Thursday, December 18, 2025

Maurizio Cazzati



Nacque a Luzzara (Reggio Emilia), da Francesco e Flaminia e venne ivi battezzato il 1°marzo 1616. Non sappiamo nulla sulla sua formazione musicale, né si conosce dove abbia compiuto gli studi di seminario per conseguire la consacrazione sacerdotale. Nel 1641, pubblicando la sua opera prima, si dichiara organista e maestro di cappella della basilica di S. Andrea a Mantova; poco dopo, nel 1647-48, risulta maestro della musica di camera del duca di Sabbioneta e Bozzolo. Alla fine del 1648 veniva nominato maestro di cappella dell'Accademia della Morte a Ferrara, dove rimase fino al 1652, per assumere l'analoga carica a S. Maria Maggiore a Bergamo; vi rimase fino al 25 apr. 1657, per tornare a Ferrara soltanto per pochi mesi, poiché il 31 ag. 1657 era eletto maestro di cappella a S. Petronio a Bologna.

Durante quest'ultimo incarico, il più lungo della sua carriera (essendo durato quattordici anni), egli svolse un'intensa attività creativa, dando alle stampe numerosissime composizioni (dall'op. XIX alla LVIII) e incidendo profondamente sulla struttura e l'attività della cappella petroniana; poco dopo la sua elezione infatti egli otteneva di avocare a sé la scelta del vicemaestro e faceva contemporaneamente licenziare tutti i membri della cappella (ad eccezione dei due organisti); sette giorni più tardi faceva stabilire di non prendere più a prestito i musici di palazzo, per il malvezzo che avevano di abbandonare innanzi tempo le funzioni nella basilica. All'inizio dell'anno successivo, stabiliti, il 16 gennaio 1658, i capitoli da osservarsi, i musicisti vennero via via riassunti, evidentemente secondo una selezione ed un programma voluti dal Cazzati, per giungere il 6 sett. 1658 alla riorganizzazione definitiva della cappella, il cui organico venne fissato in quattro soprani, sei contralti, sei tenori, sei bassi, due violini, due alto-viola, due tenor-viola, due tromboni, un violoncino, un contrabasso violone grosso, un tiorba, due organisti.

Particolarmente significativo dell'impulso recato dal Cazzati all'attività della cappella è l'eccezionale incremento subito dall'allestimento, musicale per l'annuale festa patronale di S. Petronio (4 ottobre): prima del suo arrivo, la partecipazione di musicisti forestieri o straordinari oscillava nel numero dai dieci ai venti con una spesa di regola inferiore alle cinquanta lire; già nel 1657, quindi a pochi mesi dalla nomina, tali esecutori avventizi assommano a ventiquattro per la spesa di lire 109, ma nel 1658diventano ben sessantotto (per lire 756,15), mentre nei due anni successivi cresce a dismisura la spesa motivata in larga misura dall'ingaggio di solisti e relative spese di viaggio, vitto e alloggio. Dal 1661 e fino alla fine del suo mandato la spesa si manterrà all'incirca nei limiti toccati nel 1658.

Chiesta e ottenuta licenza il 27 giugno 1671 dai fabbriceri della basilica bolognese, il Cazzati tornò a Mantova per assumere la direzione della musica di cappella e di camera della duchessa Anna Isabella; in questo ufficio chiuse la sua esistenza alla fine di settembre 1678 (come risulta dalla lettera del suo esecutore testamentario, Giovanni Furlani, ai fabbriceri di S. Petronio in data 20 genn. 1679, nella quale egli comunicava il lascito alla stessa basilica di "dodeci libri alla Palest[r]ina grandi di cuoio").

Non si può dire che la figura del Cazzati abbia finora incontrato molto favore presso gli studiosi di storia musicale dell'età barocca. La difficoltà principale per realizzare una sufficiente visione complessiva della sua opera risiede senza dubbio, da una parte, nella quantità davvero inconsueta e, dall'altra, nella grande varietà di generi, forme e compagini sonore. E se la grande quantità di solito predispone sfavorevolmente per un giudizio qualitativo, sull'opera del Cazzati sembra per di più ancora pesare l'eco dell'infelice polemica suscitata contro di lui da Giulio Cesare Arresti. Sarebbe comunque augurabile vedere presto intrapreso un accurato studio su questo musicista, la cui indubbia importanza storica - soprattutto nei riguardi della scuola bolognese - è già stata intuita da più di uno storico.



