Saturday, April 4, 2026

Ravi Shankar

  


(Varanasi, 7 aprile 1920 – San Diego, 11 dicembre 2012)


Nato nel 1920 a Benares, la città indiana sacra agli induisti meglio conosciuta come Varanasi, Ravi Shankar proviene da una famiglia benestante e da sempre devota all’arte. Gli Shankar erano, infatti, una famiglia di bramini bengalesi: membri della casta più alta in India, arrivavano dal Bengala, una zona dell’India orientale che ha dato i natali a moltissimi poeti, filosofi e cineasti. Il fratello maggiore è un riconosciuto ballerino e coreografo (lavorò anche con Anna Pavlova) e molto presto Ravi entra a far parte del suo corpo di ballo. Insieme a lui inizia a viaggiare e viene a contatto con l’Europa e l’Occidente, scoprendone il
cinema e la musica classica, ma anche il jazz.

Durante l’adolescenza, però, si avvicina sempre di più al sitar, capendo di volersi dedicare completamente alla musica. Terminati gli studi, iniziano le prime composizioni per balletti e film: in quegli anni scrive colonne sonore per Satyajit Ray, giovane cineasta bengalese che diverrà uno dei più grandi autori cinematografici indiani del Ventesimo secolo. Incide per la casa discografica inglese HMV con filiale in India e la sua musica incomincia a varcare i confini indiani: si esibisce alla Royal Festival Hall in Inghilterra; inizia a insegnare a musicisti jazz americani come John Coltrane (che chiamerà il figlio Ravi in onore del suo grande maestro) e Don Ellis; registra con il violinista americano Yehudi Menuhin e con Philip Glass. E via via, il suo nome incomincia ad essere conosciuto in tutto il mondo come quello di un grande ambasciatore della musica.

Dopo aver contribuito a introdurre nuove sonorità in Revolver, album del 1966 dei
Beatles in cui il sitar compare una delle sue prime volte, Ravi Shankar sembra quasi il candidato perfetto (a metà strada fra guru e portavoce) del movimento hippy, che vedeva nell’India una terra promessa. Per questo motivo viene invitato a partecipare a Festival come quello di Monterey, in California, e nel 1969 a Woodstock, insieme a Jimi Hendrix che, in quell’occasione, incendia la chitarra sul palco. Ravi non si tira certo indietro ma, negli anni successivi, ammetterà che non era proprio il suo mondo e che quello di Jimi Hendrix era stato “il più grande sacrilegio possibile”.

Anche la sua vita privata è stata piuttosto movimentata: tre mogli, molte fidanzate e un numero ancora più elevato di amanti. Lui stesso, nella sua autobiografia Raga Mala. La mia vita, la mia musica ammette che quando vedeva una donna appena piacente se ne innamorava e faceva di tutto per conoscerla, salvo poi pentirsene dato che era fidanzato con altre due o tre o era già sposato. Da una di queste avventure occasionali, quella con l’organizzatrice di concerti Sue Jones, nel 1979 è nata Norah Jones, mai riconosciuta, affermata cantautrice americana.

L’11 dicembre 2012 Ravi Shankar si è spento a 92 anni a San Diego, lasciando una testimonianza straripante così nella vita come nella musica: 6 corde per noi, 18 per lui…

Fu George Harrison, con cui collaborò negli anni settanta, a dargli il nomignolo di Godfather, durante un'intervista ("Ravi Shankar is the Godfather of World Music"). Nel 1961 avvenne la première a Nuova Delhi di Samanya Kshati, balletto di sua composizione e soggetto dello stesso Shankar.

Sinfonia
Nella sua Sinfonia Ravi Shankar esplora questa passione utilizzando gli strumenti tradizionali di una grande orchestra occidentale. Lo schema delle note del sitar viene poi trasmesso agli altri strumenti dell'orchestra.
Il ritmo suonato sulle tabla o sui tamburi viene ripartito tra diversi strumenti orchestrali, come lo xilofono e i corni francesi. Qui Shankar chiede ai suonatori di cantare un tala usando le sillabe dei tamburi indiani (una prima volta per un'orchestra occidentale).

Il sitar e l'orchestra suonano melodie basate su un raga (uno schema o una selezione di note che costituiscono la base di una composizione) ispirate al popolo Banjara dell'India.
Shankar prende anche i tala (cicli ritmici) che normalmente verrebbero eseguiti sulle tabla o sui tamburi e li distribuisce tra diversi strumenti orchestrali, come lo xilofono e i corni francesi.
Il risultato è che sentiamo l'orchestra in un modo nuovo e sorprendente. Fondendo le tradizioni classiche dell'India e dell'Europa, Shankar è riuscito a creare un brano edificante e unico.
Due delle idee chiave della musica classica indostana (raga e tala) si ritrovano nel finale della Sinfonia.


