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Saturday, January 10, 2026
Nora Lynn: Mortadella dal Paradiso
Thursday, January 8, 2026
Caro libro ti scrivo - Lettera a Bilbo Baggins (Lo Hobbit) - di Elisa Rubini
Caro libro ti scrivo
Lettera a Bilbo Baggins (Lo Hobbit)
di Elisa Rubini
Caro Bilbo,
Ho iniziato questa lettera più volte, e ogni volta le parole mi sono
scivolate dalle mani come sassolini sul sentiero. Forse perché non è una
lettera qualunque. Non è un messaggio a un amico reale, né a qualcuno che
potrei incontrare davvero. È per te, che abiti una terra lontana, piena di
colline e porte rotonde, eppure mi stai più vicino di tante persone in carne e
ossa.
Mi chiamo Elisa, e vivo in un mondo che corre molto più veloce dei tuoi
passi da hobbit. Nessuno si ferma a fumare la pipa davanti alla propria porta,
quasi nessuno si concede il tempo di assaporare un pasto, una risata, un
racconto. Qui tutti inseguono qualcosa: un risultato, un’immagine da mantenere,
l’approvazione degli altri. Eppure, credimi, anche noi combattiamo le nostre
battaglie. Non ci sono draghi veri, né monti nebbiosi da attraversare, ma ci
sono paure che sembrano caverne, dubbi che ruggiscono come Smaug, ostacoli che
ti fanno tremare le ginocchia.
Quando penso a te all’inizio della tua avventura, così riluttante a
lasciare la Contea, così convinto di non essere tagliato per “cose inattese”,
mi riconosco. Anche io, davanti ai cambiamenti, trattengo il fiato. Anche io ho
un piccolo “io hobbit” che vorrebbe restare a casa, al sicuro, tra le mie
abitudini. Ma poi arriva qualcosa — o qualcuno — che spinge la porta con
gentilezza, come Gandalf quella mattina, e ti ricorda che la vita è più grande
della tua paura.
Ripenso spesso alle notti in cui, lontano da casa, ti fermavi a guardare le
stelle. Quelle stelle che non avevano più il sapore dei cieli della Contea, ma
che pure ti guidavano avanti. È un’immagine che mi consola: tu, così piccolo e
così coraggioso, che continui a camminare. Mi fa pensare che forse il coraggio
non è urlare, ma restare. Non è essere forti, ma provare lo stesso.
Vorrei poterti dire che nel mio tempo abbiamo imparato qualcosa dalle
storie come la tua. Ma, se devo essere sincera, non è proprio così. Abbiamo
solo cambiato i nostri draghi. Ora si nascondono dietro le aspettative, la
frenesia, la paura di non bastare. Ci costruiamo armature fatte di sorrisi
finti, risposte veloci, profili impeccabili. Facciamo di tutto per sembrare più
grandi di ciò che siamo, e invece basterebbe riconoscere la nostra misura —
quella che tu, con orgoglio silenzioso, non hai mai smesso di portare.
A volte immagino cosa penseresti del nostro mondo. Ti vedo camminare in una
città moderna, smarrito e curioso allo stesso tempo. Le persone correrebbero
senza vederti, come se fossero impegnate in una missione invisibile. Tu,
invece, ti fermeresti a osservare una vetrina, un fiore che spunta dal cemento,
un ragazzo che ride troppo forte. Noteresti ogni dettaglio, come fai sempre. E
io credo che, nonostante tutto, lo apprezzeresti: perché anche nel caos
sapresti trovare qualcosa di semplice, qualcosa di buono.
È questo che mi hai insegnato: che non serve essere un eroe per cambiare il
proprio mondo. Basta scegliere, ogni giorno, un passo più coraggioso del
precedente. Tu non eri nato per l’avventura, ma l’hai abbracciata comunque. Io
invece, quando la vita si fa impervia, tendo a cercare il mio “tornare a casa”.
Eppure, grazie a te, sto capendo che la pace non nasce dall’evitare la strada,
ma dal camminarla fino in fondo.
Hai conosciuto la nostalgia, la paura, il sentirti fuori posto. Eppure hai
trovato in te una luce che non sapevi di avere. È questo che ti rende vero,
anche oggi. Non il tuo anello, non il tuo viaggio, ma quella tua discreta
tenacia di continuare, perfino quando nessuno se lo aspetta da te.
Mi chiedo spesso cosa diresti, se potessi rispondermi. Forse sorrideresti
appena, come fai quando vuoi nascondere l’emozione. Forse ti aggiusteresti il
gilet e diresti qualcosa di semplice, come “Coraggio, Elisa, anche le avventure
più grandi cominciano da una porta che si apre.” E io credo che avresti
ragione.
Se potessi stringerti la mano, ti direi grazie. Perché personaggi come te
non vivono solo nei libri: vivono in chi li legge, e provano a diventare, un
poco alla volta, persone migliori. Non importa che tu appartenga alla fantasia.
Tu hai qualcosa di estremamente reale: la capacità di ricordarci che anche un
cuore piccolo può contenere un mondo intero.
