“Personaggio televisivo:
Il Ragionier Ugo Fantozzi”
di Maria Teresa De Donato
(Foto di - Film Fantozzi (1975)
Regia di Luciano Salce)
Cari amici, oggi voglio proporvi un Personaggio Televisivo che ha
rappresentato, per la mia generazione e non solo, uno dei più famosi, amati e
compatiti dello scorso secolo: il Ragionier Ugo Fantozzi.
Chi era Ugo Fantozzi
Ugo Fantozzi, benché personaggio immaginario creato da Paolo Villaggio, che
oltre ad essere stato uomo di spettacolo e attore è stato anche un grande
intellettuale, ben rappresenta l'archetipo dell'italiano medio degli anni
Settanta, ossia un borghese medio, dallo stile di vita semplice, pieno di ansie
comuni alla classe operaia. Grazie alla
creazione di questo personaggio, Villaggio realizzò uno straordinario sodalizio
tra la commedia all’italiana e la satira sociale. Questo personaggio ebbe un tale
impatto sulla società italiana che l'aggettivo ‘fantozziano’ entrò nel lessico
comune, proprio ad indicare tutto ciò che, in un modo o nell’altro, si dimostra
fallimentare.
Filmografia
Tra i numerosi film che raccontano le disavventure di Fantozzi, i più noti
sono Fantozzi (1975) e Il secondo tragico Fantozzi (1976),
entrambi diretti da Luciano Salce, ma ne furono prodotti molti altri: Fantozzi
contro tutti (1980), Fantozzi subisce ancora (1983), Superfantozzi
(1986), Fantozzi va in pensione (1988), Fantozzi alla riscossa
(1990), Fantozzi in paradiso (1993), Fantozzi – Il ritorno (1996),
tutti dello scrittore e regista Neri Parenti e Fantozzi 2000 – La clonazione
(1999) di Domenico Saverni.
Come nacque il personaggio “Fantozzi”
Fantozzi era il cognome di un collega con cui Villaggio aveva lavorato nell’azienda
Italimpianti. Questo collega chiamava erroneamente Villaggio "Selvaggio".
Questo ispirerà più tardi Villaggio nei
suoi film e farà chiamare lo stesso Fantozzi dai suoi colleghi e superiori, satiricamente
e in modo sempre più umiliante, con soprannomi vari che vanno da
"Fantocci" a Pupazzi, Bambocci, Bagherozzi, Beccacci, Cagnacci,
Mortacci, e Fantozzo, mentre il geometra Calboni lo soprannominerà, invece,
"Puccettone".
Altri personaggi creati da Villaggio furono l'organizzatore di viaggi
Giandomenico Fracchia e il ragioniere Filini per le storie e i film di
Fantozzi.
Nelle storie di Villaggio, tra i colleghi del personaggio, compaiono
infatti due personaggi, Filini e Fracchia, che nei film furono poi sostituiti dal
solo Filini, che avrebbe avuto il ruolo del migliore amico del protagonista e
dell'organizzatore che pensa di capire tutto.
Le sue esperienze lavorative, offrirono a Villaggio l’idea di scrivere
alcuni racconti che furono poi pubblicati sulla rivista L'Europeo e
raccolti nel libro Fantozzi (1971). Il libro divenne un bestseller:
furono vendute più di un milione di copie, venne tradotto in numerose lingue e
vinse anche il premio Gogol nella sezione "miglior opera umoristica".
Fu proprio il grande successo del libro, che portò alla realizzazione di
una trasposizione cinematografica in cui il ruolo del protagonista fu
interpretato dallo stesso Villaggio.
Episodi particolarmente significativi in cui emerge la
vera natura di questo personaggio
Sono tantissimi. Fantozzi, ad esempio, non ha veri amici. Le uniche persone che frequenta sono i
colleghi della Megaditta, che vede anche fuori dall'orario di lavoro. Si prende
del tempo libero con loro; festeggia con loro il Capodanno partecipando a una
festa allestita in uno squallido scantinato in cui un direttore d'orchestra
imbroglione sposta avanti le lancette e anticipa i festeggiamenti per poter
andare a suonare a due feste; li accompagna in gite itineranti in camper
improvvisati, in improbabili corse ciclistiche, in partite di calcio su campi
fangosi di periferia o in patetiche partite di tennis, come quella alle sei del
mattino di una domenica con il ragioniere Filini, che è in realtà il suo
migliore amico. Degno di menzione tra gli altri colleghi della
"Megaditta" è il geometra Calboni, arrivista e ruffiano nei confronti
dei superiori, nonché impenitente donnaiolo del gruppo.
Fantozzi subisce sempre molestie e maltrattamenti da parte di colleghi e
superiori senza mai lamentarsi. Tuttavia, in alcuni rari casi assume
atteggiamenti di aperta ribellione, come nel film Fantozzi, quando rompe
un bicchiere della Megaditta con un sasso, o come ne Il secondo tragico
Fantozzi quando aggredisce il professor Riccardelli.
Perché questo personaggio è così molto amato dal pubblico
in tutto il mondo?
A mio avviso per tre ragioni:
1) perché le disavventure che vive fanno ridere, anche se
in realtà sono dei veri e propri drammi e, quindi, si tratta di affilato e
tagliente umorismo e non di comicità vera e propria;
2) perché il suo essere continuamente la vittima degli
eventi muove a compassione e
3) perché ognuno di noi può rispecchiarsi nelle
circostanze avverse che affronta e nei suoi fallimenti e, perciò, relazionarsi
a lui provando empatia, solidarietà umana.
È come essere in compagnia di un amico e capirne la sofferenza perché la
si è vissuta.
