Friday, December 9, 2022

Mi chiamano Cancro – Una storia di rinascita con Serena Derea Squanquerillo - Intervista di Maria Teresa De Donato

 Mi chiamano Cancro – Una storia di rinascita

con Serena Derea Squanquerillo

 

Intervista di Maria Teresa De Donato




 

Amici carissimi,

Oggi ho piacere di ospitare l’amica e collega autrice e blogger Serena Derea Squanquerillo che avremo modo di incontrare e conoscere meglio anche in altre occasioni.                                                                                                           

Tante sono le cose che potrei dirvi su di lei, ma, come al solito, preferisco che sia la mia ospite a farlo.                                                                                       

Vi anticipo solo che, in quanto a forza di carattere, determinazione e desiderio di aiutare gli altri, Serena ha molto da insegnare.                                                             

 

 

MTDD: Ciao, Serena, e benvenuta in questo mio Blog e Salotto Culturale Virtuale.  

SDS: Ciao Maria Teresa, grazie per avermi invitata per questa bellissima condivisione. Sono molto emozionata. Un saluto a tutti i lettori e alle lettrici!

 

MTDD: Serena, perché non inizi con il presentarti, raccontandoci un po’ di te, dei tuoi studi, delle tue attività e di tutto ciò che vorrai condividere con i nostri lettori e le nostre lettrici?

SDS: Certamente. Sono nata nel 1980 a Velletri, nella provincia sud di Roma dove tuttora vivo. Mi sono diplomata al liceo classico della mia città nel 1999, ma poi, per alcune mie necessità, ho seguito una formazione più tecnica nel campo dell’informatica e della grafica. Ho iniziato a lavorare a 24 anni in questo campo, anche se poi ho svolto anche lavori come segretaria e nel servizio clienti di una nota azienda americana. Finché per alcuni anni ho lavorato come autonoma in un’azienda che si occupa di comunicazione e servizi, creata insieme ad alcuni amici. Nel 2016 ho lasciato il lavoro a seguito di importanti cambiamenti nella mia vita, come la morte di mio padre e la necessità di elaborare l’eredità lasciatami dal primo cancro al seno che ho avuto. L’anno scorso purtroppo è tornato, ma ho superato anche questo. Sono una persona che si tiene periodicamente sotto controllo e non mi faccio problemi a chiedere aiuto.

A seguito di questi eventi, ho sentito il bisogno di prendermi cura di me stessa e di comprendere l’accaduto. Ho iniziato un percorso spirituale per conoscermi meglio, parallelamente a un percorso terapeutico anche di assistenza al lutto che ho seguito due anni fa. Non solo per la morte di mio padre ma anche per la perdita di parti di me, avvenuta nel tempo. Negli anni anni ho avuto più volte problemi di salute. Durante questa ricerca personale anzi continua riscoperta, ho trovato i miei talenti e nuove possibilità di vivere di cui oggi sto raccogliendo dolci frutti. Sto avendo diverse soddisfazioni sia per le attività da sola che in collaborazione.

 

MTDD: La Vita è una cosa straordinaria, piena di sorprese, a volte belle, altre stupende, altre ancora brutte e persino terribili.  Con alcune persone sembra essere più clemente e con altre più dura.  Questa, almeno, potrebbe essere la nostra percezione.  Inutile cercare di capirne la ragione perché è molto probabile che non ci sia o che comunque ci sfugga.                                                                                                        

In un tuo scritto ho letto:

“Sono arrivato il 14 gennaio del 2012 e ho saputo che era il suo trentaduesimo compleanno.  L’ho vista mentre soffiava la candelina sulla sua torta preferita: una millefoglie alla crema e cioccolato… Quasi fosse un regalo, ho scelto di rimandare di qualche giorno la mia presentazione ufficiale… .”

 

A tutt’oggi, la maggioranza delle persone ha spesso paura di pronunciare questa parola – Cancro – quasi a voler esorcizzarne anche una remota possibilità…

Io, avendoti conosciuta ed avendo già parlato di salute con te, in altre occasioni, mi permetto di farlo perché sono cosciente della tua disponibilità e, soprattutto, di come e quanto tu ti sia attivata per aiutare ed incoraggiare le persone che hanno dovuto confrontarsi con questa malattia.

Vorresti parlarci della tua esperienza e di come hai vissuto il tutto?

SDS: Sì. Faccio una premessa. Come dicevo, ho avuto molti problemi di salute: depressione, attacchi di panico, disturbi alimentari - per fortuna non gravi - problemi d’endometriosi, finché sono giunta all’esperienza con il cancro. Prima di quest’ultima non avevo mai parlato apertamente di queste mie situazioni, semplicemente perché non ne sentivo la necessità e per la mia riservatezza. Poi però qualcosa dentro di me è cambiato. Quando il Cancro si è “presentato”, ho rivisto davanti a me tutto quello che mi era capitato fino ad allora. Un gioco al massacro facilitato dalla mia grave mancanza d’amore nei miei confronti. È come se la vita mi avesse presa da parte e mi avesse dato un aut aut. Mi sono fatta forza e coraggio per affrontare questo sconosciuto. Fortunatamente non ho avuto un tumore difficile, né la prima né la seconda volta, anzi sono stati più invasivi gli interventi e le cure che mi hanno dato diversi problemi, ma di sicuro non è mai una situazione facile e leggera. Da quel momento ho iniziato a condividere ciò che sentivo dapprima nell’ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) dove ho ricevuto supporto e di cui ancora faccio parte come volontaria, poi ogni volta che ne ho avuto possibilità. Infine, ho scritto questo racconto che è stato pubblicato in una raccolta a scopo di beneficenza e poi è stato diffuso su due portali di medici e psicologi italiani, come testimonianza di vita.

