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Thursday, September 10, 2026

Andrea G. Pinketts: Il punto di vista del licantropo


Non puoi avere la luna piena e la moglie ubriaca. Specie se sei un licantropo. Eppure quella notte ci sarebbe stata la luna piena ed Isabella era già al quarto martini il che, essendo lei astemia, era chiaro sintomo di un certo nervosismo. Aveva cominciato col mangiarsi le unghie, ma questo lo faceva sempre, poi aveva optato per le olive sul martini ed ora, dopo essersi scolata i martini cocktail, guardava famelica i bicchieri di cristallo pieni solo dei noccioli di quattro ex olive.
Era così una volta al mese, prima del plenilunio, prima che mi trasformassi in un lupo mannaro. Io, una volta al mese, diventavo un lupo e lei, una volta al mese, diventava nervosa, intrattabile, aggressiva anche nei silenzi. Il plenilunio, forse, coincideva con il suo ciclo mestruale. Del resto quando l’avevo conosciuta le avevo detto di essere un licantropo.
Lei aveva sgranato gli occhioni e col silenzio, che era il suo linguaggio abituale, mi aveva incoraggiato a proseguire il mio primo monologo per lei.
«Non è facile essere una minoranza. Che so, un negro, un omosessuale, un licantropo. Hai mai sentito parlare di un licantropo negro omosessuale?
Dev’essere il massimo della discriminazione. Come negro, è discriminato dai licantropi omosessuali razzisti. Come omosessuale è discriminato dai licantropi negri puritani, come licantropo è discriminato dai negri omosessuali vivisezionisti. Pensa che vita. Emarginato dagli emarginati.»
Isabella si era mangiata l’ultima unghia rimasta e aveva accettato il mio secondo appuntamento. Non parlava mai. Ci vedevamo in lunghi assolati pomeriggi ed io le parlavo. Parlavo raccontandole di me cose mai dette a nessun’altra. I miei segreti si aprivano al suo silenzio e fiorivano, sbocciavano, perché il silenzio irradiava comprensione, mentre le parole, i giudizi, sarebbero stati grandine per i miei segreti. Un giorno d’aprile le confessai che ero un licantropo, mentre il vento le scompigliava i capelli e la mia rivelazione, i sentimenti. Parlò per la prima volta. Disse qualcosa tipo:
«Ah…». Poi tacque mentre il vento riempiva i puntini sospensivi. Le dissi tutto. Fu quello che si dice parlare al vento.
«Da piccolo mi sono accorto di essere diverso dagli altri bambini. Nelle favole

Friday, September 4, 2026

Johann Carl Gottfried Loewe


(Löbejün, 30 novembre 1796 – Kiel, 20 aprile 1869)


È stato un compositore, direttore d'orchestra e baritono tedesco, esponente della musica romantica.
Sebbene oggi sia meno noto, in vita riscosse molti consensi, soprattutto come compositore di Lieder (stimati intorno ai quattrocento), che gli valsero l'appellativo di "Schubert della Germania del nord".

Nato in un piccolo centro della Sassonia, Loewe riceve dal padre i primi rudimenti musicali. Successivamente fu corista prima a Köthen, successivamente ad Halle dove ebbe modo di compiere gli studi. Madame de Staël rimase incantata dalla sua voce e intercesse presso Girolamo Bonaparte per assegnargli una pensione che gli consentisse di approfondire i suoi studi musicali e per conseguire la laurea in teologia presso l'Università di Halle.

Nel 1820 divenne maestro di cappella e direttore della scuola musicale della Jakobikirche di Stettino, rimanendovi fino al 1846. In quegli anni divenne un compositore molto popolare ed interprete acclamato dei suoi Lieder, infatti nel decennio 1840-50 visitò in tournée vari paesi d'Europa, fra cui Inghilterra, Francia, Svezia e Norvegia. La sua notorietà gli valse il riconoscimento di membro dell'Accademia di Berlino nel 1837.

Complessivamente Loewe scrisse: cinque melodrammi, sebbene in vita ne sia stato rappresentato solo uno con scarso successo, Die drei Wünsche (1837); ben diciassette oratori, gran parte dei quali per voci maschili come Die Eherne Schlange e Die Apostel von Philippi (che furono di modello a Wagner per esempio nell'Agape degli apostoli). In ogni caso la genialità di Loewe si rintraccia oggi soprattutto nelle sue 368 ballate per voce e pianoforte in cui l'efficace tessuto armonico, un disegno melodico lineare ed espressivo in accordo con gli argomenti poetici del testo, hanno reso e rendono le sue creazioni ancora oggi molto popolari nel mondo tedesco.

La Prima Sinfonia è in quattro movimenti. È fresca e invita a essere trattata con brio o persino con fuoco. Nel finale Loewe sembra aver mancato di varietà di idee. I gesti diventano ripetitivi, ma questo non è un problema per i primi tre movimenti. I primi tre movimenti della Prima Sinfonia sfrecciano con tutta la combustibilità delle Frecce di Aceste, scoccate come fiamme (citate nell'Eneide).
Sul manoscritto della Sinfonia in mi minore, si legge un’annotazione di pugno dello stesso autore, secondo la quale quest’opera sarebbe stata portata a termine il 15 dicembre del 1834.