Chi rappresenta esattamente Fantozzi
Fantozzi è l’emblema del “perdente”, ossia dell'uomo inetto e
sfortunato, vittima di bullismo, che è entrato nell'immaginario collettivo per
la sua grottesca attitudine alla sottomissione psicologica al potere e come
esempio di uomo medio oppresso dalla società e in continua ricerca di riscatto. Per riassumere il tutto con le parole dello
stesso Paolo Villaggio, Fantozzi è "il prototipo del miserabile, o la
quintessenza della nullità".
La sua mediocrità lo porta inevitabilmente a essere rappresentato in tutta
la sua volgarità, con rutti, parolacce, atteggiamenti negativi, come il
servilismo, che lo rendono comico e tragico allo stesso tempo.
Di fronte al personaggio, alle sue disavventure e ai suoi puntuali
fallimenti noi ridiamo quando in realtà ci sarebbe da piangere, perché sia gli
eventi che gli si presentano sia le sue risposte comportamentali di fatto
rappresentano delle vere e proprie tragedie.
Un’altra caratteristica di Fantozzi è quella di sentire il bisogno di doversi
continuamente scusare e sottomettere a tutti. Il denominatore comune di tutte
le vicende vissute dal personaggio è la sua completa arrendevolezza nei
confronti di quello che viene percepito come un avverso destino.
Un esempio eclatante è la famosa “nuvoletta di Fantozzi” che lo perseguita
ovunque: anche quando dappertutto il tempo è sereno e c’è un sole che spacca le
pietre, sulla testa del Ragioniere si erige una nuvoletta che non promette
nulla di buono e non aspetta altro che Fantozzi sia allo scoperto per
rovesciare su di lui un bel po’ di pioggia, il che ben rappresenta la metafora
di quella che è la vita stessa del personaggio.
La sua famiglia, che dovrebbe costituire l’unico rifugio e l’unica
consolazione da una società che non lo rispetta né lo riconosce come membro
effettivo ma lo sfrutta e lo deride, è composta da una moglie insignificante e
brutta, Pina Fantozzi, che non lo ama ma, alla domanda specifica da parte del
marito, risponde che ha “una grande stima” per lui. Pina lo rispetta e lo
compatisce e prova sentimenti di sufficienza nei suoi confronti. I due hanno una figlia gretta e dall’aspetto
scimmiesco, Mariangela Fantozzi, ruolo interpretato in realtà dall’attore
Plinio Fernando.
Per quanto riguarda la moglie di Fantozzi, nei primi film, il ruolo venne
interpretato dall’attrice Liù
Bosisio (Luigia Bosisio Mauri) e successivamente da Milena Vukotic.
Quest’ultima, benché avesse lavorato con i più grandi registi internazionali,
tra cui Federico Fellini, Luis Buñuel, Andrei Tarkovsky e Nagisa Oshima, raggiunse fama mondiale
proprio grazie all’interpretazione di Pina Fantozzi.
Quale lezione possiamo trarre dal personaggio Fantozzi
Di fatto potremmo dire che ciò che manca a Fantozzi sono autoconsapevolezza
del proprio essere e autostima. Fantozzi si sente una vittima, di tutto e di
tutti, e come tale si comporta nella vita e reagisce agli eventi che gli si
presentano. È una sorta di zattera alla
deriva che viene sbattuta qua e là dalle onde. Non ha alcun controllo sulla sua
esistenza. Quelle poche volte che cerca di reagire, lo fa in maniera goffa e
non mirata, proprio perché la sua reazione è viscerale, animalesca, quindi
priva di quella forza e di quell’efficacia che potrebbero consentirgli di avere
successo e, di conseguenza, riscattarsi.
La maggiore lezione che possiamo trarre dall’osservazione e dall’analisi di
questo personaggio è che, a seconda delle circostanze, ognuno di noi può
comportarsi o trasformarsi in Fantozzi se manca di autostima, consapevolezza e
conoscenza del proprio sé e del proprio potenziale.
Altro fondamentale aspetto che vogliamo evidenziare è il fatto che i film
di Fantozzi, anche se in modo ironico, hanno anticipato il problema del mobbing
che si sarebbe diffuso nelle grandi aziende e fatto sì che espressioni come
"Quanto sei umano!", nonché il già citato aggettivo ‘fantozziano’,
registrato da decenni in tutti i dizionari italiani, iniziassero a essere
ampliamente utilizzati per indicare esperienze, atteggiamenti o situazioni
permeati dalla stessa aria tragicomica del personaggio... e questo senza
menzionare l’uso erroneo dei congiuntivi... “dichi, venghi, e facci” al posto
di dica, venga e faccia.
Inutile dire che Villaggio, grazie proprio alle problematiche sociali
affrontate attraverso i suoi film e al riscontro che ha avuto dal pubblico è
stato riconosciuto come un grande intellettuale e, nel luglio 2021, in suo
onore, il Comune di Roma ha approvato l'installazione di una targa
commemorativa sull'edificio del Grande Raccordo Anulare dove si è svolta la
celebre scena in cui Ugo Fantozzi prende l'autobus per andare al lavoro.
Questo personaggio avrebbe avuto oggi lo stesso impatto
di allora?
Non credo, perché il momento storico degli anni Settanta era molto diverso
da quello attuale. C’erano altri valori, un’altra etica morale, altra visione
del lavoro, delle classi sociali e una presenza marcata dei sindacati che
difendevano a denti stretti i diritti dei lavoratori. Tale realtà ha
consentito, in quello specifico momento, di portare alla luce le problematiche
sociali e lavorative che si stavano affacciando all’orizzonte e il pubblico,
una volta divenutone consapevole, ha dimostrato la sua prontezza nel
solidarizzare con colui che soffriva, che diveniva vittima di certi soprusi.
In questi ultimi decenni si è perso molto di tutto ciò...
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