mentale.

 

Nel suo libro parla di alimentazione e stile di vita: quali sono gli “allenamenti di base” che una donna dovrebbe inserire nella sua routine per affrontare meglio questa fase?

Gli “allenamenti di base” includono

 

·        Una sana ed equilibrata alimentazione, senza eccessi o carenze. Il nostro corpo ha bisogno di tutte le sostanze nutritive, quindi, a meno che non si abbiano problemi di intolleranze o, peggio ancora, di allergie, dovremmo mangiare un po’ di tutto e a rotazione;

 

·        Bere almeno 1 litro e mezzo – 2 litri d’acqua al giorno.  Per “fabbisogno giornaliero di acqua” s’intende solo l’acqua, il che non include altra tipologia di bevande tra cui, ad esempio, tè, tisane e caffè, che vanno considerate separatamente (il discorso sarebbe molto più complesso, ma rimandiamo ad altra sede);

 

·        Dormire almeno 8 ore a notte;

 

·        Fare del sano esercizio fisico regolarmente. Questo non significa necessariamente andare a sudare lavorando duramente in palestra 3 volte a settimana, cosa che, per quanto apprezzabile, non è adatta né consigliata a tutti. Camminare regolarmente una media di almeno 2-3 chilometri al giorno, andare in bicicletta, praticare nuoto o altre tecniche di movimento è estremamente salutare.

 

Le atlete lavorano su corpo e mente insieme. Come può una donna allenare la parte emotiva ed evitare di sentirsi “sopraffatta” dai cambiamenti?

Essere consapevoli di certe realtà e prepararsi non solo fisicamente, ma soprattutto psicologicamente a certi eventi, aiuta la donna a non sentirsi sopraffatta, ma ad abbracciare in maniera serena e con naturalezza questo straordinario periodo della sua vita che, se vissuto correttamente, mettendo in pratica i consigli dati anche in questa intervista, può rappresentare un momento di totale rinascita e metamorfosi.  

Se ci sono degli ‘aggiustamenti’ da fare, li faremo accettandoli per quello che sono: un periodo transitorio in cui dovremo imparare molto di noi stesse, dei nostri pregi, dei nostri difetti e, soprattutto, della nostra capacità di adattarci a una nuova situazione. Il cambiamento, di fatto, è l’unica costante della nostra vita, per una ragione o per l’altra.

 

Nello sport si impara a riconoscere i segnali del corpo. Quali sono quelli che una donna deve imparare a leggere per capire che sta entrando in perimenopausa?

Ogni cambiamento è preceduto da segnali che il corpo ci manda, ossia da sintomi che compaiono improvvisamente e che non sono familiari.

Tra questi abbiamo:

 

·        Cambiamento del ritmo del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a dormire tutta la notte come magari si era abituate a fare);

 

·       Cambiamento del flusso mestruale che può diventare irregolare, sporadico e meno intenso rispetto a come era in passato;

 

·        Sudorazione abbondante, soprattutto notturna;

 

·        Improvvise vampate di calore (dette anche ‘caldane’);

 

·        Sbalzi d’umore

 

Da notare, comunque, che molti di questi sintomi possono essere anche il risultato di un elevato livello di stress. Per verificare, quindi, quale sia la vera causa che li determini – se lo stress o la perimenopausa – è sempre bene rivolgersi al proprio medico e fare i dovuti controlli e check per avere una diagnosi.  Poi si deciderà sul da farsi ed, eventualmente, quale percorso intraprendere, se olistico o allopatico o entrambi.

 

Le gare non si affrontano senza un piano. Qual è il “programma minimo” che ogni donna dovrebbe avere per non vivere la menopausa come una perdita di controllo?

Il “programmma minimo” include sia i punti citati prima quali “allenamenti di base” sia aspetti psicologici e mentali, iniziando con l’aver cura di noi stesse non solo dal punto di vista fisico, ma anche prendendoci del tempo regolarmente per dedicarci a ciò che ci piace, che ci infonde serenità e ci rende felici, qualunque cosa sia: dal trovare 30 minuti al giorno per fare una passeggiata, chiamare un’amica, fare del giardinaggio (anche se abbiamo solo un balcone con dei vasi con i fiori) o dedicarci almeno una o due volte a settimana a un’attività creativa/artistica (scrittura – anche scrivendo semplicemente il proprio diario personale – pittura, scultura, ricamo, uncinetto, etc.).

Stare bene con se stesse da un punto di vista mente-corpo-spirito è fondamentale, rappresenta una carta vincente per affrontare non solo la menopausa, ma tutta la nostra vita in maniera equilibrata e serena. Se non stiamo bene con noi stesse, non possiamo neanche stare bene con gli altri, chiunque essi siano (figli, marito/partner, colleghi, vicini di casa, etc.)

 

Quando un’atleta non ascolta il suo corpo, peggiora la performance. Quali errori vede nelle donne che ignorano o sottovalutano i sintomi?

Vedo mancanza di consapevolezza, di conoscenza, negligenza e mancanza di responsabilità e di cura verso se stesse. La prima cosa da capire nella vita è che ogni azione (o mancanza di azione) da parte nostra avrà delle conseguenze.  È quindi sempre preferibile “prevenire piuttosto che dover curare”.

Se ci siamo trascurate, la vita ci presenterà a un certo punto il conto cogliendoci di sorpresa e del tutto impreparate. Noi possiamo fare molto per evitare che tutto ciò avvenga o, quantomeno, ridurre i rischi.

 

Prepararsi non significa temere. Come può una donna trasformare questa fase in un periodo di forza e non di fragilità?

