Monday, June 2, 2025

Anna Valente tra fantasia e introspezione - Intervista di Maria Teresa De Donato

 

Anna Valente tra fantasia e introspezione

Intervista di Maria Teresa De Donato

 



Amici carissimi,

oggi è qui con noi una cara amica e collega Autrice, Anna Valente, meglio conosciuta su Facebook come “Lullaby Anna Valente”.

Anna è una napoletana verace, nata nel mese di dicembre, mese che, per sua stessa ammissione, adora “per la sua magia e non solo per il Natale, ma per tutto il mistero che porta in sé.”

Anna è, inoltre, una persona autentica, molto generosa e altruista ed è un immenso piacere e un onore per me averla conosciuta e poterla considerare non solo collega ma anche amica.

Ciò premesso, andiamo a conoscerla meglio e ad approfondire alcuni aspetti della sua persona e della sua produzione letteraria.

Buona lettura!

 




MTDD: Ciao Anna e benvenuta in questo mio Blog e Salotto Culturale Virtuale. È un piacere averti mia ospite.

AV: Buonasera a Te Maria Teresa, un vero piacere ed un onore esserci. Grazie per l’invito. Grazie a tutti quelli che ci leggeranno.

 

MTDD: Anna, iniziamo con il presentarci.

Cosa vuoi raccontare di te stessa ai nostri lettori?

AV: Allora, sono nata a Napoli, nel mese di dicembre del 1969, mese che amo perché magico, mistico e misterioso. Sono sposata con Giorgio dal 1991, ho due figli Domenico (Niko) che è un archeologo e Raffaela (Dafne) che è un Interior Designer. In più ho un figlio pelosetto, un gatto nero di nome Zoro.

I miei figli sono la mia più grande gioia, perchè hanno realizzato i loro sogni ed io li ammiro, perché nonostante gli ostacoli non si sono arresi mai.

Amo il mare, soprattutto d’inverno, che è il mio migliore amico e fonte di ispirazione insieme alla musica. Sono una perita commerciale ma adoro le materie umanistiche. Mi piace tutto ciò che è mistero e anche tutto ciò che non si vede ma si percepisce. Collaboro come staff con la CE Atile con cui ho pubblicato i miei tre libri. Spesso la mia cara amica che io chiamo mia mecenate, Milena Bonvissuto, mi invita alle sue live, dove si parla di libri, cultura e non solo. Ultimamente ho collaborato anche con Andrea Ansevini nei suoi salotti come ospite o come giudice; Andrea è una persona speciale. Adoro leggere e recensire la maggior parte dei libri che acquisto di mio o che qualche amico mi dona. Scrivere è la mia terapia, mi aiuta a raccontare i mondi che sono dentro di me, quei mondi che non hanno voce ma tante cose da raccontare ed infine credo che scrivere mi ha fatto mettere a nudo l’anima, quella stessa anima che spesso si nascondeva per non farsi notare.

 

MTDD: Prima di avventurarci nella considerazione dei tuoi libri e dei temi che tratti in essi, perché non ci parli un po’ “della magia del Natale a Napoli e del mistero che porta in sé” cui hai fatto riferimento nella tua biografia? 

AV: Il Natale a Napoli, bisogna viverlo per comprenderlo, tra i vicoletti della mia città, soprattutto a San Gregorio Armeno dove le botteghe sono ricche di presepi, pastori e tanti accessori che i napoletani adorano acquistare per addobbare i presepi, ma attenzione non è una moda, questa è tradizione. Il presepio ha una storia che chi lo fa, deve conoscere. Amo tutto questo ma vi dico la verità, non guardatemi male o storcete il naso, io del Natale adoro l’albero. Sì, l’albero che mi ricorda le origini pagane, dei sempreverdi e del simbolo di rinascita e del solstizio d’inverno. Da buona Napoletana riconosco la grande importanza del presepio per la maggior parte dei miei concittadini, ma da brava strega (ahahah) so benissimo cosa c’è dietro la magia di quei giorni.

Comunque ritornando a Napoli e al Natale, tutta la zona del centro storico rende quei giorni ricchi di magia, colori, luci, profumi, dalle noccioline caramellate alle caldarroste (per chi non le conosce sono le castagne al fuoco). Come vi dicevo il presepio è un rito, ogni giorno si inserisce un personaggio o un accessorio: dal ruscello dove scorre acqua vera (tramite un meccanismo) al pastore che pascola le pecore, alle botteghe in miniatura che nel loro interno, anche se finte, sono provviste di tutto. Nel tempo si è presa l’abitudine di inserire sul presepe personaggi famosi dai giocatori di pallone, ai politici, cantanti, sportici ecc, cosa che sinceramente non mi piace, poiché cade nel cattivo gusto del commerciale, anche se a dire il vero le statuine che rappresentano i vari personaggi, riproducono questi in modo eccelso. Da non dimenticare le sfogliatelle calde che sono servite a qualsiasi ora, ma il problema grande è riuscire a divincolarsi dal fiume di folla che vi trascina tra quelle strade in quei giorni, e soprattutto trovare poi il modo di rimettersi in cammino.

Il Natale a Napoli è un pellegrinaggio di napoletani ma anche di turisti che nel caos si godono la magia del Natale.

 

MTDD: Come nasce il tuo amore per la scrittura, quando hai iniziato a scrivere e perché?

AV: La scrittura, come dicevo prima, è la mia terapia: ho sempre parlato poco, quindi scrivere è sempre stato il mio modo di comunicare con gli altri, ma anche con me stessa, per esorcizzare le paure o per prendere coscienza di ciò che ero capace di dire.

Il primo libro Dormimondo l’ho scritto e pubblicato 16 anni fa sotto esortazione dei miei figli, lo stesso libro poi è stato ripubblicato a febbraio del 2024 dalla CE con cui collaboro attualmente. Posso affermare che gli ha dato la giusta visibilità che meritava. Poi nel 2022 ho pubblicato Risveglio, libro introspettivo che nasce durante la pandemia per il bisogno di riempire quei giorni bui. Ma nel frattempo nella mia vita, da quando la mia mano sinistra ha lasciato il compito di usare spesso la penna a quella destra, ho sempre scritto: tanti quaderni, diari nei miei cassetti colmi di storie, racconti e poesie, il mio mondo, la mia vita tutta nell’inchiostro che si è fermato su carta.

 

MTDD: Quale ruolo svolgono Napoli e la tua napoletanità nei tuoi scritti?

AV: Anche se non cito quasi mai le città nei miei racconti, Napoli è lì tra le righe, tangibile dalla descrizione di un luogo, di una emozione, di una musica, di un parlare. Napoli è nelle mie vene. Come dico sempre non c’è sangue dentro esse ma sale e lava. La napoletanità forse non è nei miei modi di fare, ma è nel mio essere cordiale e come dicono spesso nell’amore, nel pathos, nell’agape che racconto. Sono napoletana, sono Napoli, non sono gli stereotipi di questi, ma sono l’amore per la cultura, per l’arte, la musica, il mare e il mistero.

 

MTDD: Molti anni fa hai pubblicato il tuo primo libro Dormimondo di cui nel 2024 è uscita una seconda edizione e a Febbraio del 2025 la versione inglese.

Ce ne vuoi parlare?

