Tuesday, April 7, 2026

“Siamo tutti di passaggio in terra di frontiera” - Recensione di Maria Teresa De Donato

 

“Siamo tutti di passaggio in terra di frontiera”

Antologia poetica di Fiori Picco

 

Recensione di Maria Teresa De Donato



 

Dopo i romanzi Giada Rossa – Una vita per la libertà, YAO e Il Circolo delle Donne Farfalla – Mugao e Bhaktu, Fiori Picco ci presenta questa sua opera letteraria in versi, Siamo tutti di passaggio in terra di frontiera.

Se nei suoi romanzi il lettore aveva familiarizzato con alcuni usi, costumi e tradizioni cinesi e con la stessa Giada Rossa, il giovane Yan Sen di etnia Yao, le nonnine Duna, Puma, Cina e Grisa di etnia Dulong e altri personaggi che rivestono ruoli importanti nelle rispettive storie, quest’antologia poetica offre all’autrice la possibilità di proseguire il suo viaggio introspettivo e di testimonianza.  Fiori lo fa andando a scavare tra i ricordi e le esperienze avute in Cina e soprattutto nello Yunnan, Provincia in cui è vissuta otto anni, che l’ha formata, ispirata e a cui rimane fortemente legata.

Esperienze vissute personalmente o di cui è stata testimone, riflessioni fatte su eventi in cui si è imbattuta o di cui è venuta, in un modo o nell’altro, a sapere, affiorano nella sua vivida mente e vengono rese in versi poetici.  Le tematiche che emergono sono di vario tipo e abbracciano, di fatto, la sfera dell’umana esistenza a 360°. 

Questo offre al lettore l’opportunità non solo di venire a conoscenza di determinate realtà, ma anche di confrontarsi con esse e di riflettere su aspetti e situazioni, conosciute, o del tutto sconosciute, che tuttavia appartengono al mondo in cui viviamo. 

Questo è, in fondo, il senso, lo spirito e il fine stesso del titolo e del contenuto di quest’opera:

“Siamo tutti di passaggio in terra di frontiera”

 

Sì, siamo tutti nella stessa barca.  Dobbiamo confrontarci con gli stessi problemi, con le nostre stesse passioni, i nostri talenti, i nostri sentimenti, le nostre emozioni, le nostre paure e persino con le nostre più gravi mancanze, o quantomeno con quelle della società che ci circonda e di cui noi tutti facciamo parte.

Ignorare persone nel bisogno, che potrebbero trovarsi in stato di indigenza, può avere gravi conseguenze, non solo a livello individuale, ma anche a livello di società: questo è il messaggio di Fiori nella poesia Giravi scalzo per l’università (Picco, p. 10, 2025), in cui uno studente uccide dei compagni di studio che lo snobbavano e deridevano a causa delle sue evidenti ristrettezze economiche e finanziarie.

Certamente ogni persona è responsabile delle proprie azioni, ma la domanda che dovremmo farci noi tutti è: in certe situazioni quanto saremo stati responsabili di tali scelte e comportamenti scellerati e del risultato drammatico che ne sarà scaturito? Fino a che punto vi avremo contribuito? Siamo sicuri che non avremmo potuto evitarlo, magari tendendo una mano e contribuendo, ciascuno a proprio modo e in base alle proprie possibilità, ad aiutare chi era nel bisogno e si sentiva alienato, perduto, snobbato e deriso?

Queste sono le domande che, in maniera alquanto velata, Fiori Picco cerca di sollecitare nel lettore.

Grazie alla sua particolare sensibilità ed empatia, la precarietà di certe esistenze che passano completamente ignorate dalla società è un aspetto che l’autrice sottolinea in quest’opera letteraria, prendendo spunto da varie situazioni che, solo apparentemente, sembrano non avere nulla in comune.

Un esempio è quello di un uomo che ha lasciato il suo precedente lavoro in miniera ed è diventato portinaio di un palazzo.  Pur continuando a vivere una vita precaria in un ambiente “scomodo e stretto”, può reputarsi, paradossalmente, fortunato perché, malgrado la situazione non sia delle migliori, quantomeno vede la luce del sole. (Il posto meritato, p. 32)

Alle avversità individuali e sociali si aggiungono quelle familiari, tra cui la triste realtà delle nuore che, venendo maltrattate dalle suocere, si rendono invisibili per evitare problemi e trascorrono la vita matrimoniale segregate in una stanza. (p. 12)

Tali circostanze spingono alla riflessione: giovani donne cinesi condannate ad una vita vissuta in isolamento, con mariti, di fatto, inesistenti.

Il principio è universale e può essere applicato a tutte le etnie e culture, senza distinzioni di sorta.

Un’altra tragica realtà menzionata nell’opera è quella dei “Figli rubati” (p. 14), ossia dei bambini la cui scomparsa non è mai stata denunciata, poiché le loro madri hanno violato la legge di “programmazione forzata” (p. 14) imposta dalle autorità governative per limitare il numero delle nascite.       

Bambini che spariscono nei “botoli segreti” (p. 14), di fatto, sotto gli occhi di tutti, di una società ‘in tutt’altre faccende affaccendata’ che sembra non avere tempo né di prestare attenzione ai più deboli, a quelli che, più di tutti, dovrebbero essere protetti e difesi.

