Monday, November 2, 2020

Vedere con il cuore - Intervista a Michela Castello - di Maria Teresa De Donato

 

Vedere con il cuore

Intervista a Michela Castello

di Maria Teresa De Donato

 


Nella vita ho conosciuto varie persone non-vedenti o ipovedenti, tutte con alcune caratteristiche in comune tra cui una grande forza di volontà e, spesso, anche uno spiccato senso dell’umorismo che le aiuta ad affrontare meglio la propria disabilità. Quest’ultima, ho notato, è sempre affiancata da una straordinaria abilità nel fare molte cose insieme allo stesso tempo – oggi va di moda il termine inglese ‘multitasking’ – e che, nel loro caso, è dovuta al fatto che, per controbilanciare la mancanza o precarietà della vista, gli altri sensi hanno incrementato le proprie capacità elevandole in maniera esponenziale.

L’incontro – anche se solo virtuale – con Michela Castello ha confermato le mie precedenti esperienze con non-vedenti e/o ipovedenti ed il loro immenso potenziale che si manifesta, nella maggioranza dei casi, con una profonda vita interiore che permette loro di vivere nella maniera più piena la propria esistenza, malgrado la presenza di quello che può essere considerato a tutti gli effetti ‘un limite fisico’ e riuscire a vedere ben oltre, grazie ad una profondità di cuore ed un’altrettanto sviluppata intuizione, dono di pochi, ciò che l’occhio umano spesso non riesce neanche a percepire.

È una grande gioia ed un onore, quindi, per me ospitare oggi questa giovane autrice nel mio Blog e Salone Culturale Virtuale.

 

MTDD: Ciao Michela e grazie per avermi contattata e per essere mia ospite oggi.

MC: Ciao Maria Teresa. Grazie a te per avermi dato questa opportunità. E’ un piacere e un onore per me parlare del mio libro nel tuo blog e salone culturale virtuale.

 

MTDD: Michela, perché non inizi con il presentarti ai nostri lettori raccontandoci un po’ di te?

MC: Ho 50 anni e vivo in provincia di Pisa. Lavoro come impiegata. Sono non vedente totale dalla nascita a causa del glaucoma. Non ho mai visto forme, sagome o volti, ma per fortuna percepisco ancora un po’ di luce dall’occhio destro e fino a circa 20-25 anni distinguevo bene anche i colori forti. Pur non vedendoli più da anni, me li ricordo però ancora bene e li uso spesso nei miei scritti in base a ciò che voglio dire o che mi serve in quel momento perché ciascun colore ha una simbologia ben precisa e a seconda del contesto in cui lo utilizzo assume un significato piuttosto che un altro. Amo inoltre molto la natura, passeggiare nel verde, lo yoga, la meditazione e l’astronomia. Mi definisco una donna forte e determinata, anche se attraverso spesso periodi di scoraggiamento. Quando intraprendo qualcosa che mi preme e in cui credo fermamente, mi ci butto a corpo morto, ma, con la stessa facilità con cui mi entusiasmo, mi stufo e cerco nuovi stimoli. Se rimango delusa a causa del comportamento di qualcuno, non uso mezze misure: allontano quella persona dalla mia vita e ci taglio definitivamente i ponti. Quando mi pongo un obiettivo di qualsiasi tipo, non mi do pace finché non lo raggiungo e, anche se spesso combatto contro muri di gomma o subisco una batosta e una caduta dopo l’altra, dopo essermi leccata le ferite, da perfetta ariete mi rialzo e persevero, andando avanti a spron battuto finché non ottengo ciò che voglio.

 

MTDD: Come e quando nasce il tuo amore per la scrittura?

MC: Io scrivo fin da quando ero una bambina. Nei primi 30 anni circa della mia vita mettevo nero su bianco per lo più le mie emozioni. Tenevo, come si suol dire, il classico diario. Poi, nei primi anni 2000, scrissi due racconti brevi che furono pubblicati sul sito internet di una cara amica, portale che purtroppo non esiste più. Facevo leggere i miei testi solo a una cerchia molto ristretta di persone. Iniziai a scrivere più seriamente e con maggiore costanza circa sette anni fa, incoraggiata da alcuni colleghi di lavoro a cui erano piaciuti molto i pochi scritti brevi composti fino a quel momento.

 

MTDD: Per coloro che ancora non ti conoscessero o non avessero letto il tuo libro, potresti spiegare come sei arrivata alla pubblicazione di Stella polare e perché hai scelto proprio questo titolo?

