“Personaggio televisivo: Archie Bunker”
di Maria Teresa De Donato
(Nella foto: l’attore
Carroll O’Connor protagonista di Archie Bunker)
(Foto di CBS Television, Public domain, via Wikimedia Commons)
Cari amici, dopo avervi proposto il mitico Ragionier Ugo Fantozzi, italiano,
oggi è la volta di un americano, che ha rappresentato, per la generazione degli
anni Settanta dello scorso secolo, uno dei personaggi televisivi statunitensi
più famosi: Archie Bunker (Pronuncia “Arci Banker”) (o Archibald).
Perché ho scelto proprio questo personaggio
Perché gli anni Settanta hanno visto grandi cambiamenti, politici e
sociali, anche qui negli USA dove abbiamo assistito allo scandalo Watergate nel
1974, a seguito del quale l’allora Presidente Richard Nixon (Repubblicano) fu
costretto a dimettersi, nonché al coinvolgimento nella guerra in Vietnam,
iniziata nel lontano 1955, dalla quale, a causa delle forti pressioni del suo
popolo, gli USA furono costretti a ritirarsi nel 1973. Fu, insomma, un decennio
di cambiamenti epocali, anche qui, che coinvolsero non solo il governo, ma
anche il popolo americano, in cui ci fu una presa di coscienza e conseguente –
potremmo dire – svolta a sinistra.
Archie, a suo modo, è l’emblema del conservatore che, rimanendo impantanato
nelle proprie convinzioni, non si rende conto che il suo Paese sta cambiando
così come sta cambiando il modo di vedere della gente che lo circonda.
Cosa mi aveva colpito sin dalla prima volta che avevo
visto questa serie e questo personaggio in particolare
Il senso del ridicolo, ossia l’evidente dimostrazione di come una persona
possa essere talmente schiava delle proprie convinzioni e del proprio BIG EGO
da non rendersi conto delle assurdità e della mancanza di logica di alcuni dei
suoi pensieri e comportamenti. Al
contrario, è fondamentale, per crescere e avanzare nel proprio sviluppo
personale, avere una mente aperta.
Questo implica l’umiltà e il coraggio di accettare il fatto che nessuno
di noi detiene la verità assoluta, ma sempre e solamente una parte di essa. Fare un’analisi introspettiva, mettendo a
volte anche in discussione il nostro sistema di credenze, può aiutarci a
migliorare nella vita, in quanto è dal confronto con la diversità che
progrediamo e ci arricchiamo.
Edith: la moglie di Archie
Edith è l’esatto contrario di Archie ed è proprio questo contrasto tra gli
opposti a diventare irresistibile. Da una parte c’è Archie che è sempre certo
di tutto, o meglio, delle sue personali convinzioni e la possibilità che queste
possano essere solo il frutto della sua percezione e non riflettere la realtà
oggettiva a lui non passa neanche per l’anticamera del cervello. Lui ha sempre ragione! Poi c’è Edith, così pura, così naïve, così
“svampita”, come la definisce Archie, che sembra sempre avere la testa altrove,
anche se una sua logica l’ha e, a volte, riesce persino a dare qualche lezione
di vita al marito… per poi tornare a immergersi di nuovo nel suo mondo puro e
incontaminato…
Come nasce il personaggio “Archie”
Archibald, “Archie” Bunker, è un personaggio immaginario della sitcom
televisiva americana degli anni '70 “Tutto in famiglia”, successivamente
intitolata “Il posto di Archie Bunker”, interpretato dall’attore Carroll O’Connor.
Archie è uno dei personaggi principali
della serie. “Tutto in famiglia” debuttò
il 12 gennaio 1971 e, successivamente, nel 1979, la serie fu rinominata “Il
posto di Archie Bunker” e terminò definitivamente nel 1983.
Archie, come personaggio, fu creato dal famoso scrittore e sceneggiatore
americano Norman Lear, nato nel 1922 e morto nel 2023. Norman ammise che, per
la creazione di tale personaggio, si era ispirato a suo padre Herman Lear.
Alcuni episodi particolarmente significativi in cui
emerge la vera natura di questo personaggio
La vera natura di Archie si manifesta in ogni singolo episodio. I suoi
cliché e pregiudizi abbracciano qualsiasi area della vita e qualunque persona
che non sia bianca, nata negli USA e repubblicana di credo politico.
Particolarmente interessanti e altrettanto divertenti sono gli scontri che
Archie ha non solo con Mike, ma soprattutto con il suo vicino di casa, Mr.
Jefferson, nero. L’espressione ‘di colore’ non è né riconosciuta né tantomeno
apprezzata dalla popolazione nera americana di oggi che si definisce o “nera”
(= Black) oppure “americana-africana” (ossia African-American) piuttosto che
“di colore”, ossia “coloured”.