AV: Allora, come ho accennato, l’ho scritto 16 anni fa. Poi l’ho ripreso nel 2024 e infine pubblicato in self a Febbraio 2025, con l’aiuto di un amico caro che io e Milena chiamiamo la nostra IA umana (ahahah). Dormimondo è qualcosa di speciale,  detto da qualcuno “Dormimondo insegna a sognare”, “Dormimondo aiuta a sperare”, “Dormimondo è il luogo dove ognuno di noi è vero”.

 

MTDD: Nella tua biografia spieghi che questo libro è stato classificato come genere “fantasy”, ma che tu lo definisci “un libro di fantasia che è altra cosa”.

Vorresti spiegare questo concetto a chi avesse le idee confuse data la somiglianza dei due termini?

AV: Con piacere. Il fantsy è irrealtà, Il fantastico o fantasia è creare nella realtà qualcosa di diverso. Perché Dormimondo comunque esiste nella realtà.

Un fantasy è un racconto con personaggi inventati, mondi non reali, elfi, maghi, mondi paralleli, ecc. un libro di fantasia o fantastico, troviamo l’irruzione nel mondo reale di qualcosa che non vi appartiene, creando un effetto sorprendente.

 

MTDD: Nel Novembre del 2022 è uscito il tuo libro Risveglio con una seconda edizione pubblicata nel 2024.  Questo tuo lavoro è di genere introspettivo e racconta di un viaggio che potrebbe fare chiunque.

Senza rivelarci troppo, cosa puoi dirci di questa tua pubblicazione e del viaggio introspettivo?

AV: Risveglio è il viaggio dentro se stessi, un modo per fare domande alle tante risposte che abbiamo, perché spesso la nostra mente, o meglio la nostra vita, ha un copione scritto, con le risposte al giusto posto, ma spesso le domande non le conosciamo. In Risveglio la protagonista ci spiega il concetto di ‘diverso’ che non è lo stesso di ‘cambiato’, quindi, come ogni persona, non cambia ma si ritrova diversa dopo ogni esperienza. Infine la stessa protagonista ci porta nel suo mondo, mostrandoci ciò che è ma potrebbe non essere. Un finale inaspettato, ad oggi chiunque lo abbia letto ne è rimasto sconvolto. Non dico altro ma credetemi è da leggere.

 

MTDD: In che modo questo tuo libro potrebbe aiutare il lettore?

AV: A farsi le giuste domande, le giuste scelte e vedere le cose come sono prima che tutto diventa fato e non più destino o libero arbitrio, come lo si vuol chiamare.

 

MTDD: Nel Dicembre 2024 hai pubblicato E poi strada facendo, che hai scritto a quattro mani con il collega Federico Innascoli.

Puoi parlarci del contenuto di questa tua pubblicazione e della tua esperienza di stesura a quattro mani?

AV: Questo libro è stato una bellissima avventura, non credevo di essere capace di scrivere con qualcun altro, ma Federico, che è il vero fautore di questa pubblicazione, lo ha voluto fortemente, ed io ne sono felicissima ed orgogliosa. E poi strada facendo, il viaggio verso casa, ci racconta una storia, di come l’amore rubato, tradito, abbandonato, possa cercarsi, ritrovarsi e perdonarsi, dandosi così l’opportunità di scegliere la propria strada e cominciare a vivere senza portarsi dentro quel senso di vuoto o di incompletezza. Comunque mi sono emozionata e divertita a scriverlo.

 

MTDD: Grazie Anna per essere stata mia ospite.

Vogliamo ricordare a chi volesse contattarti o acquistare le tue pubblicazioni in che modo potrà farlo?

AV: Grazie a te di vero cuore per la bellissima opportunità. Io sono presente su FB e Instagram come lullabyannavalente

Mentre i miei libri sono acquistabili su Amazon sia cartaceo che eBook ed anche con KU.

Un’ultima cosa se posso permettermi di aggiungere:

‘Lullaby’ è il nome che mi fu dato 16 anni fa da un’amica dei miei figli mentre andavamo in una biblioteca a fare la presentazione del mio Dormimondo o meglio del nostro, perché Dormimondo nasce anche dalle storie dei ragazzi che frequentavano casa mia. Come dicevo questa ragazza mi disse: “Ora che ci hai portato tutti a Dormimondo ti chiamerò Lullaby perché sei la nostra Ninna nanna”.

Grazie ancora a te Maria Teresa e a tutti voi.

Namaste.






Anna Valente zwischen Fantasie und Introspektion - Interview von Maria Teresa De Donato

 

Anna Valente zwischen Fantasie und Introspektion

Interview von Maria Teresa De Donato

 



Liebste Freunde,

Heute haben wir eine liebe Freundin und Autorenkollegin bei uns, Anna Valente, auf Facebook besser bekannt als „Lullaby Anna Valente“.

Anna ist eine echte Neapolitanerin und im Dezember geboren. Ein Monat, den sie nach eigenen Angaben „wegen seiner Magie und nicht nur wegen Weihnachten, sondern wegen all der Mysterien, die es mit sich bringt“ liebt.

Anna ist außerdem eine authentische Person, sehr großzügig und altruistisch und es ist mir eine große Freude und Ehre, sie kennengelernt zu haben und sie nicht nur als Kollegin, sondern auch als Freundin betrachten zu können.

Lasst Ihr sie dennoch besser kennenlernen und einige Aspekte ihrer Person und ihres literarischen Schaffens vertiefen.

Viel Spaß beim Lesen!

 

 




MTDD: Hallo Anna und willkommen auf meinem Blog und in meiner virtuellen Kultursalon. Es ist mir eine Freude, Dich als meinen Gast begrüßen zu dürfen.

AV: Guten Abend, Maria Teresa, es ist mir eine wahre Freude und Ehre, hier zu sein. Danke für die Einladung. Vielen Dank an alle, die uns lesen.

 

MTDD: Anna, lass uns zunächst damit beginnen, uns vorzustellen.

Was möchtest Du unseren Lesern über Dich erzählen?

AV: Ich wurde also in Neapel geboren, im Dezember 1969, einem Monat, den ich liebe, weil er magisch, mystisch und geheimnisvoll ist. Ich bin seit 1991 mit Giorgio verheiratet und habe zwei Kinder, Domenico (Niko), der Archäologe ist, und Raffaela (Dafne), die Innenarchitektin ist. Außerdem habe ich einen pelzigen Sohn, eine schwarze Katze namens Zoro.

Meine Kinder sind meine größte Freude, weil sie ihre Träume verwirklicht haben und ich bewundere sie, weil sie trotz der Hindernisse nie aufgegeben haben.

Ich liebe das Meer, besonders im Winter, das neben der Musik mein bester Freund und meine Inspirationsquelle ist. Ich bin ein Wirtschaftsexperte, aber ich liebe die Geisteswissenschaften. Ich mag alles Geheimnisvolle und auch alles, was man nicht sehen, aber wahrnehmen kann. Ich arbeite als Mitarbeiter mit CE Atile zusammen, bei dem ich meine drei Bücher veröffentlicht habe. Meine liebe Freundin, die ich meine Gönnerin nenne, Milena Bonvissuto, lädt mich oft zu ihren Live-Events ein, bei denen wir über Bücher, Kultur und mehr sprechen. In letzter Zeit habe ich auch mit Andrea Ansevini in seinen Salons als Gast oder als Juror zusammengearbeitet; Andrea ist eine besondere Person. Ich liebe es, die meisten Bücher, die ich selbst kaufe oder die mir ein Freund schenkt, zu lesen und zu rezensieren. Das Schreiben ist meine Therapie. Es hilft mir, von den Welten in meinem Inneren zu erzählen, von Welten, die keine Stimme haben, aber viel zu erzählen. Und schließlich glaube ich, dass ich durch das Schreiben meine Seele freigelegt habe, dieselbe Seele, die sich oft versteckte, um nicht bemerkt zu werden.