 

MTDD: Come Naturopata ed Omeopata, attraverso i miei studi accademici, ma anche e, soprattutto, attraverso interviste e consulenze ho cercato di capire meglio e di identificare le potenziali dinamiche che favoriscono salute e benessere e, di conseguenza, la guarigione, e quelle che, al contrario, sembrano promuovere sintomi e malattia e, a volte, ostacolare la guarigione. 

Sono stata, quindi, particolarmente colpita da una tua affermazione che ho trovato sempre nel tuo scritto menzionato in precedenza:

“Serena è una ragazza che vive in un costante senso di inadeguatezza e paura di esprimere il suo sentire e la sua creatività.  Il timore è quello di non essere ritenuta all’altezza.”

 

Sono parole molto profonde, quasi strazianti. 

Vorresti elaborare questi concetti?

SDS: Fino a non molto tempo fa, mi sono voluta molto poco bene. Ero insicura, introversa, mi davo da fare ma mi sembrava di vivere una vita non autentica. Mi sentivo un’aliena. L’abbandono dell’università per me è stato un fallimento, perché ho visto saltare i miei progetti adolescenziali. Non riuscivo a studiare perché avendo un metodo d’apprendimento “diverso” - come ho poi compreso - ho dovuto mollare perché facevo molta fatica. Mi sentivo stupida. Poi, grazie al supporto dei miei genitori e di una psicologa, ho scelto altre strade che mi hanno dato soddisfazioni ma non sono bastate. Addirittura, e mi rendo conto che ciò che sto per dire sia molto pesante, c’è stato un periodo di depressione in cui, quando pensavo all’eventualità futura di metter su famiglia con figli, dicevo a me stessa che l’unica cosa che sarebbe potuta crescere in me sarebbe stato un tumore... Ovviamente le cause delle malattie possono essere molteplici, ma personalmente sono assolutamente convinta dell’importanza della qualità di pensieri e parole con cui ci programmiamo. Il mio senso d’inadeguatezza ha impiantato in me la paura del giudizio altrui. In realtà, il giudice più spietato lo avevo davanti a me quando mi specchiavo.

 

MTDD: La nota ‘positiva’ è che, per tua stessa ammissione, benché il tuo “Amore personale [fosse] pari a zero… nonostante le cadute, le insicurezze e la paura, [ti sei] sempre risollevata con forza e coraggio.”

Molte persone che hanno dovuto confrontarsi con il cancro hanno affermato che questa esperienza è stata la più grande lezione di Vita per loro e che le ha aiutate a cambiare in meglio.

Sei d’accordo con questa veduta e, se sì, perché?

SDS: Sì! Posso veramente dire che, paradossalmente, quella è stata l’esperienza che mi ha salvata da una distruzione. Io ho scelto la vita. A quella situazione non ho permesso di farmi mollare tutto: o continuavo a precipitare nell’abisso o risalivo e sceglievo di vivere con amore e coscienza. Ho abbracciato la seconda opzione.


MTDD: Qualunque siano stati i tuoi limiti in passato – per tua stessa ammissione – la tua forza di volontà, la tua determinazione e la tua presa di coscienza del tuo valore come persona ti rendono merito.  A tutto ciò, si è aggiunto un percorso spirituale che hai intrapreso per connetterti meglio alla ‘vera Serena’ e, probabilmente, andare anche a confrontare, rimuovendoli, quegli aspetti che erano nella tua “ombra”, per usare il linguaggio di Carl Jung, famoso psichiatra e psicoanalista.

Vorresti parlarcene?

SDS: Il percorso di autoconoscenza mi ha aiutata a prendere coscienza del mio profondo sentire. Ho affrontato i demoni che fino ad allora avevano banchettato nell’ombra, ma nel momento in cui gli ho prestato davvero attenzione mi sono resa conto che in realtà avevano urlato per essere ascoltati. Così ho scoperto che dietro a quegli ostacoli erano nascosti dei tesori e parti di me che andavano reintegrate nel puzzle della mia identità. Sicuramente ho ancora da lavorare in questo senso, ma grazie agli strumenti pratici che ho acquisito in questo percorso spirituale ho imparato ad armonizzarmi e a comprendere le mie vere necessità. Sono entrata in profondo contatto con la ‘vera Serena’. Ho scoperto che la mia ombra era il bello di ciò che sarebbe dovuto ancora venire, ma veniva soffocata.

 

MTDD: Questo percorso della malattia e della conseguente presa di coscienza e rinascita ti ha fatto sentire il bisogno non solo di condividere la tua esperienza, ma di farlo in modo che costituisse un supporto a chi deve affrontare non solo il cancro, ma la malattia in generale e rischia di sentirsi completamente perso ed anche incompreso.

L’Arte, in qualunque sua forma, può essere un mezzo da utilizzare a fini terapeutici.

Quest'anno hai condotto un tuo programma – Vivere i talenti – Storie di riscatto personale – con l’Associazione Phoebus, di cui sei stata ideatrice e conduttrice.

Mi farebbe piacere se ce ne parlassi.  So che potrebbe essere molto utile al nostro pubblico di lettori e lettrici.

SDS: Nel 2019 ho iniziato a riversare queste mie testimonianze di vita in un blog personale, fino ad arrivare - con mia sorpresa - alla pubblicazione di tre libri monografici. Ho cominciato a realizzare collaborazioni artistiche sempre con l’obiettivo di lasciare un messaggio d’incoraggiamento a prendersi cura di sé e a vivere i propri talenti prima di tutto come forma di espressione per il proprio benessere.