MC: Fu proprio grazie ai miei colleghi. Loro mi esortavano a riprendere a scrivere, per cui mi misi a comporre con maggiore intensità e nel 2016 è uscita la mia raccolta di racconti “Stella Polare”. “Stella Polare” è una raccolta di undici racconti brevi. Il mio libro, come dico sempre, è nato quasi per caso. Circa sette anni fa iniziai a comporre una serie di racconti, dedicati a un uomo di cui avevo udito solo la voce in televisione e che nel frattempo era morto. Scrivevo quei testi per lo più per me stessa, per esorcizzare il dolore per la sua morte e il dispiacere per non averlo mai potuto conoscere e stringergli la mano. Realizzavo in sostanza nella fantasia ciò che nella realtà non è mai accaduto. In quel periodo cominciai a iscrivermi a vari gruppi facebook di appassionati di scrittura e ad aggiungere ai miei contatti persone che condividevano con me questo interesse. Nel 2015 conobbi Stefano Mecenate, il direttore responsabile della casa editrice DreamBOOK Edizioni. Lui si dimostrò fin dall’inizio interessato ai miei racconti e mi propose di raccoglierli in un libro. L’idea mi piacque molto e iniziai l’iter che mi ha portata nel novembre del 2016 alla pubblicazione di “Stella Polare”. Il titolo del mio libro è simbolico: la Stella Polare è l’astro più luminoso, una luce che guida. Ho scelto questo titolo perché la voce di Lui (l’uomo a cui è dedicato il mio libro e che è il filo conduttore che lega tra loro i vari racconti) è per la protagonista una sorta di guida spirituale, la sua “Stella polare” appunto, in quanto “illumina” la sua coscienza e la guida nei recessi più profondi della sua anima, permettendole così di conoscere meglio se stessa e di entrare in contatto con la parte più vera di lei.

 

MTDD: Ho avuto il piacere di leggere e recensire questo tuo libro che è, per l’appunto, una raccolta di racconti fantastici molto bella e che consiglio ai lettori di ogni età. Oltre ad una narrativa che io definirei, di fatto, ‘poetica’ è un libro pieno di Amore. Amore non erotico, ma inteso nella più ampia accezione del termine. Un grande Amore per la Vita, per la Natura, per gli esseri umani e per tutto ciò che di visibile ed invisibile esiste.

L’Amore, a mio avviso, è l’unica forza motrice in grado di cambiare realmente il Mondo, a partire da noi stessi.

Cosa significa e cosa implica per te l’Amore?

MC: L’amore per se stessi è secondo me alla base di tutto. Molto spesso viene scambiato per egoismo, ma non è così: se uno non ama prima di tutto se stesso, è difficile che riesca a provare quel sentimento anche per gli altri e per tutto ciò che lo circonda.  In genere tendiamo ad associare l’amore al legame tra uomo e donna, ma in realtà quel sentimento ha molte sfaccettature. L’amore esiste sotto tante forme, basti pensare a quello di una madre per i propri figli. Per non parlare dell’amore che il creato riversa incondizionatamente su tutte le creature senza fare alcuna distinzione. L’Universo ci ama e ce lo manifesta in molti modi, ma troppo spesso non siamo in grado di percepirlo e di decodificarne i segnali e i messaggi. Vi sembrerò sciocca e banale, ma non potete immaginare quanto amore ci doni il sole con la sua luce, il suo calore, il suo splendore e la sua energia. Lui (mi riferisco al Sole, amo spesso personificare oggetti ed elementi) elargisce amore puro e infinito a tutte le creature senza mai chiedere niente in cambio. Per me è una gioia vedere la sua luce meravigliosa e sono grata all’Universo perché mi permette ancora di percepirla.

 

MTDD: Un altro aspetto che mi ha colpito molto leggendo questa tua pubblicazione, che condivido appieno, è una grande e profonda spiritualità, un’immensa ricchezza interiore.

Cos’è la spiritualità per Michela Castello e perché è così importante?