E se un giorno dovessi dubitare di te stesso, sappi questo: il tuo cielo
non è scomparso. È lo stesso che guardo io, quando mi fermo un attimo e lascio
andare il respiro. Ogni volta che qualcuno trova il coraggio di uscire dalla
propria porta, anche solo per un passo, la tua avventura ricomincia.
Con gratitudine, e una tenerezza che non so spiegare.
Elisa
Sunday, January 4, 2026
Mozart Camargo Guarnieri
- Il primo movimento è in forma-sonata. Il tema d’apertura, introdotto dagli archi, è alquanto nervoso; il secondo tema, presentato dai corni e ripreso dagli archi è più melodico. Nella sezione di sviluppo sono presenti tutti e due i motivi in un dialogo continuo tra archi e ottoni. La ricapitolazione riporta al secondo tema e alla coda conclusiva.
- Il movimento centrale inizia con una melodia affettuosa del corno inglese che, ripresa dall’orchestra, diventa sempre più intensa; emerge, a contrasto, un violento episodio ritmico, poi il movimento termina sulla delicata melodia iniziale.
- Anche il terzo e ultimo movimento è in forma-sonata; sono presenti due temi principali, il primo, dal carattere intenso, è introdotto dai fiati, il secondo è una dolce melodia enunciata dal corno inglese. Tra i due temi principali Camargo Guarnieri inserisce un omaggio a Villa-Lobos, è un motivo amabile, appassionato, suonato dai violoncelli. Lo sviluppo enfatizza sincopi e ritmica; la maestosa coda conclusiva riprende il tema melodico.
Friday, January 2, 2026
“Television Character: Accountant Ugo Fantozzi” - by Maria Teresa De Donato
“Television Character:
Accountant Ugo Fantozzi”
by Maria Teresa De Donato
(Photo: Paolo Villaggio)
(Photo by Luciano Salce / Erico Menczer - Film Fantozzi
(1975) Directed by Luciano Salce)
Dear friends, today I
want you to meet a television character who, for my generation and beyond,
represented one of the most famous, beloved, and pitied of the last century:
Accountant Ugo Fantozzi.
Who was Ugo Fantozzi?
Ugo Fantozzi, although a
fictional character created by Paolo Villaggio—a showman, actor, and
significant intellectual—well represents the archetype of the average Italian
of the 1970s: a middle-class man with a simple lifestyle, filled with the
anxieties common to the working class. With the creation of this character,
Villaggio achieved an extraordinary blend of Italian comedy and social satire.
This character had such an impact on Italian society that the adjective “Fantozzian”
entered the common lexicon, referring to anything that, in one way or another,
proves unsuccessful.
Filmography
Among the numerous films
that recount the misadventures of Fantozzi, the best-known are Fantozzi
(1975) and The Second Tragic Fantozzi (1976), both directed by Luciano
Salce, but many others were produced: Fantozzi Against All (1980), Fantozzi
Still Suffers (1983), Superfantozzi (1986), Fantozzi Retires
(1988), Fantozzi to the Rescue (1990), Fantozzi in Paradise
(1993), Fantozzi – The Return (1996), all by writer and director Neri
Parenti, and Fantozzi 2000 – Cloning (1999) by Domenico Saverni.
How the
"Fantozzi" Character Was Born
Fantozzi was the surname
of a colleague Villaggio had worked with at Italimpianti. This colleague
mistakenly called Villaggio “Selvaggio” (wild). This would later inspire
Villaggio in his films and lead his colleagues and superiors to call Fantozzi
himself, satirically and in increasingly humiliating terms, with various
nicknames ranging from “Fantocci” to Pupazzi, Bambocci, Bagherozzi, Beccacci,
Cagnacci, Mortacci, and Fantozzo. In contrast, the surveyor Calboni nicknamed
him “Puccettone” (big puck).
Other characters
Villaggio created were the travel organizer Giandomenico Fracchia and the
Accountant Filini for the Fantozzi stories and films.
In Villaggio’s stories,
two characters, Filini and Fracchia, appear among the characters’ colleagues.
In the films, they were later replaced by Filini alone, who would play the
protagonist’s best friend and the organizer who thinks he understands
everything.
His work experience
inspired Villaggio to write some short stories, which were later published in
the magazine L’Europeo and collected in the book Fantozzi (1971). The
book became a bestseller, selling more than a million copies, was translated
into numerous languages, and even won the Gogol Prize for “best humorous work.”
It was precisely the book’s
great success that led to a film adaptation in which Villaggio himself played
the title role.
Particularly significant
episodes that reveal the true nature of this character
There are many. Fantozzi,
for example, has no real friends. The only people he sees are his colleagues at
Megaditta, whom he sees even outside of work hours. He takes time off with
them; he celebrates New Year’s Eve with them by attending a party held in a
squalid basement where a swindling orchestra conductor advances the clocks and
starts the celebrations early so he can play at two parties; He accompanies
them on road trips in makeshift campers, on unlikely bike races, in soccer
games on muddy suburban fields, or in pathetic tennis matches, like the one at
six o’clock on a Sunday morning with accountant Filini, who is actually his
best friend. Worth mentioning among his other colleagues at the
"Megaditta" is the surveyor Calboni, a social climber and a sycophant
towards his superiors, as well as the group’s unrepentant womanizer.
