Il fascino dei personaggi imperfetti
Gatsby e le sue contraddizioni
di Elisa Rubini
Ci sono storie che
ci restano incollate, perché sanno parlare alla parte più fragile di noi Forse
perché nelle loro imperfezioni vediamo noi stessi . E se c’è un personaggio che
incarna meglio questa fragilità è Jay Gatsby.
Gatsby è il simbolo di quanto si possa essere belli e
tragici allo stesso tempo.
Gatsby e le sue
contraddizioni
Jay Gatsby è
l’uomo che tutti guardano, ma che nessuno davvero conoscere. La sua villa
scintillante, le feste che riempiono le notti d’estate, la sua eleganza che
incanta. Tutto sembra perfetto, eppure sotto la superficie c’è un ragazzo
spaventato, che non ha mai smesso di sentirsi inadeguato.
Non si chiama
neanche davvero Gatsby. Il suo vero nome è James Gatz, e questo dettaglio basta
a raccontare quanto abbia lottato per reinventarsi. Non sopportava la povertà,
il senso di piccolezza, la mediocrità. E così ha distrutto tutto quello che era
per costruire una nuova versione di sé. Ricco, affascinante, rispettato. Ma
anche solo, disperatamente solo.
La sua
contraddizione più grande è forse quella che riguarda Daisy. Lei è il motivo
per cui lui è diventato quello che è. Tutto, dalle feste ai vestiti, dalle luci
alla ricchezza, è pensato per attirarla di nuovo nella sua vita. Ma quello che
Gatsby insegue non è davvero Daisy: è il passato che non può più tornare
Eppure,
non posso condannarlo per questo. Chi di noi non si è mai aggrappato a un
ricordo, a un se fosse stato?
In mezzo a un mondo cinico e corrotto, lui
resta un sognatore. È pronto a sacrificarsi per l’idea di amore che porta nel
cuore, anche se gli costa tutto.
Questa miscela di
grandezza e fragilità lo rende vivo umano e come tutti noi…
Cosa
ci insegnano queste crepe
Gatsby Ci insegna
che non siamo definiti da quello che
siamo ma anche da quello che siamo capaci a lasciare andare.
Ci ricorda che a
volte le illusioni ci fanno andare avanti. Anche se fanno male, anche se
sappiamo che non diventeranno mai realtà, ci aiutano a sopportare il peso delle
giornate. E questo non è un difetto. È il modo in cui sopravviviamo.
Ci mostra come restare aggrappati al passato
può renderci “malati” . Gatsby è
prigioniero di un sogno che non esiste più. Non riesce a vedere le possibilità
che ha davanti, perché è ossessionato da quello che ha perso.
Nonostante questo,
non riesco a smettere di non comprenderlo. A chi non è mai capitato di perdersi
nel passato.. Perché in lui vedo quella parte di me che non si arrende, che
continua a credere nell’impossibile, che rifiuta di lasciarsi indurire dal
mondo.
Forse è per questo
che la sua storia è così universale. In fondo, ognuno di noi ha sogno, un amore, un ricordo che non riusciamo
a lasciar andare.
E alla fine,
quello che ci insegna davvero: che le crepe non ci rendono deboli, ma ci
rendono umani. Che non importa quante volte cadiamo, conta solo che troviamo il
coraggio di rialzarci e continuare a tendere la mano verso quella luce, anche
se sembra irraggiungibile