MC: Molto spesso la spiritualità viene confusa con la religione, ma secondo me non è così. Credo che essere spirituali non implichi necessariamente credere o professare una determinata religione. Ho incontrato molte persone credenti, che poi si sono dimostrate tutt’altro che spirituali. Tanti si professano maestri o guru, ma spesso e volentieri si rivelano persone vuote, superficiali e dominate dall’ego, arrivando addirittura a plagiare gli altri, a offenderli e a mancare loro di rispetto. Questa non è spiritualità. Una persona veramente spirituale deve essere coerente con ciò che afferma, dando il buon esempio agli altri. Un vero maestro deve secondo me camminare a fianco dell’allievo, rispettando le sue scelte e il suo cammino senza giudicarlo e, soprattutto, deve insegnargli che le risposte sono già dentro di lui e fornirgli gli strumenti per trovarle autonomamente. Molti maestri o presunti tali credono invece di essere i possessori della verità assoluta, rendono gli allievi totalmente dipendenti da loro e non capiscono che ciò che va bene per una persona non è detto che sia giusto per un’altra. Ognuno ha i propri tempi ed evolve più o meno velocemente a seconda della sua capacità di comprendere i vari insegnamenti e di farli propri. Per quello che riguarda me, credo in qualcosa di Superiore, che però non identifico in una persona o in una religione in particolare, ma in un’energia universale. Ho ricevuto un’educazione cattolica, ma non mi sono mai sentita in sintonia con quella religione e dissento totalmente su molti dei suoi punti. Non mi è mai piaciuta la Chiesa come istituzione: la ritengo troppo ancorata a idee ormai obsolete e piena di preconcetti. Su tante cose la chiesa cattolica dovrebbe secondo me rivedere le proprie posizioni e mettersi al passo con i tempi. Nel corso della mia vita mi sono inoltre resa conto che le varie religioni, invece di unire le persone e di applicare i veri principi universali dell’amore e della fratellanza tra i popoli, hanno messo gli uomini gli uni contro gli altri e sono state causa di odio e di guerre che hanno provocato milioni di morti in ogni paese. Le risposte a molte mie domande le ho trovate grazie alle filosofie orientali e alla lunga pratica dello yoga e della meditazione e le lezioni più importanti le ho imparate da persone semplici e umili. Penso che non esista una strada o una risposta che vada bene per tutti perché ciascuno ha il proprio cammino da percorrere e il proprio bagaglio di esperienze e ciò che può essere giusto per me può non esserlo per altri.

 

MTDD: In Stella polare, come ho evidenziato anche nella mia recensione, spesso alludi al bisogno di Consapevolezza, a quella che tu definisci “una sorta di legame profondo… forse risalente alla notte dei tempi.” (Castello, 2016, p.11).

A volte, paradossalmente, tra i vedenti troviamo molte persone che in realtà ‘non vedono affatto’ in quanto mancano proprio di consapevolezza. Persone che non riescono a vedere ‘oltre le apparenze’, ‘oltre la cortina’ e, quindi, non sono neanche in grado di afferrare il vero e, a volte, più nascosto, più profondo significato della realtà che li circonda.

Qual è il tuo pensiero al riguardo?

