“Siamo tutti di passaggio in terra di frontiera”
Antologia poetica di Fiori Picco
Recensione di Maria Teresa De Donato
Dopo i romanzi Giada Rossa – Una vita per la libertà, YAO e Il Circolo delle Donne Farfalla – Mugao e Bhaktu, Fiori Picco ci presenta questa sua opera letteraria in
versi, Siamo tutti di passaggio in terra di frontiera.
Se nei suoi romanzi il lettore aveva familiarizzato con alcuni usi, costumi
e tradizioni cinesi e con la stessa Giada Rossa, il giovane Yan Sen di etnia
Yao, le nonnine Duna, Puma, Cina e Grisa di etnia Dulong e altri personaggi che
rivestono ruoli importanti nelle rispettive storie, quest’antologia poetica
offre all’autrice la possibilità di proseguire il suo viaggio introspettivo e
di testimonianza. Fiori lo fa andando a
scavare tra i ricordi e le esperienze avute in Cina e soprattutto nello Yunnan,
Provincia in cui è vissuta otto anni, che l’ha formata, ispirata e a cui rimane
fortemente legata.
Esperienze vissute personalmente o di cui è stata testimone, riflessioni
fatte su eventi in cui si è imbattuta o di cui è venuta, in un modo o
nell’altro, a sapere, affiorano nella sua vivida mente e vengono rese in versi
poetici. Le tematiche che emergono sono
di vario tipo e abbracciano, di fatto, la sfera dell’umana esistenza a
360°.
Questo offre al lettore l’opportunità non solo di venire a conoscenza di
determinate realtà, ma anche di confrontarsi con esse e di riflettere su
aspetti e situazioni, conosciute, o del tutto sconosciute, che tuttavia appartengono
al mondo in cui viviamo.
Questo è, in fondo, il senso, lo spirito e il fine stesso del titolo e del
contenuto di quest’opera:
“Siamo tutti di passaggio in terra di frontiera”
Sì, siamo tutti nella stessa barca.
Dobbiamo confrontarci con gli stessi problemi, con le nostre stesse
passioni, i nostri talenti, i nostri sentimenti, le nostre emozioni, le nostre
paure e persino con le nostre più gravi mancanze, o quantomeno con quelle della
società che ci circonda e di cui noi tutti facciamo parte.
Ignorare persone nel bisogno, che potrebbero trovarsi in stato di
indigenza, può avere gravi conseguenze, non solo a livello individuale, ma anche
a livello di società: questo è il messaggio di Fiori nella poesia Giravi scalzo
per l’università (Picco, p. 10, 2025), in cui uno studente uccide dei compagni
di studio che lo snobbavano e deridevano a causa delle sue evidenti
ristrettezze economiche e finanziarie.
Certamente ogni persona è responsabile delle proprie azioni, ma la domanda
che dovremmo farci noi tutti è: in certe situazioni quanto saremo stati
responsabili di tali scelte e comportamenti scellerati e del risultato
drammatico che ne sarà scaturito? Fino a che punto vi avremo contribuito? Siamo
sicuri che non avremmo potuto evitarlo, magari tendendo una mano e
contribuendo, ciascuno a proprio modo e in base alle proprie possibilità, ad
aiutare chi era nel bisogno e si sentiva alienato, perduto, snobbato e deriso?
Queste sono le domande che, in maniera alquanto velata, Fiori Picco cerca
di sollecitare nel lettore.
Grazie alla sua particolare sensibilità ed empatia, la precarietà di certe
esistenze che passano completamente ignorate dalla società è un aspetto che l’autrice
sottolinea in quest’opera letteraria, prendendo spunto da varie situazioni che,
solo apparentemente, sembrano non avere nulla in comune.
Un esempio è quello di un uomo che ha lasciato il suo precedente lavoro in
miniera ed è diventato portinaio di un palazzo.
Pur continuando a vivere una vita precaria in un ambiente “scomodo e
stretto”, può reputarsi, paradossalmente, fortunato perché, malgrado la
situazione non sia delle migliori, quantomeno vede la luce del sole. (Il
posto meritato, p. 32)
Alle avversità individuali e sociali si aggiungono quelle familiari, tra
cui la triste realtà delle nuore che, venendo maltrattate dalle suocere, si
rendono invisibili per evitare problemi e trascorrono la vita matrimoniale
segregate in una stanza. (p. 12)
Tali circostanze spingono alla riflessione: giovani donne cinesi condannate
ad una vita vissuta in isolamento, con mariti, di fatto, inesistenti.
Il principio è universale e può essere applicato a tutte le etnie e
culture, senza distinzioni di sorta.
Un’altra tragica realtà menzionata nell’opera è quella dei “Figli rubati”
(p. 14), ossia dei bambini la cui scomparsa non è mai stata denunciata, poiché
le loro madri hanno violato la legge di “programmazione forzata” (p. 14)
imposta dalle autorità governative per limitare il numero delle nascite.
Bambini che spariscono nei “botoli segreti” (p. 14), di fatto, sotto gli
occhi di tutti, di una società ‘in tutt’altre faccende affaccendata’ che sembra
non avere tempo né di prestare attenzione ai più deboli, a quelli che, più di
tutti, dovrebbero essere protetti e difesi.
