Il mare di Basang
Romanzo dell’Autore mongolo Helgna
Recensione di Maria Teresa De Donato
“A volte, per vedere la cima della montagna è necessario
spazzare via le nubi.” (Helgna, p. 11, 2025 – Edizione Italiana)
Leggendo questo splendido romanzo intitolato Il mare di Basang, scritto dall’Autore mongolo Helgna e tradotto dalla
Sinologa, Autrice ed Editrice Fiori Picco (Fiori D’Asia Editrice, 2025), ho
lasciato che questa frase, pronunciata da uno sciamano, fungesse da lampada e
illuminasse il mio cammino: quello verso la comprensione del significato
profondo e metaforico che tale opera letteraria intuivo avere.
Il romanzo comincia con la descrizione di un viaggio in macchina, alquanto
inconsueto e che sarà pieno di difficoltà, per raggiungere la meta inizialmente
concordata di un “trasportatore di salme” (p. 7). Quest’ultimo, accompagnato dall’amico intimo
del defunto, percorrerà centinaia di chilometri nel tentativo di portare la salma della persona deceduta “al
villaggio natale per la sepoltura.” (p. 7)
Questo si rivelerà non solo un viaggio fisico, ma anche e soprattutto un
viaggio introspettivo, nel tempo, tra ricordi e profonde riflessioni.
La frase dello sciamano citata da Huder, l’amico intimo del defunto Basang,
a prescindere dai molteplici temi che emergono dalla lettura e dalla conseguente
analisi di quest’opera letteraria, costituisce, a mio avviso, una chiave
d’accesso all’identificazione e alla conseguente comprensione di varie realtà
che riguardano aspetti psicologici e sociologici di cui non sempre noi esseri
umani siamo consapevoli.
Il bisogno di “spazzare via le nubi” per riuscire a vedere “la cima della
montagna” si ricollega indissolubilmente a un’altra frase pronunciata sempre
dallo stesso Huder: “... prima di quella sera non avevo mai osservato
attentamente...”
Tali affermazioni indicano un aspetto fondamentale della nostra esistenza
umana, ossia che, paradossalmente, molto spesso la realtà che è sotto i nostri
occhi ci sfugge. Non la ‘vediamo’, non
le prestiamo attenzione e, quindi, non ne afferriamo il pieno significato,
l’importanza, l’insegnamento intrinseco in essa contenuto e che, invece,
potrebbe farci avanzare, progredire nel nostro cammino ‘spirituale’, di
crescita e sviluppo personale e, soprattutto, di consapevolezza.
Un secondo aspetto che emerge dal romanzo e che vorrei evidenziare è quello
non solo della disabilità, ma soprattutto di come questa sia vista, percepita
e, di conseguenza, approcciata da chi ‘disabile’, quantomeno secondo gli
standard tradizionali, non lo è.
Spesso, e altrettanto erroneamente, identifichiamo le persone con le loro
disabilità. Questo nostro limite ci
porta ad avere una veduta offuscata della realtà e della persona in
questione. Ne consegue che l’idea che ci
facciamo al riguardo e l’eventuale analisi che ne segue nascono già viziate, non
corrispondenti alla realtà oggettiva cui pretenderemmo di pervenire.
Tutta la vita di Basang, le sfide quotidiane che deve affrontare, il
bullismo da parte degli altri che si prendono gioco, vantandosene, dei suoi
limiti, sono una dimostrazione evidente sia dei mali della nostra società, da
un lato, sia, dall’altro, degli sforzi e della lotta incessante che un disabile
deve condurre ogni giorno per cercare di sopravvivere. Tale lotta per la sopravvivenza non è da
intendersi solo fisicamente, ma anche emotivamente e mentalmente ed è generata
da un mondo in cui la diversità, e soprattutto quella che è, o che quantomeno
viene percepita come disabilità, non è compresa, ma è schernita, ridicolizzata
e abusata.
Un altro aspetto particolarmente interessante e, secondo me, assolutamente
dominante, oltre all’audacia, al coraggio, alla determinazione a raggiungere i
propri obiettivi superando i limiti imposti dalla propria disabilità, è
rappresentato dall’Amore.
Quando si parla d’amore la stragrande maggioranza delle persone è portata a immaginare quello
di coppia, quindi romantico, sentimentale ed erotico. Il romanzo Il mare di Basang menziona
anche questa tipologia riportando, ad esempio, quello tra Basang e Alima,
sorella di Huder, fatto di sincero affetto, di candore, di reciproca intesa, di
sguardi, di canti, di abbracci, di una visione comune della Vita e del Mondo,
ossia quella di due anime che, riconoscendosi, vibrano alla stessa frequenza
malgrado tale amore, dal punto di vista carnale, non verrà mai ‘consumato’.
Tuttavia, l’Amore che sprigiona da ogni pagina di questo romanzo grazie
alla descrizione della vita e delle esperienze vissute da Basang, è un amore
diverso: infinito, senza confini, senza limiti di sorta, né si alimenta di
fisicità, ma va ben oltre ciò che la comune esperienza umana generalmente
consente. È un Amore puro, universale,
empatico che ama tutti e in maniera incondizionata e che è disposto a qualsiasi
sacrificio, a qualsiasi rinuncia, a intraprendere qualsiasi valorosa ed
imprevedibile azione pur di aiutare gli indifesi e i bisognosi.
Il mare, di cui Basang, umile pastore nato e cresciuto nella prateria
mongola, è innamorato e che per molto tempo sognerà di vedere, rappresenta,
quindi, le avversità della vita con cui lui dovrà confrontarsi, lottando contro
di esse e cercando di superarle con coraggio e determinazione malgrado i suoi
limiti personali.
Il mare di Basang non è solo un’opera letteraria di grande valore, oggi
più che mai, ma anche e soprattutto, nella sua essenza più profonda, un’opera ‘poetica’,
benché non in versi, molto profonda e commovente che rallegrerà il cuore del
lettore offrendogli molti spunti per una profonda riflessione.
Un romanzo affascinante e altrettanto toccante, adatto a tutti i lettori e
che consiglio vivamente come testo di narrativa per le scuole di ogni ordine e
grado.
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