Adottando la giusta veduta della cosa e mettendo in pratica i consigli che stiamo dando la donna può aspettare anche la menopausa con serenità e relativo ottimismo, guardando a questo periodo come a una grande opportunità, un momento di rinascita, di totale rinnovamento, come fanno le culture native, piuttosto che come l’inizio della decadenza, dell’invecchiamento e quant’altro di negativo la nostra società moderna occidentale voglia propinarci.

 

Le atlete lavorano con specialisti. Quanto è importante che una donna non resti sola ma cerchi informazioni e supporto corretto?

Essere informate e avere il supporto corretto è molto utile, così come utili sono acquistare consapevolezza della nuova realtà che si sta delineando.

Questa nuova realtà non va rifiutata né tantomeno combattuta. Al contrario, va accettata, abbracciata, ma non passivamente come fossimo semplici osservatrici, ma piuttosto attivamente diventando protagoniste in azione e partecipando in modo costruttivo e positivo all’intero processo.

 

In ogni gara ci sono momenti difficili. Quali strumenti pratici aiutano a gestire sbalzi d’umore, cali di energia e difficoltà del sonno?

Gli strumenti da utilizzare sono molteplici e possono includere

 

·        Erbe e oli essenziali

·        Rimedi omeopatici

·        Integratori alimentari

·        Tecniche di respirazione

·        Meditazione e visualizzazioni

·        Yoga, Tai Qi, Qi Gong, Shibashi

·        Massaggi

·        Riflessologia plantare

·        Ipnosi

 

Questi strumenti, a seconda dei casi, possono essere utilizzati come terapie olistiche a sé stanti oppure, laddove ci fosse bisogno di trattamenti medici allopatici, come integrativi/complementari piuttosto che alternativi.


Se dovesse lasciare un messaggio diretto alle donne: qual è la “vittoria” più grande che la preparazione permette di ottenere in questa fase della vita?

La “vittoria” più grande è sempre contro noi stesse, contro un errato modo di percepire un aspetto come la menopausa e, conseguentemente, di rapportarsi con esso. La perimenopausa, la menopausa, e la post-menopausa non rappresentano una fine (ad eccezione dell’attività riproduttiva), ma piuttosto l’inizio di una nuova vita che dovrebbe essere vissuta in maniera più consapevole, serena e saggia.

Non c’è limite alle cose che possiamo fare. Regoliamoci di conseguenza e, se ci sono degli aggiustamenti da fare – fisici, psicologici o mentali che siano – facciamoli ricordandoci sempre che anche se ci sembra di avere di fronte una montagna insormontabile, l’unica cosa che ci è richiesta è fare un passo alla volta in direzione della vetta, ossia dell’obiettivo che ci siamo prefisse di raggiungere di volta in volta.

 


Importante!!

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. In caso di dubbi, disturbi o patologie, è sempre consigliabile consultare il proprio medico di fiducia.

Tuesday, September 15, 2026

Gli amici del muretto - Intervista di Maria Teresa De Donato

 

Gli amici del muretto


Intervista a Giovanna Distefano, Autrice

 

di Maria Teresa De Donato

 



 

Amici carissimi,

Oggi ho il piacere di ospitare l’amica e collega autrice Giovanna Distefano, siciliana di nascita e lombarda d’adozione. Negli anni Giovanna si è tenuta piuttosto impegnata in numerose attività.

Lasciamo, però, che sia lei a raccontarci di sé, della sua vita e delle sue passioni.

 

 

MTDD: Ciao, Giovanna, e benvenuta in questo mio Blog e Salotto Culturale

Virtuale. È un piacere averti mia ospite.

GD: Grazie, è un piacere essere tua ospite e parlare di me e del mio libro uscito nel Novembre dell’anno scorso con la casa editrice Atile Edizione. Un romanzo sulla violenza di genere. È il mio secondo libro che ho scritto, il primo era autobiografico, il terzo uscirà l’anno prossimo, è un racconto di fiabe e sto scrivendo un nuovo libro sulle avventure di una famiglia, in giro per il mondo che vive delle esperienze in casa famiglia.

 

MTDD: Giovanna, perché non inizi raccontandoci un po’ di te? Nell’introduzione ho anticipato alcune cose, ma mi farebbe piacere se tu le elaborassi.

GD: Sono nata a Ragusa nel ’56. Negli anni ’70 sono emigrata a Milano con i miei familiari. Mi sono sposata nel ’78 e non abbiamo avuto figli. Risiedo a Segrate (Mi) dal ’92, mentre nei mesi estivi sono nella mia città natale: Ragusa. Ho iniziato a lavorare a quattordici anni con mansioni di apprendista operaia, commessa e impiegata, in varie aziende private milanesi e, negli ultimi quindici anni, ho assistito mia madre, non autosufficiente, e i miei nipoti che rientravano dalla scuola per il pranzo e l’aiuto scolastico. Amo leggere, scrivere, recitare, viaggiare e camminare. Durante e dopo il periodo del Covid-19, ho scritto centotrenta racconti e venti poesie, inseriti nelle antologie di varie case editrici, ottenendo premi, eventi e riconoscimenti, con medaglie, targhette e coppe, a Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli, Tivoli, Melfi, Taggia (Sv) e Santa Croce Camerina (Ragusa). Ho partecipato a moltissimi Reading di poesie e brani in tutta Italia, presso varie organizzazioni letterarie, con mostre di quadri e musica. Questo è un modo per collaborare con pittori e musicisti, attirando l’attenzione dei passanti, dato che siamo artisti di strada. Amo il teatro e tutto ciò che è creativo, interessante e che stimola la curiosità.