Maurizio Cazzati

 

Er wurde in Luzzara (Reggio Emilia) als Sohn von Francesco und Flaminia geboren und dort am 1. März 1616 getauft. Über seine musikalische Ausbildung und auch wo er sein Seminarstudium abschloss, um die Priesterweihe zu erhalten, ist nichts bekannt. Im Jahr 1641, als er sein erstes Werk veröffentlichte, ernannte er sich zum Organisten und Chorleiter der Basilika S. Andrea in Mantua. Kurz darauf, 1647–48, war er Kammermusikmeister des Herzogs von Sabbioneta und Bozzolo. Ende 1648 wurde er zum Chorleiter der Accademia della Morte in Ferrara ernannt, wo er bis 1652 blieb, um dann eine ähnliche Position an der S. Maria Maggiore in Bergamo einzunehmen. Er blieb dort bis zum 25. April. 1657, um erst am 31. August für einige Monate nach Ferrara zurückzukehren. 1657 wurde er zum Chorleiter von S. Petronio in Bologna gewählt.

Während dieser letzten Aufgabe, der längsten seiner Karriere (sie dauerte vierzehn Jahre), übte er eine intensive kreative Tätigkeit aus, veröffentlichte zahlreiche Kompositionen (von op. XIX bis LVIII) und beeinflusste die Struktur und Aktivität der Petronian-Kapelle nachhaltig. Kurz nach seiner Wahl erhielt er tatsächlich das Recht, den Vizemeister zu wählen und ließ gleichzeitig alle Mitglieder der Kapelle (mit Ausnahme der beiden Organisten) entlassen. Sieben Tage später verfügte er, dass die Palastmusiker nicht mehr ausgeliehen werden dürften, da sie die schlechte Angewohnheit hatten, ihre Aufgaben in der Basilika vorzeitig zu verlassen. Zu Beginn des folgenden Jahres, nachdem die zu beachtenden Kapitel am 16. Januar 1658 eingerichtet worden waren, wurden die Musiker nach und nach wieder eingeführt, offenbar gemäß einer von Cazzati gewünschten Auswahl und einem von ihm gewünschten Programm, und sollten am 6. September eintreffen. 1658 erfolgte die endgültige Neuorganisation der Kapelle, deren Besetzung auf vier Soprane, sechs Altstimmen, sechs Tenöre, sechs Bässe, zwei Violinen, zwei Altbratschen, zwei Tenorbratschen, zwei Posaunen, ein Violoncello, einen Kontrabass, ein Violone grosso, eine Theorbe und zwei Organisten festgelegt wurde.

Besonders bezeichnend für den Impuls, den Cazzati der Aktivität der Kapelle gab, ist die außergewöhnliche Zunahme der musikalischen Vorbereitung für das jährliche Patronatsfest von S. Petronio (4. Oktober): Vor seiner Ankunft lag die Zahl der teilnehmenden ausländischen oder außergewöhnlichen Musiker bei zehn bis zwanzig, und die regelmäßigen Ausgaben beliefen sich auf weniger als fünfzig Lire. Bereits im Jahr 1657, also wenige Monate nach der Ernennung, belief sich die Zahl dieser Aushilfskünstler auf 24, was Kosten in Höhe von 109 Lire verursachte. Im Jahr 1658 stiegen ihre Zahl jedoch auf 68 (für 756,15 Lire), während in den beiden darauffolgenden Jahren die Kosten ins Unermessliche stiegen, was größtenteils auf die Verpflichtung von Solisten und die damit verbundenen Reise-, Verpflegungs- und Unterkunftskosten zurückzuführen war. Von 1661 bis zum Ende seiner Amtszeit blieben die Ausgaben ungefähr innerhalb der Grenzen von 1658.

Nachdem er am 27. Juni 1671 die Erlaubnis der Wächter der Bologneser Basilika beantragt und erhalten hatte, kehrte Cazzati nach Mantua zurück, um die Leitung der Kapelle und der Kammermusik der Herzogin Anna Isabella zu übernehmen. In diesem Amt beendete er seine Existenz Ende September 1678 (wie aus dem Brief seines Testamentsvollstreckers Giovanni Furlani an die Sakristei von S. Petronio vom 20. Januar 1679 hervorgeht, in dem er derselben Basilika das Vermächtnis von „zwölf großen Lederbüchern für Palest[r]ina“ mitteilte).

