Friday, January 2, 2026

“Personaggio televisivo: Il Ragionier Ugo Fantozzi” - di Maria Teresa De Donato

 

Personaggio televisivo: 

Il Ragionier Ugo Fantozzi”


di Maria Teresa De Donato



 (Nella foto: Paolo Villaggio)

(Foto di Luciano Salce / Erico Menczer - Film Fantozzi (1975) Regia di Luciano Salce)

 

Cari amici, oggi voglio proporvi un Personaggio Televisivo che ha rappresentato, per la mia generazione e non solo, uno dei più famosi, amati e compatiti dello scorso secolo: il Ragionier Ugo Fantozzi.

 

Chi era Ugo Fantozzi

Ugo Fantozzi, benché personaggio immaginario creato da Paolo Villaggio, che oltre ad essere stato uomo di spettacolo e attore è stato anche un grande intellettuale, ben rappresenta l'archetipo dell'italiano medio degli anni Settanta, ossia un borghese medio, dallo stile di vita semplice, pieno di ansie comuni alla classe operaia.  Grazie alla creazione di questo personaggio, Villaggio realizzò uno straordinario sodalizio tra la commedia all’italiana e la satira sociale. Questo personaggio ebbe un tale impatto sulla società italiana che l'aggettivo ‘fantozziano’ entrò nel lessico comune, proprio ad indicare tutto ciò che, in un modo o nell’altro, si dimostra fallimentare.

 

Filmografia

Tra i numerosi film che raccontano le disavventure di Fantozzi, i più noti sono Fantozzi (1975) e Il secondo tragico Fantozzi (1976), entrambi diretti da Luciano Salce, ma ne furono prodotti molti altri: Fantozzi contro tutti (1980), Fantozzi subisce ancora (1983), Superfantozzi (1986), Fantozzi va in pensione (1988), Fantozzi alla riscossa (1990), Fantozzi in paradiso (1993), Fantozzi – Il ritorno (1996), tutti dello scrittore e regista Neri Parenti e Fantozzi 2000 – La clonazione (1999) di Domenico Saverni.

 

Come nacque il personaggio “Fantozzi”

Fantozzi era il cognome di un collega con cui Villaggio aveva lavorato nell’azienda Italimpianti. Questo collega chiamava erroneamente Villaggio "Selvaggio".  Questo ispirerà più tardi Villaggio nei suoi film e farà chiamare lo stesso Fantozzi dai suoi colleghi e superiori, satiricamente e in modo sempre più umiliante, con soprannomi vari che vanno da "Fantocci" a Pupazzi, Bambocci, Bagherozzi, Beccacci, Cagnacci, Mortacci, e Fantozzo, mentre il geometra Calboni lo soprannominerà, invece, "Puccettone".

Altri personaggi creati da Villaggio furono l'organizzatore di viaggi Giandomenico Fracchia e il ragioniere Filini per le storie e i film di Fantozzi.

Nelle storie di Villaggio, tra i colleghi del personaggio, compaiono infatti due personaggi, Filini e Fracchia, che nei film furono poi sostituiti dal solo Filini, che avrebbe avuto il ruolo del migliore amico del protagonista e dell'organizzatore che pensa di capire tutto.

Le sue esperienze lavorative, offrirono a Villaggio l’idea di scrivere alcuni racconti che furono poi pubblicati sulla rivista L'Europeo e raccolti nel libro Fantozzi (1971). Il libro divenne un bestseller: furono vendute più di un milione di copie, venne tradotto in numerose lingue e vinse anche il premio Gogol nella sezione "miglior opera umoristica".

Fu proprio il grande successo del libro, che portò alla realizzazione di una trasposizione cinematografica in cui il ruolo del protagonista fu interpretato dallo stesso Villaggio.

 

Episodi particolarmente significativi in cui emerge la vera natura di questo personaggio

Sono tantissimi. Fantozzi, ad esempio, non ha veri amici.  Le uniche persone che frequenta sono i colleghi della Megaditta, che vede anche fuori dall'orario di lavoro. Si prende del tempo libero con loro; festeggia con loro il Capodanno partecipando a una festa allestita in uno squallido scantinato in cui un direttore d'orchestra imbroglione sposta avanti le lancette e anticipa i festeggiamenti per poter andare a suonare a due feste; li accompagna in gite itineranti in camper improvvisati, in improbabili corse ciclistiche, in partite di calcio su campi fangosi di periferia o in patetiche partite di tennis, come quella alle sei del mattino di una domenica con il ragioniere Filini, che è in realtà il suo migliore amico. Degno di menzione tra gli altri colleghi della "Megaditta" è il geometra Calboni, arrivista e ruffiano nei confronti dei superiori, nonché impenitente donnaiolo del gruppo.

Fantozzi subisce sempre molestie e maltrattamenti da parte di colleghi e superiori senza mai lamentarsi. Tuttavia, in alcuni rari casi assume atteggiamenti di aperta ribellione, come nel film Fantozzi, quando rompe un bicchiere della Megaditta con un sasso, o come ne Il secondo tragico Fantozzi quando aggredisce il professor Riccardelli.

 

Perché questo personaggio è così molto amato dal pubblico in tutto il mondo?

A mio avviso per tre ragioni:

1) perché le disavventure che vive fanno ridere, anche se in realtà sono dei veri e propri drammi e, quindi, si tratta di affilato e tagliente umorismo e non di comicità vera e propria;

2) perché il suo essere continuamente la vittima degli eventi muove a compassione e

3) perché ognuno di noi può rispecchiarsi nelle circostanze avverse che affronta e nei suoi fallimenti e, perciò, relazionarsi a lui provando empatia, solidarietà umana.  È come essere in compagnia di un amico e capirne la sofferenza perché la si è vissuta.