A luglio ho ricevuto un’intervista a cura dell’Associazione Culturale Phoebus, in cui ho parlato della mia esperienza di riscatto personale grazie ai miei talenti. Da qui è nata con il team l’idea di creare uno spazio che desse la possibilità ad altre persone di poter fare altrettanto. Trovo che sia davvero importante condividere queste storie personali, perché il beneficio può essere di molti e, trattandosi di vita vissuta, il messaggio non può che essere riconosciuto come autentico. Infine, da questi confronti possono nascere anche amicizie e collaborazioni come nel nostro caso, Maria Teresa. Grazie alla tua partecipazione a “Vivere i talenti” ci siamo conosciute e abbiamo iniziato a costruire questo ponte di iniziative insieme. Ne sono felice e grata.

 

MTDD: Grazie, Serena, per aver partecipato a questa nostra intervista e per esserti aperta ed aver condiviso con noi aspetti molto personali e delicati della tua vita, cosa che per alcune persone è difficile fare.

Sarò ben lieta di ospitarti ancora in futuro per poter parlare con te di altri interessanti temi.  Nel frattempo ti auguro tanta salute ed un grande e meritato successo in tutte le tue attività.

SDS: Ed io sarò lieta di esserci! Ti ringrazio per questa possibilità, Maria Teresa. Ricambio sinceramente l’augurio.

 

MTDD: Prima di concludere… Chi volesse contattarti o seguirti nelle tue attività come potrà farlo? 

SDS: Dunque, possono seguirmi sul mio blog https://www.dereasblog.cloud, dove c’è anche il collegamento al canale Youtube, e sulla pagina Facebook “La Magica Danza Dei Talenti”. Per chi volesse scrivermi, c’è anche l’email derea.serena@gmail.com.

 

MTDD: Grazie ancora per aver partecipato.

SDS: A te. Grazie ai lettori e alle lettrici per aver dedicato attenzione a questa parte della mia storia. Spero che possa essere d’aiuto e d’ispirazione per qualcuno. A presto!




Sie nennen mich Krebs - Eine Geschichte der Wiedergeburt mit Serena Derea Squanquerillo - Interview von Maria Teresa De Donato

 Sie nennen mich Krebs - Eine Geschichte der Wiedergeburt

mit Serena Derea Squanquerillo

 

Interview von Maria Teresa De Donato




 

Liebe Freunde,

Ich freue mich, heute meine Freundin und Kollegin, Autorin und Bloggerin Serena Derea Squanquerillo zu Gast zu haben, die wir bei anderen Gelegenheiten treffen und besser kennenlernen können. Es gibt so viele Dinge, die ich Euch über sie erzählen könnte, aber wie immer ziehe ich es vor, dass mein Gast es tut. Ich gehe nur davon aus, dass Serena in Bezug auf Charakterstärke, Entschlossenheit und den Wunsch, anderen zu helfen, viel zu lehren hat.

 

MTDD: Hallo, Serena, und willkommen zu meinem Blog und meiner Virtual Cultural Lounge.

SDS: Hallo Maria Teresa, vielen Dank für die Einladung zu diesem schönen Austausch. Ich bin sehr aufgeregt. Grüße an alle Leserinnen und Leser!

 

MTDD: Serena, warum beginnst Du nicht damit, Dich vorzustellen und uns ein wenig über Dich, Dein Studium, Deine Aktivitäten und alles, was Du mit unseren Lesern teilen möchtest, zu erzählen?

SDS: Sicherlich. Ich wurde 1980 in Velletri in der südlichen Provinz Rom geboren, wo ich noch immer lebe. Ich habe 1999 das klassische Gymnasium in meiner Stadt abgeschlossen, aber dann habe ich für einige meiner Bedürfnisse eine eher technische Ausbildung im Bereich Informatik und Grafik absolviert. Ich habe mit 24 Jahren in diesem Bereich angefangen zu arbeiten, habe aber auch als Sekretärin und im Kundenservice für ein bekanntes amerikanisches Unternehmen gearbeitet. Bis ich einige Jahre als Selbständiger in einem Unternehmen arbeitete, das sich mit Kommunikation und Dienstleistungen befasst und zusammen mit einigen Freunden gegründet wurde. Im Jahr 2016 kündigte ich meinen Job nach wichtigen Veränderungen in meinem Leben, wie dem Tod meines Vaters und der Notwendigkeit, das Vermächtnis zu verarbeiten, das ich durch meinen ersten Brustkrebs hinterlassen hatte. Leider kam er letztes Jahr zurück, aber auch das habe ich verkraftet. Ich bin eine Person, die regelmäßig überwacht, und ich zögere nicht, um Hilfe zu bitten.

Nach diesen Ereignissen hatte ich das Bedürfnis, auf mich selbst aufzupassen und zu verstehen, was passiert ist. Ich habe einen spirituellen Weg begonnen, um mich selbst besser kennenzulernen, parallel zu einem therapeutischen Weg auch der Trauerbegleitung, den ich vor zwei Jahren gegangen bin. Nicht nur für den Tod meines Vaters, sondern auch für den Verlust von Teilen von mir, der im Laufe der Zeit eingetreten ist. Im Laufe der Jahre hatte ich mehrmals gesundheitliche Probleme. Bei dieser persönlichen Recherche bzw. kontinuierlichen Wiederentdeckung habe ich meine Talente und neue Lebensmöglichkeiten gefunden, von denen ich heute süße Früchte ernte. Ich habe mehrere Befriedigungen sowohl für die Aktivitäten allein als auch in Zusammenarbeit.

 

MTDD: Das Leben ist etwas Außergewöhnliches, voller Überraschungen, manchmal schön, manchmal wunderschön, manchmal hässlich und sogar schrecklich. Bei manchen Menschen scheint es nachsichtiger und bei anderen härter zu sein. Dies könnte zumindest unsere Wahrnehmung sein. Es ist sinnlos zu versuchen, den Grund zu verstehen, weil es sehr wahrscheinlich ist, dass er nicht existiert oder uns auf jeden Fall entgeht.

