Non puoi avere la luna piena e la moglie ubriaca. Specie se sei un licantropo. Eppure quella notte ci sarebbe stata la luna piena ed Isabella era già al quarto martini il che, essendo lei astemia, era chiaro sintomo di un certo nervosismo. Aveva cominciato col mangiarsi le unghie, ma questo lo faceva sempre, poi aveva optato per le olive sul martini ed ora, dopo essersi scolata i martini cocktail, guardava famelica i bicchieri di cristallo pieni solo dei noccioli di quattro ex olive.
Era così una volta al mese, prima del plenilunio, prima che mi trasformassi in un lupo mannaro. Io, una volta al mese, diventavo un lupo e lei, una volta al mese, diventava nervosa, intrattabile, aggressiva anche nei silenzi. Il plenilunio, forse, coincideva con il suo ciclo mestruale. Del resto quando l’avevo conosciuta le avevo detto di essere un licantropo.
Lei aveva sgranato gli occhioni e col silenzio, che era il suo linguaggio abituale, mi aveva incoraggiato a proseguire il mio primo monologo per lei.
«Non è facile essere una minoranza. Che so, un negro, un omosessuale, un licantropo. Hai mai sentito parlare di un licantropo negro omosessuale?
Dev’essere il massimo della discriminazione. Come negro, è discriminato dai licantropi omosessuali razzisti. Come omosessuale è discriminato dai licantropi negri puritani, come licantropo è discriminato dai negri omosessuali vivisezionisti. Pensa che vita. Emarginato dagli emarginati.»
Isabella si era mangiata l’ultima unghia rimasta e aveva accettato il mio secondo appuntamento. Non parlava mai. Ci vedevamo in lunghi assolati pomeriggi ed io le parlavo. Parlavo raccontandole di me cose mai dette a nessun’altra. I miei segreti si aprivano al suo silenzio e fiorivano, sbocciavano, perché il silenzio irradiava comprensione, mentre le parole, i giudizi, sarebbero stati grandine per i miei segreti. Un giorno d’aprile le confessai che ero un licantropo, mentre il vento le scompigliava i capelli e la mia rivelazione, i sentimenti. Parlò per la prima volta. Disse qualcosa tipo:
«Ah…». Poi tacque mentre il vento riempiva i puntini sospensivi. Le dissi tutto. Fu quello che si dice parlare al vento.
«Da piccolo mi sono accorto di essere diverso dagli altri bambini. Nelle favole