Fantozzi constantly
endures harassment and mistreatment from colleagues and superiors without ever
complaining. However, in rare instances, he displays open rebellion, as in the
film Fantozzi, when he breaks a glass at the Megaditta with a rock, or
in The Second Tragic Fantozzi, when he attacks Professor Riccardelli.
Why are audiences around
the world so fond of this character?
In my opinion, for three
reasons:
1)
because his misadventures are hilarious, even if they’re actually dramatic, and
therefore, they’re sharp and cutting humor, not true comedy;
2)
because his constant victimhood inspires compassion; and
3)
because each of us can identify with the adverse circumstances he faces and his
failures, and therefore relate to him with empathy and human solidarity. It’s
like being in the company of a friend and understanding their suffering because
we’ve experienced it ourselves.
Who exactly does Fantozzi
represent?
Fantozzi is the emblem of
the “loser,” that is, the inept and unfortunate man, a victim of bullying, who
has entered the collective imagination for his grotesque attitude of
psychological submission to power and as an example of the average man
oppressed by society and constantly seeking redemption. To sum it all up in the
words of Paolo Villaggio himself, Fantozzi is “the prototype of the
miserable, or the quintessence of nothingness.”
His mediocrity inevitably
leads to his portrayal as a vulgar figure, with burps, swear words, and
negative attitudes, such as servility, that make him both comical and tragic.
When faced with the character, his misadventures, and his punctual failures, we
laugh when in reality we should cry, because both the events that unfold before
him and his behavioral responses represent true tragedies.
Another characteristic of
Fantozzi is his constant need to apologize and submit to everyone. The common
denominator of all the characters’ experiences is their complete surrender to
what is perceived as an adverse fate.
A striking example is the
famous “Fantozzi cloud” that haunts him everywhere: even when the weather is
clear everywhere and the sun is shinining, a cloud rises above the Accountant's
head, promising nothing good and waiting for Fantozzi to be out in the open
before pouring down a torrent of rain on him, which perfectly represents the
character’s life.
His family, which should
be his only refuge and consolation from a society that neither respects nor
recognizes him as a full member but exploits and mocks him, consists of his
insignificant and ugly wife, Pina Fantozzi, who doesn’t love him but, when
explicitly asked by her husband, replies that she has “great esteem” for him.
Pina respects and pities him, and feels condescending towards him.
The two have a
narrow-minded and ape-like daughter, Mariangela Fantozzi, a role actually
played by the actor Plinio Fernando.
As for Fantozzi’s wife,
in the first films, the role was played by actress Liù Bosisio (Luigia Bosisio
Mauri) and later by Milena Vukotic. The latter, despite having worked with the
most outstanding international film directors, including Federico Fellini, Luis
Buñuel, Andrei Tarkovsky, and Nagisa Oshima, achieved worldwide fame thanks to
her portrayal of Pina Fantozzi.
What lesson can we learn
from the character Fantozzi?
What Fantozzi lacks is
self-awareness and self-esteem. Fantozzi feels like a victim of everything and
everyone, and as such, he behaves in life and reacts to the events that come
his way. He’s a drifting raft tossed about by the waves. He has no control over
his existence. The few times he tries to react, he does so clumsily and
unfocusedly, precisely because his reaction is visceral, animalistic, and
therefore lacks the strength and effectiveness that could allow him to succeed
and, consequently, redeem himself.
The main lesson we can
draw from observing and analyzing this character is that, depending on the
circumstances, each of us can behave like Fantozzi— or even transform into
him—if we lack self-esteem, awareness, and knowledge of ourselves and our
potential.
Another key aspect we
want to highlight is that the Fantozzi films, albeit ironically, anticipated
the problem of mobbing that would become widespread in large companies. This
led to expressions like “Quanto sei umano!” (How human you are!), as well as
the adjective mentioned above “Fantozziano,” which has been recorded in all
Italian dictionaries for decades, becoming widely used to indicate experiences,
attitudes, or situations imbued with the character’s tragicomic air. And this
is without mentioning the incorrect use of the subjunctives “dichi, venghi, and
facci” instead of “dica, venga, and faccia”.
It goes without saying
that Villaggio, thanks precisely to the social issues addressed through his
films and the public response he received, has been recognized as a great
intellectual. In July 2021, in his honor, the City of Rome approved the
installation of a commemorative plaque on the Grande Raccordo Anulare, where
the famous scene in which Ugo Fantozzi takes the bus to work was filmed.
Would this character have
the same impact today?