In einem Deiner Texte lese ich:

“Ich kam am 14. Januar 2012 an und erfuhr, dass es sein 32. Geburtstag war. Ich habe gesehen, wie sie die Kerze auf ihrem Lieblingskuchen ausgeblasen hat: einem Millefeuille mit Sahne und Schokolade ... Als wäre es ein Geschenk, habe ich beschlossen, meine offizielle Präsentation um ein paar Tage zu verschieben ... „

 

Bis heute hat die Mehrheit der Menschen oft Angst, dieses Wort - Krebs - auszusprechen, fast so, als ob sie auch nur eine entfernte Möglichkeit austreiben wollten...

Da ich Dich kenne und bereits bei anderen Gelegenheiten mit Dir über Gesundheit gesprochen habe, erlaube ich mir dies, weil ich mir Deiner Verfügbarkeit bewusst bin und vor allem, wie und inwieweit Du aktiviert bist, Menschen zu helfen und zu ermutigen, die es tun mit dieser Krankheit zu kämpfen haben.

Möchtest Du uns von Deinen Erfahrungen erzählen und wie Du das alles gelebt hast?

SDS: Ja, ich mache eine Prämisse. Wie gesagt, ich hatte viele gesundheitliche Probleme: Depressionen, Panikattacken, Essstörungen – zum Glück keine schwerwiegenden – Endometrioseprobleme, bis ich zu Erfahrungen mit Krebs kam. Vor letzterem hatte ich nie offen über diese meine Situationen gesprochen, einfach weil ich es nicht für nötig hielt und wegen meiner Vertraulichkeit. Aber dann veränderte sich etwas in mir. Als der Krebs “auftauchte„, ließ ich vor mir alles Revue passieren, was mir bis dahin widerfahren war. Ein Schlachtspiel, das durch meinen ernsthaften Mangel an Liebe zu mir erleichtert wird. Es ist, als hätte mich das Leben beiseite genommen und mir ein Entweder-Oder gegeben. Ich machte mich stark und mutig, diesem Fremden gegenüberzutreten. Glücklicherweise hatte ich weder beim ersten noch beim zweiten Mal einen schwierigen Tumor, im Gegenteil, die Eingriffe und Behandlungen, die mir verschiedene Probleme bereiteten, waren invasiver, aber es ist sicherlich nie eine einfache und leichte Situation. Von diesem Moment an begann ich, meine ersten Gefühle in ANDOS (National Association for Breast Operated Women) zu teilen, wo ich Unterstützung erhielt und zu der ich immer noch als Freiwillige gehöre, dann, wann immer ich die Gelegenheit dazu hatte. Schließlich habe ich diese Geschichte geschrieben, die in einer Sammlung für wohltätige Zwecke veröffentlicht und dann als Lebenszeugnis auf zwei Portalen italienischer Ärzte und Psychologen verbreitet wurde.

 

MTDD: Als Heilpraktikerin und Homöopathin habe ich durch mein akademisches Studium, aber auch und vor allem durch Interviews und Beratungen versucht, die potenziellen Dynamiken, die Gesundheit und Wohlbefinden und folglich Heilung begünstigen, besser zu verstehen und zu identifizieren dass sie im Gegenteil Symptome und Krankheiten zu fördern scheinen und manchmal die Heilung behindern.

Daher ist mir eine Deiner Aussagen besonders aufgefallen, die ich immer wieder in Deinem zuvor erwähnten Aufsatz fand:

“Serena ist ein Mädchen, das in einem ständigen Gefühl der Unzulänglichkeit und Angst lebt, ihre Gefühle und Kreativität auszudrücken. Die Angst ist, nicht auf Augenhöhe gehalten zu werden.„

 

Das sind sehr tiefgründige, fast herzzerreißende Worte.

Möchtest Du diese Konzepte ausarbeiten?

SDS: Bis vor kurzem habe ich mich sehr wenig geliebt. Ich war unsicher, introvertiert, ich war beschäftigt, aber ich hatte das Gefühl, ein unauthentisches Leben zu führen. Ich fühlte mich wie ein Außerirdischer. Der Studienabbruch war für mich ein Fehlschlag, weil ich sah, wie meine Jugendprojekte in die Luft gesprengt wurden. Ich konnte nicht lernen, weil ich mit einer “anderen„ Lernmethode – wie ich später verstand – aufgeben musste, weil ich Probleme hatte. Ich kam mir dumm vor. Dann habe ich mich dank der Unterstützung meiner Eltern und einer Psychologin für andere Wege entschieden, die mir zwar Freude bereiteten, aber nicht ausreichten. In der Tat, und ich weiß, dass das, was ich jetzt sagen werde, sehr schwer ist, gab es eine Phase der Depression, in der ich mir sagte, als ich über die zukünftige Möglichkeit nachdachte, eine Familie mit Kindern zu gründen, dass das einzige, was es könnte In mir gewachsen wäre es ein Tumor gewesen ... Natürlich können die Ursachen von Krankheiten vielfältig sein, aber ich persönlich bin absolut überzeugt von der Wichtigkeit der Qualität der Gedanken und Worte, mit denen wir uns programmieren. Mein Gefühl der Unzulänglichkeit hat mir die Angst vor dem Urteil anderer eingepflanzt. Tatsächlich hatte ich den rücksichtslosesten Richter vor mir, als ich in den Spiegel schaute.

 

MTDD: Die “positive„ Anmerkung ist, dass Du nach eigenen Angaben, obwohl Deine “persönliche Liebe [war] gleich Null … trotz der Stürze, Unsicherheiten und Ängste, immer mit Kraft und Mut aufstandst„.

Viele Menschen, die mit Krebs konfrontiert wurden, haben gesagt, dass diese Erfahrung die größte Lektion im Leben für sie war und dass sie ihnen geholfen hat, sich zum Besseren zu verändern.

Stimmst Du dieser Ansicht zu und wenn ja, warum?