Man kann nicht behaupten, dass die Figur Cazzati bei den Gelehrten der barocken Musikgeschichte bisher große Anerkennung gefunden hätte. Die Hauptschwierigkeit, einen ausreichenden Gesamtüberblick über sein Werk zu gewinnen, liegt zweifellos zum einen in der wahrhaft ungewöhnlichen Menge, zum anderen in der großen Vielfalt an Genres, Formen und Klangstrukturen. Und wenn die große Quantität normalerweise zu einer ungünstigen Beurteilung qualitativer Werke führt, so scheint Cazzatis Werk zusätzlich durch das Echo der unglücklichen Polemik belastet zu sein, die Giulio Cesare Arresti gegen ihn erhoben hat. Es wäre jedoch wünschenswert, wenn bald eine gründliche Studie über diesen Musiker in Angriff genommen würde, dessen unbestrittene historische Bedeutung – insbesondere im Hinblick auf die Bologneser Schule – bereits von mehr als einem Historiker erahnt wurde.

Monday, December 15, 2025

Caro libro ti scrivo - Lettera al PRINCIPE ANDREJ (Guerra e Pace)

 

Caro libro ti scrivo

 

Lettera al PRINCIPE ANDREJ NIKOLÀEVIČ BOLKONSKIJ

(Guerra e Pace)

 

di Elisa Rubini

 



Caro principe Andrej,

 

Non è facile per me cominciare questa lettera. Ho riletto più volte le prime righe e le ho cancellate altrettante. Forse perché non è una lettera comune, non è diretta a un amico, né a una persona viva. È per lei, che appartiene a un tempo lontano, ma che da quando l’ho incontrata sulle pagine di Tolstoj non ha più smesso di camminarmi accanto.

 

Mi chiamo Elisa, e vivo in un secolo in cui la guerra non si combatte più con le spade. Non ci sono cavalli, né fucili, né bandiere che sventolano. Ma, creda a me, combattiamo lo stesso. Ogni giorno. Solo che le nostre battaglie sono dentro. Invisibili, silenziose, a volte crudeli. Si combattono nei pensieri, nel cuore, nel bisogno costante di sembrare forti anche quando non lo siamo.

 

Spesso mi viene in mente la scena di Austerlitz. Lei ferito, disteso a terra, il cielo sopra di sé. E quella sensazione di resa, di scoperta, di improvvisa lucidità. Quando si accorge che tutto ciò per cui aveva lottato – la gloria, l’onore, il riconoscimento – non vale niente di fronte all’immensità di quel cielo. Ogni volta che ci penso, sento un nodo allo stomaco. È come se per un attimo riuscissi a vedere anch’io quello che lei ha visto.

 

Mi piacerebbe dirle che oggi siamo diventati più saggi. Che abbiamo imparato qualcosa. Ma non è così. Ci siamo solo inventati altri modi per sentirci invincibili. Le nostre divise sono fatte di abiti eleganti, di profili curati sui social, di frasi studiate per sembrare migliori di ciò che siamo. Ci illudiamo che la vita sia una vetrina da tenere sempre pulita, e intanto ci svuotiamo dentro.

 

Forse lei non capirebbe questo mondo. O forse sì, e ne sarebbe solo più triste. Io, a volte, lo guardo con un misto di stanchezza e di tenerezza. Vedo persone correre, parlare, ridere a voce alta, ma con gli occhi persi altrove. E penso a lei, alla sua solitudine composta, a quel suo modo di cercare la verità anche quando faceva male.

 

Vorrei impararlo, quel modo. Riuscire a guardare le cose senza paura, anche quando mostrano il lato peggiore. Lei sapeva stare nel dolore senza lasciarsene divorare. Io, invece, quando la vita si fa dura, tendo a nascondermi. Eppure qualcosa, nelle sue parole, mi fa pensare che la pace non si trovi fuggendo, ma attraversando.

 

Lei ha conosciuto la perdita, il disincanto, il vuoto che resta dopo una grande illusione. E nonostante tutto ha continuato a cercare un senso, una luce, un gesto di bontà in mezzo al disordine del mondo. È questo che la rende così vivo, anche oggi. Non la sua nobiltà, non la sua uniforme, ma quella fragile ostinazione a credere che valga ancora la pena vivere.

