Thursday, June 25, 2026

Coaching e orientamento professionale (Prima Parte) - Introduzione: due strade che convergono verso il tuo futuro

 

Coaching e orientamento professionale: 

Due approcci, un obiettivo comune

(Prima Parte)

 

Introduzione: due strade che convergono verso il tuo futuro

 



Per questa nuova Rubrica De Donato & Gatti COACHING & CAREER GUIDANCE, nata da un’idea che l’amica e collega Autrice e Coach Valeria Gatti ed io abbiamo condiviso, partiamo oggi con questo articolo introduttivo per chiarire cos’è esattamente il Coaching e in che cosa consiste.

Invitiamo tutti i nostri lettori e le nostre lettrici a seguirci in questa nuova avventura tramite questo blog e i nostri profili sui vari social media, tra cui Linkedin e Facebook.

Se avete domande da fare su tali temi o vi piacerebbe avere approfondimenti su aspetti particolari, contattateci pure. Valeria ed io saremo ben liete di aiutarvi in tal senso.

Buona lettura.

 

MTDD: Valeria, vogliamo iniziare con lo spiegare perché è importante oggi parlare di “coach” e di “orientatore professionale”?

VG: Certamente, Maria Teresa. Per quanto articolata possa essere la realtà, il motivo è molto semplice. Nel complesso panorama del mondo del lavoro contemporaneo, dove le carriere lineari sono ormai un ricordo e le transizioni professionali diventano sempre più frequenti, due figure professionali emergono come alleate preziose: il coach e l'orientatore professionale.

La domanda è sempre la stessa: quale scegliere? La risposta potrebbe sorprendere: non si tratta di scegliere l'uno o l'altro, ma di comprendere come questi due approcci si incontrino naturalmente quando al centro ci sono il benessere della persona e i suoi valori. Il risultato di questo incontro? Il confine si dissolve, fino a diventare quasi invisibile.

Questo articolo nasce, quindi, per spiegare come l’integrazione rappresenti un accompagnamento completo per affrontare con successo i cambiamenti professionali, prendere decisioni consapevoli e costruire un percorso di vita e carriera allineato ai propri obiettivi e desideri.

 

MTDD: Benissimo. Ciò premesso, spieghiamo che cos'è il coaching, magari partendo dalle sue origini sportive per arrivare allo sviluppo personale.

VG: Per quanto riguarda le radici storiche del coaching, possiamo dire che il termine “coaching” ha origini antiche. Sembra infatti che nasca dal termine francese coche – carrozza –, il famoso mezzo di trasporto che accompagnava i ricchi nei loro spostamenti, e che abbiamo visto spesso nei film storici.

Nel XIX secolo, il termine venne adottato dagli studenti universitari inglesi per indicare i tutor che li guidavano negli studi, fino a far raggiungere loro i migliori risultati.

La prima attività di coaching nasce negli anni '70 grazie all'intuizione rivoluzionaria di Timothy Gallwey, maestro di tennis. Nel suo libro "The Inner Game of Tennis", Gallwey introduce il concetto di "gioco interiore".

 

MTDD: Vogliamo elaborare questo concetto per renderlo più chiaro?

VG: Volentieri. In questo suo libro Gallwey sostiene che il successo dipende dalle abilità tecniche e dalla capacità di gestire il proprio sentire. Gallwey teorizzò l'esistenza di due "sé": Self 1, la parte critica e giudicante, e Self 2, quella istintiva e capace. Quando la parte giudicante sovrasta il sé istintivo, è difficilissimo raggiungere un traguardo. E, per logica, si comprende il beneficio del contrario.

La teoria venne elaborata da Sir John Whitmore, ex pilota automobilistico divenuto consulente aziendale, che negli anni '90 portò il coaching nel mondo delle imprese. È lui il padre del celebre modello GROW (Goal, Reality, Options, Will), uno dei più utilizzati ancora oggi nel coaching: fissare gli obiettivi, renderli realistici, migliorare le performance e, ovviamente, ripartire da capo con un nuovo obiettivo.​

 

MTDD: È molto interessante vedere come la prima attività di coaching sia in realtà iniziata in ambito sportivo, anche se la psicologia ha certamente avuto un notevole impatto su questa disciplina, non credi?