La vendita dei minori ai monaci è un’altra piaga che forse pochi occidentali conoscono. Si tratta di una pratica con cui alle madri viene garantito uno stipendio a vita in cambio della vendita del proprio bambino.  A quest’ultimo verrà negata un’infanzia felice e lo stesso amore del genitore, ma, al contrario, si ritroverà, sin dalla più tenera età, a svolgere i lavori più umili in monasteri lontani e sperduti. (Madre oziosa, p. 17)

La poesia, in questo caso, fa riferimento alla vendita di un bambino a dei monaci, ma il problema è molto più esteso e, ancora una volta, applicabile a molte altre situazioni presenti, paradossalmente, anche e soprattutto nei Paesi occidentali.

Una dedica alle nonnine dai piedi fasciati, usanza a cui il governo socialista cinese ha posto, per fortuna, fine lo scorso secolo, non poteva mancare.  Fiori lo fa con versi poetici molto delicati, ma al tempo stesso ricordano a noi tutti una drammatica realtà: quella a cui, per centinaia di anni, le donne cinesi sono state sottoposte forzatamente dalle proprie madri nella speranza che, così facendo, contraessero matrimoni con uomini ricchi, assicurandosi una vita agiata. (Scarpette di fata, p. 19)

L’usanza dei matrimoni concordati tra studentesse e contadini è un altro aspetto che fa riflettere su tradizioni che, benché scrupolosamente osservate, conducono, purtroppo e nella stragrande maggioranza dei casi, al fallimento, a una vita infelice e di risentimento a causa delle “ali tarpate dalla storia”.   (La mia lavatrice, pp. 22, 23)

L’abuso sulle donne è, triste a dirsi, una costante di tutte le società, così come lo sono quelli sui bambini e sugli anziani. Di fronte a tanta violenza e crudeltà, non rimane che fuggire e questo è ciò che dovrebbero fare tutte le donne che, purtroppo, si trovano a vivere in condizioni simili. Bisogna fuggire: prima che sia troppo tardi. (Chiedere aiuto, p. 31)

Malgrado al mondo ci sia tanta sofferenza, spesso causata dagli stessi esseri umani e da atteggiamenti e comportamenti che riflettono desideri egoistici e mancanza di rispetto e considerazione per gli altri, chiunque essi siano, l’Amore, è, di fatto, il tema centrale di questa antologia poetica.

Non si tratta necessariamente di quello romantico, ma piuttosto di quello incondizionato: l’amore Agape, quel sentimento puro che unisce due anime che si riconoscono e si sintonizzano, quella forza motrice che spinge a fare il bene ed è  l’unica che possa dare un senso alla nostra Vita. Questo potrebbe essere, ad esempio, il caso di un’amica, una persona con cui abbiamo un legame affettivo intenso, molto simile a quello che potremmo avere con una sorella o con un altro membro della nostra famiglia e che arricchisce la nostra Vita. (Sorella karmica, p. 25)

La possibilità di fare il bene e soffrire per il dolore degli altri è, o quantomeno dovrebbe essere, insita in ogni essere umano e, spesso nei momenti più tragici, fa capolino. Questa è la sensazione che molte persone potrebbero aver avuto, ricordando, come fa Fiori, il bambino morto seppellito dalle macerie in seguito al crollo di una scuola primaria di Sichuan (Manina impolverata, p. 26) o la donna che ha salvato “un fagottino che strillava nel bidone dei rifiuti”, portandolo a casa e dicendo a tutti che era il suo bambino. (Questione di stima, p. 43)

A situazioni di questo tipo, che ci fanno confidare che non tutto sia perduto ma che, piuttosto, ci sia ancora speranza per l’umanità, si contrappongono circostanze diametralmente opposte che evidenziano la perdita di valori etici e morali sin dalla più giovane età per inseguire l’inutile miraggio di una vita agiata e persino lussuosa, costi quel che costi.  

Siamo tutti di passaggio in terra di frontiera è un’opera in versi con cui l’autrice, partendo da eventi vissuti in prima persona o di cui è stata testimone in Cina o di cui comunque è venuta a conoscenza, raggiunge un duplice obiettivo: in primo luogo percorre un viaggio introspettivo con cui, attraverso i ricordi, analizza come e fino a che punto tali esperienze l’abbiano segnata, fatta crescere, maturare e sviluppare una maggiore autoconsapevolezza del suo essere nel Mondo, quindi dei suoi valori e ideali più profondi.

In secondo luogo, proprio attraverso i ricordi e le conseguenti analisi di tali eventi, Fiori incoraggia il lettore alla riflessione, alla presa di coscienza di certe realtà. Lo invita, in maniera tanto velata quanto incisiva, all’azione, a operare il bene verso tutti e a diventare parte integrante di ciò che noi tutti auspichiamo: un Grande e Profondo Cambiamento, un Risveglio Spirituale che si adoperi per la creazione di un Mondo Migliore.  

Siamo tutti fratelli e sorelle a prescindere dalle nostre caratteristiche somatiche. Ciò che ci accomuna è la nostra umanità fatta di gioie e dolori, di alti e bassi improvvisi e inaspettati, di perdite e nuovi incontri che fanno parte del Cambiamento, l’unica vera costante della Vita.

Una lettura semplice, molto piacevole e altrettanto profonda che consiglio a tutti.