I don’t think so, because
the historical moment of the 1970s was very different from today. There were
other values, a distinct moral ethic, a different vision of work and social
classes, and a strong presence of unions that fiercely defended workers’
rights. This reality allowed, at that moment, the social and labor issues
emerging to be brought to light, and the public, once aware of them,
demonstrated its willingness to sympathize with those who suffered and became
victims of certain abuses.
Much of this has been
lost over the past few decades...
“Personaggio televisivo: Il Ragionier Ugo Fantozzi” - di Maria Teresa De Donato
“Personaggio televisivo:
Il Ragionier Ugo Fantozzi”
di Maria Teresa De Donato
(Foto di Luciano Salce /
Erico Menczer - Film Fantozzi (1975)
Regia di Luciano Salce)
Cari amici, oggi voglio proporvi un Personaggio Televisivo che ha
rappresentato, per la mia generazione e non solo, uno dei più famosi, amati e
compatiti dello scorso secolo: il Ragionier Ugo Fantozzi.
Chi era Ugo Fantozzi
Ugo Fantozzi, benché personaggio immaginario creato da Paolo Villaggio, che
oltre ad essere stato uomo di spettacolo e attore è stato anche un grande
intellettuale, ben rappresenta l'archetipo dell'italiano medio degli anni
Settanta, ossia un borghese medio, dallo stile di vita semplice, pieno di ansie
comuni alla classe operaia. Grazie alla
creazione di questo personaggio, Villaggio realizzò uno straordinario sodalizio
tra la commedia all’italiana e la satira sociale. Questo personaggio ebbe un tale
impatto sulla società italiana che l'aggettivo ‘fantozziano’ entrò nel lessico
comune, proprio ad indicare tutto ciò che, in un modo o nell’altro, si dimostra
fallimentare.
Filmografia
Tra i numerosi film che raccontano le disavventure di Fantozzi, i più noti
sono Fantozzi (1975) e Il secondo tragico Fantozzi (1976),
entrambi diretti da Luciano Salce, ma ne furono prodotti molti altri: Fantozzi
contro tutti (1980), Fantozzi subisce ancora (1983), Superfantozzi
(1986), Fantozzi va in pensione (1988), Fantozzi alla riscossa
(1990), Fantozzi in paradiso (1993), Fantozzi – Il ritorno (1996),
tutti dello scrittore e regista Neri Parenti e Fantozzi 2000 – La clonazione
(1999) di Domenico Saverni.
Come nacque il personaggio “Fantozzi”
Fantozzi era il cognome di un collega con cui Villaggio aveva lavorato nell’azienda
Italimpianti. Questo collega chiamava erroneamente Villaggio "Selvaggio".
Questo ispirerà più tardi Villaggio nei
suoi film e farà chiamare lo stesso Fantozzi dai suoi colleghi e superiori, satiricamente
e in modo sempre più umiliante, con soprannomi vari che vanno da
"Fantocci" a Pupazzi, Bambocci, Bagherozzi, Beccacci, Cagnacci,
Mortacci, e Fantozzo, mentre il geometra Calboni lo soprannominerà, invece,
"Puccettone".
Altri personaggi creati da Villaggio furono l'organizzatore di viaggi
Giandomenico Fracchia e il ragioniere Filini per le storie e i film di
Fantozzi.
Nelle storie di Villaggio, tra i colleghi del personaggio, compaiono
infatti due personaggi, Filini e Fracchia, che nei film furono poi sostituiti dal
solo Filini, che avrebbe avuto il ruolo del migliore amico del protagonista e
dell'organizzatore che pensa di capire tutto.
Le sue esperienze lavorative, offrirono a Villaggio l’idea di scrivere
alcuni racconti che furono poi pubblicati sulla rivista L'Europeo e
raccolti nel libro Fantozzi (1971). Il libro divenne un bestseller:
furono vendute più di un milione di copie, venne tradotto in numerose lingue e
vinse anche il premio Gogol nella sezione "miglior opera umoristica".
Fu proprio il grande successo del libro, che portò alla realizzazione di
una trasposizione cinematografica in cui il ruolo del protagonista fu
interpretato dallo stesso Villaggio.
Episodi particolarmente significativi in cui emerge la
vera natura di questo personaggio
Sono tantissimi. Fantozzi, ad esempio, non ha veri amici. Le uniche persone che frequenta sono i
colleghi della Megaditta, che vede anche fuori dall'orario di lavoro. Si prende
del tempo libero con loro; festeggia con loro il Capodanno partecipando a una
festa allestita in uno squallido scantinato in cui un direttore d'orchestra
imbroglione sposta avanti le lancette e anticipa i festeggiamenti per poter
andare a suonare a due feste; li accompagna in gite itineranti in camper
improvvisati, in improbabili corse ciclistiche, in partite di calcio su campi
fangosi di periferia o in patetiche partite di tennis, come quella alle sei del
mattino di una domenica con il ragioniere Filini, che è in realtà il suo
migliore amico. Degno di menzione tra gli altri colleghi della
"Megaditta" è il geometra Calboni, arrivista e ruffiano nei confronti
dei superiori, nonché impenitente donnaiolo del gruppo.