VG: Infatti. Un contributo fondamentale giunge anche dalla psicologia umanistica di Carl Rogers e dalla psicologia positiva di Martin Seligman, che spostarono l'attenzione dai problemi alle potenzialità, dalle patologie alle risorse.

Nel 1995, con la nascita dell'International Coach Federation (ICF), il coaching venne standardizzato con la pubblicazione delle "Core Competencies", diventando una professione riconosciuta a livello globale. (https://coachingfederation.org/credentialing/coaching-competencies/icf-core-competencies/)

 

MTDD: Valeria, benché termini come “coach” e “coaching” siano ormai entrati nel linguaggio comune, personalmente ho riscontrato come a molti non siano ancora del tutto chiari quali siano il ruolo e le competenze di un coach e, di conseguenza, in cosa consista esattamente il suo lavoro.

Vogliamo quindi analizzare la figura del coach e i principi fondamentali che regolano la sua attività?

VG: Mi sembra un’ottima idea.  Il coaching è una metodologia di sviluppo personale in cui un professionista (il coach) supporta un cliente (il coachee) nel raggiungimento di obiettivi specifici, attraverso un processo creativo, riflessivo e personalizzato.

Alcuni tra i principi chiave del coaching sono:

Centratura sulla persona: il coach non fornisce soluzioni preconfezionate, ma, attraverso l’ascolto attivo, il dialogo e la tecnica, facilita l’emersione delle risorse interne del cliente, con l’obiettivo di aiutarlo a trovare le proprie risposte. Nel farlo, emergono i valori personali, che diventano la base su cui costruire i prossimi passi.

Focalizzazione sul futuro: il coaching guarda al futuro, verso ciò che si desidera ottenere. Non indaga il passato né eventuali situazioni problematiche accadute, ma piuttosto favorisce una pianificazione su azioni da intraprendere ora.

Orientamento all'azione: il coaching promuove la responsabilità personale, che è la base fondante di ogni obiettivo da raggiungere, e l'agentività, ovvero la capacità di agire concretamente per ottenere risultati.

Non direttività: il coach non è tenuto a fornire contenuti tecnici specifici sul settore o sulla professione del cliente, ma facilita il processo attraverso cui il cliente sviluppa consapevolezza, responsabilità e autodeterminazione.

 

MTDD: Per riassumere il tutto, possiamo dire che, metaforicamente, il coach è una persona che offre al cliente/coachee una chiave d’accesso.  Sta poi al singolo individuo utilizzare quella chiave per aprire la porta ed entrarvi.

VG: Esattamente.

 

MTDD: Valeria, spieghiamo ora cos'è l'orientamento professionale, dalle scelte scolastiche alla gestione della carriera, e le sue origini.

VG: L’etimologia del termine orientamento ci porta al latino oriens, da oriri. Il significato rimanda all’est, al sorgere. Una metafora chiara: il sorgere di una persona è il suo nuovo inizio, ma anche il suo centro. Quel posto nel mondo che ognuno di noi cerca.

L'orientamento professionale, come disciplina strutturata, nasce all'inizio del XX secolo, in concomitanza con la seconda rivoluzione industriale. Nel 1908, Frank Parsons fonda a Boston il Vocational Bureau, il primo centro di orientamento basato sul match tra conoscenza di sé e posizioni lavorative disponibili. Parsons riteneva che nelle scelte di carriera fosse importante valutare la corrispondenza tra i tratti personali e le caratteristiche del lavoro. Questo approccio, sebbene limitato, pone le basi per lo sviluppo di strumenti di valutazione e di test attitudinali.

 

MTDD: Con la sua intuizione circa quello che viene definito "talent-matching approach", Frank Parsons, che tra l’altro era un ingegnere civile, è passato alla Storia soprattutto come Riformatore sociale e infatti le sue teorie sono ancora oggi studiate alla Yale University, sicuramente tra le più prestigiose università americane.