 

MTDD: Bevor wir uns mit Deinen Büchern und den darin behandelten Themen befassen, erzähle uns doch ein wenig über „die Magie von Weihnachten in Neapel und das Mysterium, das es in sich trägt“, auf das Du in Deiner Biografie Bezug nehmen?

AV: Weihnachten in Neapel muss man selbst erlebt haben, um es zu verstehen. In den Gassen meiner Stadt, vor allem in San Gregorio Armeno, sind die Geschäfte voller Weihnachtskrippen, Hirten und vieler Accessoires, die die Neapolitaner gerne kaufen, um ihre Weihnachtskrippen zu schmücken. Aber Vorsicht, das ist keine Modeerscheinung, sondern Tradition. Die Weihnachtskrippe hat eine Geschichte, die derjenige kennen muss, der sie bastelt. Ich liebe das alles, aber ich sage Euch die Wahrheit: Schaut Ihr mich nicht böse an und rümpft Ihr nicht die Nase, ich liebe den Weihnachtsbaum. Ja, der Baum, der mich an heidnische Ursprünge erinnert, an immergrüne Pflanzen und an das Symbol der Wiedergeburt und der Wintersonnenwende. Als gute Neapolitanerin erkenne ich die große Bedeutung der Weihnachtskrippe für die meisten meiner Mitbürger an, aber als gute Hexe (hahaha) weiß ich sehr gut, was hinter der Magie jener Tage steckt.

Wenn wir jedoch nach Neapel und zu Weihnachten zurückkehren, macht das gesamte Gebiet des historischen Zentrums diese Tage reich an Magie, Farben, Lichtern und Düften, von karamellisierten Erdnüssen bis zu gerösteten Kastanien (für diejenigen, die sie nicht kennen: es sind im Feuer gekochte Kastanien). Wie ich Euch bereits sagte, ist die Weihnachtskrippe ein Ritual. Jeden Tag wird eine Figur oder ein Accessoire eingefügt: vom Bach, durch den echtes Wasser fließt (über einen Mechanismus), über den Hirten, der die Schafe weidet, bis hin zu den Miniaturläden, die im Inneren, obwohl sie künstlich sind, mit allem ausgestattet sind. Im Laufe der Zeit hat sich die Gewohnheit entwickelt, berühmte Persönlichkeiten in die Weihnachtskrippe einzubeziehen, von Fußballspielern bis hin zu Politikern, Sängern, Sportlern usw., was mir aufrichtig nicht gefällt, da es einem schlechten Geschmack des Kommerzes entspricht, auch wenn die Figuren, die die verschiedenen Charaktere darstellen, diese, um die Wahrheit zu sagen, hervorragend wiedergeben. Nicht zu vergessen die warmen Sfogliatelle, die jederzeit serviert werden. Das große Problem besteht jedoch darin, sich aus dem Strom der Menschenmassen zu befreien, der einen an diesen Tagen durch die Straßen zieht, und vor allem einen Weg zu finden, wieder auf die Straße zu gelangen.

Weihnachten in Neapel ist eine Pilgerreise der Neapolitaner, aber auch der Touristen, die inmitten des Chaos den Zauber von Weihnachten genießen.

 

MTDD: Wie begann Deine Liebe zum Schreiben, wann hast Du mit dem Schreiben begonnen und warum?

AV: Das Schreiben ist, wie ich bereits sagte, meine Therapie: Ich habe immer wenig gesprochen, daher war das Schreiben für mich immer eine Möglichkeit, mit anderen, aber auch mit mir selbst zu kommunizieren, Ängste auszutreiben oder mir bewusst zu werden, was ich sagen konnte.

Ich habe das erste Buch „Dormimondo“ (= Schlafende Welt) vor 16 Jahren auf Drängen meiner Kinder geschrieben und veröffentlicht, das gleiche Buch wurde dann im Februar 2024 von CE, mit dem ich derzeit zusammenarbeite, neu aufgelegt. Ich kann sagen, dass es ihm die Sichtbarkeit verschafft hat, die es verdient hat.

Im Jahr 2022 veröffentlichte ich dann „Risveglio“ (= Erweckung, ein introspektives Buch, das während der Pandemie aus dem Bedürfnis heraus entstand, diese dunklen Tage zu füllen. Doch in der Zwischenzeit meines Lebens habe ich immer geschrieben, seit meine linke Hand der rechten die Aufgabe überlassen hat, häufig den Stift zu führen: viele Notizbücher, Tagebücher in meinen Schubladen voller Geschichten, Erzählungen und Gedichte. Meine Welt, mein Leben, alles in Tinte, die auf Papier stehen blieb.

 

MTDD: Welche Rolle spielen Neapel und Ihr Neapolitanischsein in Ihren Schriften?

AV: Auch wenn ich in meinen Geschichten fast nie Städte erwähne, ist Neapel zwischen den Zeilen präsent, greifbar durch die Beschreibung eines Ortes, einer Emotion, einer Musik, einer Sprechweise. Neapel liegt mir im Blut. Wie ich immer sage, darin ist kein Blut, sondern Salz und Lava.

Das Neapolitanische liegt vielleicht nicht in meiner Art, Dinge zu tun, aber es liegt in meiner Herzlichkeit und, wie man so schön sagt, in der Liebe, dem Pathos und der Agape, von der ich erzähle. Ich bin Neapolitaner, ich bin Neapel. Ich entspreche nicht den Stereotypen dieser Leute, sondern ich bin die Liebe zur Kultur, zur Kunst, zur Musik, zum Meer und zu Mysterien.

 

MTDD: Vor vielen Jahren hast Du Dein erstes Buch Dormimondo veröffentlicht, von dem 2024 eine zweite Auflage und im Februar 2025 die englische Version erschien.

Möchtest Du mit uns darüber sprechen?

AV: Wie bereits erwähnt habe ich es vor 16 Jahren geschrieben. Dann habe ich es 2024 wieder aufgegriffen und es im Februar 2025 schließlich im Selbstverlag veröffentlicht, mit der Hilfe eines lieben Freundes, den Milena und ich unsere menschliche KI nennen (hahaha). Dormimondo ist etwas Besonderes. Jemand hat gesagt: „Dormimondo lehrt dich zu träumen“, „Dormimondo hilft dir zu hoffen“, „Dormimondo ist der Ort, an dem jeder von uns ehrlich ist“.

 

MTDD: In Deiner Biografie erklärst Du, dass dieses Buch als „Fantasy“ eingestuft wurde, Du es jedoch als „ein Fantasy-Buch, das etwas anderes ist“ definierst.

Möchtest Du dieses Konzept denjenigen erklären, die durch die Ähnlichkeit der beiden Begriffe verwirrt sind?