Friday, March 27, 2026

GET REAL! Human and Family Relationships: Starting Again from Childhood - by Maria Teresa De Donato**

 

GET REAL! (FACE REALITY!)

Human and Family Relationships: Starting Again from Childhood

 

by Maria Teresa De Donato**

 


In an age dominated by technology, a frenetic pace, and constant connectivity, there seems to be no room for authentic human relationships and direct interaction.  Yet precisely the absence of these elements is generating a series of increasingly evident social consequences.


The crime news—which overwhelms us every day—testifies that behind episodes of bullying, youth crime, and even murder, often hides a single, painful truth: parents and children no longer communicate. Families are no longer the nucleus of education they once were; the bond has weakened to the point of collapse.

Many parents are absent, distant, or unable to provide guidance. When their children commit serious acts, these adults say things like "We didn't know," "We didn't notice," "We would never have believed..." Words that ring hollow in the face of the victims' suffering.

Yet, parents are responsible for raising their children until they reach adulthood. Leaving them "free rein" doesn't mean granting them freedom; it means abdicating their role. Raising them requires presence, awareness, and setting an example.


From an early age, children grow up with a cell phone in hand, and too often they replicate their parents' behavior, who are also constantly absorbed in screens. Even mealtimes, once a time dedicated to sharing, are now dominated by silence, interrupted only by device notifications. A family reunited, yet separated.

 

Many children thus end up seeking online support, relying on unknown followers, often minors, inexperienced, and unprepared. A painful paradox: unable to count on their parents, they turn to strangers digitally. And parents, once again, are present yet absent.

 

 

Broken families, lonely children


Nursery workers observe this fracture daily. Even before the school opens—at 6:30 a.m.—parents drop their children off to rush to work. Lunches, snacks, afternoons: everything is spent at the nursery.


Only between 4:30 p.m. and 6:30 p.m. does an adult pick them up. At home, there's just enough time for a bath, a quick dinner, and bed.

But how much real time does a parent spend with their child? How much do they invest in relationships, listening, and affection?

It's not just a question of quantity, but above all of quality.

 

A warning from history


The Great Roman Empire, the most extraordinary civilization in history, didn't fall to the enemy: it self-destructed due to moral decadence and the disintegration of the family.

 

When the family collapses, society crumbles.

 

A healthy community is born from healthy, united families capable of offering love, education, and stability.

 

 

Starting from children


It's essential to start from here: from education, from dedicated time, from emotional presence. Let's talk to our children, play with them, read together, tell stories, and, why not, let's have them color, stimulate their creativity, and teach them the basics of reading and writing.

 

Children don't ask for much. Just love, attention, and a listening ear.
If they receive all of this, the change is visible. Indeed, it is.

 



 

GET REAL! Relazioni umane e familiari: Ricominciare dall’infanzia - di Maria Teresa De Donato

 

GET REAL!

(CONFRONTATI CON LA REALTÀ!)

Relazioni umane e familiari: Ricominciare dall’infanzia
 

di Maria Teresa De Donato

 




In un’epoca dominata dalla tecnologia, dai ritmi frenetici e dalla costante connessione, sembra non esserci più spazio per le relazioni umane autentiche e per il contatto diretto. Eppure, proprio l’assenza di questi elementi sta generando una serie di conseguenze sociali sempre più evidenti.

La cronaca nera – che ogni giorno ci travolge, testimonia come dietro episodi di bullismo, criminalità giovanile e persino omicidi, si nasconda spesso un’unica, dolorosa verità: genitori e figli non comunicano più. Le famiglie non sono più il nucleo educativo di un tempo; il legame si è assottigliato, fino a rompersi del tutto.

Molti genitori sono assenti, distanti, incapaci di rappresentare una guida. Quando poi i figli compiono atti gravissimi, questi adulti dichiarano frasi come “Non sapevamo”, “Non ci siamo accorti”, “Non avremmo mai creduto...”. Parole che suonano vuote di fronte alla sofferenza delle vittime.

Eppure, il genitore è responsabile dell’educazione dei figli fino alla maggiore età. Lasciarli “a briglie sciolte” non significa concedere libertà, ma abdicare al proprio ruolo. Educare richiede presenza, consapevolezza, esempio.