SDS: Ja! Ich kann wirklich sagen, dass das paradoxerweise die Erfahrung war, die mich vor der Zerstörung bewahrt hat. Ich habe mich für das Leben entschieden. Ich ließ es nicht zu, dass diese Situation mich alles aufgeben ließ: Entweder ich stürzte weiter in den Abgrund oder ich stieg auf und entschied mich dafür, mit Liebe und Gewissen zu leben. Ich habe die zweite Option angenommen.

 

MTDD: Was auch immer Deine Einschränkungen in der Vergangenheit waren – nach Deinem eigenen Eingeständnis – Deine Willenskraft, Deine Entschlossenheit und Dein Bewusstsein für Deinen Wert als Person ehren sie Dich. Zu all dem wurde ein spiritueller Weg hinzugefügt, den Du gegangen bist, um Dich besser mit der “echten Serena„ zu verbinden und wahrscheinlich auch zu vergleichen, indem Du diese Aspekte entfernen, die in Deinem “Schatten„ waren, um die Sprache von Carl Jung, berühmter Psychiater und Psychoanalytiker zu verwenden.

Möchtest Du uns davon erzählen?

SDS: Der Weg der Selbsterkenntnis hat mir geholfen, mir meiner tiefen Gefühle bewusst zu werden. Ich stand den Dämonen gegenüber, die bis dahin im Schatten geschlemmt hatten, aber als ich ihnen wirklich Aufmerksamkeit schenkte, entdeckte ich, dass sie tatsächlich geschrien hatten, um gehört zu werden. Also entdeckte ich, dass hinter diesen Hindernissen verborgene Schätze und Teile von mir waren, die wieder in das Puzzle meiner Identität integriert werden mussten. Sicherlich muss ich in diesem Sinne noch arbeiten, aber dank der praktischen Werkzeuge, die ich mir auf diesem spirituellen Weg angeeignet habe, habe ich gelernt, meine wahren Bedürfnisse zu harmonisieren und zu verstehen. Ich kam in tiefen Kontakt mit der “echten Serena„. Ich stellte fest, dass mein Schatten die Schönheit dessen war, was noch kommen sollte, aber er wurde erstickt.

 

MTDD: Dieser Weg der Krankheit und das daraus resultierende Bewusstsein und die Wiedergeburt haben in Deinen das Bedürfnis geweckt, nicht nur Deine Erfahrungen zu teilen, sondern dies auf eine Weise zu tun, die eine Unterstützung für diejenigen darstellt, die sich nicht nur mit Krebs, sondern auch mit der Krankheit allgemein auseinandersetzen müssen und riskiert, sich völlig verloren und sogar missverstanden zu fühlen.

Kunst, in welcher Form auch immer, kann ein Mittel sein, das zu therapeutischen Zwecken eingesetzt werden kann.

Vor Kurzem haben Sie Ihr eigenes Programm – Living the talents – Stories of personal redemption – mit der Phoebus Association gestartet, deren Schöpfer und Gastgeber Sie sind.

Dieses Jahr hast Du Dein eigenes Programm – Die Talente leben - Geschichten persönlicher Erlösung – mit der Phoebus Association durchgeführt, dessen Schöpferin und Moderatorin Du gewesen bist.

Ich würde mich freuen, wenn Du uns davon erzählst. Ich weiß, dass es für unser Lese- und Lesepublikum sehr nützlich sein könnte.

SDS: 2019 begann ich, diese Lebenszeugnisse in einen persönlichen Blog zu gießen, bis – zu meiner Überraschung – die Veröffentlichung von drei monografischen Büchern. Ich begann künstlerische Kooperationen immer mit dem Ziel, eine Botschaft der Ermutigung zu hinterlassen, für sich selbst zu sorgen und seine Talente in erster Linie als Ausdrucksform für das eigene Wohlbefinden zu leben.

Im Juli erhielt ich ein Interview von der Phoebus Cultural Association, in dem ich über meine Erfahrung der persönlichen Erlösung dank meiner Talente sprach. Daher die Idee, einen Raum zu schaffen, der anderen Menschen die Möglichkeit gibt, dasselbe mit dem Team zu tun. Ich finde es sehr wichtig, diese persönlichen Geschichten zu teilen, da der Nutzen für viele sein kann und da es sich um ein echtes Leben handelt, kann die Botschaft nur als authentisch erkannt werden. Schließlich können aus diesen Vergleichen auch Freundschaften und Kooperationen entstehen, wie in unserem Fall Maria Teresa. Dank Ihrer Teilnahme an “Die Talente leben„  haben wir uns kennengelernt und begonnen, gemeinsam diese Brücke von Initiativen zu bauen. Ich bin glücklich und dankbar.

 

MTDD: Ich bin auch. Vielen Dank, Serena, dass Du an diesem Interview teilgenommen hast und dass Du offen bist und sehr persönliche und heikle Aspekte Deines Lebens mit uns teilst, was für manche Menschen schwierig ist.

Gerne werde ich auch in Zukunft wieder Gastgeber für Dich sein, um mit Dir über weitere interessante Themen sprechen zu können. In der Zwischenzeit wünsche ich Dir viel Gesundheit und einen großen und verdienten Erfolg bei all Deinen Aktivitäten.

SDS: Und ich bin gerne dabei! Danke für diese Gelegenheit, Maria Teresa. Die guten Wünsche erwidere ich aufrichtig.

 

MTDD: Bevor ich schließe ... Wer möchte Dich kontaktieren oder Dir bei Deinen Aktivitäten folgen, wie können sie das tun?

SDS: Sie können mir also auf meinem Blog https://www.dereasblog.cloud folgen, wo auch der Link zum Youtube-Kanal ist, und auf der Facebook-Seite “La Magica Danza Dei Talenti„. Für diejenigen, die mir schreiben möchten, gibt es auch die E-Mail-Adresse derea.serena@gmail.com.

