Tuesday, July 14, 2026

Il mare di Basang - Romanzo dell’Autore mongolo Helgna - Recensione di Maria Teresa De Donato

 

Il mare di Basang

Romanzo dell’Autore mongolo Helgna

 

Recensione di Maria Teresa De Donato

 


“A volte, per vedere la cima della montagna è necessario spazzare via le nubi.” (Helgna, p. 11, 2025 – Edizione Italiana)

Leggendo questo splendido romanzo intitolato Il mare di Basang, scritto dall’Autore mongolo Helgna e tradotto dalla Sinologa, Autrice ed Editrice Fiori Picco (Fiori D’Asia Editrice, 2025), ho lasciato che questa frase, pronunciata da uno sciamano, fungesse da lampada e illuminasse il mio cammino: quello verso la comprensione del significato profondo e metaforico che tale opera letteraria intuivo avere.

Il romanzo comincia con la descrizione di un viaggio in macchina, alquanto inconsueto e che sarà pieno di difficoltà, per raggiungere la meta inizialmente concordata di un “trasportatore di salme” (p. 7).  Quest’ultimo, accompagnato dall’amico intimo del defunto, percorrerà centinaia di chilometri nel tentativo di  portare la salma della persona deceduta “al villaggio natale per la sepoltura.” (p. 7)

Questo si rivelerà non solo un viaggio fisico, ma anche e soprattutto un viaggio introspettivo, nel tempo, tra ricordi e profonde riflessioni.

La frase dello sciamano citata da Huder, l’amico intimo del defunto Basang, a prescindere dai molteplici temi che emergono dalla lettura e dalla conseguente analisi di quest’opera letteraria, costituisce, a mio avviso, una chiave d’accesso all’identificazione e alla conseguente comprensione di varie realtà che riguardano aspetti psicologici e sociologici di cui non sempre noi esseri umani siamo consapevoli.

Il bisogno di “spazzare via le nubi” per riuscire a vedere “la cima della montagna” si ricollega indissolubilmente a un’altra frase pronunciata sempre dallo stesso Huder: “... prima di quella sera non avevo mai osservato attentamente...”

Tali affermazioni indicano un aspetto fondamentale della nostra esistenza umana, ossia che, paradossalmente, molto spesso la realtà che è sotto i nostri occhi ci sfugge.  Non la ‘vediamo’, non le prestiamo attenzione e, quindi, non ne afferriamo il pieno significato, l’importanza, l’insegnamento intrinseco in essa contenuto e che, invece, potrebbe farci avanzare, progredire nel nostro cammino ‘spirituale’, di crescita e sviluppo personale e, soprattutto, di consapevolezza.

Un secondo aspetto che emerge dal romanzo e che vorrei evidenziare è quello non solo della disabilità, ma soprattutto di come questa sia vista, percepita e, di conseguenza, approcciata da chi ‘disabile’, quantomeno secondo gli standard tradizionali, non lo è.

Spesso, e altrettanto erroneamente, identifichiamo le persone con le loro disabilità.  Questo nostro limite ci porta ad avere una veduta offuscata della realtà e della persona in questione.  Ne consegue che l’idea che ci facciamo al riguardo e l’eventuale analisi che ne segue nascono già viziate, non corrispondenti alla realtà oggettiva cui pretenderemmo di pervenire.

Tutta la vita di Basang, le sfide quotidiane che deve affrontare, il bullismo da parte degli altri che si prendono gioco, vantandosene, dei suoi limiti, sono una dimostrazione evidente sia dei mali della nostra società, da un lato, sia, dall’altro, degli sforzi e della lotta incessante che un disabile deve condurre ogni giorno per cercare di sopravvivere.  Tale lotta per la sopravvivenza non è da intendersi solo fisicamente, ma anche emotivamente e mentalmente ed è generata da un mondo in cui la diversità, e soprattutto quella che è, o che quantomeno viene percepita come disabilità, non è compresa, ma è schernita, ridicolizzata e abusata.

Un altro aspetto particolarmente interessante e, secondo me, assolutamente dominante, oltre all’audacia, al coraggio, alla determinazione a raggiungere i propri obiettivi superando i limiti imposti dalla propria disabilità, è rappresentato dall’Amore.

Quando si parla d’amore la stragrande maggioranza  delle persone è portata a immaginare quello di coppia, quindi romantico, sentimentale ed erotico.  Il romanzo Il mare di Basang menziona anche questa tipologia riportando, ad esempio, quello tra Basang e Alima, sorella di Huder, fatto di sincero affetto, di candore, di reciproca intesa, di sguardi, di canti, di abbracci, di una visione comune della Vita e del Mondo, ossia quella di due anime che, riconoscendosi, vibrano alla stessa frequenza malgrado tale amore, dal punto di vista carnale, non verrà mai ‘consumato’.

Tuttavia, l’Amore che sprigiona da ogni pagina di questo romanzo grazie alla descrizione della vita e delle esperienze vissute da Basang, è un amore diverso: infinito, senza confini, senza limiti di sorta, né si alimenta di fisicità, ma va ben oltre ciò che la comune esperienza umana generalmente consente.  È un Amore puro, universale, empatico che ama tutti e in maniera incondizionata e che è disposto a qualsiasi sacrificio, a qualsiasi rinuncia, a intraprendere qualsiasi valorosa ed imprevedibile azione pur di aiutare gli indifesi e i bisognosi.

Il mare, di cui Basang, umile pastore nato e cresciuto nella prateria mongola, è innamorato e che per molto tempo sognerà di vedere, rappresenta, quindi, le avversità della vita con cui lui dovrà confrontarsi, lottando contro di esse e cercando di superarle con coraggio e determinazione malgrado i suoi limiti personali.

Il mare di Basang non è solo un’opera letteraria di grande valore, oggi più che mai, ma anche e soprattutto, nella sua essenza più profonda, un’opera ‘poetica’, benché non in versi, molto profonda e commovente che rallegrerà il cuore del lettore offrendogli molti spunti per una profonda riflessione.

Un romanzo affascinante e altrettanto toccante, adatto a tutti i lettori e che consiglio vivamente come testo di narrativa per le scuole di ogni ordine e grado.