 

Mi domando spesso cosa direbbe, se potesse vedere la nostra epoca. Forse resterebbe in silenzio, come fa chi ha già visto troppo. Forse si limiterebbe a osservare. La immagino in una piazza moderna, seduto su una panchina. La gente passerebbe di fretta, con le cuffie nelle orecchie e lo sguardo basso. Lei, invece, guarderebbe verso gli alberi. Noterebbe il vento che muove le foglie, il bambino che trascina il suo zaino, la donna che si ferma a sistemarsi i capelli e, nel farlo, lascia scivolare via un pensiero triste.

 

Ecco, credo che lei capirebbe subito tutto. Non servirebbero parole. Perché c’è qualcosa nel suo modo di osservare che va oltre la logica: è un vedere che somiglia a una carezza.

 

Il mondo oggi ha bisogno di quella carezza. Di qualcuno che ricordi che la grandezza non è potenza, ma misura. Non è urlare, ma restare presenti. Lei mi ha insegnato questo, senza nemmeno saperlo.

 

E mi ha insegnato anche che la pace non è assenza di rumore, ma silenzio interiore. Non si trova nei palazzi, ma nel saper accettare ciò che non possiamo cambiare. Io sto ancora imparando, giorno dopo giorno. Ci sono momenti in cui credo di averla trovata, e altri in cui la perdo di nuovo. Ma ora so che vale la pena cercarla.

 

Forse è per questo che le scrivo. Per dirle grazie. Perché a volte basta incontrare un personaggio come lei per sentirsi un po’ meno soli. Non importa che lei appartenga a un romanzo, o che il suo autore non ci sia più. Alcune figure vivono per sempre, proprio perché ci mostrano parti di noi che avevamo dimenticato.

 

Se potessi stringerle la mano, le direi che il suo cielo di Austerlitz non è andato perduto. È ancora qui, sopra di noi. Ogni volta che qualcuno si ferma, anche solo un attimo, a guardare il mondo con occhi sinceri, quel cielo torna a brillare.

 

Con gratitudine, e un po’ di malinconia,

 

Elisa

 

 