 

MTDD: Dalla tua biografia emergono empatia e altruismo, caratteristiche che ti rendono onore e che, negli anni, ti hanno portata a essere di grande sostegno non solo ai tuoi familiari, ma anche alla comunità attraverso il volontariato.

Vorresti approfondire e spiegare al nostro pubblico di lettori e lettrici come tutto ciò ha aiutato gli altri e, al tempo stesso, ha arricchito anche te da un punto di vista personale e spirituale?

GD: Sono pensionata e impegnata nel volontariato: do ripetizioni ai bambini delle scuole elementari che vengono presso l’Oratorio per colmare eventuali lacune scolastiche, oppure aiuto chi è vittima di bullismo e, per questo, si rifiuta di studiare. Per beneficenza, mi occupo, per conto della Caritas, di offrire sostegno nella distribuzione di prodotti alimentari, abbigliamento, casalinghi, giocattoli e libri e, in occasione dell’allestimento delle bancarelle natalizie e pasquali, di aiutare nella distribuzione dei regali. Insegno anche agli adulti stranieri la nostra lingua Italiana rilasciando un documento della Caritas che attesta la loro conoscenza linguistica. (È stata richiesta dal governo per la permanenza nel nostro Stato, l'Italia). Questo mi ha arricchito moltissimo perché i bambini mi adorano e gli adulti sono contenti della preparazione che offro loro gratuitamente; l’Oratorio mette a disposizione i suoi locali e, nella sala del teatro, organizziamo spettacoli per svagare e allietare la nostra cittadinanza. Frequento un gruppo di amici per la recitazione e insieme prepariamo il materiale, sempre negli spazi della parrocchia.

 

MTDD: So che negli ultimi anni ti sei molto impegnata nella presentazione di autori emergenti e nella lettura online di estratti dei loro libri. Perché hai deciso di metterti in gioco in questo ambito e cosa ti piace in particolare di questa attività?

GD: Negli ultimi anni ho presentato una cinquantina di autori emergenti presso le biblioteche e online, tramite gruppi culturali su Facebook, YouTube e Instagram. Sono impegnata gratuitamente su tre canali letterari, dove presento i libri di autori emergenti, e sono collaboratrice e lettrice in vari programmi culturali. Amo moltissimo svolgere quest’attività per migliorarmi culturalmente, allargare la conoscenza degli autori emergenti, viaggiare per partecipare ai vari concorsi letterari, vivere nuove esperienze e scoprire località a me sconosciute.

 

MTDD: Come sei approdata alla stesura e alla conseguente pubblicazione de Gli amici del muretto, un libro che riporta anche me ai mitici anni ’70? Ce ne vuoi parlare?

GD: Il mio libro non è autobiografico, ma anch’io ho vissuto l’adolescenza negli anni Settanta. Descrivo le curiosità e la creatività di quegli anni, oltre ai progressi in tutti i campi. È la storia di dieci personaggi che si ritrovano in questo luogo per ridere, scherzare, confidarsi e innamorarsi. Sognano un futuro che non si realizza per tutti, e i sopravvissuti si ritrovano, dopo cinquant’anni, insieme con i propri cari. Ho scritto questo libro perché è importante non sottovalutare i consigli altrui, lasciarsi abbindolare da persone senza scrupoli. Ho utilizzato nomi fittizi per la privacy e località non specificate, perché certi eventi possono accadere in qualsiasi angolo del mondo. È un tema sociale che sentiamo quotidianamente e che deve avvicinare le persone attraverso la condivisione.

 

MTDD: Cosa offre la lettura di questo tuo libro a chi ha vissuto quegli anni da adolescente o da giovane adulto e anche alle ultime generazioni che quei tempi non li hanno conosciuti?

GD: Penso che offra tantissimo perché sono esperienze di vita vissute da dieci protagonisti. Nel mio romanzo possiamo specchiarci tutti, in qualche modo. Sono violenze di genere, con casi diversi l’uno dall’altro, perché affrontano quella maschile verso le donne, ma anche quella femminile verso gli uomini; la violenza familiare, tra colleghe, fidanzati … Marika è vittima di una tragica ossessione amorosa; Dina vive una vita di truffe e vendette; Laura ha difficoltà sul lavoro; Sara è una donna solitaria e problematica; Marilena ha una vita di sofferenze per l’egoismo familiare; Massimiliano vive un amore platonico e mai realizzato; Nadia lotta contro disturbi alimentari; Pierfrancesco è un’amante dei viaggi, delle avventure e dell’anarchia; Benedetto affronta difficoltà familiari con dignità e infine Marianna vive un amore profondo e duraturo, ma con ostacoli da parte dei suoceri. È una celebrazione dell’amicizia, della resilienza e della capacità di affrontare le sfide della vita. A queste generazioni, che hanno molte più libertà di noi, consiglio di essere più diffidenti, perché si può finire facilmente nella rete di persone prive di scrupoli e uscirne è molto più difficile. Leggere il mio romanzo è importante per non sottovalutare i rischi e non cadere negli stessi errori.

 

MTDD: Dove si può acquistare questa tua pubblicazione e in che modo i potenziali lettori possono contattarti o seguirti nelle tue attività?

GD: Possono farlo utilizzando i seguenti canali: giannadistefano2@gmail.com, Instagram, YouTube, Facebook, Messenger, WhatsApp, Amazon, Mondadori, Feltrinelli, Atile, Ibs, Kindle e ordinando il libro presso le librerie.