AV: Gerne. Fantasie ist Unwirklichkeit. Fantasie oder das Fantasticsche ist die Schaffung von etwas anderem in der Realität. Denn Dormimondo gibt es in Wirklichkeit sowieso. Eine Fantasy ist eine Geschichte mit fiktiven Charakteren, nicht realen Welten, Elfen, Zauberern, Parallelwelten usw. In einem Fantasy- oder Fantasiebuch dringt etwas in die reale Welt ein, das dort nicht hingehört, und erzeugt dadurch einen überraschenden Effekt.

 

MTDD: Im November 2022 wurde Dein Buch Risveglio veröffentlicht, 2024 eine zweite Auflage erscheint. Dieses Werk von Dir ist introspektiv und erzählt von einer Reise, die jeder unternehmen könnte.

Was kannst Du uns über diese Veröffentlichung und Deine introspektive Reise erzählen, ohne zu viel zu verraten?

AV: Das Erwachen ist eine Reise in unser Inneres, eine Möglichkeit, Fragen zu den vielen Antworten zu stellen, die wir haben. Denn oft hat unser Geist oder vielmehr unser Leben ein schriftliches Skript mit den Antworten an der richtigen Stelle, aber oft kennen wir die Fragen nicht.

In „Risveglio“ erklärt uns die Protagonistin das Konzept „anders“, das nicht dasselbe ist wie „verändert“. Daher verändert sie sich, wie jeder Mensch, nicht, sondern stellt nach jeder Erfahrung fest, dass sie anders ist. Schließlich nimmt uns die Protagonistin selbst in ihre Welt mit und zeigt uns, was ist, aber vielleicht nicht ist. Ein unerwartetes Ende, das bis heute jeden schockiert, der es gelesen hat. Mehr verrate ich nicht, aber glaubt Ihr mir, es ist lesenswert.

 

MTDD: Wie könnte Dein Buch dem Leser helfen?

AV: Die richtigen Fragen zu stellen, die richtigen Entscheidungen zu treffen und die Dinge so zu sehen, wie sie sind, bevor alles zum Schicksal wird und nicht mehr Bestimmung oder freiem Willen, wie auch immer Ihr es nennen wollt, unterliegt.

 

MTDD: Im Dezember 2024 hast Du E poi strada facendo (= Und dann sind wir unterwegs) veröffentlicht, das Du zusammen mit Deinem Kollegen Federico Innascoli geschrieben hast.

Kannst Du uns etwas über den Inhalt dieser Veröffentlichung und Deine Erfahrungen als Co-Autorin erzählen?

AV: Dieses Buch war ein wunderbares Abenteuer. Ich hätte nicht gedacht, dass ich in der Lage wäre, es mit jemand anderem zu schreiben, aber Federico, der wahre Förderer dieser Veröffentlichung, wollte es unbedingt, und ich bin sehr glücklich und stolz darauf. Und dann erzählt er uns auf dem Weg nach Hause eine Geschichte darüber, wie gestohlene, betrogene, verlassene Liebe sich selbst suchen, wiederfinden und sich selbst vergeben kann, und sich so die Möglichkeit gibt, ihren eigenen Weg zu wählen und zu leben, ohne dieses Gefühl der Leere oder Unvollständigkeit in sich zu tragen.

Ich war jedenfalls begeistert und hatte Spaß beim Schreiben.

 

MTDD: Danke, Anna, dass Du mein Gast warst. Wer mit Dir Kontakt aufnehmen oder Deine Publikationen kaufen möchte, möchte wissen, wie das geht.

AV: Ich danke Dir von ganzem Herzen für diese wundervolle Gelegenheit. Ich bin auf FB und Instagram als lullabyannavalente vertreten während meine Bücher bei Amazon sowohl als Taschenbuch und E-Book als auch mit KU erhältlich sind.

Eine letzte Sache möchte ich noch hinzufügen:

„Lullaby“ ist der Name, den mir vor 16 Jahren ein Freund meiner Kinder gab, als wir in eine Bibliothek gingen, um mein „Dormimondo“ vorzustellen, oder vielmehr unseres, denn „Dormimondo“ entstand auch aus den Geschichten der Kinder, die immer bei mir zu Hause rumhingen.

Wie ich schon sagte, sagte mir dieses Mädchen: „Nachdem Du uns alle nach Dormimondo gebracht hast, werde ich dich Lullaby nennen, denn Du bist unser Lullaby.“

Nochmals vielen Dank, Maria Teresa, und Euch allen.

Namaste.

 




Monday, May 26, 2025

A Noble Life - Review by Maria Teresa De Donato

 

A Noble Life – A Historical Novel by Eleonora Davide

Review by Maria Teresa De Donato

 


The invitation to write a novel about the character 'Petronilla,' much loved by him, by an indirect relative of his, Francesco Paolo Coppola, Count of the Holy Roman Empire and Patrician of Scala, passionate about genealogical research as much as his rediscovered cousin Pippo D'Angelo, led to the writing of this new literary work by Eleonora Davide.

The author takes a leap in time after the historical novels set in the Middle Ages, which saw Emperors and the Papacy as protagonists and the struggles between the Lombards and the Normans for control of the territories. While maintaining contact with her land of Irpinia, and especially with her city, Monteforte, as well as with the history of the Loffredo family, to which are added in this publication that of the Revertera and the Ulloa-Severino, Eleonora embarks on a process of analysis and historical reconstruction of the events that have characterized both the history of these families and the Neapolitan nobility in general, and the history of Naples during the Kingdom of the Two Sicilies, the Kingdom of Naples, the government of the Bourbons and, subsequently, its replacement with that of the House of Savoy.

The novel is centered on the story of Petronilla, daughter of the Coppola counts who, after the death of her parents, is forced to grow up in a convent in an era in which girls belonging to aristocratic families were sent to boarding school to receive an education appropriate to their social class and educated for life in a society that would await them once they married. The alternative would have been to embrace the religious vocation and, therefore, remain forever in the convent, a vocation that, despite her humility, empathy, and desire to help people in need, Petronilla did not have. On the contrary, she dreamed of buying and wearing beautiful, fashionable clothes, getting married, and having a family. This wish will come true, but not with the person she would have initially wanted to have at her side, and not for lack of love, but because of intense pressure exerted by the other's family on her son. Her marriage will ultimately be successful, crowned by the birth of three children and the friendship with Donna Maria Zenobia of the Revertera family.

Once they were orphaned by both parents, Petronilla, who at the time was only seven years old, was sent to the convent, and together with her two brothers Antonio and Domenico, she passed under the protective wings of her paternal uncle, namely "His Excellency Domenico Coppola, archbishop." (Davide, 2024, p. 9) The latter, being highly appreciated by Pope Pius VI, had been appointed as Secret Chamberlain, received other prestigious assignments, and was awarded the Cross of the Order of Jerusalem. (p. 70) Uncle Domenico, archbishop of Mira, in the patriarchate of Constantinople, although he lived "in Palazzo Coppola in San Giovanni a Teduccio, in the Due Palazzi area," divided his time between his home and Rome, where he worked. (p. 15)

This aspect, that is, being born into an aristocratic family and undoubtedly enjoying privileges, will be mentioned on several occasions to underline how belonging to the nobility does not necessarily mean enjoying greater freedom but very often implies the opposite. As established, in fact, by the expression "noblesse oblige," being noble forces one to certain behaviors, to specific choices, and to often sacrifice one's desires and needs to maintain the social class to which one belongs and the honor of one's family about the place that has been due and recognized to it for centuries.