Wednesday, December 10, 2025

Piergianni Curti: Pink Moon



Il nostro gioco è di far arrapare sta gente di sta città senza senso.
Quando passiamo sembriamo due aerei carichi di bellezza che vanno a schiantarsi sul corso. La gente non fiata più. Le nostre minigonne iniziano più o meno dove finiscono ma non è qui il punto. È che sti aerei sono carichi di intelligenza che da queste parti non si è mai vista. Prima o poi ce ne andremo ma per adesso dobbiamo fare gli esami di terza media. Siamo le prime della classe, anzi di tutte le classi messe insieme. Certo che non è che a scuola c’è tutto sto clima interessante, però leggiamo tutto quello che arriva alla biblioteca. Ci portiamo sempre qualche libro dietro, anche quando facciamo il défilé sul corso in modo che non ci prendano per due come loro.
Letizia dall’alto dei suoi uno e settanta per quasi quattordici anni va avanti. Si muove che sembra che sposti la città ad ogni passo. La fa ondeggiare. Quando arrivo io gli do il colpo di grazia. Faccio come se non avessi un corpo ma più faccio finta che non c’è e più si vede. Non sono io che cammino. È il mio corpo che fa tutto da solo. A quelli gli prende male.
Mia mamma mi dice sempre che dovrei nasconderlo sto corpo che mi porterà guai. «E come faccio, non si può nascondere la verità» le rispondo. Che non è una gran risposta per mia mamma, ma cosa le dovrei dire? Tanto le prende sempre la depressione prima e dopo, qualunque cosa io dico. Voglio bene a mia mamma ma non so che cos’altro potrei dire.
La cosa che mi piace di più in assoluto? La matematica. Non scherzo. Mi piace perché ci vuole potenza. E la potenza ce l’hanno in pochi. Ce l’hai o non ce l’hai. Non è una cosa che lavori e lavori e ci arrivi. Per esempio, io prendo il libro di geometria. Leggo: “Teorema b23: In un triangolo, eccetera, eccetera”.
Mi concentro e metto in moto la macchina. Ti viene o non ti viene. A me viene. Dopo un po’ ho capito come si dimostra. Non c’è niente di più eccitante al mondo. A Letizia non viene. È il suo unico limite. Ogni tanto l’aiuto a fare matematica. Mi fa tenerezza. Proprio non ci arriva. Però è lo stesso il massimo. Un giorno forse faremo una ditta: io faccio teoremi e lei li vende.
Stamattina mi sono misurata. Veramente mi controllerei tutti i giorni ma il bello è di vedere scattare i centimetri. Adesso per l’esattezza sono centosettantaquattro e nove per tredici anni, otto mesi e un giorno. Ho misurato 10 volte e ho fatto la media. Ogni tanto festeggiamo che ci siamo conosciute: tiriamo a sorte giorno e mese e non ci vede più nessuno fino alla sera. Mia mamma sospira che non è quella l’ora di tornare, alla mia età. «Avevamo da studiare, mamma». Non può mica dire che non è vero, no?
Abbiamo deciso di restare vergini, di non bere, non fumare, non scopare, non mangiare porcate, non farsi, non perdere tempo. Ci amiamo. Staremo sempre insieme. Mi sembra stupendo.
Comunque non si parla d’altro che di sti due morti ammazzati. Prima dicevano che era un maniaco, poi un serial killer. Quasi nello stesso modo, tutti e due. Da ridere. Un sacchetto di plastica trasparente fissato con il nastro isolante attorno al collo. C’avevano gli occhi spalancati. Letizia dice che sono morti dimenticandosi di spegnere la luce. A me non mi fa nessuna impressione. A mia mamma ho detto:
«Di morti ce n’è un mucchio. Non vedi? E guardati attorno». Mi ha risposto che un giorno mi pentirò di quello che ho detto. E che non devo credere che anche lei è così, e tutti quanti quelli che io disprezzo.
«Non t’ho mica detto che tu sei morta, no?»
«Però lo pensi»
Non ho risposto. Mi ha detto che sarò io a farla morire. Non c’ha un minimo di logica. Le ho risposto:
«Ragiona. Se io non ci fossi moriresti lo stesso».
Sul Corriere di suo padre Letizia ha letto che erano fatti di sedativi. In casa mia mia mamma prende En e Serenase. Mio papà Tavor. Da Letizia Minias, Roipnol, più Tavor, più En, più Seropram. Mia mamma non dorme quando c’è il vento. «E quando non c’è non dormi perché lo aspetti?».
Mi sono presa una sberla, ma non è che sia davvero riuscita a prendermi.
A scuola la prof di italiano ci ha detto che è il secondo in due mesi. «Uno al mese!» abbiamo fatto tutti in coro. Lei ci ha detto che c’era poco da scherzare e che c’è qualche maniaco in giro. Allora Letizia le ha chiesto ma che cos’è un maniaco e tutti ridacchiavamo. La professoressa ha cominciato a non sapere più bene che cosa poteva dire, come dirlo, eccetera. Alla fine è entrato il bidello a chiamarla perché la voleva il preside. «E tre!» abbiamo esclamato. Ma non era così. Siamo andate alla pineta. A mia mamma ho detto che andavo da Letizia e Letizia ha detto a sua mamma che veniva da me. Abbiamo cominciato a baciarci. Letizia ha delle labbra che sembrano un divano. Ti ci puoi sdraiare. Credo che a questo mondo ci siamo solo noi due. È pieno di maschi che ci vengono dietro, vecchi e giovani. E anche di donne. Due mesi fa quella che hanno trovato morta che occhieggiava dal sacchetto di plastica le aveva regalato un libro scritto proprio da lei. Non ce lo siamo letto di certo. Si aspettava di mettere la lingua tra le gambe di Letizia. Quando le ha restituito il libro la signora le ha detto: «Tienilo pure. Voglio che tu lo tenga». Ha detto anche che presto le avrebbe fatto un altro regalo. Ma quel presto non è mai arrivato.
È una città in cui ci si dà da fare. A volte mi chiedo come fa la gente come mia madre che non si dà da fare e che forse non sa neanche cosa voglia dire. E mio padre? Magari si dà da fare con una simile a mia madre che a casa sembra una morta come mia madre. E magari mia madre si dà da fare di nascosto con uno che assomiglia a mio padre. Ma la signora del libro era diversa. Faceva solo quello nella vita. Scriveva favole per bambini e si dava da fare. Da piccola mia mamma me le ha lette una volta. Erano sul giornale locale.
Quello che hanno trovato per secondo anche ci aveva provato, ma più con me che con Letizia. Mi ha messo un bigliettino in mano. Mi voleva dare un mucchio di soldi. Ci siamo dette con Letizia: ce li mettiamo da parte e poi ce ne andiamo a vivere insieme. Il giorno dopo mi ha messo in mano un altro bigliettino. Ho fatto finta di

Thursday, December 4, 2025

Alessandro Chiantoni

  



Alessandro Chiantoni is 27 years old, lives in Bergamo, and began studying piano at the age of 6. Since then, music has always been a part of his life, and he has never abandoned it. He, therefore, owes a great deal to the piano and to his first conservatory teacher, Tiziana Moneta, who provided him with a solid foundation that he still relies on today. Alessandro himself says that he will never be able to thank her enough for believing in him from the start.