MC: L’espressione “una sorta di legame profondo, forse risalente alla notte dei tempi”, che uso nel racconto “La Luce della Luna”, in realtà voleva  indicare un’altra cosa. Quando Melissa incontra Lui, ha la sensazione di conoscerlo da sempre e che il loro legame animico sia molto antico. Per quanto riguarda invece la distinzione tra vedenti e non vedenti nel rapportarsi con la realtà che li circonda, ti assicuro che molte persone nella mia condizione (purtroppo sono la maggior parte) non sono meno grette e ottuse della gente cosiddetta normodotata. Ognuno di noi è il frutto del contesto in cui cresce, dell’educazione e degli stimoli che riceve e dell’ambiente che lo circonda. Sta poi a ciascuno mettere in pratica ciò che ha appreso e imparare a districarsi in una società purtroppo ancora troppo chiusa e impreparata di fronte a certe problematiche. Molti non vedenti, oltre che fisicamente, sono accecati mentalmente e si comportano come bambini dell’asilo perché la loro disabilità li ha resi cattivi, arroganti, egoisti, rabbiosi e rancorosi nei confronti del mondo e dell’umanità. Le persone vedenti, dal canto loro, è vero, molto spesso, anzi quasi sempre, non vedono oltre le apparenze e tendono ancora a etichettarci e a incasellarci all’interno di certi contesti. Questo è sempre stato per me motivo di grande amarezza e frustrazione. Da anni sto cercando in ogni modo di abbattere certe barriere, soprattutto mentali e culturali, parlando agli altri della mia condizione e di come mi rapporto con la quotidianità, ma molti luoghi comuni sono duri a morire. Per rispondere alla tua domanda, diciamo che in parte è vero che molte persone vedenti, forse per ignoranza o perché prese dalla vita frenetica e da una quotidianità tiranna che ci ha resi tutti schiavi della corsa al benessere e al possesso materiale, non hanno né il tempo né la voglia di guardarsi attorno e di soffermarsi ad ascoltare loro stesse e ciò che le circonda. Questo ha prodotto una società sempre più bigotta, egoista, cinica e insensibile. Io, volente o nolente, ho sempre dovuto fare affidamento solo su me stessa: oltre a essere non vedente totale dalla nascita, sono rimasta presto orfana dei miei genitori, per cui ho dovuto mio malgrado imparare a contare solo sulle mie forze. Mia madre mi ha lasciata pochi giorni prima del mio quindicesimo compleanno, mio padre 2 anni e 7 giorni dopo di lei. Ho dovuto dunque rimboccarmi le maniche e fare delle rinunce che mi hanno pesato molto e che condizionano ancora la mia esistenza. Quando la vita ti mette continuamente alla prova, mandandoti esperienze dolorose, hai due possibilità: reagire e fortificarti, oppure soccombere. Io “ho scelto di percorrere la prima strada”, quella a mio modesto parere più difficile e irta di ostacoli. Ti assicuro che è stata veramente dura arrivare al punto in cui mi trovo adesso e attraverso tuttora molti periodi bui, durante i quali stento ancora a trovare e a comprendere il senso della vita. Non ti nascondo che spesso provo ancora molta rabbia nei confronti di chi, pur avendo tutte le carte in regola (salute, benessere, ecc.) per vivere pienamente la propria esistenza, affoga in un bicchier d’acqua. Ho incontrato gente che, pur non dovendo fare nemmeno un terzo degli sforzi a cui sono sottoposta io per ottenere qualsiasi cosa, si sente sempre sacrificata e basta poco o niente per farla sclerare. Molti sono fragili, impreparati ad affrontare le avversità della vita e si sentono stressati per niente. Ci sono persone con un grado di istruzione molto elevato, ma totalmente vuote dentro, che di fronte a un minimo inconveniente vanno nel panico e non sanno cavare un ragno dal buco. Prima, quando m’imbattevo in chi guarda gli altri dall’alto in basso, soffrivo molto, me la prendevo con me stessa e mi sentivo mortificata per non avere il suo stesso livello di preparazione e di istruzione. Poi, nel corso del tempo, mi sono resa conto che non sono certo una laurea a pieni voti e un lavoro di prestigio a nobilitare una persona, anche se constato con sempre maggiore amarezza che non essere “dottore” in qualcosa ti preclude tante possibilità. Purtroppo viviamo in un mondo in cui spesso non conta la meritocrazia, nel quale persone mediocri e arriviste riescono a ottenere grandi risultati. Sarò eternamente grata ai miei genitori, persone molto umili (mia madre aveva fatto appena la quinta elementare, mio padre addirittura solo la seconda) e ai miei zii, per avermi insegnato i veri valori della vita, ad apprezzare le cose semplici e ciò che è realmente importante in un mondo che ormai è sempre più alla deriva e povero di sentimenti. Una mattina d’estate di molti anni fa, mia madre era morta alcuni mesi prima, mio padre, in un momento di collera, disse una frase che mi è rimasta impressa: «Più un uomo studia, più diventa ignorante», dove per “ignorante” intendeva l’accezione toscana del termine, cioè gretto, arrogante, maleducato, egoista e insensibile. Lì per lì non compresi appieno il senso delle sue parole e ritenni quell’affermazione eccessiva, ma nel corso degli anni mi sono resa amaramente conto che, anche se lui con quell’esternazione rabbiosa faceva di tutta l’erba un fascio, non aveva tutti i torti. Nella mia vita ho trovato molta più sensibilità, umanità, comprensione e apertura mentale in persone umili e con un livello di istruzione basso e ben poca sincerità in gente culturalmente più elevata, ma con una falsità e un’ipocrisia da paura. Questa ovviamente è la mia modesta esperienza.

 

MTDD: Grazie, Michela, per essere stata mia ospite.

I lettori che volessero contattarti e/o acquistare il tuo libro, come potranno farlo?

MC: Chi fosse interessato ad acquistare il mio libro, può farlo sul sito www.dreambookedizioni.it o scrivendo all’indirizzo e-mail dreambookedizioni@gmail.com. Ho anche un profilo su facebook (Michela Sole Castello) e un piccolo canale Youtube che porta il mio nome e cognome.

Grazie di nuovo a te Maria Teresa per avermi ospitata nel tuo blog.