Quest’ultima classifica rappresenta per loro di fatto un insulto, così
come un grave insulto, perseguibile da anni civilmente e penalmente, è
l’aggettivo o sostantivo “negro” se usato da una persona non nera.
Benché durante gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Archie
l’espressione “di colore” fosse ancora ‘politicamente corretta’, negli anni
Settanta, durante la messa in onda della serie, stava diventando sempre più
obsoleta perché ritenuta offensiva.
Mentre qualsiasi discorso tra il Sig. Jefferson e Archie finisce più o meno
in una solenne litigata, il figlio di Jefferson, Lionel, (pronuncia Laionel)
risponde ad Archie seguendo la logica di quest’ultimo. Di conseguenza, invece di scontrarsi con
Archie, Lionel viene apprezzato e persino stimato da lui come ragazzo
intelligente ed educato.
Lionel, che è anche amico di Mike e Gloria, spesso porta ai Bunker i loro
abiti puliti e stirati dalla tintoria a secco di proprietà della sua
famiglia. In una di queste occasioni,
trovando Archie in casa che lo saluta e gli chiede come stia, Lionel gli
risponde gentilmente che vorrebbe avere più tempo per fare un po’ di esercizio
fisico.
La conversazione, più o meno, va così:
Archie: “Lionel, perché non vai a correre la mattina
presto?”
Lionel: “Sig. Bunker, io inizio a lavorare alle 6:30.
Cosa penserebbe se la mattina alle 5:30 vedesse correre un nero nel quartiere?”
– implicando che un tipo come Archie potrebbe pensare che, trattandosi di un
nero, e correndo a quell’ora, lo faccia in quanto inseguito dalla Polizia
perché potrebbe aver compiuto di sicuro qualche reato. Il questo modo Lionel
interpreta e dà voce a quello che è il pensiero di Archie, cogliendolo in pieno
e, infatti, Archie risponde convinto:
“Hai ragione, Lionel, non è affatto una buona idea.”
Naturalmente, l’unico a non capire che Lionel ha risposto in maniera
umoristica per prendersi gioco di lui è Archie, mentre Mike e Gloria guardano
frustrati dalla risposta di Archie Lionel, che, invece, sorridendo strizza loro
l’occhio.
Archie è anche famoso per i suoi frequenti malapropismi e spoonerismi
(ossia l’uso improprio di parole che somigliano a quelle che si vorrebbero dire
in realtà).
Così, dunque, si riferisce
·
al
ginecologo di Edith come a un “ingroinacologo” e
·
ai
preti cattolici che vanno in giro a cospargere di “incesto” (incenso) i fedeli,
mentre lui definisce l'incesto stesso come “commettere ‘insetti’ in famiglia”.
A partire dalla seconda stagione della serie, questi termini iniziarono a
essere identificati come “Bunkerismi”, “Archie Bunkerismi” o semplicemente “Archie-ismi”.
Questi termini hanno lo stesso significato e la stessa valenza di quanto
abbiamo menzionato nel nostro precedente articolo, in cui ho presentato
Fantozzi. “Bunkerismi – Archie Bunkerismi o Archie-ismi” sono l’equivalente
dell’espressione “fantozziano”, applicati ad Archie, alle sue citazioni, alle
sue battute, all’uso improprio delle parole, ai modi di ragionare e ai conseguenti
comportamenti.
Perché questo personaggio è così amato dal pubblico
Archie è il simbolo per eccellenza del veterano repubblicano
dell’America degli anni Settanta. È fondamentalmente una brava persona, “un padre di
famiglia”, devoto alla moglie Edith e alla loro unica figlia, Gloria per
l’appunto. Al tempo stesso, ciò che rende particolarmente divertente questo
personaggio sono
·
le
sue continue battute che rivelano il suo bigottismo e la sua chiusura mentale
al resto del mondo, che creano tensione e si scontrano puntualmente con le
vedute dei suoi parenti, vicini di casa, colleghi e presunti amici e
·
il
fatto che le battute ironiche o persino sarcastiche che gli altri danno in
risposta alle sue affermazioni, spesso prive di senso e che non riflettono la
realtà ma sono espressione solo di una sua percezione, Archie non le capisce e,
puntualmente, pensa di essere stato talmente bravo da convincere gli altri di
avere ragione.
Uno dei principali protagonisti di questi scontri con Archie è proprio suo
genero, Michael, detto Mike, che benché nato a Chicago, in Illinois, quindi
cittadino americano da sempre, Archie si ostina a chiamare “stupido polacco”,
essendo di etnia polacca, e “testa d’abbacchio”, perché oltre a non condividere
praticamente alcuno dei suoi pensieri, Mike è democratico, ossia di sinistra e,
al contrario di Archie, è laureato. (*)
Archie, da ragazzo, per aiutare la sua famiglia, aveva dovuto rinunciare
agli studi accademici. Questi due fattori, ossia il non aver frequentato
l’università e l’opposta veduta politica, secondo Edith, costituiscono la causa
principale del risentimento che Archie ha nei confronti del genero. Mike, comunque, malgrado venga continuamente
punzecchiato, ridicolizzato e, a volte, persino insultato, risponde sempre
educatamente, scontrandosi con il suocero solo a livello intellettuale e mai a
quello personale, usando la logica ed essendo pragmatico. Archie, che intellettualmente e culturalmente
non raggiunge i livelli di Mike, si
ritrova puntualmente a essere ‘sconfitto’ da Mike e a reagire aggredendolo a
livello personale.