Fantozzi subisce sempre molestie e maltrattamenti da parte di colleghi e
superiori senza mai lamentarsi. Tuttavia, in alcuni rari casi assume
atteggiamenti di aperta ribellione, come nel film Fantozzi, quando rompe
un bicchiere della Megaditta con un sasso, o come ne Il secondo tragico
Fantozzi quando aggredisce il professor Riccardelli.
Perché questo personaggio è così molto amato dal pubblico
in tutto il mondo?
A mio avviso per tre ragioni:
1) perché le disavventure che vive fanno ridere, anche se
in realtà sono dei veri e propri drammi e, quindi, si tratta di affilato e
tagliente umorismo e non di comicità vera e propria;
2) perché il suo essere continuamente la vittima degli
eventi muove a compassione e
3) perché ognuno di noi può rispecchiarsi nelle
circostanze avverse che affronta e nei suoi fallimenti e, perciò, relazionarsi
a lui provando empatia, solidarietà umana.
È come essere in compagnia di un amico e capirne la sofferenza perché la
si è vissuta.
Chi rappresenta esattamente Fantozzi
Fantozzi è l’emblema del “perdente”, ossia dell'uomo inetto e
sfortunato, vittima di bullismo, che è entrato nell'immaginario collettivo per
la sua grottesca attitudine alla sottomissione psicologica al potere e come
esempio di uomo medio oppresso dalla società e in continua ricerca di riscatto. Per riassumere il tutto con le parole dello
stesso Paolo Villaggio, Fantozzi è "il prototipo del miserabile, o la
quintessenza della nullità".
La sua mediocrità lo porta inevitabilmente a essere rappresentato in tutta
la sua volgarità, con rutti, parolacce, atteggiamenti negativi, come il
servilismo, che lo rendono comico e tragico allo stesso tempo.
Di fronte al personaggio, alle sue disavventure e ai suoi puntuali
fallimenti noi ridiamo quando in realtà ci sarebbe da piangere, perché sia gli
eventi che gli si presentano sia le sue risposte comportamentali di fatto
rappresentano delle vere e proprie tragedie.
Un’altra caratteristica di Fantozzi è quella di sentire il bisogno di doversi
continuamente scusare e sottomettere a tutti. Il denominatore comune di tutte
le vicende vissute dal personaggio è la sua completa arrendevolezza nei
confronti di quello che viene percepito come un avverso destino.
Un esempio eclatante è la famosa “nuvoletta di Fantozzi” che lo perseguita
ovunque: anche quando dappertutto il tempo è sereno e c’è un sole che spacca le
pietre, sulla testa del Ragioniere si erige una nuvoletta che non promette
nulla di buono e non aspetta altro che Fantozzi sia allo scoperto per
rovesciare su di lui un bel po’ di pioggia, il che ben rappresenta la metafora
di quella che è la vita stessa del personaggio.
La sua famiglia, che dovrebbe costituire l’unico rifugio e l’unica
consolazione da una società che non lo rispetta né lo riconosce come membro
effettivo ma lo sfrutta e lo deride, è composta da una moglie insignificante e
brutta, Pina Fantozzi, che non lo ama ma, alla domanda specifica da parte del
marito, risponde che ha “una grande stima” per lui. Pina lo rispetta e lo
compatisce e prova sentimenti di sufficienza nei suoi confronti. I due hanno una figlia gretta e dall’aspetto
scimmiesco, Mariangela Fantozzi, ruolo interpretato in realtà dall’attore
Plinio Fernando.
Per quanto riguarda la moglie di Fantozzi, nei primi film, il ruolo venne
interpretato dall’attrice Liù
Bosisio (Luigia Bosisio Mauri) e successivamente da Milena Vukotic.
Quest’ultima, benché avesse lavorato con i più grandi registi internazionali,
tra cui Federico Fellini, Luis Buñuel, Andrei Tarkovsky e Nagisa Oshima, raggiunse fama mondiale
proprio grazie all’interpretazione di Pina Fantozzi.
Quale lezione possiamo trarre dal personaggio Fantozzi
Di fatto potremmo dire che ciò che manca a Fantozzi sono autoconsapevolezza
del proprio essere e autostima. Fantozzi si sente una vittima, di tutto e di
tutti, e come tale si comporta nella vita e reagisce agli eventi che gli si
presentano. È una sorta di zattera alla
deriva che viene sbattuta qua e là dalle onde. Non ha alcun controllo sulla sua
esistenza. Quelle poche volte che cerca di reagire, lo fa in maniera goffa e
non mirata, proprio perché la sua reazione è viscerale, animalesca, quindi
priva di quella forza e di quell’efficacia che potrebbero consentirgli di avere
successo e, di conseguenza, riscattarsi.
La maggiore lezione che possiamo trarre dall’osservazione e dall’analisi di
questo personaggio è che, a seconda delle circostanze, ognuno di noi può
comportarsi o trasformarsi in Fantozzi se manca di autostima, consapevolezza e
conoscenza del proprio sé e del proprio potenziale.