 

MTDD: Nochmals vielen Dank für die Teilnahme.

SDS: Ich danke Dir auch. Danke an die Leser, die diesem Teil meiner Geschichte Aufmerksamkeit geschenkt haben. Ich hoffe, es kann für jemanden hilfreich und inspirierend sein. Demnächst!




Sunday, December 4, 2022

Boccherini Luigi



(Lucca, February 19, 1743 - Madrid, May 28, 1805)



The son of a double bass player studied the cello as a child, and at 16, he was already performing in public. In 1757 he went to Rome to finish his studies, immediately after to Vienna, and in 1761 he returned to Lucca, where in 1764, he became the first cello in the orchestra. In Florence, after a few years, he formed the first stable quartet of which any memory is preserved, and in 1767 he met G. B. Sammartini, the great Milanese symphonist in Cremona. From 1768 to '72, he held concerts in Spain with the violinist Manfredi (who had already been part of the quartet), and here he obtained the position of composer and chamber cellist of the Infante Don Luigi. He remained in Madrid all his life, but he had no luck in the circles of the court, so much so that only from Frederick the Great was he able to receive, until 1797, a pension from having dedicated many compositions to the King of Prussia.

With the arrival of Luciano Bonaparte, his conditions underwent a temporary improvement, but he ended his days in the most squalid misery.

Boccherini is the last representative of the glorious Italian instrumental tradition of the 18th century. In a period in which Italian opera reigned over all the theaters of Europe, in which the magnificent school of Corelli, Vivaldi, and Tartini found increasingly rare followers, Boccherini unshakably kept faith in the instrumental genre, to which he dedicated the most significant part of his activity, leaving only a few plays, some oratorio and some cantatas in the vocal field.
In recent times a meritorious re-evaluation of Boccherini's work has been undertaken. He can be considered a typical exponent of eighteenth-century Rococo. Still, we cannot ignore some traits that denote a sensitivity already open to the later developments of music: it is the romanticism that peeps out in certain vibrant melodic lines of his strings, or at least it is the classicist school of Vienna that finds in him, although he did not know the production of Haydn and Mozart, an unexpected counterpart: a sign of the times, now ripe for a renewal of style. Moreover, his instrumental cantability also reveals the influence of the Italian opera of the eighteenth century, absorbed in a temperament inclined to sweet and sometimes languorous tones.

Cellist of the highest class and a composer esteemed by his contemporaries, he introduced a series of essential innovations in the technique of his instrument. His eleven concertos for cello and orchestra (not all of the sure attribution) constitute a milestone in the context of the development of the cell technique. . He left 30 symphonies, of which only a few have been presented to today's audiences. Still, the most significant part of his work lies in chamber production: 16 sextets, 113 quintets for strings, and numerous others for various instrumental ensembles, 102 quartets for strings, and other compositions for different instruments.

 


In Boccherini's group of Six Symphonies of Opera 12, number 4, La casa del diavolo, is the best known and most performed. It is characterized by the particular expressive intensity of the finale which bears the title "Chaconne qui représente l'Enfer et qui a l'été faite à l'imitation de M. Gluck dans le Festin de pierre"; is a pastiche of the Dance of Ghosts and Furies composed by Gluck for the ballet Don Giovanni or The Stone Guest, and also reused in Orfeo ed Euridice.
The "Devil's House" is divided into three movements, with the recurring theme of the cello present in the first and third, from which the symphony takes its name due to the frenetic succession of scales with mournful pizzicato strings.




It opens with an "Andante sostenuto" that conveys a sense of concern, like a fatal omen. The following "Allegro molto," in sonata form, sees contrasting strings and winds; the trend is flowing, and cantabile and the dramatic atmosphere suggested at the beginning now appears as a hint.
The second movement, “Andantino con moto,” is performed by the strings alone; the staccato rhythm conveys the anguish, and it seems to imagine someone groping in the dark.
The third movement, "Andante sostenuto - Allegro con moto," begins with a disturbing introduction. Repeated notes of the strings and penetrating accents of the oboes, and then the furious chase of scalar, snappy and agitated figures.

Boccherini Luigi



(Lucca, 19 febbraio 1743 – Madrid, 28 maggio 1805)

Figlio di un contrabbassista, studiò il violoncello fin da fanciullo, e a 16 anni già si esibiva in pubblico. Nel 1757 si recava a Roma per terminare gli studi, subito dopo a Vienna, e nel 1761 rientrava a Lucca, dove nel 1764 diveniva primo violoncello nell'orchestra. A Firenze costituì dopo qualche anno il primo quartetto stabile di cui si conservi memoria, e nel 1767 conosceva a Cremona G. B. Sammartini, il grande sinfonista milanese. Dal 1768 al '72 tiene concerti in Spagna col violinista Manfredi (che già aveva fatto parte del quartetto), e qui ottiene il posto di compositore e violoncellista da camera dell'Infante Don Luigi. A Madrid rimase tutta la vita, ma non ebbe fortuna negli ambienti della corte, tanto che solo da Federico il Grande poté ricevere, fino al 1797, una pensione che gli derivò dall'aver egli dedicato al re di Prussia molte composizioni.

Con l'arrivo di Luciano Bonaparte le sue condizioni andarono incontro a un momentaneo miglioramento, ma egli finì i suoi giorni nella più squallida miseria.

Boccherini è l'ultimo rappresentante della gloriosa tradizione strumentale italiana del '700. In un periodo in cui su tutti i teatri d'Europa imperava l'opera italiana, in cui la gloriosa scuola di Corelli, di Vivaldi, di Tartini trovava seguaci sempre più rari, Boccherini tenne fede incrollabilmente al genere strumentale, a cui dedicò la maggior parte della sua attività, lasciando nel campo vocale solo pochi lavori teatrali, qualche oratorio e alcune cantate.

