Thursday, January 8, 2026

Caro libro ti scrivo - Lettera a Bilbo Baggins (Lo Hobbit) - di Elisa Rubini

 

Caro libro ti scrivo

 

Lettera a Bilbo Baggins (Lo Hobbit)

 

di Elisa Rubini

 

 


 

Caro  Bilbo,

 

Ho iniziato questa lettera più volte, e ogni volta le parole mi sono scivolate dalle mani come sassolini sul sentiero. Forse perché non è una lettera qualunque. Non è un messaggio a un amico reale, né a qualcuno che potrei incontrare davvero. È per te, che abiti una terra lontana, piena di colline e porte rotonde, eppure mi stai più vicino di tante persone in carne e ossa.

 

Mi chiamo Elisa, e vivo in un mondo che corre molto più veloce dei tuoi passi da hobbit. Nessuno si ferma a fumare la pipa davanti alla propria porta, quasi nessuno si concede il tempo di assaporare un pasto, una risata, un racconto. Qui tutti inseguono qualcosa: un risultato, un’immagine da mantenere, l’approvazione degli altri. Eppure, credimi, anche noi combattiamo le nostre battaglie. Non ci sono draghi veri, né monti nebbiosi da attraversare, ma ci sono paure che sembrano caverne, dubbi che ruggiscono come Smaug, ostacoli che ti fanno tremare le ginocchia.

 

Quando penso a te all’inizio della tua avventura, così riluttante a lasciare la Contea, così convinto di non essere tagliato per “cose inattese”, mi riconosco. Anche io, davanti ai cambiamenti, trattengo il fiato. Anche io ho un piccolo “io hobbit” che vorrebbe restare a casa, al sicuro, tra le mie abitudini. Ma poi arriva qualcosa — o qualcuno — che spinge la porta con gentilezza, come Gandalf quella mattina, e ti ricorda che la vita è più grande della tua paura.

 

Ripenso spesso alle notti in cui, lontano da casa, ti fermavi a guardare le stelle. Quelle stelle che non avevano più il sapore dei cieli della Contea, ma che pure ti guidavano avanti. È un’immagine che mi consola: tu, così piccolo e così coraggioso, che continui a camminare. Mi fa pensare che forse il coraggio non è urlare, ma restare. Non è essere forti, ma provare lo stesso.

 

Vorrei poterti dire che nel mio tempo abbiamo imparato qualcosa dalle storie come la tua. Ma, se devo essere sincera, non è proprio così. Abbiamo solo cambiato i nostri draghi. Ora si nascondono dietro le aspettative, la frenesia, la paura di non bastare. Ci costruiamo armature fatte di sorrisi finti, risposte veloci, profili impeccabili. Facciamo di tutto per sembrare più grandi di ciò che siamo, e invece basterebbe riconoscere la nostra misura — quella che tu, con orgoglio silenzioso, non hai mai smesso di portare.

 

A volte immagino cosa penseresti del nostro mondo. Ti vedo camminare in una città moderna, smarrito e curioso allo stesso tempo. Le persone correrebbero senza vederti, come se fossero impegnate in una missione invisibile. Tu, invece, ti fermeresti a osservare una vetrina, un fiore che spunta dal cemento, un ragazzo che ride troppo forte. Noteresti ogni dettaglio, come fai sempre. E io credo che, nonostante tutto, lo apprezzeresti: perché anche nel caos sapresti trovare qualcosa di semplice, qualcosa di buono.

 

È questo che mi hai insegnato: che non serve essere un eroe per cambiare il proprio mondo. Basta scegliere, ogni giorno, un passo più coraggioso del precedente. Tu non eri nato per l’avventura, ma l’hai abbracciata comunque. Io invece, quando la vita si fa impervia, tendo a cercare il mio “tornare a casa”. Eppure, grazie a te, sto capendo che la pace non nasce dall’evitare la strada, ma dal camminarla fino in fondo.

 

Hai conosciuto la nostalgia, la paura, il sentirti fuori posto. Eppure hai trovato in te una luce che non sapevi di avere. È questo che ti rende vero, anche oggi. Non il tuo anello, non il tuo viaggio, ma quella tua discreta tenacia di continuare, perfino quando nessuno se lo aspetta da te.

 

Mi chiedo spesso cosa diresti, se potessi rispondermi. Forse sorrideresti appena, come fai quando vuoi nascondere l’emozione. Forse ti aggiusteresti il gilet e diresti qualcosa di semplice, come “Coraggio, Elisa, anche le avventure più grandi cominciano da una porta che si apre.” E io credo che avresti ragione.

 

Se potessi stringerti la mano, ti direi grazie. Perché personaggi come te non vivono solo nei libri: vivono in chi li legge, e provano a diventare, un poco alla volta, persone migliori. Non importa che tu appartenga alla fantasia. Tu hai qualcosa di estremamente reale: la capacità di ricordarci che anche un cuore piccolo può contenere un mondo intero.

 

E se un giorno dovessi dubitare di te stesso, sappi questo: il tuo cielo non è scomparso. È lo stesso che guardo io, quando mi fermo un attimo e lascio andare il respiro. Ogni volta che qualcuno trova il coraggio di uscire dalla propria porta, anche solo per un passo, la tua avventura ricomincia.

 

Con gratitudine, e una tenerezza che non so spiegare.

 

 

Elisa