La bambina entrò dalla porta sul dietro, attraversò la stretta cucina puzzolente. In quell’ora di pausa anche gli sguatteri avevano lasciato il ristorante. C’erano solo orde di scarafaggi color caffè a contendersi le sgocciolature dei sughi sulle pareti. Una radio lasciata accesa dal cuoco marocchino: riusciva sempre a beccare la stazione tangerina. C’erano scarafaggi anche nel mucchio di couscous pronto per la cena. La bambina guardò meglio nella zuppiera. Sembrava un dito, spuntava appena fra i granuli bianchi, il dito di un piede. Corse nella sala da pranzo. Le veneziane erano abbassate, una sbatteva, segno che la finestra era aperta.
Tutte le sedie erano capovolte e appoggiate sopra i tavoli. Prese la pinza da un secchiello per il ghiaccio e tornò in cucina. Il dito era scomparso sotto un nugolo di blatte, si davano un gran daffare con antenne e zampette, apparentemente solo per curiosità, o studio, senza alcuna voglia di assaggiarlo. La bambina frugò nel couscous con la pinza, estrasse il dito, lo avvolse nella stagnola, e stringendo in mano il fagottino uscì dalla medesima porta per la quale era entrata.
Monsieur
È il padrone, lui. Quante arie. Si veste di bianco, alla coloniale. Non ci ha più il fisico, numero uno; numero due, anche lui è pied-noir, come gli altri, né più né meno, dunque, meno storie. Beve orzata e rum, nei gesti e nel dare gli appuntamenti gli piace fare Casablanca. Ha splendidi occhi di porcellana, sprecati. Il ristorante è bene avviato, ma ha già avuto guai con l’Ufficio d’Igiene. Siamo sul mare, è la musica di fondo, la brezza entra dalla porta e esce dalle finestre. Quando ci sono seccature, Monsieur non si fa trovare, se la fila dalla parte della cucina, siede sul muretto a destra del pergolato, lì aspira profondamente gli odori marini, il vento di ponente, gli effluvi della frittura; qualcuno gli porta un piattino di frutti di mare crudi con lo spicchio di limone. Da qualche giorno Madame non si fa vedere. Partita, dice lui: “alcune” settimane di vacanza. Lei riconosce questa? – L’Ispettore gli mostra un beauty-case azzurro. Certo! È la valigetta di mia moglie. Come può esserne così sicuro? C’è questo graffio vicino alla maniglia, vede? Effettivamente… Lei sa cosa contiene?
Naturalmente, no: però posso immaginarlo. Non indovinerebbe mai. Be’, mia moglie ha una passione, una vera passione, per i profumi italiani. Devo chiederle di seguirmi al Commissariato.
Suore
Alla fine del pomeriggio Monsieur è ancora al Commissariato. Giacca e pantaloni tutti una piega. Colletto slacciato, farfalla di traverso.
L’Ispettore, ormai, gli parla come a un vecchio amico. «Lo tenevamo d’occhio. Sulla Promenade. Andava su e giù con questo pacco male incartato.
Lo faccio fermare. Si tratta del beauty-case. Dentro: cinquecento dosi di ero e strumenti chirurgici da callista. Si è impiccato in cella due giorni fa. Abbiamo dato il corpo alle Suore della Passione, come al solito, per lavarlo e prepararlo per la sepoltura. Mi telefona la Superiora. Che mandi subito a riprenderlo, lo porti via, ora, subito. Vado personalmente, la voce della suora mi ha allarmato. Trovo le suore in ginocchio sul pavimento, il letto in mezzo. Scopro la salma. Normale, con gli impiccati: un’erezione indomabile; poi, sa, c’era l’aggravante del rigor mortis. L’hanno dovuto mettere in cassa i miei uomini, così, alla meglio, forzando un po’. Bene: ora occorre assolutamente che Madame si presenti e chiarisca la faccenda del beauty-case: c’è la roba, e c’è che uno dei bisturi da callista è sporco di sangue. Umano.»
Cucina
Ah è lei disse il cuoco. Sorrise forzatamente, continuò a tagliare il mazzo dei porri.
«Sono dovuto uscire per portare il furgone dal meccanico, ecco perché non c’ero. Comunque, è tutto nella valigetta di Madame. Tutto: fuorché il chip, naturalmente. C’è stato un piccolo problema. Poteva essere previsto, conoscendo il tipo. Per recuperare la fascetta aveva dovuto tagliare, mi disse. E va bene. Poi però non ha resistito: si è fatto una pera, lo stronzo, l’hanno beccato che era via di testa, passeggiava sulla Promenade, partito, completamente, col beauty-case al braccio. Ora s’è appeso al lenzuolo: l’avrei strangolato io se non ci riusciva da solo. Rivoglio la roba. È già piazzata. La fascetta col chip… possibile che addosso non gliel’hanno trovata? avranno cercato nel buco del culo? Madame darà delle spiegazioni… le darà eccome se non vuole che le tagli il resto del piede.
Ehi ma che fa! pochi scherzi: giù quell’arnese… basta!»
La mannaia tocca appena la gola. Un fiotto di sangue impregna completamente il grembiule. La porta cigola nel tenue vento della sera.
La bambina
L’aula si stava svuotando. La bambina si attardava per i banchi. Suor Thérése aspettò che tutte le altre fossero uscite. Chiuse la porta. Si guardarono.
«Hai trovato quella cosa?»
«Sì. Era in cucina.»
«Me l’hai portata?» porse la mano.
«No. L’ho messo via.»
«Dove?»
«A casa. Nel freezer. Lo porto domani.»
«Aveva intorno un anellino?»
«No.»
La suora improvvisamente molla un ceffone. Gli occhi della bambina pieni di lacrime.
«Non devi dire le bugie a me, capito? Non mi importa del dito. Ti ho chiesto di cercarlo perché volevo l’anello. Dove l’hai messo?»
«Non c’era, lo giuro, Sorella. Ho guardato bene.»
«Basta. Cercheremo ancora. Non devi parlarne con nessuno, hai capito?»
«Ho capito, sì.»
«Ti avevo detto di venire accompagnata da papà.»
«Papà ieri sera non è rientrato. Ho dormito da mia nonna.»
«Devi buttare quel dito. L’hai nascosto bene?»
«Sì, sotto il ghiaccio, anzi, sotto un pesce congelato.»
«Vai a casa, riprendilo, poi gettalo dal molo. Ma non farti vedere, nessuno deve vederti.»
«Ho capito.»
A casa la bambina trova l’Ispettore con due gendarmi. L’Ispettore ha già scovato l’involtino nel freezer; ora è sul tavolo, in un piatto davanti a lui, si scongela, la carta è macchiata di rosa.
«È tuo, questo?»
«Questo, cosa?»
«Sai benissimo cosa c’è dentro.»
«Non so niente. Chiedetelo a papà.»
«Se vuoi vedere papà devi venire con noi.»
«Cosa è successo?»
«Non sta bene. È rimasto ferito. Lascia la cartella e vieni con noi.»
«È morto?»
«Sì.»
«Chi è stato?»
«Non lo sappiamo. Vogliamo scoprirlo. Tu ci aiuterai.» Dalla tasca