In tempi recenti è stata intrapresa una meritoria rivalutazione dell'opera boccheriniana. Egli può essere considerato come un tipico esponente del rococò settecentesco, ma non gli si possono disconoscere alcuni tratti che denotano una sensibilità già aperta agli sviluppi posteriori della musica: è il romanticismo che fa capolino in certe vibrate linee melodiche dei suoi archi, o almeno è la scuola classicistica di Vienna che trova in lui, che pure non conosceva la produzione di Haydn e di Mozart, un corrispettivo inaspettato: segno dei tempi, ormai maturi per un rinnovamento dello stile. Peraltro la sua cantabilità strumentale rivela anche l'influsso dell'opera italiana del '700, assorbita in un temperamento incline ai toni soavi e a volte languorosi. 

Violoncellista di grandissima classe oltre che compositore stimato dai contemporanei, egli introdusse una serie di importanti innovazioni nella tecnica del suo strumento, e i suoi undici concerti per violoncello e orchestra (non tutti di sicura attribuzione) costituiscono una pietra miliare nel quadro dello sviluppo della tecnica violoncellistica. Lasciò 30 sinfonie, di cui solo qualcuna è stata presentata ai pubblici odierni, ma la parte piu notevole della sua opera sta nella produzione cameristica: che comprende 16 sestetti, 113 quintetti per archi e numerosi altri per vari complessi strumentali, 102 quartetti per archi e altre composizioni per diversi strumenti.

 


Nel gruppo delle Sei Sinfonie dell’Opera 12 di Boccherini, la numero 4, La casa del diavolo, è la più conosciuta ed eseguita. Si caratterizza per la particolare intensità espressiva del finale che reca il titolo “Chaconne qui représente l’Enfer et qui a l’été faite à l’imitation de M. Gluck dans le Festin de pierre”; è un pastiche della Danza degli spettri e delle furie composta da Gluck per il balletto Don Giovanni o Il convitato di pietra, e riutilizzata anche nell’Orfeo ed Euridice.

La “Casa del diavolo” si articola in tre movimenti, con il tema ricorrente del violoncello presente nel primo e nel terzo, da cui prende nome la sinfonia per il frenetico susseguirsi di scale con lugubri pizzicati degli archi.




Si apre con un “Andante sostenuto” che trasmette un senso di preoccupazione, come un presagio funesto. Il successivo “Allegro assai”, in forma sonata, vede contrapposti archi e fiati; l’andamento è scorrevole, cantabile, e l’atmosfera drammatica suggerita all’inizio, adesso appare come un accenno.
Il secondo movimento, “Andantino con moto”, viene eseguito dai soli archi; il ritmo staccato trasmette angoscia e sembra di immaginare qualcuno che brancola nel buio.
Il terzo movimento “Andante sostenuto – Allegro con moto”, inizia con una inquietante introduzione. Note ripetute degli archi e accenti penetranti degli oboi, e poi il rincorrersi furioso di figure scalari, scattanti e agitate.


Boccherini Luigi



(Lucca, 19. Februar 1743 - Madrid, 28. Mai 1805)



Als Sohn eines Kontrabassisten lernte er früh Cello und trat bereits mit 16 Jahren öffentlich auf. 1757 ging er nach Rom, um sein Studium zu beenden, gleich darauf nach Wien, und 1761 kehrte er nach Lucca zurück, wo er 1764 erster Cellist des Orchesters wurde. In Florenz gründete er nach einigen Jahren das erste stabile Quartett, an das die Erinnerung erhalten ist, und traf 1767 in Cremona G. B. Sammartini, den großen Mailänder Symphoniker. Von 1768 bis '72 gab er Konzerte in Spanien mit dem Geiger Manfredi (der bereits Teil des Quartetts war) und erhielt hier die Stelle des Komponisten und Kammercellisten des Infanten Don Luigi. Er blieb sein ganzes Leben in Madrid, hatte aber kein Glück in den Kreisen des Hofes, so sehr, dass er bis 1797 nur von Friedrich dem Großen eine Pension erhalten konnte, die darauf zurückzuführen war, dass er dem König viele Kompositionen von Preußen gewidmet hatte.

Mit der Ankunft von Luciano Bonaparte verbesserte sich sein Zustand vorübergehend, aber er beendete seine Tage in ärmlichstem Elend.

Boccherini ist der letzte Vertreter der glorreichen italienischen Instrumentaltradition des 18. Jahrhunderts. In einer Zeit, in der die italienische Oper alle Theater Europas beherrschte, in der die glorreiche Schule von Corelli, Vivaldi, Tartini immer seltener Anhänger fand, hielt Boccherini unerschütterlich an der Instrumentalgattung fest, der er den größten Teil seiner Tätigkeit widmete, wobei nur wenige Theaterstücke, einige Oratorien und einige Kantaten im Gesangsbereich übrig bleiben.

In jüngster Zeit wurde eine verdienstvolle Neubewertung von Boccherinis Werk vorgenommen. Er kann als typischer Vertreter des Rokoko des 18. Jahrhunderts angesehen werden, aber wir können einige Züge nicht ignorieren, die eine Sensibilität bezeichnen, die bereits offen für die späteren Entwicklungen der Musik ist: Es ist die Romantik, die in bestimmten lebhaften melodischen Linien seiner Streicher hervorlugt, oder immerhin ist es die klassizistische Schule Wiens, die in ihm, obwohl er die Inszenierung von Haydn und Mozart nicht kannte, ein unerwartetes Gegenstück findet: ein Zeichen der Zeit, nun reif für eine Stilerneuerung. Darüber hinaus offenbart seine instrumentale Kantabilität auch den Einfluss der italienischen Oper des 17. Jahrhunderts, vertieft in ein Temperament, das zu weichen und manchmal trägen Tönen neigt.