The novel, therefore, becomes a tool not only to narrate the life, habits, and customs of the nobility of the time – with particular reference to the families already mentioned above – which range from the way of dressing to the behavior to have at home, in the convent, on the street, in society and relationships with the opposite sex, but it delves into historical, cultural and social aspects that characterized above all the Kingdom of Naples and that of the Two Sicilies.

The events occurred when Europe was in turmoil due to Napoleon Bonaparte's expansionist policy and his designs on Italy itself. In 1799, the French crossed the borders, advancing towards Naples and forcing King Ferdinand IV of Bourbon to flee to Palermo. At the same time, Pope Pius VI was captured and taken to France, where he died in exile. Added to all this was the fact that the Neapolitan people were divided into two factions: on one side, there were the supporters of the Bourbons, and on the other, those of the French. This situation led to a civil war in which it was no longer clear who the friends were and who the enemies were to be fought.

 

The French conquerors had conducted a policy to dismantle ecclesiastical authority and privileges and remove that strong sense of religiosity that was the basis of Neapolitan culture and society. In this climate of violence and overturning of the established order, a real process of 'de-Christianization' took place, already begun by the French in their country of origin. People of faith understood that such operations, including the confiscation of properties from the Church to be used for civil or even military purposes, depending on the need, had as their objective more the removal of the religious sense and the consequent faith in God than the goods and properties belonging to the clergy.

The aristocracy had to adapt to the emerging reality in Europe, a kingdom overwhelmed by epochal events and changes. The use of many properties and agricultural lands was modified to undertake profitable commercial activities that, until then, had only been carried out by the bourgeoisie. The peasants' unrest also made itself felt: from a medieval society in which the feudal lord held the right not only to property but also to life and death over everything present in his territory, including human beings, the less wealthy or even poor classes were making their way, asking for and demanding recognition of their hard work in terms of tax breaks and consequent rights.

The world was changing drastically and just as quickly.

A noble life is a complex novel in which the author, thanks to careful and in-depth historical research, has included many details to give us a clear and detailed description of the life not only of Petronilla, the protagonist of her work, but also of that of the nobility and the events, often violent and dramatic, that transformed our society and determined the transition from the feudal world to that of the Kingdom of Naples and, subsequently, to that of the Two Sicilies. These events would, in turn, lay the foundations for the unification and creation of the Kingdom of Italy.

Love, friendship, a sense of duty, awareness – or lack thereof – of one's Self and one's place in the world, as well as an understanding of changing times and the consequent need to adapt to them, are also aspects that enrich this novel, crowned by some love stories, and not only, that blend into the culture and political, social and behavioral dynamics of the time in which such events occur.

Eleonora Davide deserves recognition, once again, for having immersed herself in the era described and the characters presented, making the whole thing very enjoyable to read, especially for lovers of historical novels.

I highly recommend reading it.

Una vita nobile – Recensione di Maria Teresa De Donato

 

Una vita nobile – Romanzo storico di Eleonora Davide

Recensione di Maria Teresa De Donato




L’invito a scrivere un romanzo sul personaggio ‘Petronilla’, da lui molto amato, da parte di un suo parente indiretto, Francesco Paolo Coppola, conte del Sacro Romano Impero e Patrizio di Scala, appassionato di ricerche genealogiche tanto quanto il suo ritrovato cugino Pippo D’Angelo, ha portato alla stesura di questa nuova opera letteraria di Eleonora Davide.

Dopo i romanzi storici ambientati nel Medioevo, che hanno visto come protagonisti Imperatori e Papato e lotte tra Longobardi e Normanni per il controllo dei territori, l’autrice compie un salto nel tempo. Pur mantenendo il contatto con la sua terra d’Irpinia, e in special modo con la sua città, Monteforte, nonché con la storia della famiglia dei Loffredo, cui si aggiungono in questa pubblicazione quella dei Revertera e degli Ulloa- Severino, Eleonora s’imbarca in un processo di analisi e ricostruzione storica degli eventi che hanno caratterizzato sia la storia di queste famiglie e della nobiltà napoletana in generale, sia la storia di Napoli durante il Regno delle Due Sicilie, il Regno di Napoli, il governo dei Borbone e, successivamente, la sua sostituzione con quello di Casa Savoia.

Il romanzo è imperniato sulla storia di Petronilla, figlia dei conti Coppola la quale, dalla morte dei genitori, sarà costretta a crescere in convento in un’era in cui le ragazze appartenenti a famiglie aristocratiche venivano mandate in collegio per ricevere un’istruzione appropriata al loro ceto sociale ed educate alla vita in società che le avrebbe attese una volta sposate. L’alternativa sarebbe stata quella di abbracciare la vocazione religiosa e rimanere, quindi, per sempre in convento, vocazione che malgrado la sua umiltà, empatia e il suo desiderio di aiutare le persone nel bisogno, Petronilla non aveva. Al contrario, lei sognava di comprare e indossare begli abiti alla moda, di sposarsi e di avere una famiglia. Questo suo desiderio si avvererà, ma non con la persona che avrebbe inizialmente desiderato avere al suo fianco e non per mancanza di amore, ma a causa di forti pressioni esercitate dalla famiglia dell’altro sul proprio figlio. Il suo matrimonio si rivelerà alla fine un matrimonio comunque riuscito, coronato dalla nascita di tre figli e dall’amicizia con Donna Maria Zenobia della famiglia Revertera.

Una volta rimasti orfani di entrambi i genitori, Petronilla, che al tempo aveva solo sette anni, fu mandata in convento, e insieme ai suoi due fratelli Antonio e Domenico passò sotto le ali protettive dello zio paterno, ossia “Sua Eccellenza Domenico Coppola, arcivescovo”. (Davide, 2024, p. 9) Quest’ultimo, essendo molto apprezzato da Papa Pio VI, era stato nominato da questi Cameriere Segreto, oltre a ricevere altri incarichi prestigiosi e vedersi conferire la Croce dell’Ordine Gerosolomitano. (p. 70) Lo zio Domenico, arcivescovo di Mira, nel patriarcato di Costantinopoli, benché abitasse “a Palazzo Coppola a San Giovanni a Teduccio, in località Due Palazzi”, divideva il suo tempo tra la sua casa e Rome dove lavorava. (p. 15)

Questo aspetto, ossia il nascere in una famiglia aristocratica e il godere sicuramente di privilegi, sarà menzionato in più occasioni per sottolineare come l’appartenere alla nobiltà non significhi necessariamente godere di maggiore libertà, ma molto spesso implichi esattamente il contrario. Come sancito, infatti, dall’espressione “noblesse oblige”, l’essere nobili costringe a certi comportamenti, a certe scelte e a sacrificare spesso i propri desideri e bisogni in virtù del mantenimento del ceto sociale di appartenenza e dell’onore della propria famiglia in riferimento al posto che da secoli le spetta e le viene riconosciuto.

Il romanzo, quindi, diventa uno strumento non solo per narrare la vita, quindi usi e costumi della nobiltà dell’epoca – con particolare riferimento alle famiglie già citate in precedenza – che vanno dal modo di abbigliarsi al comportamento da avere in casa, in convento, per la strada, in società e nei rapporti con il sesso opposto, ma approfondisce aspetti storici, culturali e sociali che hanno caratterizzato soprattutto il Regno di Napoli e quello delle Due Sicilie.