He began playing the organ at about 12 years old on his own; now, he has graduated from the three-year course in Organ and Organ Composition and completed the two-year course under the guidance of Simone Vebber, an excellent Organ teacher at the Bergamo Conservatory.


In 2020, he was appointed titular organist of the church of Sant'Anna in Bergamo, and to gain experience in the organ world outside of Italy, he has attended many courses with important foreign organists; this is fundamental because there is nothing like having direct experience of things to understand them and draw a lesson from them. He considers himself fortunate to be a musician and to play for others, but at the same time, he is passionate about composition, as it is one of the ways he expresses himself. He has developed a passion for designing new instruments, including an organ that can be used for both study and concerts, a unique and innovative instrument with a completely different concept compared to the instruments currently present in our territory.


He was named the best student of the 2020 Masterclass. It was a fantastic course during which he met excellent organists, of whom he says: "I was thrilled to be the best, but the others were certainly no less. It was a wonderful experience that enriched me from both a musical and human perspective, where Art was at the center of everything. I am delighted to have been invited to Costa Valle Imagna this year and to have the opportunity to be able to express myself on such a beautiful organ."


To achieve these results, he says, "You have to be serious, with yourself and with others, be constant in studying, and never spare yourself to overcome your limits finally. When studying music, you must have discipline; otherwise, you will waste many hours without achieving results. It is not easy, but it is necessary; it is something you learn in the conservatory because, without seriousness and method, it is impossible to complete your studies. With the organ in particular, you always have to question yourself; each instrument is different in many characteristics, and each time, the organist has to adapt to the instrument itself, which becomes the most important teacher; for this reason, when you study, you always have to listen to yourself with a critical ear and adapt what you are doing to the instrument you are playing and the acoustics where it is located." He studied with Jean-Baptiste Monnot, thanks to whom he developed self-awareness and the ability to express his ideas with strength, even in music. Always from his words, "This becomes the key to overcoming the technical and expressive difficulties of the songs. Music never comes from outside but is born from within the human soul, and we must find the right way to express it. We live in a world where we call "art" anything that generates an immediate sensation in us; in reality, authentic Art is the fruit of a conflict that a sensitive soul translates, not without effort, into an interior artistic act. Awareness is the engine that drives the artist to find a way to express their interiority, and this arises from a personal need. Not all musicians are artists because playing notes all in a row does not constitute Art if those notes come from nothing and do not communicate anything."


I propose a video that illustrates the difficulty of playing this type of organ to be broadcast live in streaming on August 27, 2020. Bergamo was the Italian city most affected by the Coronavirus, so Alessandro Chiantoni organized a live concert in the church of Sant'Anna, entirely dedicated to improvisational Art. Alessandro proposes some improvisations in different styles to the wonderful organ built by the Serassi brothers.


Alessandro Chiantoni

 


Alessandro Chiantoni ha 27 anni, abita a Bergamo e ha iniziato a studiare pianoforte a 6 anni, da quel momento la musica ha sempre fatto parte della sua vita e non lo ha mai abbandonato. Deve molto dunque proprio al pianoforte e alla sua prima insegnante di conservatorio: Tiziana Moneta, che gli ha dato delle solide basi su cui fa affidamento ancora oggi; lo stesso Alessandro dice  che non la ringrazierà mai abbastanza per aver creduto in lui fin da subito. 