Alla sua notevole attività si aggiunge, ancora una volta, quella della Psicologia. Ne vogliamo parlare?

VG: Infatti, oltre a Frank Parsons, va menzionato sicuramente Carl Rogers, psicologo statunitense, che introduce un altro tema significativo nelle fasi di orientamento: egli sostiene che ogni individuo ha la capacità di realizzare sé stesso e che chi accompagna è un facilitatore, una sorta di aiutante, mai giudicante. Le sue teorie sviluppano il concetto di counseling ed egli è il primo a introdurre il tema dell'empatia nelle relazioni.

 

MTDD: Valeria, vogliamo soffermarci adesso sulla figura dell’orientatore e spiegare cosa fa esattamente e quali sono le sue funzioni e le metodologie che applica nel suo lavoro?

VG: L'orientamento professionale indica le attività di supporto e facilitazione utili alla presa di decisione di un soggetto che si trova a fronteggiare una transizione professionale, che sia il passaggio dalla scuola al lavoro o da un lavoro a un altro.

Oggi l'orientamento è considerato un processo educativo lungo tutto l'arco della vita: l'orientamento alla finalità educativa dell'autonomia, come capacità fondamentale affinché la persona possa muoversi in una società complessa e scarsa di protezioni e garanzie totali.

ASNOR indica che “L’orientamento si traduce in una serie di attività diverse con un’unica finalità: sostenere la persona, di qualsiasi età, nelle fasi di transizione, in particolare quando si trova di fronte alla necessità di prendere decisioni importanti per l'istruzione, la formazione e le scelte di carriera e professionali.” Non solo. “È un percorso complesso che investe tutte le aree di interesse per la vita delle persone: scuola, formazione, università, lavoro, benessere psicofisico.” (https://asnor.it/it-schede-4-professione_orientatore)

 

MTDD: Esaminiamo adesso quali sono le sue funzioni e le metodologie che l’orientatore applica nel suo lavoro.

VG: Le funzioni principali dell'orientatore includono:

Informazione specialistica: l'orientatore possiede conoscenze approfondite su mercato del lavoro, sui percorsi formativi, sulle certificazioni, sui profili professionali, sulle tecniche di ricerca del lavoro, sulla normativa del lavoro e sulle pratiche di personal branding.

Analisi delle competenze: attraverso strumenti come il bilancio di competenze e colloqui orientativi personalizzati, l'orientatore aiuta la persona a riconoscere le proprie abilità, a tradurre le proprie esperienze in potenzialità e ad allineare i propri valori al presente e al futuro.

Supporto decisionale: l'orientatore, attraverso l’ascolto attivo, il dialogo e la tecnica, facilita il processo di scelta, aiuta la persona a valutare le diverse opzioni in relazione alle proprie caratteristiche personali, ai propri valori e al contesto in cui vive o vorrebbe vivere.

Progettazione professionale: nel processo di orientamento, il soggetto ha la possibilità di acquisire la capacità di valutare le proprie capacità personali e di ottenere la cassetta degli attrezzi per muoversi meglio tra annunci di lavoro e autocandidature o nell'attuazione di nuovi progetti di natura professionale.

 

MTDD: Valeria, oggi abbiamo dato uno sguardo generale a queste due figure, quella del Coach e dell’Orientatore Professionale, spiegando come sono nate e in cosa consistono le loro attività.

Nel prossimo articolo approfondiremo altri aspetti, tra cui le eventuali somiglianze e differenze tra coaching e orientamento professionale, le finalità che tali discipline si propongono e come entrambe possono essere utili, meglio ancora se integrate.

VG: Sì, sono d’accordo, Maria Teresa. L’argomento è molto vasto e complesso e merita, quindi, attenzione e approfondimenti che possano essere di supporto ai nostri lettori. Rinnoviamo, quindi, a tutti l’invito a seguirci. Alla prossima!