 

MTDD: Giovanna, grazie per aver partecipato alla mia intervista. Spero di averti ancora mia ospite in futuro.

GD: Grazie a te, Maria Teresa, per l’invito. Sarà un piacere tornare a trovarti.

 



 

Thursday, July 30, 2026

“Oceano di Sensi” di Maria Teresa De Donato: il romanzo perfetto per chi ama leggere d’estate

 

“Oceano di Sensi” di Maria Teresa De Donato:

il romanzo perfetto per chi ama leggere d’estate

 

di Elisa Rubini





 

“Oceano di Sensi” di Maria Teresa De Donato è una lettura perfetta per chi ama i romance d’estate, ma non cerca la solita storia leggera da dimenticare appena chiusa l’ultima pagina. Qui il sentimento non è un gioco, non è solo attrazione, non è una parentesi romantica messa lì per abbellire la trama. È qualcosa che nasce da una vita vissuta, da ricordi profondi, da ferite, cambiamenti e desideri che tornano a farsi sentire quando sembrava ormai troppo tardi.

La protagonista, Claudia, è una donna di origini siciliane nata nella Libia degli anni Quaranta, durante la colonizzazione italiana. Durante un viaggio in macchina, il passato le passa davanti con la forza di un film: cinquant’anni di vita, scelte, domande, emozioni, cadute e rinascite. Ed è proprio questo viaggio dentro sé stessa a rendere il romanzo così adatto a chi ama il romance più adulto, quello in cui l’amore non arriva come favola comoda, ma come possibilità inattesa.

D’estate si ha voglia di storie che facciano respirare, ma anche sentire. “Oceano di Sensi” funziona perché unisce memoria, sensualità, introspezione e sentimento. Non punta sull’erotismo facile: racconta i sensi nel loro significato più profondo, come risveglio, contatto, desiderio di tornare vivi, bisogno di ascoltare il corpo e il cuore dopo anni di domande lasciate in sospeso.

Per chi ama i romance estivi, questo libro ha una qualità preziosa: non parla solo dell’amore che nasce, ma anche dell’amore che può riaccendere una donna, sorprenderla, spingerla a guardarsi con occhi nuovi. Claudia non è una protagonista ingenua. Porta con sé un passato complesso, una storia personale forte, una maturità che rende ogni emozione più vera.

“Oceano di Sensi” di Maria Teresa De Donato è quindi il libro giusto per chi cerca un romance estivo diverso dal solito: più profondo, più sensuale, più adulto. Una lettura da scegliere quando si vuole una storia capace di mescolare cuore, memoria e desiderio, lasciando addosso la sensazione di aver attraversato non solo una vicenda d’amore, ma una vita intera.

Un romance per chi non vuole soltanto sognare l’amore, ma sentirlo arrivare come un’onda: improvviso, intenso, necessario.

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Il presente articolo è stato precedentemente pubblicato al seguente link




Tuesday, July 14, 2026

Il mare di Basang - Romanzo dell’Autore mongolo Helgna - Recensione di Maria Teresa De Donato

 

Il mare di Basang

Romanzo dell’Autore mongolo Helgna

 

Recensione di Maria Teresa De Donato

 


“A volte, per vedere la cima della montagna è necessario spazzare via le nubi.” (Helgna, p. 11, 2025 – Edizione Italiana)

Leggendo questo splendido romanzo intitolato Il mare di Basang, scritto dall’Autore mongolo Helgna e tradotto dalla Sinologa, Autrice ed Editrice Fiori Picco (Fiori D’Asia Editrice, 2025), ho lasciato che questa frase, pronunciata da uno sciamano, fungesse da lampada e illuminasse il mio cammino: quello verso la comprensione del significato profondo e metaforico che tale opera letteraria intuivo avere.

Il romanzo comincia con la descrizione di un viaggio in macchina, alquanto inconsueto e che sarà pieno di difficoltà, per raggiungere la meta inizialmente concordata di un “trasportatore di salme” (p. 7).  Quest’ultimo, accompagnato dall’amico intimo del defunto, percorrerà centinaia di chilometri nel tentativo di  portare la salma della persona deceduta “al villaggio natale per la sepoltura.” (p. 7)

Questo si rivelerà non solo un viaggio fisico, ma anche e soprattutto un viaggio introspettivo, nel tempo, tra ricordi e profonde riflessioni.

La frase dello sciamano citata da Huder, l’amico intimo del defunto Basang, a prescindere dai molteplici temi che emergono dalla lettura e dalla conseguente analisi di quest’opera letteraria, costituisce, a mio avviso, una chiave d’accesso all’identificazione e alla conseguente comprensione di varie realtà che riguardano aspetti psicologici e sociologici di cui non sempre noi esseri umani siamo consapevoli.

Il bisogno di “spazzare via le nubi” per riuscire a vedere “la cima della montagna” si ricollega indissolubilmente a un’altra frase pronunciata sempre dallo stesso Huder: “... prima di quella sera non avevo mai osservato attentamente...”

Tali affermazioni indicano un aspetto fondamentale della nostra esistenza umana, ossia che, paradossalmente, molto spesso la realtà che è sotto i nostri occhi ci sfugge.  Non la ‘vediamo’, non le prestiamo attenzione e, quindi, non ne afferriamo il pieno significato, l’importanza, l’insegnamento intrinseco in essa contenuto e che, invece, potrebbe farci avanzare, progredire nel nostro cammino ‘spirituale’, di crescita e sviluppo personale e, soprattutto, di consapevolezza.