Sin dai primi anni i bambini crescono con un telefonino in mano, e troppo spesso replicano il comportamento dei genitori, anch’essi costantemente assorbiti dagli schermi. Persino il momento dei pasti, un tempo dedicato alla condivisione, oggi è dominato dal silenzio interrotto solo dalle notifiche dei dispositivi. Una famiglia riunita, ma separata.

Molti bambini finiscono così per cercare supporto online, affidandosi a follower sconosciuti, spesso minorenni, inesperti e impreparati. Un paradosso doloroso: non potendo contare sui genitori, si rivolgono a estranei nel digitale. E i genitori, ancora una volta, sono presenti-assenti.

 

Famiglie spezzate, bambini soli

Chi lavora negli asili nido osserva quotidianamente questa frattura. Prima ancora dell’apertura – alle 6:30 del mattino – i genitori lasciano i bambini per correre al lavoro. Pranzi, merende, pomeriggi: tutto viene trascorso al nido.

Solo tra le 16:30 e le 18:30 un adulto li recupera. A casa restano giusto il tempo per un bagno, una cena veloce e il letto. Ma quanto tempo reale trascorre un genitore con suo figlio? Quanto investe nella relazione, nell’ascolto, nell’affetto?

La questione non è solo di quantità, ma soprattutto di qualità.

 

Un monito dalla storia

Il Grande Impero Romano, la civiltà più straordinaria della storia, non cadde per mano del nemico: si autodistrusse a causa della decadenza morale e della disgregazione della famiglia.


Quando la famiglia crolla, la società si sgretola.

Una comunità sana nasce da famiglie sane, unite, capaci di offrire amore, educazione, stabilità.

 

Ripartire dai bambini

È fondamentale ripartire da qui: dall’educazione, dal tempo dedicato, dalla presenza emotiva. Parliamo con i nostri figli, giochiamo con loro, leggiamo insieme, raccontiamo storie, e perché no: facciamoli colorare, stimoliamo la creatività e insegniamo loro le prime basi della lettura e della scrittura.

I bambini non chiedono molto. Solo amore, attenzione, ascolto.
E se ricevono tutto questo, il cambiamento si vede. Eccome se si vede.




 

 

SEID ERNST! Menschliche und familiäre Beziehungen: Ein Neuanfang in der Kindheit - von Maria Teresa De Donato**

 

SEID ERNST! (STELLT EUCH DER REALITÄT!)

Menschliche und familiäre Beziehungen: Ein Neuanfang in der Kindheit

 

von Maria Teresa De Donato**

 




In einem Zeitalter, das von Technologie, hektischem Tempo und ständiger Vernetzung geprägt ist, scheint kein Platz mehr für authentische menschliche Beziehungen und direkten Kontakt zu sein. Doch gerade das Fehlen dieser Elemente führt zu einer Reihe immer deutlicher werdender sozialer Folgen.

Die Kriminalnachrichten – die uns täglich überfluten – belegen, dass sich hinter Fällen von Mobbing, Jugendkriminalität und sogar Mord oft eine schmerzhafte Wahrheit verbirgt: Eltern und Kinder kommunizieren nicht mehr miteinander. Familien sind nicht mehr der Mittelpunkt der Erziehung, der sie einst waren; die Bindung hat sich so sehr geschwächt, dass sie fast vollständig zerbrochen ist.

Viele Eltern sind abwesend, distanziert und unfähig, ihren Kindern Orientierung zu geben. Wenn ihre Kinder schwere Straftaten begehen, sagen diese Erwachsenen Dinge wie: „Wir wussten nichts“, „Wir haben es nicht bemerkt“, „Wir hätten es nie geglaubt …“ Worte, die angesichts des Leids der Opfer hohl klingen.

Dabei sind Eltern für die Erziehung ihrer Kinder bis zum Erwachsenenalter verantwortlich. Ihnen „freie Bahn“ zu lassen bedeutet nicht, ihnen Freiheit zu gewähren, sondern ihre Verantwortung aufzugeben. Erziehung erfordert Präsenz, Achtsamkeit und Vorbildfunktion.

Kinder wachsen schon früh mit dem Handy in der Hand auf und ahmen allzu oft das Verhalten ihrer Eltern nach, die ebenfalls ständig in Bildschirme vertieft sind. Selbst die Mahlzeiten, einst eine Zeit des gemeinsamen Essens, sind heute von Stille geprägt, die nur von Benachrichtigungen unterbrochen wird. Eine Familie, wiedervereint und doch getrennt.

Viele Kinder suchen daher online Unterstützung und verlassen sich auf unbekannte, oft minderjährige, unerfahrene und unvorbereitete Follower. Ein schmerzhafter Widerspruch: Da sie sich nicht auf ihre Eltern verlassen können, wenden sie sich digital an Fremde. Und die Eltern sind wieder einmal präsent und doch abwesend.