Ha iniziato a suonare l’organo circa a 12 anni per conto proprio, ora si è diplomato al triennio di Organo e Composizione Organistica e ha concluso il Biennio sotto la guida di Simone Vebber, meraviglioso docente di Organo al conservatorio di Bergamo. 
E' stato nominato nel 2020 organista titolare della chiesa di Sant’Anna in Bergamo e per poter fare esperienza del mondo organistico fuori dall’Italia, ha frequentato molti corsi con importanti organisti esteri; ciò è fondamentale perché non c’è nulla come fare esperienza diretta delle cose per comprenderle e trarre da esse un insegnamento. Si ritiene felice di essere un musicista e di suonare per gli altri, ma al tempo stesso lo appassiona la composizione, poiché è uno dei modi che ha per esprimersi. Ha affinato una passione per la progettazione di nuovi strumenti, tra i quali c’è anche un organo da poter sfruttare tanto per lo studio quanto per i concerti; uno strumento particolare ed innovativo, di concezione totalmente diversa rispetto agli strumenti attualmente presenti nel nostro territorio.

E' stato nominato il miglior allievo della Masterclass 2020. Un corso fantastico durante il quale ha conosciuto organisti molto bravi, del quale dice: "sono stato molto felice di risultare il migliore, ma gli altri non erano sicuramente da meno. E’ stata un’esperienza molto bella che mi ha arricchito dal punto di vista musicale e umano, nella quale l’arte è stata al centro di ogni cosa. Sono molto felice di essere stato invitato a Costa Valle Imagna quest’anno ed avere la possibilità di potermi esprimere su un organo così bello."

Per ottenere questi risultati afferma "bisogna essere seri, con se stessi e con gli altri, essere costanti nello studio e non risparmiarsi mai per poter infine superare i propri limiti. Nello studio della musica bisogna avere disciplina altrimenti si sprecano molte ore senza raggiungere i risultati. Non è semplice ma è necessario, è una cosa che si impara in conservatorio, poiché senza serietà e metodo è impossibile portare a termine gli studi. Con l’organo in particolare ci si deve mettere sempre in discussione, ogni strumento è diverso in molteplici caratteristiche e ogni volta l’organista deve adattarsi allo strumento stesso, il quale diventa il professore più importante, per questo quando si studia bisogna sempre ascoltarsi con orecchio critico e adattare ciò che si sta facendo allo strumento che si sta suonando e all’acustica ove esso si trova."

Ha studiato con Jean-Baptiste Monnot, grazie al quale ha appreso è la consapevolezza di se stesso e delle proprie idee, anche nella musica, per esprimerle con forza. Sempre dalle sue parole "Diventa questa la chiave per superare le difficoltà tecniche ed espressive dei brani. La musica non viene mai da fuori, ma nasce da dentro l’animo umano e bisogna trovare il giusto modo per esprimerla. Viviamo in un mondo in cui chiamiamo “arte” qualsiasi cosa generi in noi una sensazione immediata, in realtà l’Arte autentica è il frutto di un conflitto che un’anima sensibile traduce, non senza fatica, in un atto artistico interiore. La consapevolezza è il motore che muove l’artista a trovare la strada per esprimere la sua interiorità e ciò nasce da un’esigenza personale. Non tutti i musicisti sono artisti perché suonare le note tutte in fila non costituisce arte se quelle note nascono dal nulla e non comunicano nulla."

Vi propongo un bel video in cui si può capire la difficoltà nel suonare questo tipo di organo. Esibizione trasmessa in live streaming il giorno 27 ago 2020. Bergamo è stata la città italiana più colpita dal Coronavirus, così Alessandro Chiantoni ha organizzato un concerto live nella chiesa di Sant'Anna, interamente dedicato all'arte improvvisativa. Alessandro propone al meraviglioso organo costruito dai fratelli Serassi alcune improvvisazioni in stili differenti. 

Alessandro Chiantoni

  



Alessandro Chiantoni ist 27 Jahre alt, lebt in Bergamo und begann im Alter von 6 Jahren Klavier zu lernen. Seitdem war die Musik immer ein Teil seines Lebens und hat ihn nie verlassen. Daher verdankt er dem Klavier und seiner ersten Konservatoriumslehrerin Tiziana Moneta viel. Sie vermittelte ihm eine solide Grundlage, auf die er sich noch heute stützt. Alessandro selbst sagt, er könne ihr nie genug dafür danken, dass sie von Anfang an an ihn geglaubt habe.

Mit etwa 12 Jahren begann er selbstständig Orgel zu spielen, inzwischen hat er den dreijährigen Kurs in Orgel und Orgelkomposition abgeschlossen und den zweijährigen Kurs unter der Leitung von Simone Vebber, einer wunderbaren Orgellehrerin am Konservatorium Bergamo, beendet.