Altro fondamentale aspetto che vogliamo evidenziare è il fatto che i film
di Fantozzi, anche se in modo ironico, hanno anticipato il problema del mobbing
che si sarebbe diffuso nelle grandi aziende e fatto sì che espressioni come
"Quanto sei umano!", nonché il già citato aggettivo ‘fantozziano’,
registrato da decenni in tutti i dizionari italiani, iniziassero a essere
ampliamente utilizzati per indicare esperienze, atteggiamenti o situazioni
permeati dalla stessa aria tragicomica del personaggio... e questo senza
menzionare l’uso erroneo dei congiuntivi... “dichi, venghi, e facci” al posto
di dica, venga e faccia.
Inutile dire che Villaggio, grazie proprio alle problematiche sociali
affrontate attraverso i suoi film e al riscontro che ha avuto dal pubblico è
stato riconosciuto come un grande intellettuale e, nel luglio 2021, in suo
onore, il Comune di Roma ha approvato l'installazione di una targa
commemorativa sull'edificio del Grande Raccordo Anulare dove si è svolta la
celebre scena in cui Ugo Fantozzi prende l'autobus per andare al lavoro.
Questo personaggio avrebbe avuto oggi lo stesso impatto
di allora?
Non credo, perché il momento storico degli anni Settanta era molto diverso
da quello attuale. C’erano altri valori, un’altra etica morale, altra visione
del lavoro, delle classi sociali e una presenza marcata dei sindacati che
difendevano a denti stretti i diritti dei lavoratori. Tale realtà ha
consentito, in quello specifico momento, di portare alla luce le problematiche
sociali e lavorative che si stavano affacciando all’orizzonte e il pubblico,
una volta divenutone consapevole, ha dimostrato la sua prontezza nel
solidarizzare con colui che soffriva, che diveniva vittima di certi soprusi.
In questi ultimi decenni si è perso molto di tutto ciò...
„Fernsehfigur: Buchhalter Ugo Fantozzi“ - von Maria Teresa De Donato
„Fernsehfigur:
Buchhalter Ugo Fantozzi“
von Maria Teresa De Donato
(Im Bild: Paolo Villaggio)
(Foto von Luciano Salce / Erico Menczer – Film Fantozzi
(1975) Regie: Luciano Salce)
Liebe Freunde, heute möchte ich Euch eine Fernsehfigur
vorstellen, die für meine Generation und darüber hinaus eine der berühmtesten,
beliebtesten und bemitleidetsten des letzten Jahrhunderts darstellte: den
Buchhalter Ugo Fantozzi.
Wer war Ugo Fantozzi?
Ugo Fantozzi, obwohl eine fiktive Figur, die von Paolo
Villaggio – einem Showman, Schauspieler und großen Intellektuellen – geschaffen
wurde, verkörpert treffend den Archetyp des durchschnittlichen Italieners der
1970er Jahre: ein Bürger der Mittelschicht mit einem einfachen Lebensstil,
erfüllt von den typischen Ängsten der Arbeiterklasse. Mit der Erschaffung
dieser Figur gelang Villaggio eine außergewöhnliche Mischung aus italienischer
Komödie und Gesellschaftssatire. Diese Figur hatte einen solchen Einfluss auf
die italienische Gesellschaft, dass das Adjektiv „fantozzianisch“ in den
allgemeinen Wortschatz einging und alles bezeichnete, was sich auf die eine
oder andere Weise als erfolglos erweist.
Filmografie
Unter den zahlreichen Filmen, die die Missgeschicke von
Fantozzi schildern, sind Fantozzi (1975) und Der zweite tragische
Fantozzi (1976), beide unter der Regie von Luciano Salce, die bekanntesten.
Es entstanden jedoch auch zahlreiche weitere Filme: Fantozzi gegen alle
(1980), Fantozzi leidet immer noch (1983), Superfantozzi (1986), Fantozzi
geht in Rente (1988), Fantozzi zur Rettung (1990), Fantozzi im
Paradies (1993), Fantozzi – Die Rückkehr (1996), alle von Autor und
Regisseur Neri Parenti, und Fantozzi 2000 – Klonen (1999) von Domenico
Saverni.
Wie die Figur „Fantozzi“ entstand
Fantozzi war der Nachname eines Kollegen, mit dem
Villaggio bei der Filmgesellschaft Italimpianti zusammengearbeitet hatte.
Dieser Kollege nannte Villaggio fälschlicherweise „Selvaggio“ (Wild). Dies
inspirierte Villaggio später zu seinen Filmen und veranlasste seine Kollegen
und Vorgesetzten, Fantozzi selbst satirisch und zunehmend demütigend mit
Spitznamen zu belegen, die von „Fantocci“ über Pupazzi, Bambocci, Bagherozzi,
Beccacci, Cagnacci, Mortacci bis hin zu Fantozzo reichten. Der Landvermesser
Calboni hingegen nannte ihn „Puccettone“.