 

Zerbrochene Familien, einsame Kinder

Erzieherinnen und Erzieher in Kindertagesstätten beobachten diese Zerrissenheit täglich. Schon vor der Öffnung der Kita – um 6:30 Uhr – bringen Eltern ihre Kinder dorthin, um zur Arbeit zu eilen. Mittagessen, Snacks, Nachmittage: Alles findet in der Kita statt.

Erst zwischen 16:30 und 18:30 Uhr werden die Kinder von einem Erwachsenen abgeholt. Zuhause reicht die Zeit gerade so für ein Bad, ein schnelles Abendessen und ab ins Bett.

Aber wie viel Zeit verbringen Eltern wirklich mit ihren Kindern? Wie viel investieren sie in Beziehung, Zuhören und Zuneigung?

Es geht nicht nur um Quantität, sondern vor allem um Qualität.

 

Eine Warnung aus der Geschichte

Das Römische Reich, die wohl außergewöhnlichste Zivilisation der Geschichte, fiel nicht dem Feind zum Opfer: Es zerstörte sich selbst aufgrund des moralischen Verfalls und des Zerfalls der Familie.

Wenn die Familie zerbricht, zerfällt die Gesellschaft.

Eine gesunde Gemeinschaft entsteht aus gesunden, einigten Familien, die Liebe, Bildung und Stabilität bieten können.

 

Bei den Kindern anfangen

Es ist wichtig, hier anzusetzen: bei der Bildung, bei der bewussten Zeit mit den Kindern, bei der emotionalen Präsenz. Sprechen wir mit unseren Kindern, spielen wir mit ihnen, lesen wir gemeinsam, erzählen wir Geschichten und warum nicht: Lassen wir sie malen, fördern wir ihre Kreativität und bringen wir ihnen die Grundlagen des Lesens und Schreibens bei.

Kinder verlangen nicht viel. Nur Liebe, Aufmerksamkeit und ein offenes Ohr.

Und wenn sie all das erhalten, wird die Veränderung sichtbar. Ja, das ist sie.




Monday, March 23, 2026

Ozean der Sinne Ein Roman für alle, die sich neu erfinden. Herausgegeben von Elisa Rubini.

 

Ozean der Sinne von Maria Teresa De Donato:

Ein Roman für alle, die sich neu erfinden.

 

Herausgegeben von Elisa Rubini.

 



Es gibt Momente im Leben, in denen Erinnerungen weder Zuflucht noch Hindernis bieten: Sie werden zu einem stummen Tribunal, das uns auffordert, zu verstehen, wer wir wirklich geworden sind. „Ozean der Sinne“ von Maria Teresa De Donato entsteht genau in dieser Lücke, in der die Vergangenheit nicht länger ein bloßes Archiv ist, sondern eine lebendige Kraft, die das wiederbeleben kann, was wir für immer beendet hielten.

Die Protagonistin lässt während einer scheinbar gewöhnlichen Autofahrt ihr Leben nicht Revue passieren: Sie erlebt es neu. Die Fragmente kehren mit fast körperlicher Dringlichkeit zurück, fünfzig Jahre verwoben zu einem einzigen Erzählfaden, der keine Ruhe lässt. Doch was auffällt, ist nicht die Erinnerung selbst, sondern der Wunsch zu verstehen. Nach einer Reihe emotionaler Schocks und plötzlicher Veränderungen stellt die Frau ihre eigenen Entscheidungen, ihre Versäumnisse und sogar ihre verborgensten Wünsche auf den Prüfstand.

Die dabei zum Vorschein kommende Erotik ist kein bloßes Beiwerk. Es ist nicht einmal Obszönität, die sich als „Literatur“ tarnt. Es ist die authentischste Spur einer Seele, die versucht, wieder zu fühlen. Eine Sinnlichkeit, die nicht den Körper betrifft, sondern das Erwachen des Bewusstseins. Es ist Eros als Sprache der Rückkehr zu sich selbst, als Kraft, die das Zerbrochene wieder heilt.

In diesem Sinne wird „Ozean der Sinne“ zu einer kostbaren Lektüre für alle, die sich im Wandel befinden. Kein Roman zum Verschlingen, sondern einer, der begleitet, der einen Seite für Seite atmen lässt, der eine einfache und zugleich ungemein schwierige Wahrheit offenbart: Jede Wiedergeburt entsteht durch den Mut, zurückzublicken, ohne wegzulaufen.