Als Cellist von großem Format und von seinen Zeitgenossen geschätzter Komponist führte er eine Reihe wichtiger Neuerungen in die Technik seines Instruments ein, und seine elf Konzerte für Cello und Orchester (von denen nicht alle sicher zugeschrieben sind) stellen einen Meilenstein in der Entwicklung dar der Zelltechnik. Er hinterließ 30 Symphonien, von denen nur wenige dem heutigen Publikum präsentiert wurden, aber der bemerkenswerteste Teil seines Schaffens liegt in der Kammerproduktion: darunter 16 Sextette, 113 Quintette für Streicher und zahlreiche andere für verschiedene Instrumentalensembles, 102 Quartette für Streicher und andere Kompositionen für verschiedene Instrumente.

 


In Boccherinis Gruppe der Sechs Sinfonien der Oper 12 ist Nummer 4, La casa del diavolo, die bekannteste und meistgespielte. Es zeichnet sich durch die besondere Ausdrucksintensität des Finales aus, das den Titel "Chaconne qui représente l'Enfer et qui a l'été faite à l'imitation de M. Gluck dans le Festin de pierre" trägt; ist eine Pastiche des Tanzes der Geister und Furien, die Gluck für das Ballett Don Giovanni oder The Stone Guest komponiert und auch in Orfeo ed Euridice wiederverwendet hat.

Das "Teufelshaus" ist in drei Sätze gegliedert, wobei im ersten und dritten das wiederkehrende Thema des Cellos präsent ist, von dem die Symphonie aufgrund der frenetischen Folge von Tonleitern mit traurigen Pizzicato-Streichern ihren Namen hat.




Es beginnt mit einem "Andante sostenuto", das ein Gefühl der Besorgnis vermittelt, wie ein tödliches Omen. Das folgende "Allegro molto" in Sonatenform sieht kontrastierende Streicher und Bläser vor; der Trend ist fließend, kantabel, und die anfangs angedeutete dramatische Atmosphäre erscheint nun als Andeutung.
Der zweite Satz, "Andantino con moto", wird allein von den Streichern vorgetragen; der Stakkato-Rhythmus vermittelt Angst und scheint sich vorzustellen, dass jemand im Dunkeln tappt.
Der dritte Satz "Andante sostenuto – Allegro con moto" beginnt mit einer verstörenden Einleitung. Wiederholte Töne der Streicher und durchdringende Akzente der Oboen, und dann die wütende Jagd nach skalaren, bissigen und aufgeregten Figuren.

 

Thursday, December 1, 2022

“AUTISM from a DIFFERENT PERSPECTIVE” - by Giovanni Tommasini & Maria Teresa De Donato - Review by Serena Derea Squanquerillo

 “AUTISM from a DIFFERENT PERSPECTIVE”

-         Cesare’s Successful Story  -

by Giovanni Tommasini & Maria Teresa De Donato 


Review by Serena Derea Squanquerillo

  


 

Takiwatanga: in its time, in its space.  The term used in the Maori language to indicate autism.

Compared to decades ago, much more is known about autism.  Some organizations help families with children, who fall on the autistic spectrum, to no longer feel alone with their fears for the future, loneliness, and prejudices.

I recommend reading this book on the case of Cesare, written by Giovanni Tommasini, an educator for individuals with disabilities, and Maria Teresa De Donato, a doctor in naturopathy and coach.  They both address this delicate topic with a language accessible to all and an approach focused on the human aspect and the abilities, some remarkable, of those who fall within this diagnosis and can be helped to express them.

To Tommasini's study is added the contribution of De Donato.  She stresses the importance of considering autism, no longer focusing only on the difficulties but changing perspective to concentrate on how to help those with this condition have a better, more independent life and benefit from their talents, considering that they are often individuals with a high IQ.

What will become of him?  How will he integrate into a homologous society from which he feels threatened?  It is crucial to know to facilitate so that educators can better confront each other and parents can reduce the degree of concern for their child's future, who they will no longer be able to follow when they are gone.

What is normality?  About the freedom to be oneself, having the opportunity to be facilitated in this, if compared to the "norm," one has an extra armor that puts a distance between the individual and external reality.  Why not talk about uniqueness instead? 

Cesare and Giovanni are two different worlds compared.  First, the safety distance, then the contact until you enter "one into the other," thanks to a tuning allowed by a door: a silence that results from placing yourself in a state of acceptance, attention, and listening.  I would add observation and imitation to communicate with a kindred language.

Giovanni is a key and a filter that helps Cesare to emerge in a world from which he feels separated and threatened.  Cesare is a mirror that reflects his childhood demons to Giovanni: separation from his twin, the fragility of premature birth, and depending on the other to survive, one way or another.

In the moments in which they manage to see each other, Cesare goes out, and Giovanni enters himself.  They proceed by meeting where osmosis takes place and allowing them to move hand in hand in this mutual knowledge towards what is not predictable and controllable.

Through mediation tools, Giovanni helped Cesare improve his ability to express himself without always resorting to anger and empowered him to take care of himself and others in his own way.

Before becoming an educator, Tommasini began this relationship with Cesare as a stranger to the world of autism supported by a team formed by the psychiatrist, psychologist, and social worker.  Giovanni Tommasini could rely on his empathy and wait for signs of opening without being a physician or a technician and having no guidelines.  He eventually managed to help Cesare put him among the "good items" and, therefore, to see the birth of an alliance, even in mischief!

This book tells us about a human story and a unique friendship.  I invite you to read it because it creates identification, and there is undoubtedly a fragment of us that will be taken care of.  The uniqueness of each of us makes us all worthy in the face of life.




Serena Derea Squanquerillo: 

https://www.dereasblog.cloud/utero-serena-derea-squanquerillo/