Weitere von Villaggio geschaffene Figuren waren der
Reiseveranstalter Giandomenico Fracchia und der Buchhalter Filini für die
Fantozzi-Geschichten und -Filme.
In Villaggios Geschichten treten zwei Figuren, Filini und
Fracchia, unter den Kollegen der Figur auf. In den Filmen wurden sie später
jedoch durch Filini allein ersetzt, der den besten Freund des Protagonisten und
den Organisator spielte, der glaubt, alles zu verstehen.
Seine Arbeitserfahrungen inspirierten Villaggio zu
mehreren Erzählungen, die später in der Zeitschrift L'Europeo veröffentlicht
und in dem Buch Fantozzi (1971) zusammengefasst wurden. Das Buch wurde
ein Bestseller: Es verkaufte sich über eine Million Mal, wurde in zahlreiche
Sprachen übersetzt und gewann sogar den Gogol-Preis für das „beste humorvolle
Werk“.
Eben dieser große Erfolg führte zu einer Verfilmung, in
der Villaggio selbst die Titelrolle spielte.
Besonders bedeutsame Episoden offenbaren das wahre Wesen
dieser Figur
Es gibt unzählige. Fantozzi zum Beispiel hat keine echten
Freunde. Die einzigen Menschen, die er sieht, sind seine Kollegen in der
Megaditta, die er auch außerhalb der Arbeitszeiten trifft. Er nimmt sich mit
ihnen frei; er feiert mit ihnen Silvester auf einer Party in einem
heruntergekommenen Keller, wo ein korrupter Dirigent die Uhren vorstellt und
die Feierlichkeiten vorverlegt, damit er auf zwei Partys spielen kann; er
begleitet sie auf Roadtrips in provisorischen Wohnmobilen, auf
unwahrscheinlichen Radrennen, zu Fußballspielen auf schlammigen Vorstadtplätzen
oder zu erbärmlichen Tennismatches, wie dem um sechs Uhr an einem Sonntagmorgen
mit dem Buchhalter Filini, der eigentlich sein bester Freund ist. Unter den
anderen Kollegen in der „Megaditta“ ist der Landvermesser Calboni
erwähnenswert, ein Emporkömmling und Speichellecker gegenüber seinen
Vorgesetzten sowie der reuelose Schürzenjäger der Gruppe.
Fantozzi erträgt ständig Schikanen und Misshandlungen
durch Kollegen und Vorgesetzte, ohne sich jemals zu beschweren. In einigen
seltenen Fällen zeigt er jedoch offene Rebellion, wie im Film Fantozzi,
als er bei Megaditta mit einem Stein ein Glas zerbricht, oder in Der zweite
tragische Fantozzi, als er Professor Riccardelli angreift.
Warum ist diese Figur beim Publikum weltweit so beliebt?
Meiner Meinung nach aus drei Gründen:
1) weil seine Missgeschicke urkomisch sind, auch wenn sie
eigentlich dramatisch und daher scharfsinnig und beißend sind, keine echte
Komödie;
2) weil seine ständige Opferrolle Mitgefühl weckt; und
3) weil jeder von uns sich mit den widrigen Umständen und
Misserfolgen, mit denen er konfrontiert ist, identifizieren und ihm daher
Empathie und menschliche Solidarität entgegenbringen kann. Es ist, als man in
der Gesellschaft eines Freundes wäre und sein Leid verstehe, weil man es selbst
erlebt hat.
Wen genau repräsentiert Fantozzi?
Fantozzi ist das Sinnbild des „Verlierers“, also des
unfähigen und unglücklichen Mannes, der Opfer von Mobbing ist und aufgrund
seiner grotesken Haltung der psychologischen Unterwerfung unter die Macht und
als Beispiel für den von der Gesellschaft unterdrückten Durchschnittsmenschen,
der ständig nach Erlösung sucht, in die kollektive Vorstellungswelt eingegangen
ist. Um es mit den Worten von Paolo Villaggio selbst zusammenzufassen: Fantozzi
ist „der Prototyp des Elenden oder die Quintessenz des Nichts“.
Seine Mittelmäßigkeit führt unweigerlich dazu, dass er in
all seiner Vulgarität dargestellt wird, mit Rülpsern, Schimpfwörtern und
negativen Einstellungen wie Unterwürfigkeit, die ihn gleichzeitig komisch und
tragisch machen.
Angesichts der Figur, ihrer Missgeschicke und ihrer
regelmäßigen Misserfolge lachen wir, obwohl wir eigentlich weinen sollten, denn
sowohl die Ereignisse, die sich vor ihm abspielen, als auch seine
Verhaltensweisen wahre Tragödien darstellen.
Ein weiteres Merkmal Fantozzis ist sein Bedürfnis, sich
ständig zu entschuldigen und sich allen zu unterwerfen. Der gemeinsame Nenner
aller Erfahrungen der Figur ist ihre völlige Hingabe an das, was sie als
widriges Schicksal empfindet.