Gli eventi hanno luogo in un tempo in cui l’Europa era in tumulto a causa della politica espansionistica di Napoleone Bonaparte e delle sue mire sulla stessa Italia. Nel 1799 i francesi avevano, infatti, varcato i confini avanzando verso Napoli e costringendo il Re Ferdinando IV di Borbone a fuggire a Palermo. Al tempo stesso, Papa Pio VI era stato catturato e portato in Francia dove successivamente sarebbe morto in esilio. A tutto ciò si aggiungeva il fatto che lo stesso popolo napoletano era diviso in due fazioni: da un lato c’erano i sostenitori dei Borbone e dall’altra quelli dei francesi. Questa situazione aveva portato a una sorta di guerra civile in cui non si comprendeva più bene chi fossero gli amici e chi i nemici da combattere.

I conquistatori francesi avevano condotto una politica volta allo smantellamento dell’autorità e dei privilegi ecclesiastici, nonché alla rimozione di quel forte senso di religiosità che, di fatto, era alla base della cultura e della società partenopea. In questo clima di violenza e ribaltamento dell’ordine costituito, si assistette ad un vero e proprio processo di ‘decristianizzazione’, già iniziato dai francesi nel loro Paese d’origine. Le persone di fede compresero che tali operazioni, tra cui la confisca di immobili alla Chiesa per destinarli ad uso civile o addirittura militare a seconda del bisogno, aveva come obiettivo più la rimozione del senso religioso e della conseguente fede in Dio che non dei beni e degli immobili appartenenti al clero.

In un’Europa e in un Regno travolti da eventi e cambiamenti epocali, la stessa aristocrazia dovette adeguarsi alla nuova realtà emergente. L’uso di molte proprietà e terreni agricoli venne modificato per intraprendere attività commerciali redditizie e sino ad allora svolte solo dalla borghesia. Anche il fermento dei contadini si fece sentire: da una società medioevale in cui il feudatario deteneva il diritto non solo di proprietà ma anche di vita e di morte su tutto ciò che era presente sul proprio territorio, esseri umani inclusi, si facevano strada le classi meno abbienti o persino povere, che chiedevano ed esigevano il riconoscimento del loro duro lavoro in termini di sgravi fiscali e conseguenti diritti.

Il mondo stava cambiando drasticamente e altrettanto velocemente.

Una vita nobile è un romanzo complesso in cui l’autrice, grazie ad attente e approfondite ricerche storiche, ha incluso molti particolari per darci una chiara e dettagliata descrizione della vita non solo di Petronilla, protagonista della sua opera, ma anche di quella della nobiltà e degli eventi, spesso violenti e drammatici, che hanno trasformato la nostra società e determinato il passaggio dal mondo feudale a quello del Regno di Napoli e, successivamente, a quello delle Due Sicilie. Tali eventi avrebbero, a loro volta, gettato le basi per l’unificazione e creazione del Regno d’Italia.

L’amore, l’amicizia, il senso del dovere, la consapevolezza – o mancanza di – del proprio Sé e del proprio posto nel mondo, così come la comprensione dei tempi che cambiano e della conseguente necessità di adattarsi ad essi, sono anche aspetti che arricchiscono questo romanzo, coronato da alcune storie d’amore, e non solo, che si fondono nella cultura e nelle dinamiche politiche, sociali e comportamentali del tempo in cui tali eventi si succedono.

A Eleonora Davide va riconosciuto, ancora una volta, il merito di aver saputo calarsi nell’epoca descritta e nei personaggi presentati, rendendo il tutto molto piacevole alla lettura, soprattutto agli amanti del romanzo storico.

Ne consiglio vivamente la lettura.

Ein edles Leben - Rezension von Maria Teresa De Donato

 

Ein edles Leben – Historischer Roman von Eleonora Davide

Rezension von Maria Teresa De Donato

 


Die Einladung eines indirekten Verwandten von ihr, Francesco Paolo Coppola, Graf des Heiligen Römischen Reiches und Patrizio di Scala, der sich ebenso leidenschaftlich für die Ahnenforschung interessierte wie sein neuer Cousin Pippo D’Angelo, einen Roman über die von ihm sehr geliebte Figur „Petronilla“ zu schreiben, führte zum Schreiben dieses neuen literarischen Werks von Eleonora Davide.

Nach den im Mittelalter angesiedelten historischen Romanen, in denen es um Kaiser und Papsttum sowie um die Kämpfe zwischen Langobarden und Normannen um die Kontrolle der Gebiete ging, unternimmt die Autorin einen Zeitsprung. Während sie den Kontakt zu ihrer Heimat Irpinia und insbesondere zu ihrer Stadt Monteforte sowie zur Geschichte der Familie Loffredo aufrechterhält, zu der in dieser Veröffentlichung noch die der Revertera und der Ulloa-Severino hinzukommen, beginnt Eleonora mit einem Prozess der Analyse und historischen Rekonstruktion der Ereignisse, die sowohl die Geschichte dieser Familien als auch des neapolitanischen Adels im Allgemeinen sowie die Geschichte Neapels während des Königreichs beider Sizilien, des Königreichs Neapel, der Herrschaft der Bourbonen und später ihrer Ablösung durch das Haus Savoyen geprägt haben.

Im Mittelpunkt des Romans steht die Geschichte von Petronilla, die Tochter der Grafen Coppola, die nach dem Tod ihrer Eltern gezwungen ist, in einem Kloster aufzuwachsen, in einer Zeit, in der Mädchen aus Adelsfamilien ins Internat geschickt wurden, um dort eine ihrer sozialen Schicht angemessene Ausbildung zu erhalten und auf das gesellschaftliche Leben vorbereitet zu werden, das sie nach ihrer Heirat erwarten würde. Die Alternative wäre gewesen, eine religiöse Berufung anzunehmen und somit für immer in einem Kloster zu bleiben, eine Berufung, die Petronilla trotz ihrer Bescheidenheit, ihres Einfühlungsvermögens und ihres Wunsches, Menschen in Not zu helfen, nicht hatte. Im Gegenteil, sie träumte davon, schöne, modische Kleidung zu kaufen und zu tragen, zu heiraten und eine Familie zu gründen. Dieser Wunsch wird in Erfüllung gehen, allerdings nicht mit der Person, die sie ursprünglich an ihrer Seite haben wollte und nicht aus Mangel an Liebe, sondern aufgrund des starken Drucks, den die Familie des anderen auf seinen eigenen Sohn ausübt. Ihre Ehe erweist sich letztlich als erfolgreich, gekrönt von der Geburt dreier Kinder und der Freundschaft mit Donna Maria Zenobia aus der Familie Revertera.