Un secondo aspetto che emerge dal romanzo e che vorrei evidenziare è quello non solo della disabilità, ma soprattutto di come questa sia vista, percepita e, di conseguenza, approcciata da chi ‘disabile’, quantomeno secondo gli standard tradizionali, non lo è.

Spesso, e altrettanto erroneamente, identifichiamo le persone con le loro disabilità.  Questo nostro limite ci porta ad avere una veduta offuscata della realtà e della persona in questione.  Ne consegue che l’idea che ci facciamo al riguardo e l’eventuale analisi che ne segue nascono già viziate, non corrispondenti alla realtà oggettiva cui pretenderemmo di pervenire.

Tutta la vita di Basang, le sfide quotidiane che deve affrontare, il bullismo da parte degli altri che si prendono gioco, vantandosene, dei suoi limiti, sono una dimostrazione evidente sia dei mali della nostra società, da un lato, sia, dall’altro, degli sforzi e della lotta incessante che un disabile deve condurre ogni giorno per cercare di sopravvivere.  Tale lotta per la sopravvivenza non è da intendersi solo fisicamente, ma anche emotivamente e mentalmente ed è generata da un mondo in cui la diversità, e soprattutto quella che è, o che quantomeno viene percepita come disabilità, non è compresa, ma è schernita, ridicolizzata e abusata.

Un altro aspetto particolarmente interessante e, secondo me, assolutamente dominante, oltre all’audacia, al coraggio, alla determinazione a raggiungere i propri obiettivi superando i limiti imposti dalla propria disabilità, è rappresentato dall’Amore.

Quando si parla d’amore la stragrande maggioranza  delle persone è portata a immaginare quello di coppia, quindi romantico, sentimentale ed erotico.  Il romanzo Il mare di Basang menziona anche questa tipologia riportando, ad esempio, quello tra Basang e Alima, sorella di Huder, fatto di sincero affetto, di candore, di reciproca intesa, di sguardi, di canti, di abbracci, di una visione comune della Vita e del Mondo, ossia quella di due anime che, riconoscendosi, vibrano alla stessa frequenza malgrado tale amore, dal punto di vista carnale, non verrà mai ‘consumato’.

Tuttavia, l’Amore che sprigiona da ogni pagina di questo romanzo grazie alla descrizione della vita e delle esperienze vissute da Basang, è un amore diverso: infinito, senza confini, senza limiti di sorta, né si alimenta di fisicità, ma va ben oltre ciò che la comune esperienza umana generalmente consente.  È un Amore puro, universale, empatico che ama tutti e in maniera incondizionata e che è disposto a qualsiasi sacrificio, a qualsiasi rinuncia, a intraprendere qualsiasi valorosa ed imprevedibile azione pur di aiutare gli indifesi e i bisognosi.

Il mare, di cui Basang, umile pastore nato e cresciuto nella prateria mongola, è innamorato e che per molto tempo sognerà di vedere, rappresenta, quindi, le avversità della vita con cui lui dovrà confrontarsi, lottando contro di esse e cercando di superarle con coraggio e determinazione malgrado i suoi limiti personali.

Il mare di Basang non è solo un’opera letteraria di grande valore, oggi più che mai, ma anche e soprattutto, nella sua essenza più profonda, un’opera ‘poetica’, benché non in versi, molto profonda e commovente che rallegrerà il cuore del lettore offrendogli molti spunti per una profonda riflessione.

Un romanzo affascinante e altrettanto toccante, adatto a tutti i lettori e che consiglio vivamente come testo di narrativa per le scuole di ogni ordine e grado.

Friday, June 12, 2026

TU e Il tuo alunno (De Donato & Koeltze) - Recensione di Elisa Rubini

 

“TU e Il tuo alunno” - Tutta la verità sulla scuola

di Maria Teresa De Donato & Horst Koeltze

 

Recensione di Elisa Rubini

 

 

“TU e Il tuo alunno” è un saggio che affronta in modo diretto uno dei temi più discussi dell’educazione contemporanea: la trasformazione della scuola in un sistema orientato ai test internazionali dell’OCSE. Gli autori analizzano come studenti e insegnanti siano stati progressivamente inseriti in un modello produttivo che privilegia l’efficienza, la standardizzazione e il controllo, riducendo la libertà pedagogica e la dimensione umana del processo educativo.

Il libro mette in luce il ruolo dei Ministri dell’Istruzione nel sostenere questa conversione della scuola in una “fabbrica dell’apprendimento”, e mostra come l’OCSE abbia avuto un impatto decisivo nel ridefinire priorità e valutazioni. In questo contesto, l’alunno viene trattato come materia da plasmare e l’insegnante come strumento operativo di un sistema orientato alla performance.

Tra i capitoli più significativi spicca la testimonianza di una docente che lascia il lavoro per non trasformare i suoi alunni in schiavi dell’apprendimento standardizzato. È uno dei passaggi più forti del libro, perché restituisce un volto umano alle conseguenze delle politiche educative globali.

Nel capitolo “Istruzione e Libertà”, gli autori collegano la riflessione contemporanea al pensiero di Kierkegaard e a una rilettura femminista di Aristotele, offrendo una visione alternativa che rimette al centro il naturale desiderio di apprendere dei bambini come motore autentico dell’educazione.

“TU e Il Tuo Alunno” è un saggio utile per insegnanti, genitori e professionisti dell’educazione che vogliono comprendere l’impatto delle politiche globali sulla scuola di oggi e ritrovare un’idea di apprendimento più libera, sostenibile e umana.