Im Jahr 2020 wurde er zum Titularorganisten der Kirche Sant'Anna in Bergamo ernannt und um Erfahrungen in der Orgelwelt außerhalb Italiens zu sammeln, besuchte er zahlreiche Kurse bei bedeutenden ausländischen Organisten; Dies ist von grundlegender Bedeutung, da es nichts Besseres gibt, als Dinge direkt zu erleben, um sie zu verstehen und aus ihnen zu lernen. Er ist glücklich, Musiker zu sein und für andere zu spielen, doch gleichzeitig komponiert er leidenschaftlich gern, da dies eine der Möglichkeiten ist, sich auszudrücken. Er hat eine Leidenschaft für das Entwerfen neuer Instrumente entwickelt, darunter eine Orgel, die sowohl zum Lernen als auch für Konzerte verwendet werden kann; ein besonderes und innovatives Instrument mit einem völlig anderen Konzept als die derzeit in unserem Gebiet vorhandenen Instrumente.

Er wurde zum besten Studenten der Meisterklasse 2020 gekürt. Ein fantastischer Kurs, bei dem er sehr gute Organisten kennenlernte, von denen er sagt: „Ich war sehr glücklich, der Beste zu sein, aber die anderen waren sicherlich nicht weniger. Es war eine sehr schöne Erfahrung, die mich musikalisch und menschlich bereichert hat und bei der die Kunst im Mittelpunkt von allem stand. Ich bin sehr glücklich, dieses Jahr nach Costa Valle Imagna eingeladen worden zu sein und die Möglichkeit zu haben, mich an einer so schönen Orgel auszudrücken.“

Um diese Ergebnisse zu erzielen, sagt er, „muss man es ernst meinen, mit sich selbst und mit anderen, konsequent im Studium sein und sich nie schonen, um schließlich seine Grenzen zu überwinden. Beim Musikstudium ist Disziplin erforderlich, sonst vergeudet man viele Stunden, ohne Ergebnisse zu erzielen. Es ist nicht einfach, aber notwendig. Das lernt man am Konservatorium, denn ohne Ernsthaftigkeit und Methode ist es unmöglich, das Studium abzuschließen. Insbesondere bei der Orgel muss man sich immer selbst hinterfragen. Jedes Instrument hat viele verschiedene Eigenschaften, und der Organist muss sich jedes Mal an das Instrument selbst anpassen, das zum wichtigsten Lehrer wird. Deshalb muss man beim Studium immer kritisch auf sich selbst hören und sein Handeln an das Instrument, das man spielt, und die Akustik an seinem Standort anpassen.“

Er studierte bei Jean-Baptiste Monnot, bei dem er lernte, sich seiner selbst und seiner eigenen Ideen bewusst zu werden und sie auch in der Musik kraftvoll zum Ausdruck zu bringen. Er selbst sagt immer: „Dies ist der Schlüssel zur Überwindung der technischen und ausdrucksstarken Schwierigkeiten der Lieder. Musik kommt nie von außen, sondern entsteht im Inneren der menschlichen Seele, und wir müssen den richtigen Weg finden, sie auszudrücken. Wir leben in einer Welt, in der wir alles als „Kunst“ bezeichnen, was eine unmittelbare Empfindung in uns hervorruft. In Wirklichkeit ist authentische Kunst die Frucht eines Konflikts, den eine sensible Seele nicht ohne Anstrengung in einen inneren künstlerischen Akt umsetzt. Bewusstsein ist der Motor, der den Künstler dazu bewegt, einen Weg zu finden, sein Innerstes auszudrücken, und dies entspringt einem persönlichen Bedürfnis. Nicht alle Musiker sind Künstler, denn das Spielen von Noten in einer Reihe ist keine Kunst, wenn diese Noten aus dem Nichts kommen und nichts mitteilen.“

Ich schlage Ihnen ein schönes Video vor, in dem Sie die Schwierigkeiten beim Spielen dieser Art von Orgel verstehen können. Aufführung im Live-Streaming am 27. August 2020 übertragen. Bergamo war die am stärksten vom Coronavirus betroffene italienische Stadt, daher organisierte Alessandro Chiantoni ein Live-Konzert in der Kirche Sant'Anna, das ganz der Improvisationskunst gewidmet war. Alessandro schlägt einige Improvisationen in verschiedenen Stilen zur wunderbaren Orgel der Brüder Serassi vor.