 

Chi rappresenta esattamente Fantozzi

Fantozzi è l’emblema del “perdente”, ossia dell'uomo inetto e sfortunato, vittima di bullismo, che è entrato nell'immaginario collettivo per la sua grottesca attitudine alla sottomissione psicologica al potere e come esempio di uomo medio oppresso dalla società e in continua ricerca di riscatto.  Per riassumere il tutto con le parole dello stesso Paolo Villaggio, Fantozzi è "il prototipo del miserabile, o la quintessenza della nullità".

La sua mediocrità lo porta inevitabilmente a essere rappresentato in tutta la sua volgarità, con rutti, parolacce, atteggiamenti negativi, come il servilismo, che lo rendono comico e tragico allo stesso tempo.

Di fronte al personaggio, alle sue disavventure e ai suoi puntuali fallimenti noi ridiamo quando in realtà ci sarebbe da piangere, perché sia gli eventi che gli si presentano sia le sue risposte comportamentali di fatto rappresentano delle vere e proprie tragedie.

Un’altra caratteristica di Fantozzi è quella di sentire il bisogno di doversi continuamente scusare e sottomettere a tutti. Il denominatore comune di tutte le vicende vissute dal personaggio è la sua completa arrendevolezza nei confronti di quello che viene percepito come un avverso destino. 

Un esempio eclatante è la famosa “nuvoletta di Fantozzi” che lo perseguita ovunque: anche quando dappertutto il tempo è sereno e c’è un sole che spacca le pietre, sulla testa del Ragioniere si erige una nuvoletta che non promette nulla di buono e non aspetta altro che Fantozzi sia allo scoperto per rovesciare su di lui un bel po’ di pioggia, il che ben rappresenta la metafora di quella che è la vita stessa del personaggio.

La sua famiglia, che dovrebbe costituire l’unico rifugio e l’unica consolazione da una società che non lo rispetta né lo riconosce come membro effettivo ma lo sfrutta e lo deride, è composta da una moglie insignificante e brutta, Pina Fantozzi, che non lo ama ma, alla domanda specifica da parte del marito, risponde che ha “una grande stima” per lui. Pina lo rispetta e lo compatisce e prova sentimenti di sufficienza nei suoi confronti.  I due hanno una figlia gretta e dall’aspetto scimmiesco, Mariangela Fantozzi, ruolo interpretato in realtà dall’attore Plinio Fernando.

Per quanto riguarda la moglie di Fantozzi, nei primi film, il ruolo venne interpretato dall’attrice Liù Bosisio (Luigia Bosisio Mauri) e successivamente da Milena Vukotic. Quest’ultima, benché avesse lavorato con i più grandi registi internazionali, tra cui Federico Fellini, Luis Buñuel, Andrei Tarkovsky e Nagisa Oshima, raggiunse fama mondiale proprio grazie all’interpretazione di Pina Fantozzi.

 

Quale lezione possiamo trarre dal personaggio Fantozzi

Di fatto potremmo dire che ciò che manca a Fantozzi sono autoconsapevolezza del proprio essere e autostima. Fantozzi si sente una vittima, di tutto e di tutti, e come tale si comporta nella vita e reagisce agli eventi che gli si presentano.  È una sorta di zattera alla deriva che viene sbattuta qua e là dalle onde. Non ha alcun controllo sulla sua esistenza. Quelle poche volte che cerca di reagire, lo fa in maniera goffa e non mirata, proprio perché la sua reazione è viscerale, animalesca, quindi priva di quella forza e di quell’efficacia che potrebbero consentirgli di avere successo e, di conseguenza, riscattarsi.

La maggiore lezione che possiamo trarre dall’osservazione e dall’analisi di questo personaggio è che, a seconda delle circostanze, ognuno di noi può comportarsi o trasformarsi in Fantozzi se manca di autostima, consapevolezza e conoscenza del proprio sé e del proprio potenziale.

Altro fondamentale aspetto che vogliamo evidenziare è il fatto che i film di Fantozzi, anche se in modo ironico, hanno anticipato il problema del mobbing che si sarebbe diffuso nelle grandi aziende e fatto sì che espressioni come "Quanto sei umano!", nonché il già citato aggettivo ‘fantozziano’, registrato da decenni in tutti i dizionari italiani, iniziassero a essere ampliamente utilizzati per indicare esperienze, atteggiamenti o situazioni permeati dalla stessa aria tragicomica del personaggio... e questo senza menzionare l’uso erroneo dei congiuntivi... “dichi, venghi, e facci” al posto di dica, venga e faccia.

Inutile dire che Villaggio, grazie proprio alle problematiche sociali affrontate attraverso i suoi film e al riscontro che ha avuto dal pubblico è stato riconosciuto come un grande intellettuale e, nel luglio 2021, in suo onore, il Comune di Roma ha approvato l'installazione di una targa commemorativa sull'edificio del Grande Raccordo Anulare dove si è svolta la celebre scena in cui Ugo Fantozzi prende l'autobus per andare al lavoro.

 

Questo personaggio avrebbe avuto oggi lo stesso impatto di allora?

Non credo, perché il momento storico degli anni Settanta era molto diverso da quello attuale. C’erano altri valori, un’altra etica morale, altra visione del lavoro, delle classi sociali e una presenza marcata dei sindacati che difendevano a denti stretti i diritti dei lavoratori. Tale realtà ha consentito, in quello specifico momento, di portare alla luce le problematiche sociali e lavorative che si stavano affacciando all’orizzonte e il pubblico, una volta divenutone consapevole, ha dimostrato la sua prontezza nel solidarizzare con colui che soffriva, che diveniva vittima di certi soprusi.

In questi ultimi decenni si è perso molto di tutto ciò...