Als Vollwaise wurde die damals erst siebenjährige Petronilla in ein Kloster geschickt und kam gemeinsam mit ihren beiden Brüdern Antonio und Domenico unter die schützenden Fittiche ihres Onkels väterlicherseits, nämlich „Seiner Exzellenz Domenico Coppola, Erzbischof“. (Davide, 2024, S. 9) Letzterer wurde von Papst Pius VI. sehr geschätzt und von ihm zum Geheimen Kammerherrn ernannt. Darüber hinaus erhielt er weitere prestigeträchtige Ämter und wurde mit dem Kreuz des Jerusalemer Ordens ausgezeichnet. (S. 70) Onkel Domenico, Erzbischof von Mira im Patriarchat von Konstantinopel, lebte zwar „im Palazzo Coppola in San Giovanni a Teduccio im Viertel Due Palazzi“, teilte seine Zeit jedoch zwischen seinem Zuhause und Rom auf, wo er arbeitete. (Seite 15)

Dieser Aspekt, nämlich in eine Adelsfamilie hineingeboren zu sein und zweifellos Privilegien zu genießen, wird mehrfach erwähnt, um zu unterstreichen, dass die Zugehörigkeit zum Adel nicht unbedingt bedeutet, größere Freiheiten zu genießen, sondern sehr oft genau das Gegenteil impliziert. Wie der Ausdruck „Adel verpflichtet“ schon sagt, zwingt einen Adel dazu, sich auf eine bestimmte Art und Weise zu verhalten, bestimmte Entscheidungen zu treffen und oft die eigenen Wünsche und Bedürfnisse zu opfern, um die eigene soziale Klasse und die Ehre der Familie in Bezug auf den Platz zu wahren, der ihr seit Jahrhunderten gebührt und anerkannt wird.

Der Roman wird somit nicht nur zu einem Mittel, um das Leben und die Sitten und Gebräuche des Adels der damaligen Zeit – mit besonderem Bezug auf die bereits oben erwähnten Familien – zu erzählen, die von der Art der Kleidung bis zum Verhalten zu Hause, im Kloster, auf der Straße, in der Gesellschaft und in Beziehungen mit dem anderen Geschlecht reichen, sondern er befasst sich auch mit historischen, kulturellen und sozialen Aspekten, die vor allem das Königreich Neapel und das Königreich beider Sizilien charakterisierten.

Die Ereignisse finden zu einer Zeit statt, als Europa aufgrund der Expansionspolitik Napoleon Bonapartes und seiner Pläne für Italien in Aufruhr war. Im Jahr 1799 hatten die Franzosen tatsächlich die Grenzen überschritten, waren in Richtung Neapel vorgerückt und hatten König Ferdinand IV. von Bourbon nach Palermo zur Flucht gezwungen. Zur gleichen Zeit wurde Papst Pius VI. gefangen genommen und nach Frankreich gebracht, wo er später im Exil starb. Hinzu kam, dass das neapolitanische Volk selbst in zwei Lager gespalten war: Auf der einen Seite standen die Anhänger der Bourbonen, auf der anderen die der Franzosen. Diese Situation hatte zu einer Art Bürgerkrieg geführt, in dem nicht mehr klar war, wer die Freunde und wer die Feinde waren, die es zu bekämpfen galt.

Die Politik der französischen Eroberer zielte auf die Abschaffung kirchlicher Autorität und Privilegien sowie auf die Beseitigung des starken Religiositätsgefühls, das die Grundlage der neapolitanischen Kultur und Gesellschaft bildete. In diesem Klima der Gewalt und des Umsturzes der etablierten Ordnung wurden wir Zeugen eines regelrechten Prozesses der „Entchristlichung“, der von den Franzosen in ihrem Herkunftsland bereits begonnen hatte. Gläubige Menschen verstanden, dass solche Maßnahmen – darunter auch die Beschlagnahmung von Kircheneigentum, um es je nach Bedarf für zivile oder sogar militärische Zwecke zu verwenden – eher auf die Beseitigung des religiösen Empfindens und des daraus resultierenden Glaubens an Gott abzielten als auf die Beschlagnahmung der Vermögenswerte und Besitztümer des Klerus.

In einem Europa und einem Königreich, das von epochalen Ereignissen und Veränderungen überwältigt wurde, musste sich der Adel selbst an die neue Realität anpassen. Die Nutzung vieler Immobilien und landwirtschaftlicher Flächen wurde geändert, um profitablen kommerziellen Aktivitäten nachzugehen, die bis dahin nur von der Bourgeoisie ausgeübt worden waren. Auch die Unruhe der Bauern machte sich bemerkbar: Aus einer mittelalterlichen Gesellschaft, in der der Feudalherr nicht nur das Eigentumsrecht, sondern auch das Recht auf Leben und Tod über alles in seinem Gebiet, einschließlich der Menschen, innehatte, drängten die weniger wohlhabenden oder sogar armen Klassen auf den Plan und forderten Anerkennung für ihre harte Arbeit in Form von Steuererleichterungen und den daraus resultierenden Rechten.

Die Welt veränderte sich dramatisch und ebenso schnell.

„Ein edles Leben“ ist ein komplexer Roman, in den die Autorin dank sorgfältiger und gründlicher historischer Recherchen zahlreiche Details einfließen ließ, um uns eine klare und detaillierte Beschreibung nicht nur des Lebens von Petronilla, der Protagonistin ihres Werks, zu geben, sondern auch des Lebens des Adels und der oft gewalttätigen und dramatischen Ereignisse, die unsere Gesellschaft veränderten und den Übergang von der feudalen Welt in die des Königreichs Neapel und anschließend in die beiderseitige Sizilien bestimmten. Diese Ereignisse wiederum legten den Grundstein für die Vereinigung und Gründung des Königreichs Italien.

Liebe, Freundschaft, Pflichtgefühl, Bewusstsein – oder dessen Fehlen – des eigenen Selbst und des eigenen Platzes in der Welt sowie ein Verständnis für den Wandel der Zeit und die daraus resultierende Notwendigkeit, sich ihnen anzupassen, sind weitere Aspekte, die diesen Roman bereichern, gekrönt von einigen Liebesgeschichten, und nicht nur das, die sich in die Kultur und die politische, soziale und verhaltensmäßige Dynamik der Zeit einfügen, in der diese Ereignisse stattfinden.

Eleonora Davide gebührt erneut Anerkennung dafür, dass sie in die beschriebene Epoche und die dargestellten Charaktere eintauchen konnte, was das Ganze besonders für Liebhaber historischer Romane sehr angenehm zu lesen macht.

Ich kann die Lektüre nur wärmstens empfehlen.

Sunday, May 18, 2025

Johann Hermann Schein

(Grünhain-Beierfeld, 20 January 1586 – Leipzig, 19 November 1630)


Johann Hermann Schein (Grünhain-Beierfeld, 20 January 1586 – Leipzig, 19 November 1630), together with Heinrich Schütz and Samuel Schütz, was the greatest German composer of the first half of the 17th century. One of his famous works is the Musical Banquet, composed in Leipzig in 1617, comprising nineteen Suites for various instruments. Other collections he published include Cimbalum Sionium, Israelis Brünnlein, Opella Nova I and II, and Venus Kräntzelein.

He was the fifth son of the Protestant pastor Hieronymus Schein, originally from Dresden. He spent his early years in Grünhain, in the Erzgebirge.
After the pastor died in 1593, the mother returned with her son to her parent's home in Dresden, partly because the new pastor needed the house in Grünhain and partly because she could barely earn a living in that small town. In Dresden, Schein developed his talent for singing in the children's choir of the Dresdner Hofkapelle, part of the choir of the principality, under the guidance of Rogier Michael and was a soprano until 1603. After his voice had changed, he was sent to further his education at the principality's state school in Pforta, where he was admitted on 18 May 1603. Here, he learned the fundamentals of musical knowledge very well. However, he returned to Dresden in April 1607.