Questa situazione fornisce un continuo spunto per un dibattito – e, nel
caso di Archie, per un vero e proprio scontro politico e sociale, qualunque sia
l’argomento oggetto della conversazione.
Un altro dettaglio, presente in quasi tutti gli episodi, è l’ossessione di
Archie per la SUA poltrona, su cui, quando è in casa, nessun altro deve osare
sedersi, a meno che non voglia diventare bersaglio delle sue invettive.
(*) Prima
di proseguire, e astenendomi da qualsiasi giudizio politico, vorrei fare una
precisazione. Benché questa sitcom sia stata usata anche per scopi politici nel
dibattito tra democratici e repubblicani, penso che l’essere bigotti non
dipenda necessariamente dalla corrente politica che si segue o
dall’affiliazione religiosa, bensì da una propria forma mentis, il che
significa che chiunque, di fatto, potrebbe dimostrare di esserlo.
Chi rappresenta esattamente Archie
Come ho già anticipato, Archie rappresenta il tipico veterano repubblicano
dell’America degli anni Settanta, fermo nelle sue convinzioni e non disposto né
al confronto né a negoziare, perché parte dal presupposto che la sua visione
delle cose sia sempre quella giusta.
Ha un atteggiamento intollerante nei confronti di chiunque non sia
repubblicano come lui e altrettanto bianco.
Di fatto, quindi, ha da ridire su tutto e su tutti: neri, ispanici, “comunisti”,
massoni, gay, donne, hippy, ebrei, asiatici, cattolici, “femministe” e
polacco-americani. Tutte queste
categorie diventano facilmente i suoi bersagli.
Il problema principale di Archie è la sua incapacità di affrontare un mondo
che sta cambiando sotto i suoi occhi. Non essendone consapevole e non sapendo
cosa fare, finisce puntualmente per perdere la pazienza, arrabbiandosi e
cercando un colpevole, invece di autoanalizzarsi e capire che è lui la radice
dei suoi problemi.
Da notare, tuttavia, che Archie non è né cattivo né malizioso. Le sue debolezze, i suoi pregiudizi e
conseguenti atteggiamenti di intolleranza sono piuttosto il risultato dell’epoca
e dell’ambiente in cui è cresciuto ed è stato educato. Dimostra, infatti,
malgrado i suoi limiti, di essere un padre affettuoso e un marito fedele, un
uomo perbene, insomma, anche se a volte è irascibile e altre si prende gioco di
sua moglie Edith, facendola girare come un trattola, soprattutto quando si
avvicina l’ora della cena e Edith, chiacchierando con lui, non ha ancora
apparecchiato la tavola. Edith, dal
canto suo, è una donna che, pur non brillando d’intelligenza né di cultura, lo
adora e fa di tutto per renderlo felice e non farlo arrabbiare. Per la sua natura semplice, dolce, educata,
mite, compassionevole, empatica, premurosa e altruista, a differenza di Archie,
Edith è amata da tutti.
Che lezione
possiamo trarre dal personaggio di Archie Bunker
La lezione più grande che possiamo
trarre riguarda il bisogno di vivere la vita in piena consapevolezza. Molto spesso la soluzione ai problemi che
abbiamo è sotto i nostri occhi, in quanto la loro vera causa siamo noi stessi.
Una volta che ci rendiamo conto di questo e cambiamo il nostro comportamento,
molti problemi semplicemente svaniscono.
Sarebbe possibile
un personaggio così o simile in una serie Tv americana di oggi?
Non credo, in quanto i tempi sono
cambiati: “peggiorati” sarebbe più corretto dire, e in quest’ultimo decennio si
è arrivati a un punto di intolleranza tale da non lasciare spazio al
confronto. Laddove una volta si
accettava l’incontro-scontro tra opinioni, rispettando la diversità e, pur non
condividendola, si dibatteva in modo educato e civile, oggi, triste a dirsi,
tutto ciò non esiste più: si è sfociati nella violenza,
come le notizie di ogni giorno continuano a ricordarci.
(Foto: All in the Family cast 1976)
(Foto di CBS Television, Public domain, via Wikimedia Commons)
Attori nella
foto:
Carroll O’Connor (Archie Bunker)
Jean Stapleton (Edith Bunker)
Sally Struthers (Gloria Bunker Stivic)
Robert Reiner (Michael, “Mike”, Stivic)