Ein markantes Beispiel ist die berühmte „Fantozzi-Wolke“,
die ihn überall heimsucht: Selbst wenn das Wetter überall klar ist und die
Sonne scheint, erhebt sich eine Wolke über dem Kopf des Buchhalters, die nichts
Gutes verheißt und nur darauf wartet, dass Fantozzi im Freien ist, bevor sie
einen Regenguss auf ihn niederprasseln lässt, der das Leben der Figur selbst
treffend darstellt.
Seine Familie, die seine einzige Zuflucht und sein
einziger Trost vor einer Gesellschaft sein sollte, die ihn weder respektiert
noch als vollwertiges Mitglied anerkennt, sondern ihn ausbeutet und verspottet,
besteht aus seiner unbedeutenden und hässlichen Frau Pina Fantozzi, die ihn
nicht liebt, aber auf die konkrete Frage ihres Mannes antwortet, dass sie „eine
hohe Wertschätzung“ für ihn habe. Pina respektiert und bemitleidet ihn und
ist ihm gegenüber herablassend. Die beiden haben eine engstirnige und
affenartige Tochter, Mariangela Fantozzi, deren Rolle tatsächlich vom
Schauspieler Plinio Fernando gespielt wurde.
Was Fantozzis Frau betrifft, so wurde die Rolle in den
ersten Filmen von der Schauspielerin Liù Bosisio (Luigia Bosisio Mauri) und
später von Milena Vukotic gespielt. Letztere erlangte, obwohl sie mit den
größten internationalen Regisseuren wie Federico Fellini, Luis Buñuel, Andrei
Tarkovsky und Nagisa Oshima zusammengearbeitet hatte, dank ihrer Darstellung
der Pina Fantozzi erlange sie Weltruhm.
Welche Lektion können wir von der Figur Fantozzi lernen?
Tatsächlich könnte man sagen, dass Fantozzi an
Selbstbewusstsein und Selbstwertgefühl mangelt. Fantozzi fühlt sich als Opfer,
von allem und jedem, und als solches verhält er sich im Leben und reagiert auf
die Ereignisse, die ihm begegnen. Er ist eine Art treibendes Floß, das von den
Wellen hin und her geworfen wird. Er hat keine Kontrolle über seine Existenz.
Die wenigen Male, die er versucht zu reagieren, tut er dies ungeschickt und
unkonzentriert, gerade weil seine Reaktion instinktiv und animalisch ist und
ihm daher die Kraft und Wirksamkeit fehlt, die ihm Erfolg und damit
Rehabilitierung ermöglichen könnten.
Die wichtigste Lektion, die wir aus der Beobachtung und
Analyse dieser Figur ziehen können, ist, dass sich jeder von uns je nach den
Umständen wie Fantozzi verhalten oder verwandeln kann, wenn es uns an
Selbstbewusstsein, Bewusstsein und Wissen über uns selbst und unser Potenzial
mangelt.
Ein weiterer wichtiger Aspekt, den wir hervorheben
möchten, ist, dass die Fantozzi-Filme, wenn auch ironischerweise, das
Mobbing-Problem vorwegnahmen, das in großen Unternehmen weit verbreitet sein
sollte. Dies führte zu Ausdrücken wie „Quanto sei umano!“ (Wie
menschlich du bist!) sowie dem bereits erwähnten Adjektiv „Fantozziano“, das
seit Jahrzehnten in allen italienischen Wörterbüchern verzeichnet ist und
weithin verwendet wird, um Erfahrungen, Einstellungen oder Situationen zu
beschreiben, die von der tragikomischen Aura der Figur geprägt sind. Ganz zu
schweigen von der falschen Verwendung der Konjunktive „dichi, venghi und
facci“ anstelle von „dica“, „venga“ und „faccia“.
Es versteht sich von selbst, dass Villaggio gerade dank
der sozialen Themen, die seine Filme thematisieren, und der öffentlichen
Resonanz, die er erhielt, als großer Intellektueller anerkannt wurde. Im Juli
2021 genehmigte die Stadt Rom zu seinen Ehren die Anbringung einer Gedenktafel
am Gebäude des Grande Raccordo Anulare, wo die berühmte Szene spielt, in der
Ugo Fantozzi mit dem Bus zur Arbeit fährt.
Hätte dieser Charakter heute dieselbe Wirkung?
Ich glaube nicht, denn die historische Situation der
1970er Jahre unterschied sich stark von der heutigen. Es gab andere Werte, eine
andere Moral, eine andere Vision von Arbeit und sozialen Klassen sowie eine
starke Präsenz von Gewerkschaften, die die Rechte der Arbeitnehmer vehement
verteidigten. Diese Realität ermöglichte es, die damals aufkommenden sozialen
und arbeitsrechtlichen Probleme ans Licht zu bringen, und die Öffentlichkeit,
die sich dieser Probleme bewusst wurde, zeigte ihre Bereitschaft, mit den
Leidenden zu sympathisieren, die Opfer bestimmter Missstände wurden. Vieles
davon ist in den letzten Jahrzehnten verloren gegangen …

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