Articolo pubblicato precedentemente al seguente link

Thursday, May 28, 2026

In Francia tra stupendi paesaggi e castelli - di Maria Teresa De Donato

 Affascinante Mondo


In Francia tra stupendi paesaggi e castelli 

con Isabella Galeotti

 

di Maria Teresa De Donato



 

Amici carissimi,

per la Rubrica Affascinante Mondo oggi voglio presentarvi questo appassionante viaggio in Francia effettuato dall’amica e collega autrice Isabella Galeotti e da suo marito.

Si tratta di un viaggio compiuto in macchina da questa straordinaria coppia dal 1° al 17 luglio del 1998 in cui sono stati percorsi complessivamente Km. 4828.

Do, quindi, la benvenuta a Isabella e invito voi tutti a seguirci anche nei prossimi viaggi che, grazie a lei, faremo insieme.

 

MTDD: Ciao Isabella e grazie per aver accettato questo mio invito.  È un piacere averti mia ospite.

IG: Grazie a te, Maria Teresa, per l’invito. Il piacere è anche il mio.

 

MTDD: Isabella, avendoti conosciuta qualche tempo fa, so del tuo amore per la Francia e anche per la lingua francese e del tuo desiderio di utilizzarla quanto più possibile.  Non mi sono meravigliata, quindi, quando ho visto che come primo itinerario ne hai scelto uno in questo bellissimo Paese.

Vuoi parlarci di questo viaggio che hai fatto insieme a tuo marito?

IG: Volentieri. Era il 1° luglio del 1998: l'autostrada ci aspettava. Siamo usciti con la macchina a Genova e abbiamo proseguito verso Savona e percorso tutta la corniche fino a Mentone (Francia). È sempre emozionante passare da uno stato all'altro senza esibire alcun documento. Dopo una frugale cena in una pizzeria francese, abbiamo cercato il campeggio. Per me era la prima volta. Abbiamo trovato posto al Camping de la Lune a Eze. Abbiamo appena fatto in tempo a montare la tenda che è iniziato un bruttissimo temporale. Sentivo l'acqua ovunque. Per essere il mio battesimo del campeggio non era male.

 

MTDD: Certamente essere in tenda sotto un temporale non è proprio l’ideale, ma dal tuo entusiasmo penso che l’esperienza sia stata comunque positiva, o sbaglio?

IG: No, non ti sbagli affatto. Avremmo preferito che fosse bel tempo, ma il viaggio è andato bene lo stesso.

 


MTDD: Cosa avete fatto il giorno dopo?

IG: La mattina dopo abbiamo smontato tutto per scendere in città, a Montecarlo. Abbiamo iniziato la visita di questa località dai meravigliosi giardini con la passeggiata e aspettato il cambio della guardia, un evento molto suggestivo. Ci siamo soffermati ancora una decina di minuti nella speranza di vedere qualche principe o principessa uscire, cosa che non è accaduta.

 

MTDD: Cosa ti aveva fatto ipotizzare che avreste potuto vederli?

IG: Il fatto che avessi letto che si possono incrociare anche semplicemente facendo una passeggiata in città ed è quello che abbiamo fatto, ma di loro nemmeno l'ombra.

 

MTDD: Il vederli, anche solo a distanza, sarebbe stato di sicuro un evento memorabile e da tesoreggiare tra i ricordi.

Cos’altro avete visitato a Monaco?

IG: Da lì abbiamo proseguito verso la Cathédrale, Notre-Dame-Immaculée, dove in fondo, dietro l'altare, si trova la tomba di Grace Kelly. Un particolare che abbiamo scoperto è che Grace Kelly aveva un secondo nome: Patrizia. Per concludere il nostro passaggio al Principato, siamo andati all' Oceanographic Museum of Monaco. È stata un’esperienza unica. Indimenticabile.

 

MTDD: Il Principato di Monaco, essendo una città-stato, non è molto grande, ma oltre alla straordinaria posizione geografica con la sua stupenda veduta panoramica della Riviera francese offre sicuramente molte attrattive di interesse turistico.  Sono felice che tu e tuo marito abbiate avuto la possibilità di vederle e apprezzarle.

IG: Sì, Maria Teresa, concordo appieno con te.

 

MTDD: Dove siete andati dopo aver lasciato Monaco? 

IG: Dopo aver salutato Monaco abbiamo proseguito, sempre sulla corniche, fino a Nizza, dove ci siamo fermati a mangiare in uno dei locali che ci sono sulla Promenade des Anglais. Poi abbiamo fatto una passeggiata per poter dire "l'abbiamo fatto anche noi". Abbiamo scelto poi un campeggio in città per stare più comodi. La scelta è ricaduta sull'Ippodrome. Dopo esserci svegliati per il caldo, ho consultato il nostro programma e la nostra prossima meta era la Camargue, una regione selvaggia e umida nel sud della Francia, nel delta del fiume Rodano, descritta da molti come un vero Paradiso. Continuando poi il nostro viaggio in autostrada e superato il tunnel, siamo finalmente arrivati sulla Route des Saintes Maries de la Mer, che ci avrebbe portati nell’omonimo paesino dove finisce il mondo.

 

MTDD: Molto interessante, Isabella. Hai qualche consiglio da dare a chi volesse seguire lo stesso itinerario che tu e tuo marito avete percorso?

