Thursday, April 23, 2026

GET REAL! Uno sguardo alla Fast Fashion Book - con Maria Teresa De Donato ed Elisa Rubini

 

GET REAL!

(Confrontati con la realtà!)

Uno sguardo alla Fast Fashion Book

 

Brainstorming tra Maria Teresa De Donato ed Elisa Rubini

 

 


 

Oggi la collega Elisa Rubini e io abbiamo pensato di proporvi un argomento di cui si sente parlare da tempo, ossia la Fast Fashion Book.  Nel farlo, considereremo ed esamineremo alcuni aspetti e le loro conseguenti implicazioni, che possono farcela approvare o disapprovare, spiegandone anche i perché.

 

MTDD: Elisa, andiamo subito al punto. Cosa ne pensi della Fast Fashion Book?

ER: La fast fashion book mi fa rabbia perché tratta le parole come scarti, come pezzi di plastica da assemblare in fretta e buttare sul mercato.

 

MTDD: Sono d’accordo con te.  Vogliamo comunque elaborare questo pensiero, spiegando più nel dettaglio ai nostri lettori il perché di questa nostra veduta?

ER: Certamente. Nella Fast Fashion Book non c’è amore, non c’è ascolto, non c’è una vita vera dietro. Solo una corsa cieca a pubblicare, riempire, saturare. E intanto la scrittura, quella vera, quella che nasce quando senti qualcosa che ti morde dentro e chiede spazio, muore soffocata. È come guardare un campo fiorito diventare un parcheggio: tutto appiattito, tutto uniforme, tutto inutile.

 

MTDD: Purtroppo, da decenni viviamo in una società in cui tutto è mercificato e spesso persino privo di valore e di consistenza. Milioni di persone sono in competizione in quella che viene chiamata in inglese la “rat race” (letteralmente ‘la corsa del ratto’), ossia una corsa sfrenata al successo, questo a prescindere da quale sia l’obiettivo da raggiungere. È triste vedere questa realtà applicata anche alla Scrittura, che, nella sua forma più nobile e autentica, dovrebbe essere non solo un mezzo di comunicazione, ma soprattutto una forma d'Arte.

 

ER: Esatto. Il problema non è che questi libri siano brutti. È che non esistono. Sono gusci vuoti, parole cucite insieme senza un’anima che le tenga vive. E quando apri un libro così lo senti subito: ti scivola addosso, non ti tocca, non lascia un segno. Ti fa perdere tempo e non ti restituisce niente. È un abbraccio finto, una carezza senza mano. E io trovo questa cosa violenta, perché la lettura dovrebbe nutrire, non consumare. Dovrebbe aprirti, non svuotarti.

 

MTDD: Personalmente mi sento anni-luce lontana da questi meccanismi che riconosco e da cui, volutamente, sto alla larga.  Credo che un vero artista, e quindi anche un autore che miri a ispirare con le sue pubblicazioni i lettori e a lasciare un segno nella loro vita dovrebbe tenersi lontano dall’abbracciare certe vedute del “business”.

ER: Sono pienamente d’accordo. Infatti il danno più grande questa ‘moda’ lo fa a chi scrive. Perché la fast fashion book ti insegna a non rispettarti. Ti dice: non serve pensare, non serve ascoltarti, non serve scavare, basta produrre. Non importa se non ci sei dentro. Non importa se non ti rappresenta. L’importante è esserci, velocemente. È la trappola più subdola: ti abitua a tradirti, a ignorare la tua verità creativa, a mettere fuori pezzi che non ti appartengono solo per non restare indietro. E quando un autore scrive senza sentire, si spegne lentamente. Si svuota. Si disintegra pagina dopo pagina.

 

MTDD: Quali consigli possiamo dare, quindi, agli amici e colleghi scrittori e ai lettori per incoraggiarli a non cadere in questa trappola?

ER: A entrambi suggerirei di fare molta attenzione per i seguenti motivi:

Ø scegliere cosa scrivere è un atto di sopravvivenza emotiva. È il momento in cui ti siedi con te stessa e dici: no, aspetta, questa storia deve passare per il mio cuore, non per un generatore di idee a caso. È lì che ritrovi la tua voce. Quella che magari non piace a tutti, ma che parla di te, porta il tuo peso, la tua fragilità, la tua furia, la tua tenerezza. La scelta non è un dettaglio tecnico: è identità pura.

 

Ø Scegliere cosa leggere è la stessa confessione di amore verso te stessa. Perché i libri che scegli ti formano, ti cambiano il respiro, ti accompagnano nei giorni in cui non ti senti più nessuno. Non meriti di riempirti di carta morta, di storie senza sangue, di parole messe lì tanto per fare. Meriti pagine che ti prendono per i capelli e ti portano dentro. Meriti frasi che ti aprono una ferita buona. Meriti emozioni che durano anche dopo che il libro è chiuso.

 

La fast fashion book è la resa.

Scegliere, invece, è resistenza. È dire: voglio qualcosa che mi assomigli, che mi parli, che mi cambi.

È pretendere profondità in un mondo che ti offre solo velocità.

È l’unico modo per restare umani mentre tutto intorno si appiattisce e perde sapore.

 

Io questo vedo, quando guardo quel mercato affollato di libri usa-e-getta: vedo persone che meritano molto di più. Autori che potrebbero brillare e invece vengono inghiottiti dalla fretta. Lettori che potrebbero vivere storie enormi e invece vengono sommersi dal rumore.

E mi fa male, perché la scrittura è una cosa sacra, e la lettura è una cosa intima.

Non è un prodotto da smaltire in 20 minuti.

 

Ecco perché è così importante scegliere.

Per difendere la bellezza.

Per difendere la verità.

Per difendere te.

 

MTDD: Grazie, Elisa, per la tua accurata analisi. Ti aspetto presto per trattare con te altre tematiche che, ci auguriamo, possano essere di altrettanto interesse e aiuto ai nostri lettori e alle nostre lettrici.

ER: Grazie, Maria Teresa. Alla prossima, allora!