Maria Teresa De Donato erzählt eine Geschichte, die nicht tröstet, nicht beschönigt, nicht versüßt. Sie lädt ein. Und in ihrer Erzählstimme spüren wir die Dringlichkeit zu sagen, dass das Leben, selbst wenn es erschöpft scheint, immer noch eine unerwartete Überraschung bereithält. Ein Tor, das sich öffnet, wenn wir es am wenigsten erwarten, genau in dem Moment, in dem wir aufgehört haben, auf etwas zu warten.

„Ozean der Sinne“ ist dieses Tor.

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Oceano di Sensi: Un romanzo che parla a chi sta rinascendo. A cura di Elisa Rubini

 

Oceano di Sensi di Maria Teresa De Donato:

Un romanzo che parla a chi sta rinascendo.

 

A cura di Elisa Rubini

 




C’è un momento nella vita in cui i ricordi non sono più un rifugio e nemmeno un ostacolo: diventano un tribunale silenzioso che ci chiede di capire chi siamo diventati davvero. Oceano di Sensi di Maria Teresa De Donato nasce esattamente in quel varco, lì dove il passato non è più un semplice archivio ma una forza viva, capace di rimettere in moto ciò che credevamo fermo per sempre.

La protagonista, durante un viaggio in macchina apparentemente ordinario, non ripercorre la sua vita: la rivive. I frammenti ritornano con un’urgenza quasi fisica, cinquant’anni che si stringono in un unico filo narrativo che non concede respiro. Ma ciò che colpisce non è il ricordo in sé: è la volontà di capire. Dopo una serie di scosse emotive e cambiamenti improvvisi, la donna mette sotto processo le proprie scelte, le proprie omissioni e perfino i propri desideri più nascosti.

L’erotismo che emerge non è un ornamento. Non è nemmeno un’oscenità mascherata da “letteratura”. È la traccia più autentica di un’anima che tenta di tornare a sentire. Una sensualità che non riguarda il corpo, ma il risveglio della consapevolezza. È l’eros come linguaggio del ritorno a se stessi, come forza che riconcilia ciò che la vita ha spezzato.

In questo senso, Oceano di Sensi diventa una lettura preziosa per chi si trova in una fase di passaggio. Non un romanzo da consumare, ma un romanzo che accompagna, che si lascia respirare pagina dopo pagina, che suggerisce una verità semplice e difficilissima: ogni rinascita passa attraverso il coraggio di guardare indietro senza fuggire.

Maria Teresa De Donato costruisce una storia che non consola, non decora, non addolcisce. Invita. E nella sua voce narrativa si percepisce l’urgenza di dire che la vita, anche quando sembra esaurita, ha sempre un margine inatteso di sorpresa. Un varco che si apre quando meno ce lo aspettiamo, proprio nel momento in cui avevamo smesso di attendere qualcosa.

Oceano di Sensi è quel varco.

 

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Ocean of Senses: A novel that speaks to those who are being reborn. Edited by Elisa Rubini

 

Ocean of Senses by Maria Teresa De Donato:
 
A novel that speaks to those who are being reborn.
 

Edited by Elisa Rubini

 


 

 

There comes a moment in life when memories are no longer a refuge or even an obstacle; they become a silent tribunal that demands our understanding of who we have truly become. Ocean of Senses by Maria Teresa De Donato is born precisely in that gap, where the past is no longer a simple archive but a living force, capable of restarting what we thought had stopped forever.


The protagonist, during a seemingly ordinary car ride, doesn't retrace her life: she relives it. The fragments return with an almost physical urgency, fifty years strung together in a single narrative thread that allows no respite. But what is striking is not the memory itself: it's the desire to understand. After a series of emotional shocks and sudden changes, the woman puts her own choices, her omissions, and even her most hidden desires on trial.


The eroticism that emerges is not an ornament. It's not even obscenity disguised as "literature." It's the most authentic trace of a soul trying to feel again. A sensuality that doesn't concern the body, but the awakening of awareness. It's eros as the language of returning to oneself, as a force that reconciles what life has shattered.
In this sense, Ocean of Senses becomes a precious read for those in transition. Not a novel to be consumed, but a novel that accompanies, that lets you breathe page after page, that suggests a simple and extremely difficult truth: every rebirth comes through the courage to look back without running away.


Maria Teresa De Donato constructs a story that doesn't console, doesn't decorate, doesn't sweeten. It invites. And in her narrative voice, we perceive the urgency to say that life, even when it seems over, always has an unexpected margin of surprise. A gateway that opens when we least expect it, precisely at the moment we stop waiting for something.

Ocean of Senses is that gateway.


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