He had already been enrolled at the University of Leipzig since 1603, so he could not begin until 1608. He studied law and liberal arts and received a scholarship as a former member of the princely choir. Although he had taken up the study of law seriously (he graduated in 1612), his interest lay more in poetry and music, and he began to compose. In 1609, he published his first musical work, Das Venus Kräntzlein (The Crown of Venus), a secular piece for choirs of five to eight voices and instrumental parts.
In 1613, Schein became a music teacher in Weissenfels to Gottfried von Wolffersdorf, who had met him in Pforta, after which he was appointed the family's musical director. He had not, however, given up composing, and in 1614, he published Cymbalum Sionium, a work in the form of sacred motets in Latin and German. In the autumn of 1616, Schein was appointed Sethus Calvisius' successor as Thomaskantor of the Thomasschule and music director of Leipzig. The considerable commitments associated with the role of cantor and music director of the Thomasschule, which included liturgical service in the churches of St. Nicholas and St. Thomas and accompanying weddings, baptisms, funerals, and city events, significantly weakened his health.

In Weimar, he married Sidonia, daughter of the official of the Saxon principality Eusebius Hösel. Three daughters died in infancy, and Sidonia herself died in 1624 at the birth of her third daughter; only the two sons survived their father.
In 1625, he married Elisabeth von Perre, daughter of the painter Johann von der Perre. Of the five children born to this marriage, four died in infancy.
In the second edition of 1645 of his Cantionale, which Schein began compiling in 1629, there are 58 pieces composed by the Author himself, including funeral songs dedicated to his first wife and seven of his children.

He himself was often ill. Despite suffering from lung disease and kidney problems, he continued to work as a teacher, choirmaster, organist, and composer. He twice sought treatment in the city of Karlsbad but received no relief. He died before he was 45 years old. Heinrich Schütz composed a funeral lament in his honor. He was buried in his hometown, where an epitaph can be found in the church of St. Nicholas; a monument in front of the church commemorates the musician.

Israelis Brünnlein ("The Fountains of Israel") are spiritual madrigals performed by Gli Angeli Geneve, a baroque ensemble based in Geneva.
Schein was one of Bach's most illustrious predecessors at St. Thomas in Leipzig. His work, long eclipsed by the historical stature of his contemporary Heinrich Schütz, is today recognized as one of the jewels of the Protestant sacred repertoire. Composed "in the manner of an Italian madrigal," the celebrated Fountains of Israel give the Old Testament texts an extraordinarily pertinent and varied musical vision; this way of putting a whole range of means derived directly from Italy at the service of German-language religious music achieves here surprising appropriateness.
 

Johann Hermann Schein

(Grünhain-Beierfeld, 20 gennaio 1586 – Lipsia, 19 novembre 1630)


Johann Hermann Schein (Grünhain-Beierfeld, 20 gennaio 1586 – Lipsia, 19 novembre 1630), insieme a Heinrich Schütz e Samuel Schütz fu il più grande compositore tedesco della prima metà del XVII secolo. Una sua celebre opera è il Banchetto Musicale, composto a Lipsia nel 1617, comprendente diciannove Suites per vari strumenti. Tra le altre raccolte da lui pubblicate si ricordano Cimbalum Sionium, Israelis Brünnlein, Opella Nova I e II e Venus Kräntzelein.

Era il quinto figlio del pastore protestante Hieronymus Schein, originario di Dresda, e visse i primi anni a Grünhain, nell'Erzgebirge.
Dopo la morte del pastore, avvenuta nel 1593, la madre tornò con il figlio nella casa dei propri genitori a Dresda, in parte perché la casa di Grünhain serviva al nuovo pastore, e in parte perché in quella piccola città riusciva a stento a procurarsi di che vivere. A Dresda Schein poté sviluppare il suo talento per il canto nel coro di voci bianche della Dresdner Hofkapelle, facente parte della cantoria del principato, sotto la guida di Rogier Michael e fino al 1603 fu soprano. Dopo il cambio della voce fu mandato ad approfondire la sua formazione nella scuola regionale del principato a Pforta, dove fu ammesso il 18 maggio 1603. Qui imparò ottimamente i fondamenti della conoscenza musicale; tuttavia tornò a Dresda nell'aprile del 1607.

Già iscritto all'Università di Lipsia fin dal 1603, non poté iniziare prima del 1608. Studiò giurisprudenza e arti liberali e, in qualità di ex membro della cantoria del principato, riceveva una borsa di studio. Anche se aveva intrapreso seriamente lo studio del diritto (si laureò nel 1612), il suo interesse era rivolto maggiormente a poesia e musica, e cominciò a comporre. Nel 1609 pubblicò la sua prima opera musicale dal titolo Das Venus Kräntzlein (La coroncina di Venere), brano di musica profana per cori da cinque fino a otto voci e parti strumentali.
Nel 1613 Schein divenne insegnante di musica a Weißenfels di Gottfried von Wolffersdorf, che lo aveva conosciuto a Pforta, dopo di che gli venne assegnato il ruolo di direttore musicale della famiglia. Non aveva però rinunciato a comporre, e infatti nel 1614 pubblicò Cymbalum Sionium, opera in forma di mottetti di carattere sacro, in latino e tedesco. Nell'autunno del 1616 Schein fu nominato successore di Sethus Calvisius come Thomaskantor della Thomasschule e direttore musicale della città di Lipsia. I notevoli impegni legati al ruolo di cantore e direttore musicale della Thomasschule, che comprendevano il servizio liturgico nelle chiese di San Nicola e di San Tommaso, nonché l'accompagnamento di matrimoni, battesimi, funerali e manifestazioni del cittadine, indebolirono molto la sua salute.

A Weimar sposò Sidonia, figlia del funzionario del principato sassone Eusebius Hösel. Tre figlie morirono in tenera età e Sidonia stessa morì nel 1624 alla nascita della terza figlia; solo i due figli maschi sopravvissero al padre.
Nel 1625 sposò Elisabetta del Perre, figlia del pittore Johann von der Perre. Dei cinque figli nati da questo matrimonio, quattro morirono nell'infanzia. 
Nella seconda edizione del 1645 del suo Cantionale, che Schein iniziò a costruire a partire dal 1629, ci sono 58 brani composti dall'Autore stesso, tra i quali i canti funebri dedicati alla prima moglie e a sette dei suoi figli.

Lui stesso era spesso malato. Nonostante fosse affetto da malattie polmonari e problemi renali, continuò a lavorare come insegnante, direttore di coro, organista e compositore. Ricorse due volte a cure nella città di Karlsbad, ma senza riceverne alcun sollievo. Morì prima ancora di compiere 45 anni. Heinrich Schütz compose un lamento funebre in suo onore. Fu seppellito nella sua città natale, nella cui chiesa di San Nicola si trova un epitaffio; davanti alla chiesa un monumento ricorda il musicista.

Israelis Brünnlein ("Le fontane d'Israele"), madrigali spirituali è eseguito a cura de Gli Angeli Geneve, un ensemble barocco con sede a Ginevra.
Schein fu uno dei più illustri predecessori di Bach alla St. Thomas di Lipsia. La sua opera, eclissata per lungo tempo dalla statura storica del suo contemporaneo Heinrich Schütz, è oggi riconosciuta come uno dei gioielli del repertorio sacro protestante. Composte "alla maniera di un madrigale italiano", le celebri Fontane d'Israele conferiscono ai testi dell'Antico Testamento una straordinaria visione musicale pertinente e varia; questo modo di mettere un'intera gamma di mezzi derivati ​​direttamente dall'Italia al servizio della musica religiosa in lingua tedesca raggiunge qui una sorprendente appropriatezza.