IG: Volentieri.  In base alla nostra esperienza, posso avvisare i nostri lettori – quantomeno coloro che non fossero a conoscenza di questo e a meno che le cose nel frattempo non siano cambiate – che percorrendo la strada che abbiamo percorso noi si incrociano moltissime carovane di zingari. Questo accade tutti i fine maggio, precisamente il 24 e il 25 in occasione della celebrazione di Santa Sara, la patrona dei gitani e delle Sante Jacobe e Salome a Saintes Maries de la Mer. Si tratta di milioni di Rom che vi prendono parte e che, nonostante i divieti delle varie città, festeggiano ugualmente tutti insieme tale evento.  Pur trovandoci mio marito ed io a visitare quella zona ai primi di luglio, abbiamo riscontrato che tanti Rom erano ancora in giro per le strade della Camargue.

 

MTDD: Isabella, vogliamo sottolineare che diamo queste informazioni ai lettori e potenziali viaggiatori solo per avvertirli della possibilità esistente che, nel caso seguissero il tuo itinerario, potrebbero imbattersi in eventi religiosi, tradizionali e culturali, che prevedono situazioni di affollamento e, quindi, di traffico che si viene a creare ed eventuali e conseguenti ritardi negli spostamenti.

IG: Sì, Maria Teresa. Questo era, infatti, il motivo nel dare queste informazioni ai nostri lettori.

 

MTDD: Benissimo. Continuiamo, dunque, con il vostro viaggio...

IG: Dopo ciò, abbiamo percorso la D570 per molti km tra saline e fattorie con cavalli della Camargue legati alle staccionate, pronti per le promenade e siamo arrivati in città. Era un bel paese con tutte case basse, bianche, persiane celesti. Il sole ci abbagliava e il caldo umido ci ha obbligati ad aumentare l'aria condizionata in auto. Una volta sistematici in campeggio al Camping le Clos Du Rhône (sempre a Saintes Maries de la Mer) abbiamo deciso di rimanerci qualche giorno per poterne assaporare l'anima... e purtroppo anche le zanzare. Il giorno dopo abbiamo fatto una piccola crociera sul le Petit Rhoane con il Tiki III. La gita è stata gradevole; sulle sponde del fiume i mandriani mostravano il loro lavoro, mentre dei tori scalpitavano davanti ai nostri occhi. Naturalmente il posto era, già al tempo, turistico fino al midollo, ma comunque grazioso. Il mattino dopo ci siamo alzati disperati per il ronzio e le punture di quei maledetti animaletti sanguisughe. Anche quella sarebbe stata una giornata calda. Siamo poi andati a visitare il Museo storico della Camargue. Abbiamo camminato per chilometri e chilometri nel nulla, fuori da un campo, dentro in un altro. Un percorso dove tramite ponti si poteva ammirare la fauna del posto e i bellissimi panorami rurali.

 

MTDD: Hai dei suggerimenti da dare a chi volesse cimentarsi in questo tipo di escursioni?

IG: Volentieri. Consiglio questo tipo di escursioni in questi luoghi solo a chi non soffre il caldo perché è tutto sotto il sole.

 


MTDD: Consiglio molto utile. Una volta lasciata quest’area, dove vi siete diretti?

IG: Dopo esserci lasciati alle spalle il clima torrido della Camargue con il suo fascino, la sua immensa pianura, le sue saline, i suoi viali senza pali elettrici ci abbiamo puntato verso Aigues Mortes, cittadella fortificata immersa nelle paludi. La leggenda racconta che a causa di questo deriva il suo nome.

Ci siamo fermati per la notte a Castries. I grilli per tutta la notte non hanno smesso di frinire.  Un particolare che vorrei condividere: si dice che un grillo femmina sia in grado di capire quanto sia grande un maschio semplicemente ascoltando il volume del suo frinire.

 


MTDD:  Davvero interessante.  Cosa avete fatto il mattino dopo?

IG: Dopo aver fatto colazione, siamo andati via proseguendo verso Nimes e i suoi giardini, le Fontane. Un posto meraviglioso.  Poi abbiamo raggiunto Avignone e il suo palazzo dei Papi. Altro posto stupendo e super organizzato. Abbiamo deciso di andare a visitare il Museo della lavanda a Coustellet. Affascinante! Un aspetto particolarmente interessante è che, durante la visita a questo Museo, la guida spieghi prima di tutto la differenza tra la lavanda vera e quella falsa, poi, con dei video e delle ambientazioni costruite appositamente, anche il procedimento per renderla liquida. Al termine del percorso c'è stata la solita boutique, accogliente e profumatissima, con colori che tendevano al lilla. Insomma la carta di credito girava facilmente.

Abbiamo trascorso la notte a Villes sur Auzon, in un campeggio comunale, con poche tende, pulito e abbastanza centrale. La vita da campeggiatore ti porta a fare amicizia facilmente. Eravamo vicini a dei signori, era quasi l'ora di pranzo e noi stavamo montando la tenda. Dopo averlo fatto eravamo un po’ affaticati e, anche se il posto era ombreggiato, il caldo era forte. I signori del caravan accanto, vedendoci così spossati ci hanno invitato a prendere l'aperitivo con loro. Sono stati carinissimi. Erano francesi. Per cena abbiamo deciso di mangiare la pizza e ci siamo fermati da Le Don Camillo.

 

MTDD: Un aspetto che trovo particolarmente toccante del viaggiare è che spesso si fanno incontri veramente interessanti e, forse, proprio perché si è in vacanza e la gente è più distesa è anche più facile trovare un clima di ospitalità e solidarietà e quando questo accade non possiamo che esserne grati e gioirne di tutto cuore.

IG: Sono assolutamente d’accordo con te, Maria Teresa. Sono esperienze indimenticabili e da tesoreggiare.

 

MTDD: Cosa avete fatto il mattino seguente?