La vendita dei minori ai monaci è un’altra piaga che forse pochi occidentali
conoscono. Si tratta di una pratica con cui alle madri viene garantito uno
stipendio a vita in cambio della vendita del proprio bambino. A quest’ultimo verrà negata un’infanzia
felice e lo stesso amore del genitore, ma, al contrario, si ritroverà, sin
dalla più tenera età, a svolgere i lavori più umili in monasteri lontani e
sperduti. (Madre oziosa, p. 17)
La poesia, in questo caso, fa riferimento alla vendita di un bambino a dei
monaci, ma il problema è molto più esteso e, ancora una volta, applicabile a
molte altre situazioni presenti, paradossalmente, anche e soprattutto nei Paesi
occidentali.
Una dedica alle nonnine dai piedi fasciati, usanza a cui il governo
socialista cinese ha posto, per fortuna, fine lo scorso secolo, non poteva
mancare. Fiori lo fa con versi poetici
molto delicati, ma al tempo stesso ricordano a noi tutti una drammatica realtà:
quella a cui, per centinaia di anni, le donne cinesi sono state sottoposte
forzatamente dalle proprie madri nella speranza che, così facendo, contraessero
matrimoni con uomini ricchi, assicurandosi una vita agiata. (Scarpette di
fata, p. 19)
L’usanza dei matrimoni concordati tra studentesse e contadini è un altro
aspetto che fa riflettere su tradizioni che, benché scrupolosamente osservate,
conducono, purtroppo e nella stragrande maggioranza dei casi, al fallimento, a
una vita infelice e di risentimento a causa delle “ali tarpate dalla storia”. (La mia lavatrice, pp. 22, 23)
L’abuso sulle donne è, triste a dirsi, una costante di tutte le società,
così come lo sono quelli sui bambini e sugli anziani. Di fronte a tanta
violenza e crudeltà, non rimane che fuggire e questo è ciò che dovrebbero fare
tutte le donne che, purtroppo, si trovano a vivere in condizioni simili.
Bisogna fuggire: prima che sia troppo tardi. (Chiedere aiuto, p. 31)
Malgrado al mondo ci sia tanta sofferenza, spesso causata dagli stessi esseri
umani e da atteggiamenti e comportamenti che riflettono desideri egoistici e
mancanza di rispetto e considerazione per gli altri, chiunque essi siano, l’Amore,
è, di fatto, il tema centrale di questa antologia poetica.
Non si tratta necessariamente di quello romantico, ma piuttosto di quello
incondizionato: l’amore Agape, quel sentimento puro che unisce due anime che si
riconoscono e si sintonizzano, quella forza motrice che spinge a fare il bene
ed è l’unica che possa dare un senso
alla nostra Vita. Questo potrebbe essere, ad esempio, il caso di un’amica, una
persona con cui abbiamo un legame affettivo intenso, molto simile a quello che
potremmo avere con una sorella o con un altro membro della nostra famiglia e
che arricchisce la nostra Vita. (Sorella karmica, p. 25)
La possibilità di fare il bene e soffrire per il dolore degli altri è, o
quantomeno dovrebbe essere, insita in ogni essere umano e, spesso nei momenti
più tragici, fa capolino. Questa è la sensazione che molte persone potrebbero
aver avuto, ricordando, come fa Fiori, il bambino morto seppellito dalle
macerie in seguito al crollo di una scuola primaria di Sichuan (Manina
impolverata, p. 26) o la donna che ha salvato “un fagottino che strillava nel
bidone dei rifiuti”, portandolo a casa e dicendo a tutti che era il suo bambino.
(Questione di stima, p. 43)
A situazioni di questo tipo, che ci fanno confidare che non tutto sia
perduto ma che, piuttosto, ci sia ancora speranza per l’umanità, si
contrappongono circostanze diametralmente opposte che evidenziano la perdita di
valori etici e morali sin dalla più giovane età per inseguire l’inutile
miraggio di una vita agiata e persino lussuosa, costi quel che costi.
Siamo tutti di passaggio in terra di
frontiera è un’opera in versi con cui l’autrice, partendo da eventi
vissuti in prima persona o di cui è stata testimone in Cina o di cui comunque è
venuta a conoscenza, raggiunge un duplice obiettivo: in primo luogo percorre un
viaggio introspettivo con cui, attraverso i ricordi, analizza come e fino a che
punto tali esperienze l’abbiano segnata, fatta crescere, maturare e sviluppare
una maggiore autoconsapevolezza del suo essere nel Mondo, quindi dei suoi
valori e ideali più profondi.
In secondo luogo, proprio attraverso i ricordi e le conseguenti analisi di
tali eventi, Fiori incoraggia il lettore alla riflessione, alla presa di
coscienza di certe realtà. Lo invita, in maniera tanto velata quanto incisiva,
all’azione, a operare il bene verso tutti e a diventare parte integrante di ciò
che noi tutti auspichiamo: un Grande e Profondo Cambiamento, un Risveglio
Spirituale che si adoperi per la creazione di un Mondo Migliore.
Siamo tutti fratelli e sorelle a prescindere dalle nostre caratteristiche
somatiche. Ciò che ci accomuna è la nostra umanità fatta di gioie e dolori, di
alti e bassi improvvisi e inaspettati, di perdite e nuovi incontri che fanno
parte del Cambiamento, l’unica vera costante della Vita.
Una lettura semplice, molto piacevole e altrettanto profonda che consiglio
a tutti.
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