IG: Abbiamo smontato di nuovo la tenda e proseguito prima verso Sault e poi verso le Gorges de la Nesque. La strada era tortuosa e le vertigini non sono mancate. Per fortuna hanno costruito dei punti per ammirare i panorami a picco, delle piccole gallerie che, con le loro bocche spalancate, sembravano inghiottirci. L'interno era roccioso e grondava acqua. Non siamo riusciti a vedere bene le loro particolarità perché l'attenzione doveva essere sulla la guida e sulle curve che si susseguivano una dopo l'altra.

Siamo scesi tranquillamente a Senanque e per fortuna abbiamo trovato ancora dei campi di lavanda fioriti. Percorrendo la strada, agli incroci abbiamo visto carretti addobbati con tulle, fiocchi, paglia e lavanda, sia sciolta sia confezionata in ciuffetti, legata con ogni materiale, cuscinetti immacolati che non puoi evitare di comperare.  Alcune ragazze indossavano costumi locali. Eravamo circondati da campi viola.  Nel frattempo, la giornata si era un pochino incupita e noi abbiamo sperato solo che non piovesse. Abbiamo girovagato tra queste meraviglie, spento il motore e siamo scesi dalla nostra auto.

 


MTDD: Descrivici ciò che avete visto e, soprattutto, le sensazioni che avete provato.

IG: Volentieri. L'occhio si perdeva nel lilla intenso, quasi blu e tra il ronzio delle api e il frinire delle cicale abbiamo cercato la giusta inquadratura per la foto perfetta. Volevamo che fosse a tutti costi bella e penetrante come quel paesaggio fiabesco.

 

MTDD: Cosa avete fatto dopo esservi persi nello splendore di quel panorama?

IG: Abbiamo proseguito sull'unica strada che scendeva. Gli occhi non vedevano alcun confine... Lo sguardo si perdeva in quella distesa immensa in cui, finalmente, è apparsa l'abbazia.

Appena siamo arrivati, abbiamo subito scattato delle foto ai bordi dei campi.  A causa della folla presente, abbiamo dovuto aspettare un attimo per fare la classica inquadratura. La visita all'interno del chiostro, è stata meravigliosa. Infine abbiamo trovato il negozietto dove i frati vendono tutto quello che producono. Abbiamo poi ripreso il nostro vagabondare per la Francia. La nostra successiva tappa era Orange. Nel frattempo il tempo stava peggiorando. Qui ci siamo fermati per una notte. Al mattino ci siamo alzati presto perché la tappa successiva sarebbe stata Bourges. Oltre alla maestosa Cattedrale di Sainte Etienne, che con la sua presenza annienta tutto il resto, ci sono anche dei gradevoli giardini: Le Jardin de l'Archeveche. Praticamente una volta usciti e andati dietro la cattedrale, siamo entrati in questo giardino, dove, assaporando il profumo delle rose, si possono ammirare, oltre che l'imponente cattedrale, anche i suoi archi rampanti e la tranquillità assoluta. Dopo ciò, Orleans ci aspettava.

Siamo arrivati ad Orleans nel tardo pomeriggio; abbiamo cercato un campeggio e la scelta è ricaduta su quello comunale. Il passaggio di turisti lo ha reso caotico e disordinato, ma tanto sarebbe stato solo per una notte.

 


MTDD: Siete riusciti ad andare a visitare gli Chateaux de la Loire?

IG: Assolutamente! Finalmente anche noi siamo riusciti a visitare questi tanto sognati castelli! Abbiamo iniziato con quello di Chambord. Non svelo nulla di quello che già potreste aver letto in giro. Nel primo pomeriggio verso Blois e poi Chaumont-sur-Loire. Merita una visita anche l'immenso parco del castello di Chenonceaux, per me il migliore tra tutti quelli visitati: sembrava di essere in una fiaba. Ci siamo fermati a dormire lì, non nel castello, ma in uno dei molti campeggi. Il giorno seguente abbiamo proseguito il nostro viaggio andando a visitare Amboise, che ci ha accolti con il suo Castello, in cui sono presenti anche tracce italiane, ossia quelle di Leonardo da Vinci. Ci siamo fermati la sera: è stato uno spettacolo meraviglioso. Abbiamo visitato anche il castello di Azay le Rideau, in stile rinascimentale, con cui abbiamo terminato il giro dei castelli. Siamo andati anche a vedere  Villandray, non tanto per lo chateau, ma per i suoi giardini con orto, una veduta suggestiva che fino in questo momento non avevo mai visto. Sono rimasta abbagliata. Una tavolozza di colori ben assortita.

 

MTDD: Quali sono, Isabella i ricordi e le sensazioni che hai riportato a casa di questo vostro viaggio, se dovessi fare una sintesi?

IG: Ci siamo lasciati alle spalle tutta questa opulenza, questo sfarzo e abbiamo imboccato di nuovo l’autostrada verso l'oceano Autoroute dell'Oceane, verso la tranquillità. C’erano più italiani nella valle della Loira che in tutto il resto di Francia. Siamo arrivati a Saint Nazaire in un paesino vicino e ci siamo fermati per un paio di giorni per riprendere fiato e fare mente locale: le vacanze erano finite e dovevamo programmare il viaggio per il rientro.

 

MTDD: Grazie, Isabella, per aver condiviso con noi questo tuo interessantissimo viaggio in Francia. Mi farà molto piacere averti ancora mia ospite e condividere con i nostri lettori altre avventure in giro per il mondo.

IG: Grazie a te, Maria Teresa, per avermi invitata. Sarò ben lieta di continuare a partecipare a questa tua Rubrica nel prossimo futuro. Grazie anche a tutti gli amici che ci hanno seguito.